Author Archive for Cyrano

Family Day: conservazione o progresso?

"[…] Solo nella famiglia fondata sull’unione stabile di un uomo e una donna, e aperta a un’ordinata generazione naturale, i figli nascono e crescono in una comunità d’amore e di vita, dalla quale possono attendersi un’educazione civile, morale e religiosa. La famiglia ha meritato e tuttora esige tutela giuridica pubblica, proprio in quanto cellula naturale della società e nucleo originario che custodisce le radici più profonde della nostra comune umanità e forma alla responsabilità sociale."

Tratto da Forum Famiglie.

Ora, mi risulta che la famiglia tradizionale, in questo Paese e in questo momento storico, già goda della “tutela giuridica pubblica”.

Dunque a cosa serve il Family Day?

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Servizio Pubblico e Digitale Terrestre

12 apr 10:14 Rai: Cappon, "Limitare compensi frena campo d’azione"

ROMA – "Limitare i compensi agli artisti non moralizza, significa soltanto limitare il campo d’azione della Rai". Lo ha detto il direttore generale di Viale Mazzini, Claudio Cappon. Con una metafora calcistica Cappon ha spiegato: "A parte il caso pietoso di quanto accaduto alla Roma, e lo dico da tifoso romanista, non puoi vincere il campionato di serie A con lo stipendio da statali. Non e’ pensabile che una squadra possa essere la prima retribuendoli con 100 mila euro all’anno". (Agr) –

Ovviamente è proprio qui che Cappon rivela la sua concezione di servizio pubblico, tanto per cominciare con l’appello al sano realismo che considera centomila euro l’anno come noccioline. Ma sorvoliamo. Concezione vecchia, dicevo: come quella dei suoi predecessori. Per Cappon la RAI deve essere competitiva (con Mediaset e altri). Per poterlo essere, deve attrarre pubblicità. Per attrarre pubblicità deve livellare verso il basso, cioè fare programmazione di massa. E naturalmente le galline dalle uova d’oro, quelle che ti mettono a sedere di fronte alla TV miliardi di italiani, costano parecchio. Quindi, a parte la solita pietosa, noiosa, scontata e offensiva metafora calcistica, Cappon si sdraia letteralmente su un paradigma che come minimo abbiamo già visto, e che nella migliore delle ipotesi ha contribuito a rendere il servizio pubblico la stessa fogna culturale della programmazione Mediaset. Qualche ipotesi invece che sparare sempre e solo a zero? Vediamole:

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L’Italia nel pallone

Ma che belle immagini che ci arrivano dall’Olimpico. Decreto sulla sicurezza? Confesso che mi viene da ridere. Il problema non è semplice, ma mi piacerebbe iniziare a elencare gli aspetti assurdi di questa faccenda:

L’assenza della politica: è ormai evidente come non si possa lasciare la soluzione del problema a Polizia e Tifosi. Il linguaggio di questi due attori infatti è “limitato”. Le forze di Polizia non possono prendersi in carico il problema delle tifoserie violente perchè l’unica sintassi che conoscono è quella del manganello. Le Tifoserie, anche loro, fanno quello che sanno, cioè si incazzano, insultano e menano le mani. Il corto circuito tra questi due attori è noto, e alla lunga provoca lutti. Decreto Sicurezza sugli Stadi? Lascio in sospeso il giudizio, vediamo che ha combinato la Melandri insieme ad Amato..

L’assenza della legge: tifosi contusi, medicati ai policlinici e poi rilasciati. Tifosi arrestati che sono liberati subito dopo. Tifosi fotografati che non sono perseguiti (o raramente). Tifosi minorenni incensurati. Tifosi collusi con le istituzioni sportive che ricevono benefit. Capetti delinquenti, estersori e violenti. Il conto è presto fatto del resto: centinaia di tifosi che trasformano gli stadi e le città in campi di battaglia e appena qualche nome che finisce in gattabuia. Tutti bravi ragazzi di periferia, naturalmente. E qui ci metto del mio: piantiamola con “la questione sociale”. Chi sbaglia paga (proporzionatamente) e l’esempio serva di lezione: la violenza è male. Il rispetto della legge è bene.

