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Perchè ci ricordiamo dell’11 settembre

Oggi ricorrono dieci anni dall’attentato alle Twin Towers di New York, una giornata che in qualche modo ha cambiato la vita di molti americani e non, e la percezione del resto del mondo sul concetto di terrorismo. Quel giorno di dieci anni fa avevo iniziato l’università da appena un giorno, mi trovavo a lezione nell’ultimo banco in fondo e un’amica seduta a fianco a me mi informava tranquilla di un attentato alle Torri Gemelle. Io che avevo 18 anni, e non ero mai stato a New York, nemmeno sapevo cosa fossero le Torri Gemelle. Mai viste, mai fatto caso a queste due cose altissime che svettavano sulla skyline di Manhattan, eppure in tanti film e fotografie erano sempre state li ed oggi sono la prima cosa che notiamo quando guardiamo un’immagine di New York. Foto prima dell’undici settembre, foto dopo l’undici settembre, tutto estremamente facile. La parola attentato unita ad un posto che non conoscevo non ha suscitato in me emozioni particolari sul momento, facendomi bollare la cosa come la solita bomba in un palazzo americano, eventi di certo non all’ordine del giorno ma qualcosa di già noto nell’immaginario collettivo. Poi il tam tam mediatico e i particolari che iniziavano a trapelare persino a noi studenti chiusi in aula magna a seguire una lezione di geometria: aerei che si schiantano contro grattacieli. La dinamica è nuova, terrificante se avessero confermato che non si trattava di uno sciagurato incidente. Ma poi giunge il secondo schianto e gli aerei sono due e quindi non poteva essere una coincidenza. Quando arrivo a casa ad ora di cena tutti le televisioni del mondo hanno gli occhi sgranati davanti all’orrore di qualcosa che nessuna mente avrebbe mai potuto concepire. La tecnica terroristica aveva raggiunto il suo apice di imprevedibilità: potenzialmente dal giorno seguente sarebbe potuto succedere di tutto.

Negli anni a seguire abbiamo temuto altri attacchi terroristici simili e nella catena di eventi legati ad Al Qaeda abbiamo assistito alla bomba alla stazione di Madrid e quella nella metro di Londra. Attentati più simili a quelli cui eravamo abituati seppure di impatto terribile per numero di morti e per significato politico. Eppure le torri di New York sono rimaste impresse nella nostra mente come una pietra miliare della storia cui abbiamo assistito tutti in maniera forse per la prima volta globalizzata. Senz’altro l’evento storico più importante per la mia generazione che non ha conosciuto guerre o rivoluzioni.

Non ricordiamo l’undici settembre perchè è successo agli Stati Uniti o perchè da quel momento è iniziato il conflitto in Afghanistan, ricordiamo l’undici settembre perchè da quel giorno abbiamo avuto tutti paura. Tanta paura per anni, che il precedente c’era stato ed ora poteva essere il caos. Che sarebbe toccato anche a noi. Che l’aereo era diventato pericoloso. Che la metropolitana poteva essere a rischio, ma anche l’autobus, anche la coda alle poste, anche l’autostrada, il benzinaio. Nel significato più totale di terrorismo si era creata una distinzione tra quello che gli esseri umani concepivano come possibile e rischioso e il resto delle nostre vite quotidiane, improvvisamente sopraffatte da un’angoscia e una tensione che non ci era mai passata per la mente. Poi ogni cosa con gli anni finisce per scemare, e non sono servite guerre in medio oriente o la cattura e uccisione di Bin Laden a calmare i nostri animi, ma solo il nostro cervello che con il tempo ha imparato a convivere con i propri fantasmi e passare oltre, accettando nel nuovo corso delle cose post undici settembre di fare code agli aeroporti per controlli severissimi ad ogni imbarco, o facendo attenzione al tipo sospetto che abbandona un pacco su un treno, esattamente come chi elabora un lutto presto o tardi si rialza e riprende la sua vita sperando sia ancora lunga. Deal with it, dicono gli americani.

Dieci anni dopo, abbiamo elaborato il nostro undici settembre e siamo qui a ricordarlo e raccontarlo perchè il mondo di domani non ripeta gli stessi errori. Almeno fino al prossimo evento della Storia, che spiazzerà tutti di nuovo e aprirà nuovi scenari, parole, paure, costringendoci a fare i conti con lui e cambiando ancora un po’ le nostre vite. Come sempre è stato e sempre sarà.

Buffet

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(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)