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Voler fare una cover di Creep ad ogni costo

Ci sono una serie di canzoni “alla Vasco”, che si prestano benissimo ad essere coverizzate da lui. Come diceva un gran bel blog che oggi non c’è più: urlano per essere coverizzate. Ora succede che in un abile mossa di marketing il nostro rocker di Zocca si sia andato a scegliere come cover uno dei brani internazionali più belli degli ultimi vent’anni, che per carità si presta benissimo allo stile Vasco.

Lo stile Vasco, per inciso, è: chitarra elettrica distorta ma tranquilla, strofa dolce e malinconica quasi parlata perchè la voce inizia a scarseggiare, testo da cucciolone che fa gli occhioni dolci, ritornello incazzato ora-ti-mostro-chi-porta-i-pantaloni-qui con parolacce random cazzo-figa-tette-culo, bridge, coro generale nanananaaaaa da urlare a perdifiato con centomila persone negli stadi di tutta Italia mentre il chitarrista sfattone improvvisa un assolo alla Jimi Hendrix. Facoltativo: chiusura con ripresa del tema, sussurrato, nuovamente dolce per dare la botta finale alla fan quindicenne.

E’ venuto il momento di dirvi che canzone ha scelto Vasco per essere coverizzata, casomai ancora non lo sapeste: Creep dei Radiohead, il loro primo singolo del 1993, incluso nel disco Pablo Honey. Il brano di Vasco però si chiama Ad ogni costo, e anche il testo è un po’ cambiato.
Ora vi sgomenterete per la notizia, vi accascerete al suolo sconcertati e fuggirete dal computer senza proseguire la lettura di questa in realtà interessante analisi. Oppure se siete fan di Vasco, vi rallegrerete per l’uscita del nuovo singolo perchè non avete probabilmente mai sentito Creep originale. Vi prego in ogni caso di andare oltre, almeno per rispetto verso un povero blogger che scrive una frase come la precedente tutta con i verbi al futuro della seconda persona plurale.

Tre considerazioni:
Primo: bisogna ammettere che Creep è una canzone perfetta per Vasco. Ci sta: è un brano alla Vasco. Quando ho appreso della notizia già mi vedevo il coro finale da cantare tutti abbracciati perchè Creep potenzialmente ha un finale che si presta, ed immancabilmente Vasco l’ha sfruttato. Furbo.
Secondo: il pezzo dei Radiohead ha un bel testo, è struggente e il coro suddetto è in realtà un lamento, un urlo, che diventa con Vasco la solita prova di virilità per urlare un po’ a casaccio per riempire quei 15-20 secondi di musica. Il testo di Vasco è invece deboluccio, e non ci aspettavamo molto di più visti i recenti successi; buone le parti musicali, testi piatti da ragazzina delle medie/sciampista (cfr. Vieni qui, una a caso). Non ci siamo.
Terzo: intere generazioni OGGI conosceranno un pezzo del Novecento così clamorosamente poetico e così dannatamente manifesto per un sacco di noi, ci canteranno su parole completamente diverse, vivranno emozioni completamente differenti, e alla fine dei giochi attribuiranno il merito a Vasco. (cfr. Geordie, per i nonni un pezzo tradizionale britannico, per i genitori un brano di De Andrè, per i pischelli un pezzo truzzo di Gabry Ponte). Questo non va bene.

Insomma alla fine il brano ci può anche stare, se non fosse svilito da una strofa davvero sofferta e povera. Il sound è invece identico all’originale, e dal minuto 2.30 in poi diventa gradevole come ogni pezzo di Vasco che finisce in nanananaaaa (ok, adoro i nananaaaa di Vasco).
Però ecco, poteva risparmiarselo. Avrebbe venduto lo stesso anche con la sua roba. Scomodare i Radiohead dall’alto della loro magnificenza musicale britannica per portarli nel Belpaese dandoli in pasto a quella marea umana che ascolta Vasco e non i Radiohead di oggi (così differenti da quel primo singolo!), ecco, non mi pare una grande idea. Esportare i Radiohead a colpi di suonerie e tvb. Decisamente non una grande idea.

Inoltre la frase che sentiremo in tv “Scarica la suoneria di Vasco Ad ogni costo” è un messaggio subliminale un po’ scorretto, ma conto sul buon senso del Garante.

Buffet

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