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EmmaBi

Emma Bi - I blog per Emma BoninoForse lo sapete già: lunedì ho lanciato EmmaBi un blob di blog, anzi, un blog di blog, no ecco, un meta-blog, vabbè, un coso in cui chiedevo ai blogger elettori della lista Emma Bonino di lasciare il proprio link. Beh, un esperimento nato in un momento di ozio ha preso piede e sta avendo un discreto successo, a dimostrazione che le cose erano già lì, pronte, ad aspettare che qualcuno accendesse la miccia. Bum.

Dalla parte delle cose

-…con le cose italiane devastate dalla logica delle curve, dello stare di qua o di là, dell’irrilevanza delle cose concrete a fronte delle appartenenze, della “logica del bipolarismo” portata a paradossale autolesionismo, che ci sia qualcuno che decide da che parte stare solo in base agli impegni e alle singole questioni, mi pare cosa buona e giusta.-

Luca Sofri ieri era particolarmente illuminato. Un post davvero bellissimo.

Not Invented Here Syndrome

L'antropologicoQualche post fa vi avevo ricordato che i radicali stanno raccogliendo le firme per un referendum sull’abolizione della legge sulla procreazione assistita; oggi, all’indomani della prima sentenza shock che obbliga una donna all’impianto di un ovulo probabilmente affetto da una grave malattia, quelli de La Repubblica si svegliano e decidono che è ora di muoversi. Come, firmando il referendum? Ma no, con una bella petizione via internet!

Kofi Annan (e Totti) battono Epifani e Caparezza

Succedono cose strane in Italia. Succede che il concerto del Primo Maggio si rivela un fiasco e nessuno ve lo dice, anzi, giornali e televisioni vi fanno due palle così raccontandovi minuto per minuto il grande evento di musica e pace. Poi succede che un altro evento, molto meno pubblicizzato, senza avere alle spalle le truppe cammellate delle grandi organizzazioni e con un’aria un po’ sfigata da Pavarotti & Friends riesca a portare in piazza almeno lo stesso numero di persone, se non di più e che l’informazione lo snobbi con un boxino a fondo pagina, un articolo a pag. 33 o un link a mezza home page. Insomma, mezzo milione di persone che vanno a sentire Caparezza ed Epifani sono una grande mobilitazione politica, sociale, civile e culturale, mentre mezzo milione di persone che vanno a sentire Kofi Annan e Totti sono un fatto di cronaca e costume. C’è del marcio nell’informazione italiana, e non sempre è colpa del barzellettiere.

Referendum sulla procreazione assistita

Referendum sulla procreazione assistita Oggi sulla prima pagina del Corriere trovate un articolo dal titolo: Fecondazione, gli italiani “turisti della provetta”. Leggetelo e avrete conferma di quello che si diceva sin dall’inizio a proposito della legge sulla procreazione assistita, e cioè che è una merda. In pratica, avere un figlio con l’aiuto della scienza rispettando la legge italiana è quasi impossibile; il risultato è che chi può permetterselo va all’estero, ad esempio in Germania, Austria, Svizzera, Grecia, Malta, e torna con un bel marmocchio, chi invece è cococo e non ha un euro in tasca si attacca. Da quando è stata approvata la legge in moltissimi, giornali, partiti, movimenti, maitre a penser, associazioni e sputasentenze di ogni genere si sono detti d’accordo a mobilitarsi per abolirla: fino ad oggi però, non hanno fatto un bel nulla. Dal 13 Aprile i radicali stanno raccogliendo le firme per presentare un referendum. Si può firmare ai banchetti sparsi per le città o direttamente nei comuni. Fatelo. Sono cazzi nostri. Letteralmente.

La spallata la dai a tua sorella

Il 9 Febbraio scorso scrissi questo post sul mio blog, prevedendo come sarebbe stata la campagna elettorale per le elezioni europee. Era facile indovinare, lo so, ma ora che i toni della campagna sono sotto gli occhi di tutti, mi sembra utile riproporlo su ciccsoft. Buona lettura.

