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iOS 7 spiegato al mio cane

C’era una volta l’iPhone, inventato da Steve Jobs nel 2007, disegnato nelle linee esteriori da Jonathan Ive, due fanatici del minimalismo e dell’essenzialità delle linee nel product design. Tra i rampolli di Jobs c’era Scott Forstall, un pazzo isterico che faceva rigare tutti dritto in Apple, essendo il cocco del capo, e si fece strada diventano capo della divisione che si occupa della grafica del software degli iPhone (il cosiddetto iOS), dello sviluppo di tutto il software, eccetera. Insomma un pezzo grosso. Muore Jobs, tutti vociferano che sarà lui il successore tra qualche anno perché è colui che meglio incarna le sue idee. Quali idee? C’è una parola che riassume bene il concetto: si chiama skeumorfismo, e significa che le interfacce del software debbano avere un qualche elemento di richiamo alla realtà degli oggetti che rappresentano, perché siano immediatamente familiari e ricondicibili all’esperienza che gli utenti hanno già nel mondo reale. Infatti ecco come si presentava l’interfaccia di iPhone fino a questa sera:

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Chiaro no? Jonathan Ive disegna un rettangolino super pulito di vetro ed alluminio, minimale e zen, poi arriva Forstall e ci mette dentro un software skeumorfico e per alcuni pacchiano e ridondante: l’icona del calendario sembra quella dei calendarietti di una volta, il blocco note è giallo con le righe e il foglio strappato, la fotocamera sembra una fotocamera vera, il promemoria ha la pelle nera come certe agende business, eccetera. In sostanza è chiaro che questi due se si incontrano per i corridoi si prendono a cazzotti avendo visioni completamente opposte.

Veniamo all’estate scorsa: Apple litiga con Google, come già facevano da un po’ ma più seriamente e così Apple si mette a fare la sua applicazione di Mappe per fare concorrenza a Google Maps. Però: Google maps c’è da dieci anni è bella rodata e completa, Apple compra una ditta che fa mappe, ma ha dati aggiornati a dieci anni fa, ci sono un mare di errori, la gente si lamenta, ci sono strade inesistenti, indicazioni errate. Un disastro planetario, lettere pubbliche di scuse, class actions, teste che rotolano. Essendo Forstall a capo della divisione software viene silurato e additato come responsabile della debàcle. Addio sogni di gloria, addio prendere il posto del capo, ciao ciao skeumorfismo nell’interfaccia.

Al suo posto viene messo Jonathan Ive, che per quanto bravo e saggio e zen, ha sempre fatto solo hardware, cioè gli involucri dei prodotti, al limite qualche disposizione interna. E’ uno che sceglie i materiali, i raggi di curvatura degli spigoli, il numero di viti. Un purista del mobile da Bauhaus, non un progettista di interfacce software. Che fa il buon Jony quando gli viene data carta bianca? Una cosa su tutte: rade al suolo. Ogni. Traccia. Del. Lavoro. Di. Forstall.

Questa sera hanno presentato il nuovo software (iOS 7) interamente progettato da Jonathan Ive. Ecco il risultato:

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Ora voi ce lo vedete l’uomo d’affari che estrae dal taschino il suo telefono da lavoro e pistola con le iconcine tutte pop coloratissime alla ricerca delle sue mail aziendali?
Il lavoro di pulizia e minimalismo spinto è davvero profondo e notevole, può piacere o non piacere ma su alcuni punti si notano alcune ingenuità:

1) Il nuovo font scelto per ogni scritta a partire dalle icone principali è l’Helvetica Neue Ultra Light, una versione leggerissima del popolare e storico Helvetica in uso attualmente. Elegantissimo ma così sottile che su display non retina, come quelli dei modelli di qualche anno fa ma anche del recente iPad Mini, risulterà difficoltoso alla lettura, specie per qualche persona più in là con l’età;

2) Lo skeumorfismo a volte rende pacchiana la grafica ma aiuta visivamente a percepire la differenza tra prodotti differenti. Ora a colpo d’occhio non si distingue rapidamente l’icona di Calendario, da quella di Note e di Promemoria, tutte a prevalenza di bianco, tutte piuttosto insulse e prive di carattere;

3) Va bene lo stile piatto e privo di gradienti, le linee essenziali e le forme primitive, però delle due l’una: o i petali piatti dell’icona Photo, o le bolle tridimensionali di Game Center.

