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La presunta santità di Dente

Alla fine al segretissimo concerto di Dente a Milano per la nuova edizione di Pronti al Peggio c’eravamo anche noi di Ciccsoft. Ammassati in un appartamento ben oltre la legale capienza, con le scorte di alcol e cibo (e ossigeno) finite prima ancora di iniziare a suonare, e tanta voglia di ascoltare il “miracolo” della canzone italiana: un cantautore ironico e romantico, acido e tenero, semplice quanto raffinato, che canta di amore anche se non è bello.
Un concentrato di doppi, tripli, quadrupli sensi (le cose che contano) riversati in una cucina milanese, che era Milano ma poteva essere Torino, Bari, Roma, Napoli: praticamente ovunque. E battere le mani viene spontaneo quanto scattare fotografie. Le nostre, qui sotto:

Pronti al Peggio ricomincia con il concerto casalingo di Dente, appunto. Una cosa bella, che sarebbe da riproporre dovunque ci sia voglia di spostare piante e divani e fare spazio per la buona musica. E se nessuno ci dedica una canzone, “sarebbe anche ora di chiedersi perché” (cit.).

Categorie: Musica, Segnalazioni

Cosa racconteremo di questi anni Zero?

La risposta, parzialissima, abbiamo provata a lanciarla noi di Ciccsoft con il nostro inutile sondaggio. Abbiamo anticipato “addirittura” Corriere e Repubblica, ma loro propongono griglie bloccate scelte da vetusti giornalisti. Noi, che siamo sadici e cazzari, abbiamo optato per il voto libero. Ché scegliere liberamente è ancora più difficile, anche se più democratico.

Siamo partiti a settembre, eppure sappiamo di certe persone che si sono decise a votare a Natale, l’ultimo giorno utile per farlo. Scegliere tre canzoni, e tre album, per dieci lunghi anni, non è stato affatto semplice. E infatti il voto non si è polarizzato. Certo, ha votato una piccolissima nicchia della Rete, e dai risultati si capisce benissimo che “tipo” di nicchia. Ma il voto di dispersione è stato altissimo. Ci sarà tempo, in questi giorni di vacanza, di proporvi qualche chicca tra quelle votate. Ora, i risultati:

LE TRE CANZONI STRANIERE DEGLI ANNI ZERO:

1. Radiohead - Idioteque
2. White Stripes - Seven nation army
3. Coldplay - Fix You

LE TRE CANZONI ITALIANE DEGLI ANNI ZERO:

1. Afterhours - Quello che non c’è
2. Offlaga Disco Pax - Robespierre
3. Le Luci della Centrale Elettrica - Per combattere l’acne

I TRE ALBUM STRANIERI DEGLI ANNI ZERO:

1. Radiohead - Kid A
2. Arcade Fire - Funeral
3. Franz Ferdinand - Franz Ferdinand
3. The Strokes - Is this it?

I TRE ALBUM ITALINI DEGLI ANNI ZERO:

1. Baustelle - Amen
1. Offlaga Disco Pax - Socialismo tascabile
3. Afterhours - Quello che non c’è

(voti totali: 414)

Categorie: Musica

A Ferrara non volano mosche

L’ho visto mentre saliva in piedi su un tavolo di plastica al Mei.
L’ho ascoltato mentre era tenuto al guinzaglio da Canali, e già urlava meno (non tanto, ma comunque meno).
L’ho osservato ieri sera, alla Sala Estense, inserito nel programma ufficiale del festival di Internazionale, introdotto da De Mauro come “il più grande artista italiano vivente”, accompagnato da chitarra, violino e violoncello.
E’ bravo, pensavo mentre ci schiaffeggiva in faccia una cover di De Andrè, o un testo di una deportata. E’ stato il concerto migliore dei tre. Non il mio preferito (le distorsioni di Canali trovo ancora siano l’ideale, per lui), ma sicuramente il più equilibrato, il più, oddio, maturo. Ogni cosa sta andando al suo posto. Ora lascia cantare anche il pubblico, ora non legge più quando fa i reading, ora fa delle cover detonanti di pezzi di De Andrè, appunto. E ti viene da chiedere: è così che deve finire?

