Archive for the 'Musica' Category

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Cinquestelle

marghera

Ci sono canzoni talmente straordinarie da farci dimenticare a volte quanto ci piacciano, dandole per scontate e ascoltandole come qualcosa che si conosce da tanto tempo e di cui ci si può fidare, senza particolare enfasi. Ci sono poi momenti in cui il lettore mp3 te le propone al momento giusto, in un contesto particolarmente significativo o anche no, ma che in quell’istante fanno da colonna sonora perfetta alla tua vita, o almeno a quei quattro o cinque minuti che passiamo in loro compagnia. Sono quei momenti dove le canzoni straordinarie diventano i nostri personali capolavori, le nostre top di sempre, e nei quali di solito il sottoscritto promuove – se già non lo è – un pezzo da quattro stelle al massimo di cinque stelle che il suo ipod può offrire nella scala di gradimento della sua collezione personale.

Così questa sera, seduto su una comoda e puzzolente poltrona della prima classe declassata a seconda del regionale in partenza da Venezia, mentre il convoglio partiva piano piano passando il Ponte della Libertà e la gente ancora si affrettava a sistemarsi nei pochi posti liberi rimasti, e il sole tramontava tiepido dietro le ciminiere di Marghera un tempo teatro di orrori chimici e oggi spettro postatomico di un’area forse mai troppo bonificata, mentre il torpore della stanchezza di chi prende un treno da tre anni ogni santo giorno mi coglieva complice l’imbottitura della poltrona, e la ragazza belga seduta davanti a me rappresentava forse l’ideale di ragazza con la quale passare una vita vedendomi già a fare Ferrara-Bruges ogni mese per andarla a trovare, (e mentre scrivo le suona il telefono e risponde in italiano così dall’accento scopro invece essere padovana, porcaputtana, mi son fatto ingannare dalla borsa con la scritta Bruges ma tutto il resto era veneto e direi che con le venete per un po’ ho chiuso non abbiatevene a male), ecco in quel momento preciso è partito Everything in its right place e mi è parso un pezzo perfetto, con un attacco perfetto e clamoroso, un suono perfetto, sintetico e angosciante, una perla di minimalismo postmoderno che ha addirittura dieci anni portati benissimo, capace di essere ancora un riferimento per tutto quello che è stata la musica degli anni zero, e non potevo credere avesse solo quattro stelline sul mio ipod perché ne ha guadagnate di colpo cinque e lode e ho aumentato il volume fino a ricevere uno sguardo interessato dalla ragazza di fronte che sentendo dai miei auricolari evidentemente ha riconosciuto il pezzo sorridendo. Anche a Bruges ascoltate i Radiohead?

Cinque pezzi italiani e cinque no

impressioni_di_settembre
A settembre ricomincia un po’ tutto no? E allora ecco qualche singolo nuovo in circolazione e qualche roba più vecchia, qualche “consiglio per gli acquisti” da ascoltare in queste incerte ultime giornate d’estate. Prima che le foglie cadano del tutto, escano una marea di dischi attesissimi, i concerti tornino al chiuso e – ahimè – lontano dalla mia città.

Marlene Kuntz – Impressioni di settembre
Un grande classico, in versione più ruvida e non per questo meno intensa. Fondamentale ripescarla ogni anno per chi in questo mese si immalinconisce un po’. Per tutti gli altri c’è September degli Earth Wind & Fire.

Colapesce – Niente più
Una cover di Leo Ferré dolce ed ondeggiante dallo spin-off retrò del cantante degli Albanopower dal buffo nome di Colapesce. Magica.

Mercanti di Liquore – Il viaggiatore
Una filosofia di vita, una colonna sonora per molti chilometri on the road. Impara la tua direzione, da gente che non ti somiglia.