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4) Siamo sicuri che l’interfaccia completamente bianca nelle applicazioni interne si sposi bene con l’iPhone di colore nero? Ad Apple pare se lo siano volutamente scordati, tanto che in nessuna immagine promozionale compare più il telefono originale di colore scuro.

5) Le icone di iTunes Store e App Store hanno un cerchio sgradevole, troppo vicino al bordo dell’icona, il precedente era più aggraziato;

6) Perché visti i colori pop da adolescenti Mtv la fotocamera rimane grigio smorto e l’icona degli ingranaggi delle Impostazioni ora ricorda una presa di una ventola?

7) Queste icone dopo tutto non ricordano un po’ quelle di Nokia con Symbian? A me molto. Safari è simile a Nokia Maps, Calendario a Nokia Calendar, ma anche Messaggi, Musica…

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8) Dove sono finiti i pulsanti delle interfacce interne alle applicazioni? Sostituiti da semplici scritte. Così ora non si capisce con chiarezza quali scritte sono pulsanti, quali no, quali sono i bordi entro cui toccarle per ottenere il comando. Bad design.

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9) La prima è la nuova app Meteo di iOS 7, quella dopo l’app Weather di Yahoo. Evviva la fotocopiatrice spudorata.

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10) I pulsantini toggle per attivare al volo Wifi, Bluetooth, volume e musica, Google e altri cellulari li hanno da 5 anni. Non è esattamente quella che si può sbandierare come una nuova feature. Il multitasking che sfoglia le app aperte con l’anteprima ce l’hanno già tutti da una vita. Le mail che le scorri per cancellarle o archiviarle le ha già fatte Mailbox, lo scambio di files tra due dispositivi si poteva fare dieci anni fa con i primi cellulari ad infrarossi e l’avete impedito soltanto voi ridicolmente. In sostanza: quasi nulla delle novità software di oggi sono innovazioni, quanto più “portarsi in pari in ritardo”.

Insomma, un buon lavoro interno nelle app, doveroso più che altro visto che introduce caratteristiche da anni chieste a gran voce da migliaia di utenti, ma con un impianto visivo un po’ acerbo e non adatto ad un pubblico trasversale. Troppo colorato per un uso serio, troppo simile e monotono con la dominanza di bianco per essere funzionale. Per me è un parziale no, con la curiosità di provarlo sul campo e capire se le (poche) nuove funzionalità varranno la candela di un futuro update. Jonathan Ive, forse è meglio torni a forgiare metalli preziosi in attesa di ricevere qualche feedback dagli utenti della prima ora.

P.S. Un cane io non ce l’ho.

Recensioni fuori tempo massimo

Poi prometto di smetterla con questi post da nerd ma volevo condividere questi pensieri e so che all’ascolto ci sono molti smanettoni.

Davvero per caso dopo le cose scritte un paio di giorni fa, ho avuto modo di avere tra le mani un iPad 2 per qualche tempo più lungo delle solite prove in negozio o da amici in velocità. Due giorni in cui ho sincronizzato le mie applicazioni, ho provato a farne un uso per quelli che sono i miei interessi con le cose che mi aspettavo di poter fare o non fare con un oggetto simile. Dovrebbe essere sempre così: il consumatore prova un prodotto svariate ore prima di comprarlo per rendersi conto davvero di come funziona per i suoi scopi. Premetto che iPad 2 è uscito nella primavera del 2011 quindi è ormai superato da ben due generazioni nuove che tuttavia non ne aumentano le potenzialità in termini di applicazioni che si possono utilizzare. Ecco i pensieri in ordine sparso sull’oggetto in questione:

1) Tutti i computer dovrebbero utilizzare un’interfaccia touch screen oltre alla tastiera. E’ comoda per un’innumerevole serie di operazioni che facciamo quotidianamente con il mouse. La soluzione ibrida sarà la vera killer feature dei computer di domani. Passata la prima mezz’ora di adattamento si diventa dipendenti dalla semplicità con cui si fruiscono i contenuti con le dita, su uno schermo ben più grande di uno smartphone.

2) Le dimensioni dell’iPad non mi piacciono. E’ troppo grande, pesante, ingrombrante, delicato. Non si sa come tenerlo sulle gambe, in mano, non si sa dove appoggiarlo. Senza una custodia che lo protegga ovunque è un oggetto troppo delicato per la vita reale e la sottigliezza e lo schermo grande lo rendono più vulnerabile dell’iPhone. Decisamente meglio quelli più piccini e magari con una base gommata.