Le Luci della Centrale Elettrica a Internazionale

Potrete spiegarmela in mille modi, la parabola de Le Luci della Centrale Elettrica, il Rino Gaetano degli anni Zero, i giochi di parole che non fanno ridere, canzoni triste cantate a squarciagola in macchina come neanche Celentano (troppo azzurri. troppo lunghi), le sua urla da acciaieria perforanti. Vasco Brondi ha avuto (già ne parlo al passato?) un solo grande ma definitivo merito: è stato il più “contemporaneo” di tutti. In senso storico, generazionale e, soprattutto, sensazionale (nel senso di sensazioni). Ora è diventato bravo, equilibrato, azzecca i tempi, evita ormai inutili vittimismi, i suoi pezzi sono riconoscibili, anche riarrangiati, le letture sono mandate a memoria e non legge più ma le interpreta, anche se l’effetto è lo stesso. Sono sempre stato convinto che Vasco fosse “Noi”, anche se navighiamo su navicelle spaziali differenti.
Ora Vasco inizia ad essere “Uno bravo”. Costruiremo molotov, con i suoi libri?

Ad andare ai suoi potenti e delicati concerti tipo quello di stasera, ci sente di nuovo un pochino soli.

Categorie: Musica

Zero

Questi cazzo di anni Zero.

Adesso che inseguite il nuovo esordio dei The XX, o sbattete ripetutamente le orecchie per i Muse che suonano come i Queen, sicuramente non ci fate più caso, ma era ancora (o appena, dipende dai punti di vista) il famigerato anno 2000 quando uscì Kid A dei Radiohead, e i Lunapop dovevano ancora sciogliersi.

Sono passati dieci anni, tutti col segno 0 davanti. Un tratto distintivo, un avvertimento, una sentenza. Dentro ci è finito di tutto, ci siamo finiti anche noi, ad inseguire mp3 da scaricare, ad accumulare cartelle di gigabyte invece che pile di cd, ufficialmente giubilati dall’invasione di ipod. Non ci avevamo proprio fatto caso che sono passati dieci anni, sarà che con tutti questi zero non si capiva bene in che epoca fossimo finiti, che musica stessimo ascoltando, se ci fosse un filo comune oltre a quelli delle nostre cuffiette consumate.

Questi cazzo di anni zero sono durati troppo, i Bloc Party hanno fatto in tempo ad esplodere e poi bruciarsi per autocombustione. Per dirne uno. Si sono infilati ovunque, rendendosi addirittura fastidiosi, miliardi di gruppi più o meno (in)utili per un’estate, una notte, un giorno di autunno. C’è stato molto autunno, in questi anni zero, anche se fa
sempre più caldo. Sono durati forse troppo poco, tanto che nemmeno ci facciamo più tanto caso, che Kid A e Lady Gaga fanno parte della stessa decade. Così come Eminem e Le Luci della Centrale Elettrica. Questi cazzo di anni zero.

Sono finiti, ormai. E sapete bene cosa succede, quando finisce una decade. Sondaggione inutile, sì. Qual è la canzone degli anni Zero? E l’album?

Domande angoscianti a cui nessuno vorrebbe rispondere. .zero è l’occasione per passare due ore in ansia a scartabellare i propri mp3: Oddio, cosa metto? A ricordarsi di canzoni insospettabili: ehi questa non la sentivo da una vita! A fare delle scelte.

Per agevolare l’impossibile, vi diamo la possibilità di votare per quattro categorie distinte:

  • Canzone italiana degli anni zero
  • Canzone straniera degli anni zero
  • Album italiano degli anni zero
  • Album straniero degli anni zero.

E potete esprimere un massimo di 3 preferenze per ciascuna. Avete tempo per votare, nella pagina con il modulo, fino al 25 dicembre 2009. Ogni settimana aggiorneremo le classifiche, non appena si schioderà dagli zero voti.