Perturbazione – Buongiorno buonafortuna
Dall’ultimo lunghissimo lavoro dei Perturbazione “Del nostro tempo rubato” – un disco sommesso e non invadente come loro solito – tra cui spiccano tre o quattro canzonette che il loro posto in radio tutto sommato lo meriterebbero. Consigliatissima anche “Il palombaro”, dallo stesso album.

Dente feat. Il Genio – Precipitevolissimevolmente
Il solito pezzo simpatico e tormentone alla Dente. Le influenze del duo di Pop porno sono quasi nulle in questo pezzo. D’altronde, è una cover di Bruno Martino, quello che ha scritto il pezzo definitivo sull’estate: Estate.

Stars – Dead hearts
Ma. Quanto. Siete. Sempre. Adorabili.

Weezer – Memories
Rock U.S.A. Una garanzia nel loro genere. Curiosità: il loro nuovo disco si chiama Hurley, e indovinate chi ha in copertina? Yes, dude.

Belle and Sebastian – Write about love
Un po’ retrò e lounge, il nuovo singolo dei Belle and Sebastian il cui disco è in uscita tra pochissimo, acchiappa ai primi ascolti.

Julian Casablancas – I’ll try anything once
Dalla colonna sonora di Somewhere, di Sofia Coppola (idea carina, film scarsetto). Questo delicato pezzo scritto dal leader degli Strokes come demo del futuro You only live once, forse lo preferisco alla versione definitiva.

Eels – Spectacular girl
Vedi commento al pezzo degli Stars.

By the times we met the times are already changed

Urgenza. Dopo averla sepolta (Funeral), e tramandata (Neon Bible), ora gli Arcade Fire prendono le sacre scritture bussando alle porte dei sobborghi (The Suburbs). Divulgano come pastori dal sorriso buono e mite il Nuovo Testamento, che non è esattemente ciò di cui avevamo bisogno (l’Urgenza, per l’appunto), ma sono così convincenti che sanno cambiare i nostri bisogni. Io gli credo, nonostante tutto.

The Suburbs

E là dove sembra che aggiungano, strato su strato, canzone su canzone, concept per concept, vince invece la sottrazione. Si fermano una nota prima, un ghirigoro prima, un ricordo prima. Di. E accontentarsi assomiglia molto al crescere, anzi, all’andare avanti, che è diverso, che comunque loro sono sempre quelli di incontrarsi in mezzo alla città mentre fuori nevica, dimenticandosi i nomi dei genitori e un po’ di tutto il resto. Dimenticandoci anche che nel 2007 fecero il concerto dell’anno e forse del decennio, lasciandoci tutti con dei sorrisi che nemmeno a lavarli, vengono via.
E stasera ce ne aggiungeremo uno sopra.

Puoi dirlo a tutti

Tra qualche ora saremo ancora sotto ai piedi bollenti del Savonarola per svolantinare pagine fotocopiate. Manifestiamo per il diritto alle cose belle, e per il dovere di farle. Puoi dirlo a tutti.

Dopo il concerto dei Pixies, ci abbiamo preso gusto, e anche per l’adunata de La Tempesta sotto le stelle ci sarà uno speciale in bianco e nero per gli intrepidi in coda sotto al sole pronti ad assistere alla maratona di musica italiana e indipendente.
I colori questa volta ce li abbiamo messi noi: Eugenio racconta cosa significa per un ferrarese andare a un concerto in bicicletta, il sottoscritto blatera di case liberate dai genitori e di poster portanti, Enver ci spiega quanto importante sia fare musica oggi in Italia, e come farlo, soprattutto, Accento Svedese ha un problema con il cellulare che glielo risolveranno i Uochi Toki, Luca RadioNoiseBlues riannoda i fili scoperti di Vasco Brondi, Gaia vive nel mondo prima, e dopo, dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

In prima pagina troverete il saluto di Enrico Molteni, con una clamorosa rivelazione sulle prossime sorti de La Tempesta. E ha scritto per noi anche Alessandro Alosi, de I pan del diavolo.