3) La cornice bianca è bella solo per guardare cose con sfondo scuro. Per tutto il resto è più elegante nera. Eppure la versione bianca vende più del doppio perché iPad viene pubblicizzato più spesso così e sui bordi le ditate si notano meno. E di ditate se ne fanno davvero una marea.

4) La definizione dello schermo di iPad 2 non è Retina, quindi si notano i pixel in maniera piuttosto imbarazzante. Se ci si abitua al progresso e a monitor sempre più definiti in cui ormai non si sforzano più gli occhi per leggere testi piccoli e nitidissimi, non si può più accettare una risoluzione così bassa su uno schermo così grande. Nei tablet da 7 pollici a parità di risoluzione questo problema si perde quasi del tutto e i pixel si faticano a notare sui Galaxy Tab 7 e Google Nexus 7. Vedremo su iPad Mini, ma dovrebbe essere simile ai suoi fratelli di pari misura.

5) Le applicazioni per iPad sono le versioni comode di quelle per iPhone. E’ come se ogni adorabile app per iPhone che usiamo quotidianamente per sveltire molte operazioni quando siamo in giro diventi più comoda e più funzionale, pur mantenendone un aspetto simile e familiare. E’ come se il dispositivo finale che andava fatto fin dall’inizio fosse il tablet, mentre lo smartphone sia oggi un compromesso di portabilità con annesso un telefono. Non a caso i bozzetti e il brevetto di iPad è precedente a iPhone, ma venne accantonato temporaneamente per ragioni di convenienza e marketing.

6) Scrivere su una tastiera virtuale è difficile fino a che non la si usa davvero per un mesetto almeno. Se si è già abituati con smartphone e altre interfacce touch screen è difficile commettere errori ed anzi diventa quasi comodo non dover affrontare la corsa di ogni pulsante ma solo il “tap” sul vetro che risulta perfino “morbido” al tatto.

7) Il tablet come strumento di cazzeggio è micidiale e pienamente sostitutivo del portatile sul divano o a letto. Posto che risulta scomodo per le dimensioni, se si appoggia in maniera funzionale consente di usare posta, chat, social network, musica, youtube e quant’altro con interfacce più gradevoli e pratiche delle versioni per computer. Non si sente nessuna mancanza del computer e tutto funziona alla stessa maniera o meglio. Persino i filmati sui giornali online si vedono senza problemi, non essendo più legati all’odioso plugin di Flash. Persino Rai.tv sembra più interessante su un tablet.

8) No, per leggere i libri l’iPad è il male assoluto. Serve un’ebook o la cara vecchia carta o il mal di testa è assicurato.

9) Non fatevi fregare dalla versione Wifi+3G se avete già uno smartphone. Comprate solo wifi e abilitate il tethering sul cellulare per fare da ponte e condividere la connessione tra i due oggetti o son soldi buttati. Si paga l’operatore telefonico una volta sola e lo si sfrutta due.

10) Riassunto delle categorie sociali cui un oggetto simile è utile: manager come agenda, bambini come gioco ed intrattenimento educativo, gamers per giochini e passatempo più semplici delle console più potenti, pendolari con molte ore da buttare. Ma in generale per tutte queste persone salvo bambini e anziani con problemi di vista: la misura migliore e più pratica per godere appieno della potenza delle app per tablet senza il compromesso dello schermo piccolo sono secondo me i 7 pollici. iPad e altre tavolette da 10” sono comodi solo per l’uso sopra un tavolo e allora addio mobilità.

Spero che ritorni presto l’era del portatile bianco

C’è stato un momento preciso nel 2008, nei mesi che vanno dalla primavera al tardo autunno, in cui tutti gli amici e i conoscenti con cui parlavo avevano appena aperto un account Facebook. La moda del social network blu era scoppiata anche in Italia con leggero ritardo sugli States e nel giro di un annetto si sono affacciate e ritrovate sulla rete le persone più improbabili, sull’onda della moda e del passaparola.

Martedì sera Apple ha presentato il suo “iPad Mini” negli States. E’ un tablet, una di quelle tavolette che fanno tutto e niente comode da portare in giro per avere internet sempre con te, come gli smartphone, ma con schermo più grande. E’ un invenzione che ha circa tre anni nella forma che conosciamo oggi ma nell’ultimo anno stanno prendendo piede modelli con schermo più piccolo e prezzo più accessibile per tutti, con la conseguente maggiore penetrazione sul mercato consumer. Chi non si intende di economia, web e hi-tech, trascuri tranquillamente la frase “maggiore penetrazione sul mercato consumer”.