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APPELLO AI LIBERI E FORTI

Il partito [Partito Popolare Italiano N.d.r.] che costituisce, secondo Chabod "l’avvenimento più notevole della storia italiana del XX secolo", si presentava ispirandosi ai "saldi principi del Cristianesimo che consacrò la grande missione civilizzatrice dell’Italia" ma non doveva qualificarsi su basi religiose; doveva essere, cioè, per usare le parole di Sturzo: "aconfessionale". Rimane esempio alto di lucidità politica e di coerenza morale e religiosa la polemica, al congresso di Bologna del 1919, con Agostino Gemelli e Olgiati che lo avevano accusato di non porre la religione come elemento di differenziazione. Sturzo replica: "Non possiamo trasformarci da partito politico in ordinamento di Chiesa […] né possiamo avvalorare della forza della Chiesa la nostra azione politica […]. E’ superfluo dire perché non ci siamo chiamati partito cattolico: i due termini sono antitetici; il Cattolicesimo è religione, è universalità, il partito è politica, è divisione […]". E’ il rifiuto delle opposte tentazioni del machiavellismo e del clericalismo, l’affermazione dell’autonomia e laicità della politica. Nell’articolo del 9 agosto 1959, all’indomani della scomparsa, Giovanni Spadolini, sul "Corriere della Sera", commemorava "il laico Sturzo" sempre fautore della laicità dei cattolici, della aconfessionalità del partito, della distinzione tra "azione cattolica e azione dei cattolici".
Ecco l’autentica "rivoluzione" sturziana, il taglio netto tra clericalismo e cattolicesimo sociale, la rivendicazione perfino orgogliosa da parte di un sacerdote dell’autonomia dei cattolici nella società civile.
Sul significato delle scelte di quel periodo Paolo Emilio Taviani, scrivendo di Luigi Sturzo nella storia d’Italia, alcuni decenni dopo, notava: "Fu il sì dato, con Don Sturzo, dal mondo cattolico a quel che di valido era nella tradizione liberale, che permise il superamento di un’antitesi ancor più grave di quella che travagliava i rapporti fra Chiesa e Stato in Italia: l’antitesi fra il cattolicesimo e i principi politici di libertà dell’età moderna".
 
Tratto da: http://www.democraticicristiani.it/documenti/sturzo1.

State bene. Cyrano.

Cultura Classica e Montenegro

Fossi in quelli dell’Amaro Montenegro cambierei pubblicità.
Sono anni che usano lo slogan del sapore vero e un paio di tristissimi spot.
Alla Montenegro sanno che il target è costituito da uomini tradizionali e quindi pensano che la pubblicità con l’aeroplano e i rudi quarantenni soddisfi chissà quale prepotente bisogno maschile. L’equazione è presto fatta, perché in Italia non occorre essere sofisticati, sempre per quel moderno principio che vede nello stomaco l’organo ricettivo per eccellenza, invece che il cervello. Dunque l’amaro lo bevono gli uomini e bisogna fare una pubblicità per uomini. Nello stesso tempo (mi par di vederli nelle stanzette del marketing), occorre alzare il livello di percezione del prodotto (vedi Sambuca), puntare a un target più sofisticato di quello dell’osteria del paese, frequentata dai cacciatori della domenica. E allora puntano al “machismo illuminato” di Salvatores: quello del gruppo di amici (o del contingente militare), con tanto di cameratismo, sostegno virile e via dicendo. L’amico nel deserto cui si rompe il camion, la missione spericolata, il salvataggio. Intorno al falò, quelle inesistenti figure prototipali, si danno pacche sulle spalle: hanno la barba di una settimana, caldi maglioni e bevono amaro.

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Quando erano prigionieri politici: lettera aperta a Noantri

Ritengo che sia un bel post quello che hai scritto sotto. E non a caso te lo sei tenuto dentro, a discapito del festival, della caduta del governo e via dicendo. Ammiro questa cosa di doverne parlare, a prescindere dall’appeal della notizia. Quindi grazie per l’esempio.
Venendo al merito, non mi piace molto l’abuso del termine generazione, che utilizzi spesso, come se quella degli anni settanta fosse stata esclusivamente la generazione della rivolta. Conosco persone che gli anni settanta, pur avendoli vissuti, non li ricordano come anni di guerra: gente che non lottava per sovvertire la società, ma respirava il periodo di cambiamento, magari si arrabbiava, lavorava, lottava per i propri diritti e si divertiva. Dunque la “generazione armata” cui fai riferimento non può godere, a parer mio, di questa classificazione, e loro stessi! quelli della lotta armata, non si sentivano una generazione (anche se adesso magari lo pensano). Si rispecchiavano piuttosto in un’avanguardia di intellettuali, destinati (loro malgrado) a passare dalla teoria alla prassi. In altre parole, avrebbero voluto farsi generazione. In realtà erano una minoranza di persone, per quanto il numero complessivo di fiancheggiatori, terroristi, collusi, infiltrati e simpatizzanti possa oggi spaventarci. Questo per dire che i casi d’ingiustizia che denunci non possono essere derubricati così facilmente, proprio in quanto compiuti da una minoranza organizzata (e non da una generazione) che ha sferrato un attacco indiscriminato e senza precedenti allo Stato.
Non è il periodo post-resistenza per intenderci, dove il perdono generalizzato ha rimosso il peccato collettivo degli italiani, e nemmeno tangentopoli è paragonabile, perchè fare un reato contro lo Stato è il pane quotidiano della maggioranza degli italiani, che lo si voglia ammettere o no. Questo spiega la differenza del trattamento ricevuto. Nei primi due casi si è rimosso cinicamente una colpa collettiva (se tutti peccano, non esiste il peccato). Nel caso dei terroristi (minoranza colta che si è mossa contro lo Stato) la pena va scontata fino in fondo.
Dunque gli ex-brigatisti pagano fino in fondo, ma questo non è sbagliato, questa non è ingiustizia. Nel paragonare il facile esito di tangentopoli alle pene comminate ai terroristi, l’errore non è che i secondi scontino, ma che i primi non lo facciano.

