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Note a margine sulla città di Londra

Appunti sparsi su alcune cose curiose trovate a Londra. Le foto di architetture e scorci incredibili invece sono qui.


I doubledecker bus non sono come pensavo da bambino degli autobus a due piani preposti a giri panoramici della città, ma i normali bus in circolazione per tutti i cittadini. Se la giocano a metà con quelli ad un piano quanto a diffusione, hanno una corsia preferenziale ma rimangono imbottigliati nel loro stesso traffico: ce ne son troppi e con troppe fermate, così nelle ore di punta si procede praticamente a passo d’uomo in una eterna coda di bus rossi a due piani.Le auto sono tutte ben tenute, mediamente nuove o di pochi anni, niente vecchie utilitarie anni ottanta, ma il traffico è davvero insostenibile: conviene andare in bicicletta, e non a caso sono nati in pochi anni un mare di negozi che vendono modelli elegantissimi o da corsa. Il londinese fighetto ora va al lavoro in bici, e per i turisti c’è la possibilità di noleggiarla qualche ora scalando il credito dalla Oyster Card, una prepagata per tutti i trasporti londinesi.


A Londra ci sono telecamere dappertutto: difficile compiere un reato senza essere quantomeno visto. Non si può sostare sui lati fuori dei pub ma solo davanti all’entrata, per controllare eventuali risse o ubriachi molesti. Ci sono vere e proprie no-alcohol zone in alcune vie e non rispettarle significa andare nei guai e mandarci anche i gestori del locale. Mentre aspettavamo in coda di entrare in un locale stavamo beatamente bevendo delle birre quando il buttafuori ci ha fatto cenno verso la telecamera: o le buttate via o ve ne andate di qua. Non è così ovunque, in alcune zone è tollerato quasi tutto, come a Brick Lane ad esempio, dove la gente inizia a suonare i bonghi e a bere birra già a metà pomeriggio.


Tracce di William e Kate nemmeno l’ombra nella Londra che abbiamo girato in questi giorni. La monarchia piacerà anche alle signore di mezz’età ma interessa assai pocoi giovani londinesi. Eccole le due anime di una città con secoli di storia e contraddizioni: il thè delle cinque, le porcellane, il Cheshire sulla ginocchia, la Regina e la passeggiata al parco, ma anche la cultura underground, i locali dub, i mods, i punk, Camden e mille mercatini più o meno legali. A Soho però qualche oggetto kitsch spunta addosso a qualche hipster (kitsch, ma dove l’ha trovata questa parola? mi sgriderebbe Moretti). Me le vedo queste coppie gay sbrodolare davanti al vestito della principessa o per il cappellino indossato da Elisabetta a Westminster.


Brick Lane è una specie di ghetto underground pieno di giovani, locali fighi, gente che fuma, che beve, che mangia per la strada e lascia sporco in giro. Punto di riferimento per anni di questo tipo di cultura, oggi è al centro di una regolamentazione forse in vista delle olimpiadi del 2012 o forse perché le cose vanno sempre a finire così e dove c’è troppa libertà poi arriva un sindaco di destra che si disgusta e fa sbaraccare tutto. Così ecco arrivare zone ordinate con bar e panche per sedersi, polizia ad ogni angolo, telecamere come se piovesse. Mi dicono che non sia più come prima, ma a me che la vedo per la prima volta pare ugualmente una zona molto pittoresca ed artistica.


Lungo Brick Lane è un susseguirsi di ristoranti etnici di più o meno ogni stato mediorientale. La cosa buffa è che ognuno riporta uno striscione sulla facciata dove si loda per la vittoria a qualche tipo di award: tutti hanno vinto almeno un titolo. Il miglior ristorante halal, il miglior curry restaurant, il migliore libanese del 2003, il secondo classificato turco del 2005 e quello che è tre anni che si porta a casa il titolo di migliore di tutta Brick Lane. Persino gli acchiappa clienti sulla porta ti vogliono tirare dentro con la scusa che è un ristorante di qualità in quanto blasonato e titolato.


L’estetica britannica è permeata dell’uso del font Gill Sans. Si trova in tutte le comunicazioni istituzionali del Comune di Londra, nei cartelli degli autobus, dell’underground e in un mare di insegne di negozi. Conferisce una certa uniformità se non sfociasse in una fissazione: ogni cosa moderna è scritta in Gill Sans, ogni insegna antica e classica in Garamond o simili, così non c’è molto spazio alla fantasia. Poco Helvetica in giro, d’altronde appartiene alla cultura elvetica e tedesca, anche se è lo stile usato da molte catene internazionali tra cui ad esempio Mark & Spencer o American Apparel. Molti negozi hanno un’immagine coordinata curata: dall’insegna ai cartelli dei prezzi, alle shopper, anche i negozietti più piccoli hanno comunque fatto uno studio sulla grafica per non sfigurare in strada con i concorrenti. Le insegne si susseguono in maniera molto più vistosa che in Italia e mentre i palazzi mantengono il loro rigore britannico ai piani alti, guardando verso il basso è un caos di scritte di ogni tipo, richiami colorati, input visivi nel complesso disordinati.


Nelle banchine di sosta nell’underground oltre ai soliti cartelloni pubblicitari ogni tanto compaiono usi più creativi degli spazi: alcune campagne si basano esclusivamente sull’uso del testo. Paragrafi lunghi e discorsi di una certa rilevanza contano sul fatto che l’attesa è mediamente lunga e si ha tempo di leggerli con relativa calma. Quando arriva la metropolitana una voce ripete ossessivamente “please, mind the gap” e fin qui niente di nuovo. Quello che ho scoperto è che agli inglesi devi proprio ricordare tutto: sulle scale ci sono i cartelli “mind the steps”, sulle porte “mind the door”. Per non parlare dell’aeroporto in coda al controllo bagagli, dove i cartelli sono tra l’ossessivo e l’orwelliano.


I controlli antiterrorismo inglesi in aeroporto sono molto elevati rispetto quelli italiani. I liquidi devono andare dentro una bustina di plastica trasparente e non superare i 100 ml per pezzo. La bustina dev’essere sigillata come quelle per contenere i cibi. La mia era trasparente ma aveva una zip, così i bobby inglesi me l’hanno respinta e ho dovuto comprarne una conforme dalle apposite macchinette che sembrano quelle con le palline colorate dei bar anni ottanta. Dentro ogni pallina ce ne sono quattro e il tutto costa una sterlina: accordatevi con i vicini, a voi ne basta una soltanto e, vista la consistenza, probabilmente solo per una decina di minuti.

Buffet

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Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)