Mercoledì mattina mi chiama la “signora dei biscotti”, da cui vado saltuariamente a sistemare il pc quando qualcosa non funziona. Dice che ha un errore all’avvio e che non sa se riparare un vecchio computer solo per videochiamare la nipotina che vive a Milano. Ha sentito parlare dei tablet e ne vuole comprare uno “che abbia Skype” e buonanotte.
Un’ora più tardi sono da un cliente che dice di voler comprare un tablet per mostrare dei lavori finiti quando va dai fornitori e mi chiede consiglio su quale modello faccia al suo caso.
Nel pomeriggio di mercoledì chiama F. che ribadisce di voler comprare un tablet per i suoi frequenti viaggi a Londra, ma l’iPad mini costa troppo e si guarderà intorno ancora un poco.
Mercoledì sera R. dice che invece lo comprerà per Natale.
Questa mattina – siamo a venerdì – sono da un altro cliente in un negozio di prossima apertura. Per mostrarmi delle bozze di un logo estrae dalla tasca interna della giacca un tablet su cui smanetta allegramente come se lo sapesse usare da una vita.

Ecco, io non so se ci sia un nesso tra queste storie, se sia una casualità, o il mercato ci stia imponendo questo tipo di oggetti e in molti li accettino ed utilizzino per moda più che per necessità. Ma penso di non sbagliarmi se dico che in Italia il 2013 sarà l’anno dei tablet, come il 2008 lo era stato per l’adozione di Facebook. L’era post-pc è ormai arrivata anche da noi. Vedremo in quale maniera cafona e nostrana si manifesterà. Vedendo la gente ai concerti scattare le foto con questi aggeggi ho già un po’ paura.

Appunti per una internet migliore: catch 22

Una volta se dimenticavi la password di qualche cosa la procedura di recupero ti poneva una o più domande personali al termine delle quali ti veniva ricordata a video la parola cercata. Poi si sono accorti che così facendo un malintenzionato, un amico, un vicino, chiunque potenzialmente, poteva rispondere alle domande conoscendo le risposte corrette, e che molte delle domande segrete erano qualcosa come “Qual è il nome del tuo cane?”, oppure “Qual è il cognome di tua madre da nubile.”

Allora hanno inventato la procedura di recupero password che prevede l’invio tramite posta elettronica della parola smarrita. Tu indichi il nome utente, a quel nome utente è associato un indirizzo email e così la password (o un link per una procedura di recupero o modifica della stessa) è inviata in automatico per posta elettronica.

Se nel mentre quell’indirizzo di posta elettronica è stato chiuso, cancellato, dismesso, magari perché associato ad un sito non più esistente, e quindi per qualche ragione non è possibile accedere a quella casella per ricevere il messaggio di recupero password si è letteralmente fregati. Si resta fuori.

Siamo nel 2012 e forse serve inventare qualcosa di nuovo per superare l’ostacolo. Idee?

Il mondo là fuori

Ieri mi trovavo a spiegare un po’ la storia della comunicazione sulla rete, come si è evoluta la conversazione nelle varie forme che progresso e mode hanno via via messo a disposizione, da Usenet ai social passando per i blog, a un gruppo di circa 25 volontari del Servizio Civile del Comune di Ferrara, impegnati per larga parte in asili, musei, biblioteche o comunque in ruoli non strettamente connessi all’uso del web. Età variabile tra i venti e i ventotto anni suppergiù.

Nessuno dei presenti aveva internet alla fine degli anni Novanta.

Nessuno ha mai sentito parlare dei Gruppi di discussione Usenet.

Nessuno ha un account su Ferraraforum, il forum più popolare della mia città fino almeno al 2008.

Due hanno/hanno avuto un blog.

Nessuno ha mai usato un feed rss.

Tutti hanno un account Facebook tranne tre.

Solo in tre hanno un account Twitter.

Niente di nuovo forse, anche se le proporzioni mi hanno in parte stupito. Lo scrivo qui per ricordare a voi smanettoni dell’Internet che c’è tutto un mondo la fuori che non sa cosa sono i trending topics, i meme, i LOAL e le trollface, i viral e tutte queste menate. E vive bene lo stesso.

Pensateci un po’ quando dite che quel film è stupendo perché ne han parlato bene i vostri quattro twitteri di riferimento, o che il nuovo disco della band indie è molto figo perché ha avuto buone recensioni sui blog musicali.