E proseguendo nel ragionamento, quando i nostri ex-terroristi sono fortunati e la pena dello Stato si esaurisce, gli rimane tuttavia da scontare la pena aggiuntiva che gli infliggono gli italiani, per la loro diversità, per i loro delitti efferati, per il loro tentativo, fallito, di farsi generazione. Questa mi pare che sia l’ingiustizia di cui stai parlando.
Ed è su questo punto che, ancora una volta, non sono d’accordo con te.

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Prigionieri politici

Mi vien da pensare: ma tutti quelli che hanno arrestato, quelli delle “nuove BR” ma che hanno dentro il cervello?
Ora, mi sforzo di capire per esempio quelli di 50 anni, e mi dico: avere venti anni nel settantasette per qualcuno è stato un danno, e va bene. Ma quelli giovani? Quelli mi stupiscono. Rapinare banche, sparare alle case, immaginarsi esplosioni, uccidere, tutto mischiato tra fantasia e realtà, tutto condito da circolari clandestine interne alle cellule, appostamenti, espedienti di piccola elettronica e mitra rivoluzionari. Gli infiltrati “nelle file del Movimento”.

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Eutanasia passiva vs Accanimento terapeutico

Piergiorgio Welby vuole farsi “staccare la spina”. Ama la vita anche lui, naturalmente. Ma quello che gli rimane in questo momento, a sentire lui, non è più vita, ma solo sofferenza (fisica, spirituale, psicologica).
Ora le posizioni mi pare siano due:

O si somministra una dose di sedazione “importante” e si stacca la spina, eseguendo quello che tecnicamente si definisce una eutanasia passiva oppune si risponde negativamente a questa richiesta mettendo in pratica, nei fatti, quello che si definisce un accanimento terapeutico.

Volendo semplificare:

  • c’è un primo nucleo di posizioni, identificate politicamente con i radicali e i libertari della Rosa del Pugno, che spinge per la regolamentazione dell’attuale normativa (ambigua) e che chiaramente vuole “staccare la spina” di Welby e di quanti si trovano, disgraziatamente, nella sua situazione. 
  • C’è un secondo nucleo di posizioni, identificabili con l’area cattolica di entrambi gli schieramenti che sostenendo la sacralità della vita dal suo concepimento al suo esaurirsi naturale, non intende rivedere alcunchè dell’attuale normativa (ambigua).
  • C’è un terzo nucleo di posizioni, che definirei di NON posizione, e quindi deprecabile, che fa riferimento a quanti, in entrambi gli schieramenti, non hanno ancora elaborato una loro posizione e condiscono con il silenzio (politico) quanto si sta consumando in questi giorni.

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Romeo e Giulietta

«Sono morti abbracciati. Sembrano Romeo e Giulietta. Lui l’ha amata tanto ed è stato così sino alla fine».

Come Romeo e Giulietta? Ma dico, stiamo scherzando? Qui parliamo di una donna che è stata ammazzata dall’ex marito! Vorrei avere tra le mani il titolista, sul serio, ma come si fa a scrivere roba del genere? Siamo di fronte all’ennesimo omicidio di una donna, da parte del solito marito rincoglionito e incapace di gestirsi uno straccio di vita, che prima la perseguita e poi, come se fosse “roba sua”, piuttosto che perderla l’ammazza. E questi parlano di Romeo e Giulietta.

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Libro & Condom: che rivoluzione!

Il papa ha scritto un libro. Ha detto che possiamo commentarlo (mica come il corano! Mica come la bibbia!).

Inoltre i grandi vecchi della curia (forse qualche teologo, di sicuro nessuna femmina) stanno studiando se attraverso la chiave di lettura del cosiddetto male minore possono permettere quello che già tutti (i cattolici) fanno: usare il preservativo.
Come faranno adesso tutti quegli ipocriti bacchettoni teo-neo-para-con adesso? E gli atei devoti? Ammesso che ne sia rimasto qualcuno dopo la sconfitta di Bush…

Ma si sa! che Ferrara e Pera lo vogliano o meno, la terra gira e ruota intorno al sole, soltanto da quando la chiesa romana ha riabilitato Galileo.

Seppellirli con una risata, please.

State bene. Cyrano.

Buffet

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Si comincia!

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Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)