Tutto questo legato assieme con ago e filo da Alessandro Baronciani, che ha illustrato lo speciale. Sono 500 copie, finiscono in fretta, quindi vedete un po’ voi.

Ciccsoft Speciale Tempesta sotto le stelle - sabato 10 luglio 2010 - Ferrara piazza Castello

 

Chi non ci sarà in piazza Castello questa sera, può scaricare il pdf a questo indirizzo: http://www.ciccsoft.com/latempesta/ciccsoft-tempesta.zip

Grazie ad Alessandro, Enrico e Alessandro.
E poi a Federico, Luca ed Enrico. E a Gaia.
E a Simone che ha fatto le due di notte con noi.

Stai parlando con me?

C’è un pezzo nel repertorio del Teatro degli Orrori che si chiama “La canzone di Tom”. E’ molto bello, lento ed intenso, tratto dal loro primo disco “Dell’impero delle tenebre” e che li ha portati all’attenzione di un pubblico molto ampio sebbene la consacrazione definitiva ci sia stata l’anno scorso con l’album “A sangue freddo”. Ma non è questo il punto. Al termine del loro concerto a Padova questa sera M. si soffermava sul testo della canzone e del significato che potesse avere. Ve lo riporto a pezzi, poi spiego.

Hai sentito di Tom?
Tom che se n’è andato via!
Questo non è uno scherzo,
Non è neanche una fantasia.

Hai sentito di Tom?
Tom che se n’è andato via!
Come ci illudi, Tom,
di essere ancora tutti vivi
mentre guardiamo sempre dall’altra parte.

In questa prima parte, il cantante parla con un ipotetico amico o amica, l’ascoltatore stesso oppure una generica terza persona, informandola della scomparsa di Tom. Ma si rivolge anche a Tom, con un triste commento alla sua dipartita e al suo effetto su chi è rimasto. Ci sono dunque tre attori nel pezzo, che chiameremo per semplicità Autore, Amica, Tom. Prosegue:

Avrei voluto dirti tante cose…
forse la più importante non la ricordo più!
Avrei voluto averti amato…
ma è così tardi ora!
Parlami ancora Tom…
Parlami ancora…
Dimmi qualcosa.

A questo punto è chiaro che l’Autore si sta rivolgendo a Tom e non parla più con l’Amica che informava poco fa della triste notizia. Oppure no? E se fosse invece che queste parole siano rivolte proprio all’amica e solo le ultime tre righe a Tom? Poi continua:

Ma non importa…
Non è per questo che ti chiamo…
Volevo dirti…
Volevo dirti “ti amo”!
Cantare una canzone, per non dimenticarti più!
Cantare una canzone, per averti sempre…
sempre con me!

Con chi parla ora l’Autore? Con Tom? Con l’Amica? Se sta chiamando qualcuno allora è l’Amica per metterla al corrente della scomparsa di Tom, certo non Tom che non c’è più. Eppure la canzone è “per non dimenticarti” e quel “volevo dirti” sembra indicare un saluto affettuoso proprio verso Tom. A questo punto le correnti di pensiero diventano due: c’è chi dice che l’Autore (o un’Autrice che non sia il cantante del Teatro stesso, come peraltro nel brano “Due” dove a parlare in prima persona è una lei?) rivolge questo “ti amo” a Tom, come il sottoscritto, o chi invece vede in quel “ma non importa”, uno stacco tra le parole rivolte a Tom e un ritorno alla discussione e alla “telefonata” con l’Amica, come sostiene M.

Voi che ne pensate? Per la cronaca, non trovando un accordo la discussione è poi finita sul quantitativo di belle fanciulle presenti al concerto sul quale si è avuta ampia convergenza. Le parole esatte degli apprezzamenti, secondo i testimoni, non comprendevano esattamente il termine “belle fanciulle”.

Chiedi chi sono i Pixies

Quando compaiono i primi tubi innocenti in piazza Castello, si capisce che la primavera ha voglia di riposarsi. Quando poi migliaia di persone iniziano a saltare su quei ciottoli, c’è la conferma: l’estate è arrivata a Ferrara.