Qualche cosa che ho notato nel nuovo iPhone 4S

Premessa: ho utilizzato per 3 anni un iPhone 3G, motivo per il quale il passaggio al nuovo modello di melafonino mi è sembrato più clamoroso di un utente che aveva già il 4 o qualcosa di più recente. Fino a pochi giorni fa non avevo a disposizione funzioni come sfondo, multitasking, assistente vocale, notifiche push (se le attivavo la batteria durava un paio di ore). Ma veniamo alle cose che mi hanno colpito maggiormente:

– Esteriormente iPhone 4S è identico al 4, fatta eccezione per la posizione dei tagli sulla scocca di alluminio nei lati, che ora è simmetrica e più gradevole per i puristi dell’estetica. A mio avviso questo design a parallelepipedo è molto più bello dei precedenti e potrebbero tenerlo ancora per anni senza sfigurare più di tanto con la concorrenza HTC.

– Ho sempre letto che il vetro era trattato con materiale oleorepellente per evitare ditate e unto, e non ci ho mai creduto attribuendo il tutto a puro marketing. Ebbene: il nuovo terminale, rispetto il 3G, non si dita davvero mai e rimane sempre limpido e pulito. Davvero impressionante. Il tasto home invece è in plastica e quindi si riempie di ditate, che rimangono quindi circoscritte al solo bottone tondo.

– Il Retina Display ha una risoluzione straordinaria ormai dall’iPhone 4, e anche avvicinando il naso al vetro non si riesce a distinguere i pixel. Passato l’effetto wow i primi due giorni ci si fa l’abitudine e sembra di vedere il monitor HD di un computer. Forse addirittura meglio, tanto che si vedono meglio le cose sul display di iPhone che non sul computer. Tornare indietro è impossibile: ora i display dei modelli precedenti di iPhone mi risultano vergognosamente vecchi e sfuocati come fossero oggetti di tanti anni fa. Le app non ancora adattate al Retina display sono inguardabili e talmente sfuocate da risultare fastidiose. Disinstallate.

– Le notifiche push sono ovunque nel nuovo iOS5, e a differenza di prima che uscivano al centro con la consueta box blu, ora appaiono opzionalmente in alto come fascette bianche poco intrusive e dall’aspetto delizioso. Si viene notificati di ogni social network possibile, di mail, chiamate, sms, impegni e promemoria del calendario, o per notizie ultim’ora, goal della squadra di calcio, aggiornamenti meteo eccetera. Per i fanatici del realtime è il paradiso, per le batterie un po’ meno, anche se con tante notifiche attive arrivo tranquillamente a fine giornata con un avanzo residuo a volte anche del 20%. Niente problemi di autonomia quindi, ma ho dovuto disattivare molte funzioni di localizzazione inutili che usavano a sproposito il gps, come Calibrazione bussola, Diagnosi e uso, iAd di posizione, Imposto fuso orario (soprattutto!), Ricerca rete cellulare e Traffico.

– L’altoparlante interno ha un volume altissimo. Saranno contenti i marocchini, che girano per la strada ascoltando la musica in viva voce senza cuffie.

– Ruotandolo in landscape il nuovo iCal è deliziosamente uguale al fratellino maggiore del Mac.

– iCloud funziona alla perfezione e sincronizza tra i mac e il telefono: contatti, calendario, note, promemoria, preferiti. Il funzionamento è come al solito intuitivo e banale, se si affida tutto ad Apple. Con Google Calendar il sync fa un po’ casino al momento, e la sincronizzazione era comunque più lenta. Diciamo che iCloud fa quello che fa egregiamente Google sui terminali Android, ma anche per chi come me usa i servizi Gmail e Docs, conviene affidarsi ad iCloud per il sync su iOS e non Google. Dropbox rimane comunque un must-have per i documenti condivisi.

– (solo per fanatici) Il kerning della percentuale della batteria è fatto male, ma penso sia colpa del font Helvetica Neue, che presenta spesso questi scherzetti. Notare la spaziatura tra le cifre in questi due casi: Continue reading ‘Qualche cosa che ho notato nel nuovo iPhone 4S’

One more thing


Ho 28 anni. Steve Jobs, il carismatico leader e fondatore di Apple è morto oggi dopo una lunga malattia. Se vivessi come lui significherebbe trovarmi oggi esattamente a metà della mia esistenza con altri 28 anni per fare della mia vita qualcosa di spettacolare. Non che la mia vita non vada bene come è ora, o che abbia velleità di diventare un guru dell’informatica planetaria visto che vivo in una città di provincia italiana e non nella Silicon Valley. Qui i soldi non ci sono, i cervelli nemmeno, e sono una persona troppo pigra per pensare di fare qualcosa di così straordinario e rivoluzionario o anche solo per provarci. La mia domanda è: quanto ha fatto quest’uomo negli ultimi suoi 28 anni di vita? Tanto, tantissimo. Talmente tanto da essere diventato uno dei personaggi più famosi al mondo. Vogliamo dire forse il più famoso?

