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Dicesi ‘bici’

Se vi chiedono cos’è la bicicletta, voi rispondete così:

Sole, acqua, sudore negli occhi, strade sbagliate, aratri a bordo strada incrostati di terra, fumo di grigliate, insetti che entrano nella maglietta, gattini sonnolenti nell’erba, freni surriscaldati, incontri a metà strada, semafori rossi, lattine di cocacola masticate, il grasso della catena, la Madonna (di Sanluca, ma pur sempre la Madonna) e tanti, tanti alberi. Mai troppi.

Vent’anni dopo

Ieri pomeriggio un po’ perchè era più fresco del solito, un po’ perchè mi trovavo a casa senza troppi impegni, ho preso la bici da corsa e sono andato a fare un giro per la campagna attorno alla mia città. Sono andato a rivedere un posto dove non tornavo da circa vent’anni – converrete con me che un simile lasso di tempo nella vita di un neoventiseienne è notevole – e dove ho trascorso tanti pomeriggi spensierati in quello che è un mondo ormai appartenente al passato. Partivamo nel primo pomeriggio su una Fiat 128 bianca io, imberbe pupetto dalla zazzera biondocenere, e i nonni materni, diretti alla tranquilla velocità di crociera di circa 50 chilometri orari verso la Campagna.
Non sapevo esattamente dove si trovava la Campagna – era circa tutta intorno alla città, certo – ma nel mio caso significava un posto preciso. Una grande casa rurale, un capannone con i trattori e grosse bilancione da frutta e poi sterminati campi di frutta che si perdevano oltre lo sguardo e dove potevo smarrirmi letteralmente finchè non ritrovavo un sentiero per rientrare all’ovile. Si prendeva un sacchetto, o una cassa di legno, e si partiva a spigolare gli alberi facendo scorta di succose mele, pere, prugne o quant’altro. C’erano le galline, i cani che mi spaventavano, c’era soprattutto quell’aria di campagna, quell’odore di Natura nell’aria che sembrava un posto fuori dal mondo. Fossi, stagni, terra fresca, sporcarsi le mani, sudore, vento. Cose d’altri tempi appunto. Ricordi che hanno il colore di una Polaroid degli anni ’80, talmente lontani da perdersi in un tempo indefinito in cui ero genericamente “piccolo” e c’erano al mondo ancora delle persone care che erano i protagonisti della mia vita di allora. Poi il tempo ha portato via alcuni protagonisti, alcune abitudini, la 128 bianca è stata venduta e non si è più andati a mele in Campagna.

– Nonna dove si trova la campagna dove andavamo da bambini? – ho chiesto poco tempo fa in un impeto nostalgico e visto l’approssimarsi della bella stagione.

Così ieri sono tornato esattamente li, vent’anni dopo, vestito come un marziano su una fiammante bicicletta, occhiali da sole, caschetto ridicolo per la mia andatura turistica di chi è in gita e non a sgambare per macinare chilometri. Ho riconosciuto subito la strada tutta a curve che esce dal paese e si inoltra tra campi di frutta e casolari mezzi abbandonati. L’ho riconosciuta dall’odore che c’era nell’aria, il profumo che emana un campo a primavera, e seguendolo ho trovato senza sbagliare la mia Campagna. Mi sono fermato davanti al grande casolare, a rimirarlo. Tetto nuovo, infissi sistemati da poco, antenna satellitare, portone blindato e un cancello all’inizio del sentiero che mi ha impedito di entrare a curiosare come una volta si poteva fare. Magari ora hanno anche internet in casa, le bilance per pesare le casse saranno digitali, il fornello elettrico. Magari sono su Facebook. Non riconoscerei forse più nessuno dei figli e parenti, o forse si, ma la timidezza mi impone di non suonare per disturbare a quella che ormai potrebbe essere ora di cena per una famiglia che vive in campagna. Dal ciglio della strada ho estratto un telefonino avveneristico, ho sincronizzato il GPS salvando un segnalibro nel punto dove mi trovavo, per non perderlo mai più. Ho scattato un paio di foto come un maniaco qualunque, ho bevuto un succo di frutta e ho fatto marcia indietro tranquillamente. Non c’era molto da vedere in fondo, ora che mi è preclusa una corsa tra i campi sporcandomi le scarpe da tennis di erba fresca e terra, ma ci tenevo a rivedere un luogo come quello. Come ad assicurarmi che fosse ancora li, che era successo e che i miei ricordi avessero ancora un senso, nell’ultimo giorno da venticinquenne che mi rimaneva. Un breve ripasso, prima di continuare a crescere, a diventare grande.

Rientrando faticosamente controvento sulla provinciale che mi riportava verso la città lasciandomi la Campagna e il suo sole alle spalle ho pensato che forse di questi tempi così faticosi e pieni di incertezza, così rapidi e fugaci verso un futuro che vorremmo non arrivasse mai e che invece è arrivato da un bel pezzo, forse, la cosa più sensata che ci è rimasta da fare per capirci qualcosa di più è comprare una bicicletta e iniziare a pedalare. Non importa verso dove, alla ricerca di cosa, in compagnia di chi: pedalare via.

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Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
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L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
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Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)