La cattiva notizia è quasi presentata come buona notizia. Ivan Basso, il più forte ciclista italiano, ha ammesso che sì, effettivamente è compromesso nella famigerata inchiesta sul medico spagnolo Fuentes, quest’ultimo particolarmente ghiotto di globuli rossi di sportivi. Il sangue del più forte ciclista italiano veniva mandato a svernare in Spagna, ma la vera notizia non è tanto il coinvolgimento di Basso in pratiche dopanti, quanto l’ammissione di colpa. Sta tutto in questo scarto l’evidenza di quanto il ciclismo sia ormai affondato nelle paludi del doping: il vero scoop non consiste nel beccare il ciclista con le mani nella marmellata (tale è la consistenza del sangue dei corridori, peraltro), quanto l’onestà di una confessione. Seppure tardiva e, soprattutto, costretta, l’ammissione di Basso merita fiducia. Concordo con Farfintadiesseresani, quindi, che non solo non abbandona Ivan, ma rilancia:
D’accordissimo, ma non sui tempi. Tornare da 2 ore di pedalata sull’argine del Grande Fiume, dopo aver assaporato la fatica della bici e il sole negli occhi, e leggere che il tuo ciclista prediletto ti ha ingannato (come fece il suo predecessore nel tifo), fa girare non solo la ruota della bicicletta. Tornerò a tifare Basso tra due anni, smaltita la retorica delusione, per applaudire nuove, vere vittorie di Ivan, tra le macerie di uno sport ormai cortocircuitato.
Note sparse su alcune cose curiose
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