Archive for the 'Arte' Category

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Paolini – Teatro di Vita

Ascoltare e immaginare, solo in alcuni casi, diventano un’azione automatica e ipnotica. Quando l’oratore è particolarmente attento ai particolari, quando gesti, parole, sguardi, sorrisi vengono utilizzati completamente per raggiungere l’arte sublime del raccontare, solo allora, il pubblico rimane esterefatto. Non parla, non ride, non piange. Rimane semplicemente fermo, bloccato.Come sospeso tra due universi comunicanti. Non si rende nemmeno più conto di avere smesso di respirare, milioni di secondi fa. Gli occhi sono contornati da lacrime che non riescono a scendere, intimorite da quel silenzio quasi sacrale, preoccupate di creare un disequilibrio tra quegli spiriti che si stanno toccando, senza nemmeno immaginarlo. Un Oratore e una Platea. Un uomo che cattura l’immaginario collettivo, il Cuore delle sensazioni più intime del Corteo di emozioni camminanti verso di lui.

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Che cos’è l’amor?

Non è l’amor che fa soffrire, ma la sua assenza. Alessandro Morandotti.

Che cos’è l’amor? Forse è poter dire, con tono deciso e netto, “Io sto come mi pare”. Perché dalla Liberà nascono i fiori più belli, più colorati e gioiosi. Poco importa se il fiore ha vita breve. Chi dice che il segreto della felicità sia la durevolezza? Già la parola stessa, “durevolezza” non è scorrevole. Quasi aspra, poco serena. Molto cruda.

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Quilting = arte?

quilter.gifSo che siamo in clima mondiale e che un post su una riflessione artistica non sarà molto considerato, ma sento lo stesso il bisogno di esprimere i miei dubbi e di ricevere pareri in proposito.
Studiando sociologia dell’arte, ho appena letto un paragrafo sul quilting, l’arte delle trapunte. Questa attività è molto diffusa in America, nelle piccole comunità e si tramanda di generazione in generazione, viene svolta prevalentemente da donne, giovani e vecchie. Non ha nessuna velleità artistica, le trapunte servono per scaldarsi, ma uno dei più importanti sociologi dell’arte, le eleva a opere d’arte. Certamente differiscono dai quadri di Rembrandt o di Picasso, ma secondo lo studioso presentano molte affinità con alcuni pittori contemporanei.
Sinceramente non riesco a convincermi che una trapunta possa essere un’opera d’arte. Io amo l’arte contemporanea, mi affascinano gli artisti che usano oggetti quotidiano per le loro opere,  ma dietro a una coperta non noto niente, l’unica domanda che può suscitare è: sarà calda? L’unica sensazione che può trasmettere è quella di calore. Basta per considerla un’opera d’arte?
Eppure appenderla al muro non è come appendere un quadro? Dopotutto nel Rinascimento non appendevano arazzi alle pareti? L’arte degli arazzi è famosa in tutto il mondo, nel castello Sforzesco di Milano un’intera sala è dedicata a questo tipo di opere. Cosa cambia tra un arazzo e una trapunta?
Forse il disegno: associamo il primo a scene di caccia o a episodi della Bibbia, mentre nelle trapunte americane ci sono solo disegni geometrici. Ma anche artisti contemporanei usano disegni geometrici, per esempio Mondrian.

Ci sono tanti motivi per giudicare il quilting arte. Ma…
il dubbio rimane, questo è arte?

Provocazione

Fontana di Marcel Duchamp risale al 1917 ed è stata definita l’opera d’arte del Novecento
Fontana non ha bisogno di eccessive spiegazioni e non le fornirò di mia volontà, vi dirò solo che l’opera fu rifiutata e venne ritirata dall’esposizione.
Nonostante ciò cambiò ogni cosa.
Prima di dirti cosa ne penso io, voglio prima dare spazio alle tue opinioni. Si, mi rivolgo proprio a te, caro affezionato lettore dei post sull’arte, e anche a te lettore di passaggio.
Per una volta prima di assilarti con le mie lunghe argomentazioni, che confermano l’importanza e la bellezza di quest’opera, vorrei leggere i tuoi commenti, i tuoi pensieri.
Dopo tutto è solo un "impianto igienico"!