Questi cazzo di anni zero. E un inutile sondaggio, dove non si vince niente.

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Controllo del livello del rombo

Concerto dei Bloc Party (più White Lies, va beh) in piazza Castello a Ferrara. Costo: 25 euro.

Concerto dei Subsonica al Festival di Radio Sheerwood, a Padova (zona stadio). Costo: 10 euro.

I primi sono una delle band più affermate e importanti uscite dal decennio indie. I secondi sono tra le poche, pochissime, band “bandiera” che abbiamo in Italia. Non si discute su chi sia meglio o peggio, o se siano musicalmente valide o meno. Si parla di (relativa) fama, successo, radicamento nel pubblico e nell’immagine.

Sono stato a entrambi i concerti, ho sudato, strattonato, cantato sotto entrambi i palchi. Ma mentre ripiegavo verso la macchina parcheggiata a 800km di distanza, sotto la pioggia padovana, notavo la clamorosa sproporzione dei prezzi del biglietto.

I prezzi andrebbero invertiti, infatti. Perché un gruppo può piacere o meno, può essere o meno “cool”, ma poi quando è il momento di un concerto, deve spaccare. La musica dal palco ti deve investire, e non si tratta solo di volumi più o meno regolati. Il muro di suono deve piovere sul pubblico, scuoterlo, farlo muovere, non lasciarlo indifferente. A un concerto (a certi tipi di concerti, diciamo quelli “elettrici”) non ci si deve distrarre a guardare la fotografa carina appoggiata alle transenne, o scrutare la marca del sintetizzatore.

Eppure i Bloc Party avrebbero canzoni della madonna. Avrebbero la stoffa (nonostante l’ultimo album), avrebbero anche fisicamente l’impostazione giusta. Ma dal vivo non spaccano. Arriva Like eating glass, per esempio, e sembra che manchi tipo qualche strumento, si sentono dei silenzi quando dovrebbero picchiare, picchiare duro e basta.

Invece i Subsonica suonano due ore, spaziano dal rock all’elettronica fino alla dance. Non lasciano vuoti, riempiono tutto lo spazio con ogni strumento. Ti fanno sudare, regolarmente. E hanno quelle “aperture“, alla fine di buona parte dei loro pezzi, che ormai sono un marchio di fabbrica e sciolgono qualsiasi pigrezza.

Verrebbe voglia di rimborsare il biglietto ai Subsonica, e colmare quei 15 euro di differenza tra l’aperitivo nel locale Arci di tendenza e un sorso di vino rosso bevuto direttamente dalla bottiglia.

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Il paese è reale, loro un po’ meno

Qui spiace dirlo, ma ripetuti ascolti non mi hanno fatto cambiare l’impressione iniziale: il paese sarà anche reale, ma la compilation mica tanto.

A parte Afterhours (pezzo stupendo, così crudelmente reale perché ansioso, spigoloso e retorico), Benvegnù (ma Paolo è la classe fatta persona), Dente (un genietto) e Disco Drive, gli altri pezzi non risaltano. Non si fanno ricordare, non lasciano il segno nè su chi molti di quei gruppi li segue, nè (presumo) su chi non li hai mai ascoltati.

Ma non è colpa dei singoli gruppi, tutti bravi, quanto dell’idea di fondo. Qual era l’obiettivo di questa compilation? Far risaltare, per l’appunto, la loro “bravura” assodata, ma regolarmente non considerata dalla maggioranza numerica degli ascoltatori di musica in Italia?
Beh, questa accozzaglia di pezzi produce l’esatto contrario, anzi, vien da pensare che questa Italia musicale nascosta stia a menarsi un po’ troppo il torrone (per esempio, inserire qualche canzone allegra era troppo compromettente?). Un compitino che non aggiunge niente alla causa, per cui, belle o meno siano le canzoni, l’obiettivo non mi sembra raggiunto.