Ok, ci sono già stati i Wilco a teatro, ma Ferrara sotto le stelle è soprattutto (per chi ha visto le passate edizioni) i concerti all’aperto: ormai un “classico” dei festival italiani (ed europei, lo vogliamo dire?). Domani sera arrivano quei mattacchioni dei Pixies: tornano in Italia dopo mille anni con la loro musica sbilenca. Suoneranno Doolittle (e si spera chiudano con quell’altra canzone lì), nel ventennale della sua uscita.

Abbiamo chiesto ad Accento Svedese, Francesco Locane, Enzo Polaroid e Livefast, di provare a spiegarci che cosa sono stati i Pixies. Che cosa sono. E perché ha ancora senso un loro concerto, dopo più di ventanni, nel 2010. E’ venuta fuori una “fanzine fotocopiata”, stampata in limitatissime 500 copie, che verrà distribuita domani sotto al Savonarola, in attesa del concerto. Dentro, troverete anche “una specie di benvenuto” (cit.) di Vasco Brondi.

Ciccsoft - Speciale Ferrara sotto le Stelle 2010 - Pixies

Per chi non passerà domani da Ferrara, la può scaricare qui (in formato pdf): www.ciccsoft.com/pixies/ciccsoft_pixies.zip

Grazie a Enzo, Federico, Francesco, Simone e Vasco. E a esserelemma.

Silenziosi come un tuono

La piazza di Carpi è grande. Sarà lunga almeno due campi da calcio. Almeno, eh. Forse di più. Dentro finiscono per starci un sacco di cose. Una chiesa, là in fondo. Poi un castello, un teatro. Dei portici, dei barettini, dei bancomat, tanti ciottoli. Un palco. Un referendum, che firmo subito e convinco gli altri con me a fare altrettanto. Cantanti, scrittori, partigiani, reduci. E tanta gente.

Parlano tutti, in questa piazza grande che si apre come una prateria improvvisa in un buco della Bassa. Parlano i giovani sotto il palco, ragazzine in tiro sfattoni alternativi fotografi improvvisati gente capitata per caso o per noia o per contagio. Parlano anche i cani, per chi li sa ascoltare. Parlano sul palco canzoni di guerra, di dolore morte e cose molto molto brutte e molto molto lontane, per questo forse così vicine. Tutti parlano, dicono quel che va detto in una giornata come il 25 aprile in un momento come questo. Parlano parlano e la piazza sembra proprio grande, sì. Caspita, saranno anche più di due campi, minimo.

Dentro questa piazza ci sta tutto, non ci manca nulla, non siamo come loro, non lo saremo mai, siamo diversi. Io però non parlo, sto muto, per conto mio, giro per la piazza faccio incazzare il resto della compagnia perché faccio l’asociale, faccio finta di fotografare per non dover dire qualcosa pure io. Mi guardo attorno, penso che è davvero enorme questa piazza a Carpi, pure bella voglio dire, fa pure caldo, è già estate mascherata da primavera, la primavera quando arriva è già finita che neanche te ne accorgi, se non fosse per gli starnuti che ti fanno alzare la testa al cielo e vedi sopra di te del vetro.