Pensateci bene: in pochi come lui sono riusciti a diventare davvero icone trasversali, personaggi pubblici rispettati ed ammirati da una platea che non conosce confini. Si può essere Re, Presidenti, Imperatori o Papi, ma si avrà potere ed influenza solo su un territorio ben delimitato. Oggi questi potenti della terra gli rendono onore perchè tutti ne hanno ammirato il genio e utilizzano i prodotti che ha inventato negli ultimi 15 anni. L’informatica va oltre la politica, la popolarità o addirittura la musica. Non ci sono gusti o pareri nell’informatica o nella comunicazione: è qualcosa che utilizziamo tutti volenti o nolenti. Forse vi piace Linux, forse preferite Windows o i computer Macintosh ma utilizzate procedure e software che fanno grossomodo le stesse cose da Genova a Toronto, da Mosca a Singapore. La rivoluzione iniziata in America negli anni Sessanta ha portato la tecnologia e il progresso nelle nostre case e ha unito le persone da un capo all’altro del mondo, inventando un nuovo modo di comunicare, di lavorare, di vivere le nostre brevi e fragili esistenze. L’esperienza d’uso di un computer, di un software o di un telefono cellulare, unisce tutti, grandi e piccini in un’unica esperienza collettiva. Alle persone che hanno inventato tutto questo saremo per sempre grati eppure la grande maggioranza di noi non conosce il nome dell’inventore del personal computer, o di Internet.

Jobs è riuscito a diventare la prima vera icona globale del mondo hi-tech sapendo parlare alle folle avvicinando la tecnologia a chi si era sempre rifiutato di volerci capire qualcosa. Ha saputo vendere prodotti dal design elegante e innovativi anche a chi non sapeva come leggere le caratteristiche tecniche di un computer o di un telefonino, ma vedeva con i propri occhi come operavano i computer, gli smartphone, e oggi i tablet che Apple ha inventato e prodotto grazie alla sua visione innovativa. Ha venduto sogni ad una generazione di nativi digitali prima, e alla gente comune poi, senza mostrare tette in tivù come Berlusconi nell’Italia degli anni Ottanta, incantandoci con semplici scatolette di silicio e qualche software intelligente dentro di esse.

In questo momento mi trovo in treno e vedo una signora di circa 60 anni che utilizza uno smartphone economico con il touch screen e un po’ mi commuovo perchè quella cosa che sta facendo con tanta naturalezza, quei gesti che sembrano ovvi a molti, sono stati possibili grazie al lavoro di persone come Jobs. Mentre attendevo sul binario due signori in giacca e cravatta consultavano una mappa su un tablet della mela per cercare un ristorante. E’ il progresso, e non ci impressiona più pensare di poter fare queste cose, ma forse dimenticate che fino a pochi anni fa erano cose certamente possibili ma non alla portata di tutti. I tablet esistevano da anni ma fino all’avvento di iPad non hanno fatto quasi notizia e il loro utilizzo non è mai diventato di massa o in qualche modo cool.

Negli anni Novanta adoravo Microsoft (nacque a quell’epoca il nome Ciccsoft che porta questo blog) e la miriade di software che produceva, ho letto un libro di Bill Gates e ho sempre visto in lui un innovatore che con Windows aveva rivoluzionato il mondo dell’informatica fino ad allora fermo al prompt di Dos e alle schermate nere. Il dualismo Jobs-Gates, amici e rivali al contempo, è stato per anni un volano allo sviluppo e all’innovazione portata da Microsoft ed Apple e poi alle migliaia di startup cresciute in California, ma se da un lato Gates ci ha donato Windows e la suite per l’ufficio Office con la quale bene o male in tanti lavorano tutti i giorni, Jobs si è via via allontanato dal semplice business dell’informatica per andare a parare dove ognuno di noi ripone i propri sentimenti: la musica, con la re-invenzione del lettore mp3, il telefono cellulare con dentro internet e i videogiochi, il tablet, oggetto dall’utilizzo ancora incerto ma precursore dell’era postpc che stiamo vivendo. Gadget di culto, desiderati da maggioranze, alla portata economica di pochi ma alla fine acquistati dalle folle anche a costo di assurdi sacrifici. Barboni con l’iPhone. Poveri, ma con stile.