Bastava ascoltarsi i vari album di ciascun gruppo, invece di costringerli ad alzarsi dai loro banchi nelle ultime file a recitare il temino alla lavagna davanti ai prof (prof che, in questo caso, ne sapevano meno degli alunni stessi): non tutti si sono messi, purtroppo, a grattare sulla lavagna come Manuel Agnelli. Rimandati da dove erano venuti, e non è detto che sia un dramma.

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Le classifiche del 2008 rivedute e corrette

Lo so, lo so, avevamo detto che il 2008 veniva impacchettato con la nostra Compilation, quindi ritirare fuori le Classifiche di fine anno, a gennaio inoltrato, appare un tantino pedante. Ma come non dare merito al lavoro di chi non si è voluto accontentare di stilare le proprie posizioni ma è andato oltre?

Mentre si accumulavano nell’aggregatore liste su liste, Arte del Nastrone nel proprio laboratorio segretio tentava di capire quali fossero stati gli album più apprezzati nel Globo Tutto. Una folle ambizione che le ha fatto escogitare assurdi algoritmi per tenere conto dei voti di tutti noi. O quasi, ecco. Vi proponiamo in esclusiva i risultati, comprensivi delle classifiche segnalate dal nostro aggregatore ma non solo (ci sono pure quelle del DiscoBravo, tanto per ridondare…):

01. Fleet Foxes - Fleet Foxes (300 punti)
02. Portishead - Third (273 punti)
03. TV on the Radio - Dear Science (272 punti)

04. Bon Iver - For Emma Forever Ago (251 punti)
05. MGMT - Oracular Spectacular (167 punti)
06. Vampire Weekend - Vampire Weekend (142 punti)
07. Deerhunter - Microcastle (107 punti)
08. Le Luci della Centrale Elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata (104 punti)
09. Baustelle - Amen (94 punti)
10. Fuck Buttons - Street Horrrsing (72 punti)

10 punti al primo, 9 al secondo, 8 al terzo e via così, per ogni classifica. Considerate che le classifiche erano tante, con tanti album, e poi riflettete su concetti come tempo libero e voglia di farsi del male. In ogni caso: grazie a chi si è sbattuto!

Categorie: Musica

Ciccsoft Compilation 2008

Tra le poche tradizioni che rispettiamo, ce n’è una che non manchiamo di celebrare da ben 5 anni ormai, ovvero dall’inizio di questo blog: il concentrato di un anno di musica. Le più ascoltate, le più belle, le più significative (secondo noi), non necessariamente le “migliori”: ogni canzone, per un motivo diverso, riesce a passare le impegnative scremature e ad arrivare fresca fresca nelle vostre case in comodo formato mp3. E’ la Ciccsoft Compilation 2008, il momento in cui impacchettiamo l’anno passato e lo possiamo, si spera definitivamente, archiviare. Le feste sono finite, ma il disco continua a girare.

Ciccsoft Compilation 2008: un anno di musica

Ciccsoft Compilation 2008: un anno di musica

Ciccsoft Compilation 2008
Scarica tutte le canzoni nel pratico zippone: clicca qui.
Oppure, scegli quella che ti interessa cliccando sul titolo:

01. Girls In Hawaii - This Farm Will End Up In Fire
02. Il Genio - Pop Porno
03. Bugo - C’è Crisi
04. MGMT - Time to Pretend
05. Glasvegas - It’s My Own Cheating Heart That Makes Me Cry
06. Vampire Weekend - Walcott
07. Baustelle - Il liberismo ha i giorni contati
08. Afterhours - Riprendere Berlino
09. Oasis - I’m Outta Time
10. Coldplay - Viva La Vida
11. The Verve - Love Is Noise
12. Portishead - The Rip
13. The Niro - Liar
14. TV on the Radio - Family Tree
15. Nome - Le Cose Succedono
16. Fleet Foxes - White winter hymnal
17. Le Luci Della Centrale Elettrica - Per Combattere L’Acne
18. The Raconteurs - You Don’t Understand Me
19. The National - About Today

Le puntate precedenti:
Ciccsoft Compilation 2004
Ciccsoft Compilation 2005
Ciccsoft Compilation 2006
Ciccsoft Compilation 2007

Categorie: Musica

Che suono fa il 2008?