Materiali Resistenti

Così mi rendo conto che siamo completamente circondati dal vetro, un’enorme campana di vetro senza la neve e noi ci siamo finiti dentro, una calotta trasparente che ricopre tutta questa piazza di Carpi così grande che dentro finiamo per starci tutti, e fuori rimangono loro. E le parole del comandante Dièvel sono proiettili che finiscono sul vetro, come le firme sul referendum sull’acqua pubblica, cosa vuoi che c’entri con la Resistenza, scorreva sangue sulle montagne e ora scorre acqua qui in pianura, o al massimo birra a 3 euro per inzupparci le pizze inscatolate fredde, come “muori tutto vivi solo tu” che ti vengono i brividi a sentirlo dire da Max Collini, come “il reggae è quello che ci vuole in un’Italia fascista”, come Capovilla che si sparge il corpo e la voce di merda, come i coglioni di Nori, nel senso delle poesie che legge, come i miei occhi che lo fissano immobile mentre descrive cos’è la guerra, sono tutti proiettili sparati in cielo nemmeno fosse capodanno, invece è il 25 aprile, fingiamo di essere in primavera ma è già estate, molto è già compromesso, forse tutto, chissà quanto è spesso quel vetro, chissà se si lascerà perforare, chissà che magari stavolta si infrange e si spacca tutto e piovono addosso schegge di vetro, speriamo che facciano feriti anche dall’altra parte.

(Le foto di Materiali Resistenti, qui sotto)

Stupendo irrinunciabile come un 25 aprile

tape-dispenserMettete dei fiori nei vostri lettori. Direttamente dalla playlist fissa “tryout” del mio ipod ecco cosa è passato, è piaciuto, ed è rimasto ancora una volta, e poi un’altra volta e un’altra ancora in questo aprile che ormai volge al termine in attesa di maggio e del nostro coraggio. Buon ascolto.

1. The National – Bloodbuzz Ohio
Un gradito ritorno, con il sound di sempre e un disco appena uscito – High Violet – che non potete perdervi se anche voi ritenete la voce baritonale di Matt Berninger una delle più belle degli anni Zero.

2. Il Teatro degli Orrori – Due
Cattivi, esagerati, pungenti, malinconici. Il gruppo di Capovilla o si ama o si odia (e certo lui non sembra un tipo facile in apparenza) ma ha confezionato un disco prezioso, che a distanza di mesi ancora riempie club e locali in mezz’Italia. Se vengono dalle vostre parti approfittate per sentire come si dovrebbe fare rock in Italia. Ad avercene di gente così.

3. Baustelle – La canzone della rivoluzione
Quando mi chiedono: che hai fatto sto mese di bello? Ho ascoltato il disco dei Baustelle, rispondo. Ho adorato gli spietati, venerato i mistici, pensato alle rane, baciato la bambolina. E per Andrea di Mestre o per Maria di Matera questa è una delle tante chicche del loro ultimo I mistici dell’occidente.

4. MGMT – Flash delerium
In un punto del ritornello mi ricorda un po’ la canzone dei Goonies e non capisco bene  se sono matto io o che cosa. Il pezzo è carino, anche se molto distante dai livelli pazzeschi di Time to pretend.

5. Caribou – Odessa
Ipnotico e speciale. Un successo partito dal nulla e ora suonato un po’ ovunque nel mondo.

6. Lissy Trullie – Ready for the floor (Hot Chip cover)
Una cover che rende questo pezzo un must delle vostre feste per far muovere un po’ il culo agli invitati, ancora più di quanto già non lo fosse l’originale degli Hot Chip.

7. Nada Surf – Enjoy the silence (Depeche Mode cover)
Ma quanto sono bravi questi signori a fare cover? A parte un pop rock piuttosto facile e un paio di singoli azzeccati e tormentoni, li ricordo anche per una bellissima versione di Where is my mind? dei Pixies. Qui invece rifanno il classicone dei Depeche con uno stile ballad completamente diverso. Piacevolmente leggera.

8. Tre allegri ragazzi morti – Puoi dirlo a tutti
Questi eterni ragazzini adulti (morti) con le maschere, se ne escono dopo 16 anni di carriera con un disco reggae che in apparenza nulla ci azzecca con il loro sound di sempre. E guarda un po’: non solo è bellissimo ma è forse il disco della maturità artistica del gruppo di Pordenone. Lo spettacolo della vita è diventato grande ma tolta la maschera è poi sempre lui.

