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A Ferrara le bici erano come le persone

Niente, ieri con i due viaggi in treno e mettici anche un’ora sottratta al sonno ho finito un libro che avevo preso praticamente senza pensarci alcuni mesi fa. Quando intendo senza pensarci intendo davvero senza pensarci, sono uscito dal lavoro, sono entrato dalla Mel (perché da noi si dice così, LAMEL), ho chiesto se avevano quel libro, che era uscito esattamente quel giorno stesso, qui la pazienza te la raccomando, sono entrato trafelato perché ero in ritardo, ero in bici e poi dovevo tornare a casa e scambiare la bici con la macchina, avevo ancora la Puntoverde, all’epoca, cara lei, e poi andare dal cinese e poi in stazione, e poi andare al Comunale per il miglior concerto di Vascobrondi visto finora, ché sabato all’Estragon non ci vado perché ora ci ha messo pure la batteria nei pezzi e perché comunque vado altrove, se ci metti insieme tutto questo ero trafelato e insomma entro da Lamel e chiedo questo libro, il tizio ci guarda e dice sì ce l’ho, e io dico che però ne volevo due copie, è possibile? e lui ah guarda ne abbiamo cinque se vuoi te le dò tutte, a me non cambia niente, a me sì invece, quindi ne prendo solo due, il massimo indispensabile, prendo infilo nello zaino vado in stazione e lo sventolo fuori e dico fanculo a trenitalia.

L’ho preso così, senza nemmeno sapere di cosa parlava, e guarda caso anche dentro al libro partono diversi fanculi a trenitalia, ma è più che altro un libro sulle biciclette, l’ho preso poi anche per quello, oltre al fatto che fosse di Paolo Nori, l’avevo sentito parlare, leggere cioè, soltanto a Carpi per la Resistenza e lì mi aveva fatto rabbrividire, in senso buono, e sorridere, e ne avevo sentito parlare come uno dei migliori scrittori italiani viventi, più o meno, adesso probabilmente ricordo male, ma questi sono dettagli, a me contava che mi avesse fatto rabbridivire (un lavoro) in senso buono, contava che parlasse di biciclette, anche se poi ho scoperto che non era il tema principale, contava soprattutto mandare a fanculo trenitalia, fare le sorprese, comprare un libro. Ecco, l’ho preso essenzialmente perché avevo voglia di comprare un libro, che significa tante cose, nell’ordine: avere voglia, avere voglia di comprare, avere voglia di comprare un libro, un libro. Tanta voglia che ne ho prese due copie, figuriamoci.

Ora, potrei passare le prossime giornate a riportarvi le pagine che ho cerchiato sobriamente con la matita, facendo un cerchio attorno al numero di pagina, invece che sottolineare il pezzo esatto, ma perché intanto non so, mi mettono soggezione i libri, nel senso buono, e allora non mi va di sporcarli col mio tratto di penna che va di traverso, e poi perché cosa vuoi sottolineare, lì tutte le pagine son buone e allora l’ho presa alla larga, così quando tra ventanni lo andrò a ripescare dalla mia libreria di casa (tra ventanni ce l’avrò anchio vero una casa mia sulla via Emilia?) per rileggere i passaggi che ho adorato finirà che per ritrovarli leggerò anche tutta la pagina intera e quindi anche il libro intero. Potrei insomma, ma mi trattengo, anche perché ho pensato, metti che ve le riporti tutte, poi vi passa la voglia di comprarlo anche voi, questo libro, e non va bene, perché questo libro non parla mica solo di biciclette, parla di nasi a forma di roncola e di cassette sbobinate. Soprattutto cassette sbobinate.

E al mare, a Viareggio, una signora che era seduta sotto l’ombrellone vicino al nostro aveva raccontato a una sua amica che suo figlio, siccome gli avevano insegnato che non si dice Voglio ma Vorrei, adesso lui a sua mamma e a suo babbo diceva: “Ti vorrei bene”.

Paolo Nori – A Bologna le bici erano come i cani

. buon 2 agosto

questo non è un post politico né culturale né rivoluzionario (a proposito, buon 2 agosto): questo è un post su una persona che va in libreria. certo non siamo l’emilia romagna (se sei emiliano o romagnolo o tutt’e due, non lamentarti: vivi in una regione ricca e sensibile alle esigenze dei giovani, ti consiglio di apprezzare la tua fortuna), non siamo la lombardia (bene per lo smog male per i negozi di sushi ogni tre per due) e non siamo nemmeno roma, roma, roma (che fa la stupida solo di rado), firenze non ne parliamo, è una cugina che non ci guarda e non gli interessa e al pranzo di natale ci tira i capelli insieme a siena e lucca (ricordi che succede in ottobre?): siamo perugia.

se credi che sia divertente, hai sbagliato regione. noi siamo quella che nelle cartine politiche è sempre verde, il cuore pulsante di questa scarpa malandata senza tacco, boschi-campi e fiumiciattoli come direbbe bilbo baggins (sì, siamo simpatizzanti degli hobbit perché ci sentiamo hobbit anche noi).

la notizia è che la libreria oberdan chiude, dopo simonelli e il fallimento di altri piccoli negozi più marginali (non parliamo di altre attività che hanno chiuso nel giro di due anni per altri problemi e che hanno demolito l’interesse del centro storico, uno su tutti lo storico teatro pavone, le diatribe riguardo il cinema turreno che vogliono buttare giù per costruire un parcheggio, o lo stato di abbandono che sta degradando il cinema modernissimo che ormai di moderno ha solo il nome).

sulla pagina facebook ne parlano attraverso questo comunicato, laconico e lapidario (nel senso di lapide, e buon 2 agosto di nuovo). c’è chi, come succedeva per voldemort, non vuole fare “il nome del colpevole”, e chi invece crede di essere così rivoluzionario che un nome è solo un nome, e per giunta rosso e troneggiante, ditemi se non esiste qualcosa di più comunista: la-feltrinelli.

ma questo non è un post politico, nè di cultura, nè rivoluzionario (buon 2 agosto a mamme e piccini). è un post, come ho già detto, riguardo le persone che vanno in libreria: non importa quale, non gli interessa il nome. hanno bisogno di sapere che ci siano librerie, e libri e persone che salgono per lui sugli scaffali e prezzi – aehm – modici e un’offerta, diocristo, un’offerta.
perugia è un posto dove le persone litigano tramite i manifesti.
c’hanno costruito il minimetrò rubandoci i soldi tramite lo scandalo dei semafori gialli e grazie all’aumento delle tariffe delle strisce blu (va bene), c’hanno dimezzato e ribaltato il servizio apm mettendo in croce anziani e ragazzini (va bene), c’hanno tolto i cinema, i teatri, i laboratori teatrali, i circoli arci, le aule dei licei, ci hanno chiuso perfino i locali dove si faceva karaoke (che ora sono privati e se vuoi cantare devi tesserarti come al partito), e va bene, va benissimo. e non è una diatriba su chi sia la vittima o il carnefice, le persone che amano i libri sono stanche di decidere di chi sia la colpa e di pensare a quello che avrebbe potuto offrire la oberdan o quello che offre la feltrinelli (che sì, se volete saperlo, dev’esserci in un capoluogo regionale, da chi altro vogliamo farci ridere dietro?): il dubbio è su quello che resta, non rispetto a quello che se ne va. quando si rimane da soli a giocare, si può dire o no di avere già vinto?

Buffet

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Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
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Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)