Per questo oggi piangiamo Jobs, che ha perso come ogni essere umano la battaglia con la malattia e la Morte, ma ha ampiamente vinto la sfida con Gates e con la sua voglia di stupire e far sognare il mondo. Lo abbiamo adorato e idolatrato come da piccoli adoravamo Archimede Pitagorico nei fumetti Disney, sempre pronto a tirare fuori dai guai il clan dei paperi con qualche diavoleria bellissima ed impossibile. Se oggi ogni volta che Apple presenta un suo prodotto, gli occhi del mondo intero sono puntati su quello che una volta era un mero evento commerciale per addetti ai lavori, significa che le idee di Jobs sono vive e radicate nella società e nei comportamenti di milioni di consumatori e rimarranno di esempio per almeno un paio di generazioni. Ha saputo venderci i sogni e ieri non è riuscito a vendere l’anima al diavolo. Forse laggiù usano ancora Windows.

Sulle dimissioni di Steve Jobs

Scusate se faccio il bastian contrario rispetto a molti articoli che si leggono in giro. Le dimissioni di Steve Jobs da CEO di Apple non sono una semplice fase di transizione dell’azienda più innovatrice al mondo e non saranno indolori. Sono l’inizio di un lento e progressivo impoverimento delle idee e dello spirito che Apple ha avuto fino ad oggi e che Jobs ha saputo imprimere ad un’azienda di computer un tempo simile ad altre. Quel quid in più dato dalla sua visione delle cose senz’altro unica, che è mancata ad esempio a Microsoft in tutti gli anni zero, e continua a mancare ancora oggi che Steve Ballmer è succeduto a Bill Gates. L’idea di marketing di Jobs, i suoi keynote di presentazione dei nuovi prodotti, seguiti maniacalmente come messe cantate da milioni di adepti nel mondo, i prodotti dalla linea elegante e perfettamente minimale, simmetrici fino all’ossessione, sono tutti parti della mente di un uomo soltanto. Al limite di un ristretto staff di collaboratori visionari e brillanti (Jonathan Ive su tutti), non di tutta l’azienda. Questo forse ci fa preoccupare oggi alla notizia che la guida carismatica di Apple non ci sarà più e che il volto che ha reso celebre questo marchio non sia più associato ad esso.

L’eredità che il nuovo CEO Tim Cook eredita è pesante e complicata e sbaglierebbe a mio avviso se cercasse di campare portando avanti lo stile e il metodo imposto da Jobs negli ultimi 15 anni. Jobs è arrivato in Apple quando la società era al tracollo e ha sfornato negli anni computer e nuovi dispositivi innovativi e dal design rivoluzionario. Questa fortuna non potrà durare per sempre ed anzi i competitor si stanno avvicinando ogni giorno che passa sempre di più. Come è arrivata Apple con i suoi iPod nel 2001 e ci ha convinto che il lettore mp3 andava fatto in quel modo e che anche i suoi computer erano fatti bene, poi che il telefono doveva essere touchscreen, che i tablet non dovevano avere maniglie e pulsanti, che l’immediatezza e la velocità di un software è più importante di una lista di caratteristiche tecniche hardware da addetti ai lavori, così arriverà presto qualche nuova mente illuminata con idee geniali e prodotti innovativi e guiderà qualche altra azienda.

Apple può amministrare questo vantaggio sul mercato per qualche anno ma poi? Non ci accontenteremo certo di nuovi iPhone e nuovi iPad per tutti gli anni Dieci. La lezione di Jobs sarà stata utile ad Apple se sarà capace di innovare in maniera nuova, di stare al passo con i tempi non scopiazzando se stessa e le idee che il suo leader ha proposto in passato. Se i suoi prodotti saranno un po’ meno eleganti pazienza, in un futuro dove tutto è sempre più precario ci accontenteremo che funzionino bene e tengano alto il nome di un marchio che oggi fa sognare non solo il mondo informatico ma anche molta gente comune.

Dove acquistare Mac a prezzo scontato

Chissà cosa ci mettono dentro ai Mac per farli costare almeno il doppio dei normali pc. Ho passato anni a chiedermelo sbavandoci dietro.