Per chiudere le feste, e dunque questa pseudo-appendice di 2008 vacanziera, fredda e sorniona, ecco l’elenco degli ascolti più ascoltati del 2008: album, singoli, vecchiumi e live. Non ci facciamo mancare niente.

ALBUM PIU’ ASCOLTATI (interamente e in ordine sparso)
Baustelle - Amen
Afterhours - I milanesi ammazzano il sabato
Coldplay - Viva La Vida
MGMT - Oracular spectacular
Jovanotti - Safari
The National - The Virginia EP
Offlaga Disco Pax - Bachelite
Ben Folds - Way to normal
Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata
Vinicio Capossela - Da solo
Brazilian Girls - New York City
Gomez - How we operate
Vampire Weekend - Self titled

Continua a leggere ‘Che suono fa il 2008?’

Categorie: Musica, Personale

Trasformiamo questa Ferrara in un’altra cazzo di Ferrara

Leonardo, con un post dei suoi, alza il velo su un dubbio più diffuso di quanto si pensi riguardo al successo di Le Luci della Centrale Elettrica. Subito si apre il dibattito: perchè Vasco Brondi non piace a tutti quelli cui dovrebbe piacere?

La questione è meno pelosa di quanto possa sembrare, e apre mille rivoli generazionali, per non dire “attitudinali“. I testi di Vasco, oltre al suono della sua voce rauca che grida “rabbia” (che poi sempre rabbia non è) e agli accordi monocordi, non sempre colpiscono l’immaginario di tutti noi. E ci mancherebbe. C’è chi resta interdetto, anzi “indifferente” e si chiede se forse è lui ad essere rimasto alla fermata precedente. Strano definirsi già troppo vecchi per chi è cresciuto a pane, Ferretti e Clementi, forse la questione andrebbe spostata più su come gli Auto-Esclusi dal Circo Brondi abbiano digerito praticamente tutto il proprio immaginario musicale-culturale-sociale. In che cosa si siano trasformati, insomma, che li impedisca di sintonizzarsi sull’onda delle Luci.

Pure a me che lo seguo dai suoi primi chilometri di scontrini, ogni tanto pare di sentire soltanto rumore di niente: nient’altro che una fortunata miscela di frasi azzeccate, tenute insieme con lo stesso scotch bianco stampato sopra la sua chitarra. Gridate con quella rabbia, appunto, che rabbia secondo me non è, e perciò non fa incazzare: fa immedesimare, perchè non (ti) strappa ma evoca, non brucia ma riscalda un intero sentire umano comune a questi cazzo di anni zero. La differenza è che finora nessuno l’aveva fatto: lui sì, e ci è andato maledettamente vicino. I CCCP non ci sono più, e l’assenza si fa sentire.

Forse ci sarebbe pure un’altra via per dirimere la Questione Vasco Brondi, oltre al fattore generazionale. Una discriminante probabilmente campata in aria e non prevista nelle intenzioni: essere o non essere di Ferrara, la città di Vasco e pure (che coincidenza) la mia. Vero, le canzoni delle Luci possono vestire qualsiasi scenario provinciale/metropolitano (e infatti suonate a Milano ci stanno benissimo), ma solo chi è impregnato di nebbia e gigantesche scritte coop può distinguere le Centrali Elettriche. Se sei di Ferrara puoi addirittura averle viste, e sapere che in realtà non di centrali si tratta ma di uno squallido Petrolchimico. Chi non è di Ferrara non può ricordarsi la sensazione primordiale vissuta all’altezza del casello di Ferrara Nord nello stagliarsi sullo “skyline” tutti i bagliori del Petrolchimico di notte, che sembra di stare tornando da un lungo viaggio in una New York adagiata sulle valli bonificate. Lo sai che quella è merda chimica, non è New York ma Ferrara, lo sai che è un buco nero che brilla eppure ti fermi lo stesso ai bordi di un cavalcavia con la macchina accesa di fianco ai fossi e alle pantegane, per fotografare quello spettacolo. Non pensi a niente. Pensi solo che sia bellissimo.

