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Il solito pippone sui social network

Curioso notare come si passa una vita per uscire dalle dinamiche del Liceo, per poi ritrovarcisi ancora, e sempre con tutti e due i piedi ben infilati. Prendiamo ad esempio la giornata di oggi. Nella giornata di oggi alcune delle persone che seguo su Twitter hanno iniziato a vaticinare ambigui status riguardo a Diaspora. Che cos’è Diaspora? Ora ve lo spiego.

Diaspora è un social network open source che si pone in netta contrapposizione a Facebook. E’ ancora ad inviti, lo usano in pochissimi (nessuno), si basa su un concetto di privacy fortemente radicato che prevede dei filtri molto più selettivi e raffinati rispetto a Facebook. Decidi realmente tu cosa far vedere di quello che posti, e soprattutto a chi. Ma non è questo il punto. Diaspora potrebbe anche regalare sedute di sesso gratuite con Natalie Portman o scatenare una rivoluzione per spodestare Berlusconi. Non cambierebbe molto il senso del discorso. Diaspora è semplicemente un “altro” social network, di cui finora nessuno o quasi ha parlato.

Non so da voi, ma nella provincia in cui vivo, provincia più provinciale che mai, essendo della Bassa Emilia, vanno per la maggiore la musica commerciale e le discoteche (sì, le discoteche vere e proprie, non i ‘club’ o i ‘circoli’, quella è roba bolognese o milanese, no, le ‘discoteche’: house, gente laccata e pelle scoperta). Insomma, ce ne sono diverse, tutte praticamente uguali: cambia l’ubicazione, ma l’arredo, lo stile, la musica e la tipologia di persone che la frequentano è praticamente la stessa, clonata nei vari locali. Ora, succede che ogni anno ci sia 1 (una) discoteca che funzioni, a insindacabile giudizio della folla che si raduna unicamente lì dentro: le altre, vanno inderogabilmente a morire e perdono un giro. Ogni anno una discoteca sale alla ribalta e le altre soccombono irrimediabilmente. Il fenomeno è curioso ed emblematico per la sua totale casualità: non esiste un vero motivo per cui primeggi un locale rispetto a un altro, indipendentemente dal lavoro di marketing e promozione dei vari ‘staff’ delle discoteche. Sembra quasi che ad un certo punto le persone si mettano inconsciamente… telepaticamente, fate voi, d’accordo e decretino che quest’anno si andrà tutti a ballare , invece che .

Ecco, se prendiamo ora i social network, o comunque ‘internet’, e li consideriamo come se fossero l’insieme di tutte le discoteche della Bassa, le dinamiche per cui funzioni un sito piuttosto che un altro sono altrettanto insindacabili (non è proprio così, ovvio, ma sto volutamente estremizzando). Un sito funziona quando una quantità discreta di persone inizia ad utilizzarlo, trascinandosi con sè tutto il resto della massa-utenti: ma se chiedete a ciascuno di loro, singolarmente e chiusi al buio di una sala interrogatorio, isolati dal mondo, “perché” hanno iniziato a utilizzarlo, nessuno vi saprà dare una spiegazione soddisfacente. Accade, “così”, per una sorta di armonia collettiva stile invasione aliena che pervade improvvisamente e in modo immanente un certo quantitativo di persone. E così, da un giorno all’altro, “quest’anno si va tutti a ballare lì, invece che là”. Si va tutti a postare lì, invece che là.

Non credo che per Diaspora accadrà la stessa cosa, Facebook è troppo immanente nelle nostre vite internaute per essere soppiantato (è come inventare un sostituto dell’acqua, impossibile). Eppure osservando il fiorire del termine ‘Diaspora’ in molti status della mia timeline su Twitter, infilate in affermazioni critiche di gente che tutto sommato non capiva cosa stava succedendo (vedi il sottoscritto) e gente che invece aveva capito tutto e dunque taceva, mi son venute in mente le dinamiche del liceo. E se dico liceo, o scuola superiore, o scuola, tutti noi sappiamo perfettamente cosa vogliono dire.

Sappiamo che esistono un io, un tu e un loro, mentre il noi è quanto mai relativo. Abbiamo un cortile dove tutti, più o meno, giochiamo, o fumiamo la nostra paglia nell’intervallo. Ma ad un certo punto quell’angolo dietro la palestra, o il marciapiede sul viale secondario diventa un nuovo polo d’attrazione. Il ‘mistero’ di Diaspora è uno dei casi possibili di parallelismi. Eviterò di elencarvi le restanti similitudini tra vita liceale e vita sui social network, lasciando sottinteso che ‘voi’ sappiate esattamente a cosa mi stia riferendo: anche ammiccare per riconoscersi tra simili fa parte dei rituali liceali. Noi e loro. Tu ed io. Gli altri.

Ci abbiamo messo anni, anni di università e di lavoro su noi stessi, prima di tutto, per sfuggire alle logiche di Tapparella e di Come te nessuno mai. Eppure ci siamo di nuovo finiti dentro. L’unica vera ma non decisiva differenza (tra poco vi spiego perché non decisiva) rispetto al liceo è che scompare con internet la dimensione corporea, scompaiono le nostre facce (le nostre foto sono solo avatar, non scherziamo) e finalmente ‘si parte tutti alla pari’. Ma così come c’era una vita in classe, con i bigliettini scritti a mano e passati tra i banchi come ora si scambiano messaggi privati su Twitter o Facebook, poi arriva inevitabilmente il momento del Sabato Sera, della Festa, del viaggio post diploma, arriva ovvero il momento in cui fa irruzione il Paese Reale, ed è lì che si decide davvero se sei buono o cattivo, se sei con noi o con gli altri. E nel Paese Reale le ascelle tornano a essere pezzate, la voce torna traballante, il sarcasmo ricomincia a infastidire invece che portare nuovi follower, stringere la mano ricomincia a costare fatica, quella tipa che non ricambia il tuo innocente sguardo è di nuovo il sacro fuoco per emanciparti. E prometterti che con loro non ci giochi più, che in gita dormirai in stanza con altri, che dopo la maturità chi li risente più. Fino ai prossimi compagni di gioco, quelli che sì, loro sì, questa volta ti ascolteranno.

Buffet

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Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)