Archive for the 'Non catalogati' Category

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Per molti ma non per tutti

Se ti metti in uno dei due fuochi dell’ellisse hai la possibilità di sentire qualcosa

Pelodia

Questa frase è stata pronunciata dopo tre ore di coda per provare a sentire Paul Ginsborg e Marc Lazar che parlano di Italia invertebrata. Quando arriviamo davanti al Teatro Comunale veniamo dirottati verso il cortile interno: la sala è piena, nel cortile c’è la diffusione audio.

la situazione nel cortile ellittico, in una pregiatissima foto fatta col cellulare

In sostanza, sembra un po’ di sentire la voce di dio che arriva dal cielo.

Sempre che la voce di dio sia uguale a quella di Gad Lerner.

. aria fritta

nessuno di noi può immaginarsi quanto siano collegate tra loro le parti del corpo. la funzione dei nervi la intuiamo solo quando si infiammano e ci fanno male, quando non riusciamo nemmeno a cuocere un uovo per via di un dolore ad un fianco, ci rendiamo conto che siamo semplicemente una centrale elettrica con molti fili che hanno a che fare l’un con l’altro. così è anche per le persone che se ne vanno. non intendo dire che partono all’areoporto, o che muoiono: parlo di quelle che scelgono di andarsene con coscienza, che non fanno fatica a racimolare la loro roba, e che non si voltano indietro quando varcano la porta di casa (anche metaforicamente parlando). non ci rendiamo conto dell’esistenza di una persona, o di quanto quella persona conta per noi, di quanto ci ascolta o di quanto ci fa piacere averla intorno, finché non se n’è andata. é un concetto fritto e rifritto, ma è la verità. ellen page in juno diceva: non mi rendo conto di quanto mi piace stare a casa mia finché non vado in un posto diverso per un po’. anche questa, è un’affermazione abbastanza già sentita, ma quando vidi il film mi colpì molto. a proposito di cose trite e ritrite, stamattina di buon’ora sono andata in libreria, ho perfino parcheggiato di fronte alle porte scorrevoli, cosa che in vent’anni di vita in cui frequento quel posto, non mi era mai capitata (ho spento la macchina e ho pensato: dovrò scriverlo sul mio blog, non dimenticarmi che è successo). questa, per esempio, é una cosa originale: trovare parcheggio davanti alla libreria di ponte san giovanni. poi ho fatto qualche passo, e come ho messo piede dentro mi sono resa conto di due cose. la prima (che mi succede sempre), era che ero di nuovo capitata in un posto, forse l’unico, in cui mi sentivo a casa mia; la seconda, che c’è ancora un mucchio di persone che non vogliono arrendersi al fatto che tutto é stato scritto o detto, e che ci provano, facendo spesso e volentieri la parte dei coglioni, a scrivere un romanzo. queste persone, che a me piace considerare amici anche se non ci siamo mai visti e mai parlati, sono tutte lì che si danno la mano. calvino guarda buzzati da sotto a sopra stringendogli la mano, i libri di marek van der jagt salutano quelli di arnon grunberg, ignari che il loro autore sia la stessa persona; e infine ci sono i signori nessuno – la maggioranza, in verità, gente che ha scritto libri per passatempo, o chi l’ha fatto solo una volta e poi mai più; quelli che gli é bastato provare, quelli che stampano ancora roba ma non vendono, quelli che vendono esageratamente, quelli che stuprano il mestiere, quelli che fanno vergognare la categoria, quelli che meriterebbero di stare sul banco degli “scelti per te”, ma che non vengono mai scelti. non lo so perchè ho iniziato parlando delle parti del corpo e sto finendo per parlare di librerie e libri – una risposta plausibile potrebbe essere che sono il mio argomento preferito, o un’altra risposta accattivante potrebbe essere che metaforicamente parlando i libri fanno parte di me come parti del corpo o che mi si infiammano le ghiandole quando non riesco a leggere libri; ad ogni modo tutti questi signori nessuno, a parte certe categorie, sono tutti miei amici, e per un attimo mi viene da ridere pensando che se é vero che gli amici sono nati per aiutarsi, in questo momento avrei bisogno di un massaggio al fianco sinistro: mi immagino tutte le coppie di mani che ci sono in una libreria, tolti i commessi e i clienti, che mi fanno un massaggio per farmi passare il dolore. non ho mai riflettuto a quante paia di mani potessero co-esistere in una libreria sola, anche se di modeste dimensioni: chissà quanti modi di impastare, di toccare, di massaggiare diversi si potrebbero incontrare. ci sarebbe lo scrittore di libri un po’ sporchi che cerca di allungare le mani, lo scrittore di saggi di medicina che insiste per sapere bene dov’è localizzato il dolore. e alla fine, un mucchio di persone che massaggiano come sanno fare, che muovono le mani allo stesso modo di quando tengono in mano una penna o pigiano sui tasti dei loro portatili: in maniera personale e a volte goffa, troppo frettolosa, e per niente speciale, semplicemente veloce, perchè urgente è scrivere. credo sarebbero i miei preferiti.