A Giugno ci aspettano elezioni europee e amministrative: io sono sicuro che si ripeterà lo stesso copione che politica e informazione ci rifilano ogni volta che c’è da andare alle urne, dando l’ennesima dimostrazione di quanto il nostro sia un paese di cialtroni.
Prendiamo ad esempio le europee: su quali temi credete che si svolgerà il dibattito? La costituzione europea? L’allargamento ad Est? Il rapporto con Russia e America? L’ingresso di Israele nell’Unione Europea? La politica monetaria? Il direttorio franco-tedesco? La debolezza militare europea? I flussi migratori? I sussidi all’agricoltura?
Niente di tutto questo, e lo sapete bene: che siano europee o amministrative, che si svolgano in un unico election day o in due appuntamenti separati non cambierà nulla, la campagna elettorale si svolgerà su unico tema. Sto parlando di quest’abitudine che fa dell’Italia un paese incivile per cui durante le elezioni non si parla dei problemi che gli eletti dovranno affrontare e delle loro posizioni, ma l’unica cosa che interessa a politici, giornalisti e cittadini è il “significato politico del voto”; e qui sociologi, politologi e analisti dei miei stivali si scatenano perché avvertono irrefrenabile il bisogno di propinare al paese la loro vacuità.
Tutti questi signori pretendono che io voti un candidato sindaco non perché ha una certa posizione sul traffico, sulle buche, sull’immigrazione o sui taxi, ma perché “bisogna mandare un segnale politico”, “bisogna dare una spallata al governo”, o perché “bisogna dare un segno di fiducia e continuità al governo”.
Ma che cacchio c’entra?
Al governo darò una spallata o lo confermerò quando ci sarà da votare per il parlamento, ora per favore volete parlare di Europa e dei problemi della mia città? E invece niente, D’Alema addirittura si dimise perché aveva perso le regionali, e tutto lascia pensare che da qui a Giugno il clima sarà lo stesso: si voterà per promuovere o bocciare il governo Berlusconi.
Questa cosa mi fa girare tantissimo le palle, per un sacco di motivi.
Prima di tutto perché il “segnale politico” dura un giorno, una settimana, un mese, poi, in questo paese di memoria corta ed emergenze continue, succede che un pitbull azzanna una bambina e di colpo del “segnale politico” non si parla più. E io dovrei tenermi per quattro anni un sindaco perché voi dovevate mandare un “segnale politico” di una settimana? Fate una bella manifestazione e mandate tutti i segnali che volete, piuttosto. In questo modo la campagna elettorale si svuota di contenuti e tutti i partiti sono contenti perché non devono esporsi su temi difficili, prendere impegni, fare promesse, dichiare metodi e obiettivi, ma checcefrega, buttiamola sullo scontro ideologico e rivendiamoci la palla della “spallata la governo”, poi qualcosa da fare lo troviamo.
In pratica, il mandato dura quattro anni, ma il compito da svolgere si esaurisce nel momento stesso dell’elezione: -Capo, abbiamo vinto le elezioni!- -Perfetto, abbiamo dato la spallata! Ora possiamo cazzeggiare per quattro anni, ce lo siamo meritato!-
Dietro questo ragionamento c’è inoltre l’idea che l’elettore sia un mafioso o un idiota, e cioè voti sempre e comunque lo stesso partito indipendemente dalle circostanze, per tornaconto personale immediato o perché non è in grado di valutare gli eventi. Manco per il cavolo, invece. Perché, non posso pensare che Albertini sia un buon sindaco e che Berlusconi sia pessimo premier, o che i radicali abbiano una cultura per cui sono buoni parlamentari europei e cattivi amministratori locali? Chi vi autorizza a proiettare i risultati di un’elezione sull’altra?
Nessuno, ovviamente, e perciò chi con tanta disvoltura fa simili ragionamenti ha una visione della politica o partitocratica, per cui i partiti devono cercare di occupare tutte le poltrone disponibili, oppure semplicistica, per cui gli elettori non fanno differenza tra comunali e europee.
Perciò, arricchite la lista di persone da non votare e aggiungete a “quelli che vogliono vietare le manifestazioni ai bambini” un’altra categoria di cialtroni, quelli del “segnale politico del voto amministrativo e/o europeo”.
Se ne incontrate uno, dategli un bel calcio nel culo da parte mia gridando “Analizza sto segnale politico!”.

Il flop del Primo Ma…

Il flop del Primo Maggio: un’analisi

Il concerto è stato un fiasco, c’era probabilmente meno della metà delle persone degli anni precedenti: pochi se ne sono accorti, ma per chi è stato in piazza la cosa era evidente. Tanto per convincere i più scettici, basterebbe prendere come riferimento la chiusura del traffico, decisamente più contenuta: Via Appia Nuova, ad esempio, era chiusa fino alla prima traversa, Via Pontremoli, ma già la direttrice Via La Spezia-Via Magna Grecia era chiusa più che altro in misura precauzionale, visto che la gente a stento arrivava sotto gli archi di Porta San Giovanni; l’anno scorso, invece, Via Appia Nuova era chiusa fino a Piazza Re di Roma, cioè un chilometro più avanti. Oppure bastava guardare la quantità di spazzatura per le strade, molta di meno, e in particolare quella davanti a McDonald’s, che si limitava al marciapiede antistante. E ancora, il traffico, che già verso l’una e mezza era tornato quasi regolare; o la fila dei pullman, che l’anno scorso arrivava a Ponte Lungo (2 fermate di metro più avanti!) e che quest’anno arrivava sì e no a Piazza Re di Roma. Infine, ad un occhio abituato ai concerti del Primo Maggio (dal 1993 ho saltato solo quello del 2000, a Tor Vergata) uno sguardo era più che sufficiente per capire la situazione.