9. Dark dark dark – Bright bright bright
Non so di chi sia questa dolcissima voce femminile, non ho idea di che gruppo sia, da dove venga, non ho nemmeno voglia di saperlo cercando sulla rete qualcosa al loro riguardo. Preferisco tenermi questo gioiello e riascoltarlo di continuo lasciando la parola alla musica.

10. Band of horses – Way back home
Le atmosfere sognanti dei Band of horses che avevamo amato per la sempiterna The Funeral sono ancora tutte al loro posto nel nuovo nuovissimo album Infinite Arms. Tra le novità del mese che non dovreste perdervi.

You know they stay anyway

Ti picchiano con un martello di gommapiuma. I Notwist sono così, delicati, quasi teneri nel loro dondolare avanti e indietro, sempre lo stesso, su qualsiasi ritmo delle canzoni. Ma picchiano, ti maltrattano con mani di fata. Senza farti lividi, senza farti sanguinare: colpi precisi, risoluti, spietatamente teneri.

Ieri sera all’Estragon ho sperimentato nuovamente l’effetto ipnotico dei loro concerti. All’inizio scattavo foto a ripetizione, poi, piano piano, ho smesso, appoggiando il mento sulla macchina fotografica rimasta ferma, muta. C’è stato il finale in salita che non finiva mai di Gloomy Planets, e tante altre perle. E il mio sguardo si è perso nel vuoto. Con i Notwist è così: ti ritrovi a fissare il vuoto, a lasciarti sorridere, commuovere, senza nemmeno rendertene conto.

Le foto del concerto qui:

Un nastrone marzolino

mixtape

Finisce il più lungo e freddo inverno degli ultimi anni (notate la frase generica “degli ultimi anni” con la quale mi chiamo fuori da ogni eventuale lamentela o paragone con annate più fredde di epoche imprecisate) e qui c’è tanta voglia di aprire le finestre e tuffarsi su un morbido prato tra le margherite fiorite. Nell’attesa che ciò accada, un po’ di pezzi più o meno nuovi per le vostre scorribande in bici o passeggiate con il cane in questo improvvisato e variegato primo nastrone primaverile. Buon ascolto!

1. The Morning Benders – Excuses
Aprite le finestre e lasciate uscire l’inverno che il sole sta per arrivare!

2. Baustelle – Gli spietati
Pochi giorni che è uscita e già l’amiamo. Un classicone baustelliano un po’ dixie dal testo semplice ma che acchiappa.

3. Northern Portrait – When Goodness fails
Sono tornati gli Smiths e nessuno mi aveva detto niente. Se non fosse per la voce di Morrissey si farebbe confusione.

4. The Radio Dept – Heaven’s on fire
Meno rarefatti del solito, e un pelo più pop, ma questo pezzo se non proprio ballare fa venire voglia di primavera e di ondeggiare lentamente.

5. Canadians – The richest dumbass in the world
Quel dritto di Dietnam e compagnia bella azzeccano un singolo semplice e in linea con lo stile Canadians che si lascia cantare e non manca di adorabili coretti in sottofondo.

6. Tunng – Hustle
Pranzo della festa. Primo: banjo. Secondo: tamburelli. Contorno: voci femminili.

7.  Il Pan del Diavolo – Coltiverò l’ortica
Dalla Sicilia con furore, una voce graffiante e una chitarra cattiva e folk per qualche salto assicurato.

8. The Lodger – The good old days
Un pezzo che potete giocarvi ad una festa, dove pochi la conoscono ma in molti vi chiederanno “carina, chi sono?”

9. Vampire Weekend – White sky
Questi son matti da legare. Il disco più veloce e nervoso del 2010 contiene anche questo pezzo simpaticissimo pieno di falsetti ideale se andate a correre o volete un po’ di brio mentre fate le pulizie di primavera.

10. I’m from Barcelona/Daniel Lindlof – Lower my head
Gran finale: scegliete una collina a correte giù a perdifiato godendovi l’aria fresca in faccia. Questo pezzo è semplicemente grandioso.

Buffet

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Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)