L’editiorale di Argemone Baragni

Tutte queste sirene pessimistiche sulla crisi secondo me sono eccessive e deterrenti, anche perchè poi facciamo come quelli che a forza di dire una cosa che non esiste, va a finire che la cosa succede. E’ vero che alcune aziende hanno chiuso, altre hanno ridotto di molto l’organico e altre ancora si tengono in piedi sulla cassa integrazione, però bene o male tutto procede. Chi aveva i soldi prima li ha ancora, chi non li aveva non li ha neanche adesso. Voglio dire, abbiamo visto il Po pieno ma anche il Po vuoto, non è la prima volta che ce la passiamo un pò così così, e fare le vittime non serve.C’è poi la gente che ci marcia sopra, vedi gli operai della Fiat che vanno a protestare mentre Marchionne si appresta a chiudere l’affare del secolo, cioè l’acquisizione di Chrisler. Voglio dire quest’uomo, sta facendo qualcosa che potrebbe risollevare di molto il Pil dello stato, allora a che serve protestare, dovresti essere contento. Allora vuol dire che sei il primo tu a pensare che la crisi non ci sia, sennò saresti favorevole a certe misure che possono essere solo benefiche.E’ fuori discussione che spesso e volentieri sono stati i giornali ad alimentare certe credenze, perchè certa stampa palesemente di parte ha approffittato di qualche piccolo segnale per innescare falsi allarmismi; noi invece ci siamo sempre preoccupati di sottolineare i segnali positivi e adesso come adesso possiamo dire di aver avuto ragione. Anche quelli che vogliono dire che adesso tutto costa di più, è vero, però è colpa dell’euro. Se non fossimo entrati nell’euro non ci sarebbero state tutte quelle speculazioni che alla fine hanno fatto schizzare il prezzo del prodotto finito alle stelle. Io dico che un pò di crisi i commercianti se la meriterebbero visto quanto ci hanno mangiato sul cambio euro-lira. Però non è mai bello augurare il male alla gente; l’Italia sta bene, dà solo qualche colpo di tosse ogni tanto.

Le paure di uno scrutatore

A Ferrara, domenica e lunedì, si vota di nuovo. Ballottaggi e referendum, sai com’è.   Piccoli traumi per i giovani scrutatori. E’ vero che non si fa granchè e si viene pure pagati, ma conteggiare i voti, guardare le schede, fare una piccola summa della situazione elettorale di ogni singolo seggio, sono attività che lasciano un piccolo solco nell’Io collettivo (credo) dell’esercito contante. Vedete, per qualsiasi persona che non è completamente indifferente alla situazione politica nazionale, andare a votare rappresenta una gioiosa festa democratica. E per uno scrutatore veder nascere una moderata coda fuori dal seggio fa tubare di stupore; per la coscienza civica, chiaro, che spesso ci raccontano essersi spenta senza tante sofferenze, riposi in pace. Timbrare, registrare, indicare la cabina, consegnare quel plico di schede colorate grandi come otto kleenex, possono essere un picco di orgoglio democratico che manifesta con una strabordante gentilezza verso l’elettore di turno. A volte succede però che tutto questo, col senno di poi, si tramuti in un grottesco e viscerale odio per se stessi. E’ vero che è democrazia e che è giusto votare come meglio si crede. E’ vero che potere popolare uber alles. Ma tant’è, un rapido moto di astio epidermico per tutte le persone che hai accolto imbabolata come una demente, coglie spesso e volentieri l’impavido conteggiatore. Per un attimo, non c’è più razionalità. Continue reading ‘Le paure di uno scrutatore’

Elevation

(dialogo tra padre e figlio appena sentito nella hall di un albergo. Il primo chiama l’ascensore, fermo al secondo piano, per andare nella camera al terzo usando il tasto di chiamata <giù>)

F. Papà, perché hai usato quel tasto e non l’altro?

P. Perchè l’ascensore è al secondo piano! Come fa a scendere se premo il tasto <su>?

(Non fa una grinza. Olé)

Tappeto rosso con doppia mozzarella

pizza_1Ricordate il caso dell’immigrato a Venezia e il suo nuovo negozietto di pizza al taglio? Deve aver letto Ciccsoft, o ha finito il corso di cucina serale, o più probabilmente è rientrato dalle ferie. Non solo ha riaperto, ma ha tolto la bandierona italiana con scritto PIZZA a pennarello, sostituendola con una lampada alogena da salotto con una lunga piantana. La lampada poggia su un vistosissimo tappeto rosso lungo circa due metri sul lato della strada, che termina davanti alla porta del negozio. Sul vetro della lampada – aridaje – c’è scritto sgangheratamente a pennarello “PIZZA”.
Ma la novità vera è un’altra: tappeto rosso, lampada o non so cosa, ma ora il bancone non è più pieno di pezzi di capricciosa invenduti: sono arrivati finalmente i clienti, e il nostro uomo non sta più con le mani in mano tutto il pomeriggio.

Vorrei diventare di colore

Non tanto per il probabile miglioramento della dote, ma soprattutto per ottenere l’immunità dagli insulti o, nel caso provengano, gustarmi una comoda vendetta, servita dai piani alti.

Vero, SuperMario?