L’estetica, pensavo, e va bene: sono indubbiamente più belli, più compatti, più ammiccanti. Così belli che mentre cerco posto in treno, se vedo un posto libero vicino a qualcuno che sta usando un mac, beh io mi siedo vicino a lui, anche se magari puzza o legge Libero. La robustezza, d’accordo: adesso peraltro i Macbook Pro ed Air li fanno tutti con una monoscocca di alluminio, che d’accordo, conduce l’elettricità in modo fastidioso e scalda tantissimo, ma sembra di trasportare il telaio di una Formula 1: tagliano il vento.

I dettagli, poi, che nella scelta d’acquisto di un portatile secondo me sono quasi decisivi perché influenzano davvero l’uso quotidiano: la tastiera retroilluminata vale da sola mezzo rene, i tasti precisi ma anche morbidi, dalla corsa netta, rendono piacevole la scrittura, fanno anzi venir voglia, proprio, di mettersi lì e aprire il blocco note, la batteria dura più dei normali pc, e soprattutto, dettaglio che dettaglio non è, il monitor. I mac hanno la resa dei colori perfetta, il bianco è (finalmente) bianco, le foto sembrano addirittura “migliori”, anche se è solo un’impressione dovuta all’esplosione misurata e armonica dei colori. Il bianco “bianco”, sui monitor del mac, vale almeno un rene intero.

Ci sarebbe il discorso del sistema operativo, sì, lì si aprirebbero scenari dirimenti e scontri tra faziosi. Mac OS X è più semplice? Sì. E’ più personalizzabile rispetto a Windows? No. Ti lascia più libertà rispetto a Windows? No. E’ più rassicurante da usare? Sì. Ecco, ho passato anni interi a sbavare dietro ai mac per poi ogni sera ritornare nel mio letto con accanto un fidato Windows XP (sempre sia lodato) per due principali motivi: perché avevo bisogno di rassicurazioni, come tutti del resto, e perché i mac costavano troppo, dove il ‘troppo’ sta per ‘vergognosamente troppo’.

Ora che invece sono capitolato, probabilmente sobillato da amici che ne decantavano le lodi, e vi sto scrivendo da a un sublime Macbook Pro 15″, posso smentire i timori di uno stoico difensore di XP come me: il Mac è effettivamente rassicurante, e non mi sono mai ritrovato a maledirlo. Io volevo che il passaggio fosse immediato e indolore, e così è stato. Ci sono effettivamente delle stranezze incomprensibili: la misteriosa scomparsa del tasto canc, per dirne una, o l’impossibilità di dimensionare le finestre prendendole su tutti e quattro i lati, ma sono le prime che mi vengono in mente e non le più rilevanti.

Sconti per i macRimaneva così l’ultimo e decisivo ostacolo: il prezzo. Premetto: non l’ho superato del tutto, nel senso che lacrime e sangue le ho dovute versare comunque. Ma ho scoperto una leggera ‘falla’ nella rigorosa politica dei prezzi Apple, dove sconti e favoreggiamenti non sono assolutamente ammessi. Là dove il capitalismo non è arrivato, ci hanno pensato i rossi della Coop a macchiare il bianco immacolato Apple. Vengo al dunque: circa ogni mese i soci Coop (quelli con la tesserina, per intenderci) hanno diritto allo sconto del 20% su prodotti non alimentari. Un consumatore distratto potrebbe obiettare che alla Coop in corsia non si sono mai visti i Macbook e gli iMac. E ha ragione, ma il consumatore distratto si dimentica che esiste un Catalogo Virtuale, chiamato Coop Più, dove ci sono molti altri prodotti acquistabili, e sui quali si può applicare lo sconto 20% destinato ai soci.

Fate un po’ voi i vostri conti, tenendo presente che il 20% è applicabile soltanto ai primi 1000 euro di spesa. Quindi, il vostro Macbook Pro ve lo potete portare a casa con 200 euro di risparmio, tondi tondi. E’ un risparmio superiore all’Education, che di norma offre uno sconto tra l’8% e il 9% ed è riservato soltanto agli studenti. Soprattutto, sembra l’unica maniera per ottenere in Italia un prezzo più umano per i prodotti Apple.

Insomma, è semplice: voi andate alla Coop, lo ordinate tramite Coop Più, e poi dovete solo aspettare qualche settimana. Il trapasso sarà un pochino meno doloroso.

Pesce d’aprile per grafici

Andate su Google e cercate Helvetica. Best. April’s fool. Ever.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)