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Aggiornamenti su misura

E’ sempre piacevole accorgersi che i social network pensano veramente a ciascun utente, te compreso.

Last.fm, il sito che si segna tutte le canzoni che ascolti, aveva una dashboard completa quando ti loggavi, e potevi vedere in uno spazio ravvicinato (e dunque immediato) quello che i tuoi amici stavano ascoltando ma soprattutto i concerti in programma nella tua agenda e quelli sottoscritti dagli altri. Avevi un quadro della situazione concertistica e magari poteva capitare che scoprissi un concerto nuovo perchè ci andava un tuo amico su Last.fm.
Con la nuova versione grafica, che ha pesantamente virato verso uno stile “alla facebook”, ora nella dashboard in primo piano ci sono inutili informazioni su una fantomatica “libreria di ascolti”: quello che conta (che per me equivale a quello che mi interessava, sono un utente egocentrico), è relegato in basso a destra, o addirittura scomparso.

Facebook, il famigerato faccialibro, ha cambiato ancora una volta la grafica. Pare l’abbia fatto stamattina. Una volta entrato, la prima cosa che mi salta all’occhio è che hanno tolto dalla pagina riepilogativa il link che usavo di più (Aggiornamenti di stato). Ora, capisco che non fosse universalmente fondamentale, ma essendolo per me, tutti gli opinabili abbellimenti estetici o funzionali mi diventano subito inutili, se mi vengono a togliere una delle poche cose che usavo veramente su Facebook.

Aggiornamenti veramente mirati. Poi dicono: uno ci fa l’abitudine, dai. Sarà. E’ un problema mio, lo so, e proprio per questo mi dà fastidio.

Questo blog che state leggendo è un servizio pubblico

I blog sono la Rai della socialità?Il 2008 ha decretato l’esplosione atomica di Facebook, ma ogni grande successo lascia sempre dietro di sè una scia di cadaveri. Oltre alla privacy di tutti noi, vittime illustri parrebbero essere i famigerati Blog, tanto che molti di noi non hanno nemmeno fatto in tempo a capire “che cosa fossero” che già vengono relegati a passatempo per chi se lo può permettere. Una cosa in più, per gli affezionati artigiani del web.

Ovviamente il discorso è sguaitamente generico, ma la tendenza che si annusa in giro vede sempre più una diaspora fra i mille rivoli dei social network (non soltanto Faccialibro) a discapito del formato blog, classico e personalissimo. E se su Facebook possiamo finalmente farci i cazzi degli altri come non mai (anni e anni che navighiamo e finalmente ci siamo riusciti), i blog hanno una caratteristica unica che nessun social network potrà mai avere, propria per la sua intrinseca natura.
I blog sono “pubblici”: non ci si deve iscrivere per leggere il loro contenuto, sono liberamente, casualmente, accessibili da chiunque sulla faccia della terra. Facebook invece è la Sky di noantri, gratuita certo, ma se non hai la “parabola” non vedi la “partita”: non accedi ai contenuti pubblicati da noi. Per leggere quello che sto scrivendo ora invece, non siete obbligati a iscrivervi a un bel niente, e non dovete preoccuparvi di quale foto con l’angolatura migliore del vostro seno scegliere per il profilo. Questa pagina è il servizio pubblico delle nostre menti pensato e divulgato per le vostre. Così sono i blog, la realizzazione artistica e compiuta del nostro ego, in cui possiamo permetterci il lusso di usare addirittura un nick, velleità che Facebook ci ha rubato imponendoci (l’uso comune, perlomeno) di riutilizzare quei burocratici nomi e cognomi che neanche all’anagrafe.

Nelle pagine tutte uguali, con tutte la stessa grafica (ma quanta soddisfazione dava farsi il proprio template su misura?), si consuma l’invasione della realtà su internet, il ribaltamento dei ruoli: la rete torna passiva di fronte all’attiva quotidianeità, con tutto il suo carico di “ipocrisia” nell’aggiungere volti rinnegati da anni di vita che ci avevano separato (ed un motivo ci sarà pur stato, se non ci si incrociava più, o no?).

La neutralità dei blog ha consentito a tutti noi di partire (teoricamente)sullo stesso piano, spogli del nostro vissuto, e di farci casualmente relazionare tra noi. I blog hanno fatto nascere amicizie, amori, litigi: hanno prodotto socialità realmente vergine, mentre Facebook non fa che oliare le amicizie che già abbiamo, e rinchiuderci nel nostro clan, più o meno allargato. Dove sta la casualità della scoperta di un bel post? Avremmo potuto mai scoprire il Maestro Chinaski (un esempio a caso) senza essere suoi amici, in un modello di social network chiuso come Facebook?
Che me ne faccio della comodità (pigrizia) di rintracciare e mantenere i miei rapporti sociali, se questo mi preclude la conoscenza di nuove persone?

Oggi per leggere molti di voi blogger che un tempo venivate addirittura qui a commentare o ci si incontrava alle primordiali feste nei foyer a Milano, mi tocca iscrivermi ad accrocchi mangia-tempo come FriendFeed, oppure essere vostro amico (per imperscrutabili motivi) su Facebook. E così non riesco più a leggere cosa scrive certa gente perchè non gli sono “amico” in uno dei tanti social network. Alla faccia della neutralità di internet.
Col senno di poi, in cinque anni di blog avrei dovuto curare molto di più le relazioni sociali, o forse è soltanto una lenta deriva, aperte miliardi di virgolette, mafiosa, chiuse le miliardi di virgolette, della scena blogghereccia italiana. E qui, noi si rimane da dove si era venuti: da fuori.

Facebook, io ti odio.

Stamattina leggo la mia mail e ci leggo una richiesta d’amicizia da parte di una compagna delle medie che non sento ne vedo da copiosi anni.
Tutta felice e curiosa mi accingo a immettere nome e password nei campi del login (ma non avevo lasciato tutto già loggato ieri sera?); subito il solerte mezzo mi avvisa che il mio utente è stato disabilitato invitandomi ad andare ad una pagina di faq che chiaramente in Italiano non esiste visto che fb in italiano fa schifo.

In pratica sono stata bannata senza spiegazioni nè altro dopo quasi un anno di onorata carriera quieta e tranquilla. Che voi sappiate usano fare così? E se mi reintegrano ho perso tutti i miei dati e tutte le mie cose? Come funziona?

Celò Manca

FacebookOrmai ho finalmente inquadrato la mania-Facebook. Altro non è che la riproposizione virtuale dell’album delle figurine. Al posto di Incocciati e Provitali, Stanic e Ruben Sosa, i nostri compagni di merende e di liceo, di università e di bisboccia.

E come mi capitava alle medie, anche adesso mi manca sempre una figurina per completare l’album…

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)