Una brutta e una bella notizia

La bella notizia è che se navigate ancora con Internet Explorer – poveriavvoi! – da oggi questo sito non impiega più dodici minuti a caricarsi, perchè è stato risolto un piccolo bug (errore nostro) che colpiva solo il browser Microsoft. Quindi non avete più scuse per evitare di includerlo nella vostra rassegna stampa mattutina!

La brutta notizia è che dopo tutti questi mesi in cui andava lento a caricarsi con Internet Explorer probabilmente avrete anche smesso di seguirci e quindi queste righe festose non verranno lette. Governo ladro.

Il paese è reale /2

In un solo giorno eliminati Veltroni e gli Afterhours. Nel Paese Reale in effetti, non c’è altro spazio che per Silvio ed Al Bano.

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Man mano che scorrono le ore si avvicina inesorabile la fine della vita terrena di Eluana Englaro.
Se ne rende conto lei? Lo sa? Aspetta con ansia da diciassette anni questo momento? E’ un vegetale? Soffre? E’ assente?
Sono domande che per me sono senza risposta ed onestamente invidio chi ha risposte certe su quest’argomento tanto da affermare senza remore di sorta che “quella non è vita”.
La verità è che nessuno potrà mai sapere se Eluana in questo momento sente qualcosa. 

La cosa che più mi fa impressione è che in questo momento si parli di una persona in stato vegetativo in termini “la mia margherita fiorita sul balcone è più viva di Eluana”, così, senza riflettere sull’enormità di queste parole, denigrando uno stato in cui vivono migliaia di persone in Italia, persone diversamente abili, confinate in un letto per sempre o per periodi limitati, dipendenti in tutto per tutto dai propri cari o dalle associazioni di volontari.
Perdendo totalmente di vista quello che è il senso della battaglia legale condotta dalla famiglia Englaro la centralità del discorso viene spostata su un piano che non mi piace per nulla. Quello che porta la gente comune a pensare che in fondo dopo tutti sti anni i genitori di Eluana, poveri cristi, abbiano il diritto di disfarsi della melanzana in cui si è trasformata la loro figlia perchè vivere così non è dignitoso. I commenti e le opinioni in questo senso si sprecano, basta farsi un giretto in internet.

La questione invece è diversa, totalmente diversa, qui non si tratta di definire se Eluana è viva o meno, perchè per quel che riguarda il rapporto di Harvard è viva, sennò il problema non si porrebbe e la spina sarebbe già stata staccata da un pezzo se solo ci fosse una spina da staccare. Non si tratta neppure di stabilire se è uno stato dignitoso o meno di vivere, perchè trovo concettualmente aberrante dire che una persona in stato vegetativo non merita di vivere.
E non si parla neppure di Eutanasia, perchè eutanasia è altro, Eutanasia è la dolce morte, non lasciare un corpo agonizzare per settimane senza acqua e cibo, Eutanasia sarebbe forse più civile, ma non si sta parlando di Eutanasia.

 Qui si parla del diritto di un paziente di rifiutare le cure nel caso vengano ritenute inutili.
Ci sono tre gradi di giudizio che hanno accertato la presunta volontà pregressa di Eluana di non voler rimanere intrappolata in un letto e trattandola come una paziente normale tramite un tutore e un curatore speciale le hanno dato voce e le hanno fatto esprimere la volontà di rifiutare le cure.
Ora posto che nel caso di Eluana le cure in questione sono cibo e acqua e l’immagine di una persona che muore di sete è sempre di per sè atroce lei ha diritto di rifiutare queste cure, legalmente la situazione è ineccepibile, e nessuno può bloccarla, neppure cambiando tutte le costituzioni di questo mondo.

Il problema è che questa è la battaglia di Eluana, per se stessa.
Non dei pro-life, non dei pro-eutanasia, non della Chiesa Cattolica, non delle associazioni di diversamente abili.
Eppure si è visto come è facile cadere nelle provocazioni della Chiesa e profundersi in commenti su cosa meriti o meno di essere chiamato vita, commenti che non è lecito fare se non in forma strettamente personale parlando di se stessi visto che dove un uomo si permette di dire a un altro che la sua vita non è degna di essere vissuta c’è sempre il rischio di pericolosissime derive ideologiche.

Purtroppo la realtà è più dura e crudele e la realtà dice che fino a prova contraria Eluana è viva e morirà in una maniera atroce perchè è l’unico appiglio che le ha lasciato la legge italiana per fuggire dal suo stato che tre gradi di giudizio han ritenuto per lei insopportabile.
Per lei. Non per tutti quelli come lei.
Lei ha deciso di scendere e nessuno può fermarla.

Ma invece di soffermarsi su questi aspetti ed assistere con silenzioso cordoglio alla dolorosa fine di questa ragazza ci si perde in discorsi più grandi e più pericolosi, assumendo posizioni nette dove dovrebbe regnare una scala di grigi, rimanendo scoperti su fronti diversi rispetto a quelli su cui ci stavamo difendendo.

E il peggio deve ancora venire.

Buffet

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trovate a Londra

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Camera Ciccsoft

Comunque lui rimane il migliore

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)