Due baci famosi

Francesco Hayez è l’autore di uno dei più celebri baci della storia dell’arte. Il quadro risale al 1859, in piena epoca romantica, è infatti il sentimento che predomina nel dipinto. L’artista è un milanese di adozione, si forma a Venezia e dopo un soggiorno a Roma, si trasferisce nel capoluogo lombardo, dove rimarrà fino alla morte nel 1882.
Il bacio è ritenuto il simbolo del Romanticismo italiano, in esso si può notare la grande carica espressiva e il realismo delle vesti e dell’ambiente. Una curiosità da evidenziare è la presenza di un terzo personaggio, di cui compare solo l’ombra a sinistra e che spia i due amanti, forse geloso del loro amore.
Il quadro si trova alla Pinacoteca di Brera, uno dei migliori musei d’Italia, gli spazi espositivi sono ampi e agevoli, le luci non interferiscono mai con la visione delle opere e ospita molti capolavori dell’arte italiana e straniera, fra i quali Caravaggio, Picasso, Braque, Modigliani e altri ancora.
Come non mettere a confronto il famoso Bacio di Hayez con l’altrettanto famoso Bacio di Gustav Klimt, pittore di poco successivo al precedente, ma così diverso nell’espressione?
Klimt è un artista austriaco, venne in Italia per studiare i mosaici a Ravenna, la sua pittura è luminosa, raffinata, elegante, con una forte componente decorativa.
Il bacio è uno dei suoi lavori più famosi, risale al 1908, nel periodo delle avanguardie e oggi si trova a Vienna alla Osterreichische Galerie. Le due figure si abbandonano al bacio in un’atmosfera avvolgente e affascinante.
Entrambi i quadri presentano la stessa posizione dei protagonisti: l’uomo è proteso in avanti in un atteggiamento di protezione e tenerezza nei confronti dell’amata, che si abbandona totalmente a lui. Il tema e il tipo di composizione è lo stesso, eppure i due dipinti sono profondamente diversi: il primo, con i suoi abiti medievali riinvia ai grandi amori narrati nella letteratura come Romeo e Giulietta o Paolo e Francesca, l’azione ha un suo contesto da cui non può essere scissa, è un bacio di addio o di riavvicinamento e cosa ancora più importante si tratta di un’emozione spiata; il secondo è un bacio libero da ogni condizionamento, rievoca il sentimento puro dell’amore senza contestualizzarlo, non è un bacio in particolare, è quello che ogni giorno ci ricorda l’amore.
Nonostante l’apparenza, sono due soggetti molto diversi e a mio avviso non bisogna preferirne per forza uno, si possono amare entrambi.

Uffizi: un’immensa collezione di opere d’arte

Non ero mai stata agli Uffizi! Essere una studentessa d’arte che all’età di 22 anni non aveva ancora visitato la galleria più famosa d’Italia incominciava a risultare abbastanza vergognoso. Così ho preso il  treno e ho trascorso un’intera giornata nella capitale italiana della cultura, dedicando più di tre ore a un’intensa contemplazione delle opere, che hanno reso celebre il  nostro Rinascimento.
Il museo non è così grande come si può immaginare, le opere sono disposte in ordine cronologico: dopo le antichità romane, ci si ritrova al medioevo italiano e si prosegue fino al barocco, seguito da qualche esempio di paesaggio del 1700.
Nella galleria, su cui si affacciano le sale espositive, si possono ammirare i ritratti dei personaggi storici più importanti, intervallati da sculture, finalmente si può associare un volto a tutti quei nomi letti sui libri di storia.
Nelle sale circostanti si possono ammirare i dipinti dei più importanti pittori italiani, da Piero della Francesca a Leonardo da Vinci, da Giotto al Beato Angelico.
La sala del Botticelli è il trionfo dell’arte. Le opere di questo artista avvolgono lo spettatore in un’atmosfera irreale, incantata; si osserva in silenzio, estasiati la primavera che danza nel boschetto, la Venere che nasce dalle acque e si rimane attoniti, quasi paralizzati di fronte alla dolcezza della Madonna del Melograno.
 

Nelle sale della Galleria si possono ammirare anche alcuni capolavori di arte fiamminga, non bisogna neppure dimenticare la presenza del ferrarese Dosso Dossi.

Al piano nobile, i dipinti di Caravaggio e dei suoi seguaci (nonostante la pessima illuminazione) concludono la mostra, lasciando nel visitatore una tranquillità e una soddisfazione non comuni a tutti i musei.
Un museo ben strutturato con una sola pecca: la LUCE. Spesso le lampade sono dirette sui dipinti a olio provocando un fastidioso riflesso.
I casi più eclatanti: la Nascita di Venere del Botticelli soffre del riflesso sul vetro di finestrelle che collegano la stanza alla galleria, ciò disturba molto la visione, ma probabilmente risente anche della posizione del sole nelle diverse ore del giorno, essendo la luce naturale a passare dalle finestre della galleria fino alla sala del Botticelli; il Bacco di Caravaggio si trova in una stanza non illuminata artificialmente, è molto buia e ciò compromette la visione dei particolari del quadro.
A parte questo, gli Uffizi meritano di essere visitati, in quanto costituiscono un perfetto quadro della pittura italiana dal medioevo al ‘700, comprendendo anche splendidi esempi di pittura straniera.