Quali i motivi del flop? Prima di tutto, il rischio attentati: centinaia di migliaia di persone e nessun controllo, se fosse successo qualcosa probabilmente oggi staremmo ancora contando i morti; in secondo luogo, la qualità decisamente bassa degli ospiti: nessun grande nome, nessuna star internazionale, forse la gente è rimasta delusa dalla scaletta ed è rimasta a casa, nelle proprie città, in molte delle quali c’erano, tra l’altro, concerti forse più interessanti, come quello di Genova.

Infine, forse gli Italiani si sono finalmente un po’ scassati le palle di questa adunata nazional-popolare, di questo San Remo dei ggiovani dde sinistra ed è cominciata, dopo il picco dell’anno scorso, la fase discendente della parabola.

Seconda domanda: perché nessuno ne ha parlato? Prima di tutto, chi ha visto il concerto in televisione difficilmente può essersene accorto, in quanto le telecamere non inquadrano mai tutta la folla, ma solo la piazza antistante al palco, che ovviamente era piena; per rendersi conto delle differenza si sarebbero dovute inquadrare le strade laterali, anzi, quasi tutto il quartiere. Inoltre bisogna aggiungere il ben noto effetto di schiacciamento dell’obiettivo che fa sembrare la folla più compatta di quanto sia realmente.
Ma un giornalista sul posto ci sarà pur stato, possibile che nessuno se ne sia accorto? Io credo che molti se ne siano accorti, ma che non abbiano detto nulla: chi era dalla parte degli organizzatori ha preferito star zitto, sperando che la cosa non uscisse fuori; quanti invece erano dalla parte opposta si sono trovati in difficoltà perché rischiavano di non essere credibili. Immaginate un giornalista del Tg4, a Piazza San Giovanni, in mezzo ad un mare di teste, che dice: – Direttore, è incredibile, c’è molta meno gente! -. E’ difficile mostrare una piazza colma di gente e dire che sono pochi perché gli anni precedenti la gente non era un mare ma un oceano: ci sono ottime probabilità di passare per imbecilli. La televisione non permette queste sottigliezze, non si riesce a far notare la differenza tra quattrocentomila persone ed un milione di persone: sono tantissime e basta; perciò, per non fare la figura di quelli che negano l’evidenza pur di parlar male della sinistra, se ne sono stati zitti anche loro. E così, nel giorno in cui tutti accusavano il governo di voler censurare la verità, ecco che la verità è stata censurata davvero, senza imposizioni né differite, ma solo perché è difficile dire che il re è nudo, quando tutti sembrano ammirarne le vesti.

La vera censura sul …

La vera censura sul concerto del primo maggio

Nessuno ve l’ha detto: televisioni, radio, siti internet, nessuno ne ha parlato. Sembra che nessuno se ne sia accorto, o che abbiano fatto tutti finta di niente, ma chi ieri è stato in Piazza San Giovanni non può non averlo notato:
IL CONCERTO DI IERI E’ STATO UN FIASCO!
Non c’era nemmeno la metà delle presenze degli anni passati: mai visto un primo maggio con così poca gente!

A questo punto bisogna farsi due domande:
1) Perché questo mezzo flop?
2) Perché nessuno ne ha parlato?

Io ho qualche ipotesi, seguirà post.

Ma perché non riesco…

Ma perché non riesco a cancellare i post?

Lo sputtanamentoAp…

Lo sputtanamento

Apathos si chiede perché un uomo come Vasco Rossi continui a scriversi addosso: il post ha suscitato un vespaio di polmiche, ma la domanda è, a mio avviso, sensata. E ponendo la questione in modo più generale mi chiedo: perché i grandi cantautori italiani, quelli che hanno fatto la storia della canzone italiana degli ultimi quarant’anni si sono rincoglioniti? E’ una mia impressione? Ma avete sentito gli ultimi lavori di Guccini, de Gregori, Venditti, Dalla, tanto per fare qualche nome? Per tutti è il declino: a un disco mediocre segue un disco ancora più mediocre: perché succede? La storia è piena di artisti che sfornano capolavori in tarda età, eppure quelli che dovrebbero essere maestri sono ridotti all’ombra di sé stessi. Ci sono, come è logico, eccezioni, a partire da de André, che prima di scomparire ci ha lasciato un ultimo capolavoro, o Battiato, che alterna imprevedibilmente successi straordinari a mezzi fallimenti, ma nel complesso si può dire che i vecchi mostri sacri non abbiano più nulla da dire. Perché il fiume della creatività si sia irrimediabilmente prosciugato resta un mistero.

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Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)