Aprimi

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Quando lo spettatore è importante

Ci sono lavori di artisti che mantengono la loro qualità di opere d’arte anche quando non c’è nessuno che li osserva, ma ci sono anche opere d’arte che hanno senso solo se uno spettatore le fruisce.
Dagli anni ’50, infatti, si sono sviluppate correnti artistiche cha hanno evidenziato l’importanza del fruitore. Ilya Kabakov è fra i primi artisti a mettere lo spettatore al centro dell’opera d’arte, inizia a formarsi una nuova forma d’arte che avvolge completamente il visitatore al suo interno e la cui funzione primaria diviene quella di avere un effetto su di lui. Quale piacere può provare una persona guardando un’opera artistica sapendo che è grazie a lei che questa acquista il suo senso e che appena si allontanerà da essa perderà ogni ragione di esistere?
Lo spettatore acquista un potere incommensurabile, ma allo stesso tempo nel momento di fruizione dell’opera si trova in uno stato di completa sottomissione all’artista. È quest’ultimo che, progettando il suo lavoro, ha calcolato in ogni particolare il movimento del visitatore e lo guida all’interno dell’opera, lo accompagna invisibilmente nella scoperta di emozioni nuove.
Tutto viene pensato per la persona che un giorno lo fruirà, ogni singolo oggetto, ogni colore, ogni odore o rumore viene inserito per il visitatore. Un’opera di Kabakov ha lo scopo di creare sorpresa in chi vi entra, è intitolata Die Toilette, ed appartiene alla categoria della doppia installazione, perché le sue pareti non coincidono con quelle del museo, ma sono state create apposta per racchiudere uno spazio entro cui il visitatore può muoversi. Dall’esterno si presenta come l’entrata di un comunissimo bagno pubblico, ma al suo interno si trova una casa completamente arredata, è un’abitazione abbandonata e lo spettatore si aggira con sospetto fra le stanze e prova un senso di disagio e di attesa in quanto una volta entrato ha l’impressione che il proprietario possa tornare da un momento all’altro.
Come si vede sono opere con cui l’artista gioca con lo spettatore, lo trasporta in un mondo diverso e si diverte a vedere le sue reazioni e i suoi movimenti già calcolati.
Può sembrare un tipo di arte in cui lo spettatore non è più libero, ma è vincolato a ciò che l’artista ha già deciso per lui; io cercherei di porre l’accento più sull’importanza che acquista il visitatore, sul fatto che l’opera non ha senso se nessuno la fruisce.
Acquistiamo così un potere che nessun artista del passato ci ha mai concesso, siamo noi a dare l’esistenza a queste opere d’arte; cosa importa se l’artista ha già deciso il modo in cui lo faremo?

Tu come la vedi?

teachme.jpgFoto, foto e ancora foto. Dodici scatti degli ultimi tre mesi che documentano un po’ di belle cose fatte ed esperienze vissute.
Per salutare la defunta FujiFilm e dare il benvenuto al nuovo gioiellino Nikon.

Metropolis – another useless photoblog

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Finito, non finito o un errore?

La Pietà Rondanini, l’ultima opera di Michelangelo Buonarroti, è esposta nella sala conclusiva del percorso museale del Castello Sforzesco di Milano. Il museo, pur non essendo molto grande, è ben organizzato, dispone di fogli illustrativi delle opere che il visitatore può consultare senza restituirli. Sono presenti molti reperti dell’epoca romana e longobarda, arazzi dei tempi degli Sforza e alcune sculture medievali di artisti milanesi e lombardi, ma l’opera d’arte che più rimane impressa nella mente del fruitore è sicuramente quella di Michelangelo. È una scultura alta 195 centimetri, lavorata dall’artista dal 1552 al 1564, fino a quattro giorni prima della morte. È un’opera dalla grande carica emotiva, anche senza conoscerne la genesi e la storia si rimane impressionati dai sentimenti che sprigiona quel pezzo di marmo, che dopo il restauro ha ritrovato il suo candore naturale. Si prova dolore nel guardare i volti dei due personaggi, sono ancora allo stato grezzo, la loro forma è appena abbozzata, ma nonostante ciò sono carichi di una tensione emotiva particolare. Quasi commuove il corpo del Cristo così accasciato su quello della Vergine, come se volesse rientrare nel ventre materno, e fa tenerezza la posizione della Madre che sorregge il Figlio con fatica e dolore.
La scultura evidenzia anche un cambio di stile effettuato dall’artista, in essa non ritroviamo più la venustà formale, il virtuosismo anatomico e la contrapposizione delle membra tipiche delle sue precedenti opere.
Ripensando alle sculture romane di Michelangelo e guardando la Pietà Rondanini possono nascere diverse domande: come possono essere state scolpite dalla stessa mano la Pietà che si può ammirare nella Basilica di San Pietro in Vaticano e questa? era intenzione di Michelangelo terminare la scultura in questo modo? Il braccio staccato dal corpo e le gambe levigate del Redentore, completamente diverse sono frutto di un errore? La volontà di lasciare le teste e il busto della Madonna grezze deriva dalla sua teoria del non finito o dalla morte che gli ha impedito di ultimarle?

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Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)