C’è una differenza inevitabile che divide gli ascoltatori de Le Luci della Centrale Elettrica tra chi ha vissuto qui e chi no. Una casuale differenza che ti fa drighignare i denti quando senti Vasco implorare di trasformare questa cazzo di città in un’altra cazzo di città, e ti viene voglia di candidarlo a sindaco dei tuoi neurotrasmettitori avviliti.

Categorie: Musica

Super Classifica Show

A dicembre piomba nelle nostre vite una ricorrenza angosciante e ineluttabile. No, non mi sto riferendo alla drammatica scelta di cosa fare nella serata forse più drammatica su le 365 a nostra disposizione.

Mi sto riferendo alla compilazione della famigerata Lista dei Migliori Album dell’Anno. Un meccanismo spietato di selezione non adatto agli indecisi e agli ignavi: perchè per compilare la lista devi avere ascoltato 10 album perlomeno decenti, e soprattutto, devi averne ascoltati almeno 10.

Giorni combattuti dunque, passati a scremare gli strati musicali sull’albero della nostra vita annuale, per arrivare al nocciolo duro, il cuore pulsante di un anno di musica. Non è per niente facile. Premiare l’album sorpresa, che mai avresti pensato potesse piacerti e invece è entrato in loop quasi sottotraccia durante la compilazione di fogli di stile o sotto la pioggia autunnale? Inserire i bolliti di turno che comunque hanno sfornato parole comprensibili alla tua frustrazione? Assegnare un onesto quinto posto a chi ti ha scortato lungo l’A13? O scegliere senza indugi la strada della meritocrazia, e issare al primo posto chi, semplicemente, se lo merita, perchè spacca i culi? Non è per niente facile.

Quest’anno mi smarco dal giochino, niente classifiche per il sottoscritto. Ma cercherò di radunare quelle in cui mi imbatto, in una sorta di post-calderone aggregante di chi a fine dicembre, ogni anno, riesce a decidere e mettere in ordine. Si inizia con Onan, che, vedi un po’ la coincidenza, issa al primo posto proprio l’album che sarà probabilmente su tanti dei vostri podi: sicuramente, lo sarebbe stato del mio.

- Onanrecords

- Emmebi

- Footprints in Snow

- Soul Food

- The Round Mount

- Rumore

- Stereogum Gummy Awards

- Rolling Stone USA

- Said the Gramophone

- Polaroid

- Chromewaves

- Whiterussian

- Dietnam

- Gorilla vs Bear

- ElRocco

- Fabricated Lunacy

- Italian Embassy

- alterX

- Junkiepop (PistaKulfi)

- Radio Noise Blues

- Cidindon

- Junkiepop (GiorgioP)

- Pitchfork

- Stereogram

- Delay-Decay-Attack

- Albums 2008 : Le top des blogs (Francia)

- brouhaha. ha!

- Il basso rumore

- Kekkoz

- Arte del Nastrone

- I guess i’m floating

- La Blogotheque

- Fard-Rock

- heavyhorse

- Diario dalla camera oscura

- A day in the life

- Indie For Bunnies

- Accento Svedese

- SigurRos

- Indie-Rock.it

- Guylum Bardot

- Bronson

- Vitaminic

- Margherita Ferrari

- late breakfast

- La Somma di Due

- Onda Rock

- The Hype Machine

Ciccsoft aggrega le classifiche dei migliori album del 2008

Risorse utili per non perdere nemmeno un listone:
- Fimoculous.com: riepilogo delle classifiche dei migliori album del 2008 comparse in rete.
- Last.fm: Speciale Last.fm con le classifiche degli album “più ascoltati” nel 2008 dai propri utenti.
- Disco Bravo 2008: l’aggregatore per antonomasia delle classifiche, realizzato da Gecco (assieme al suo gatto).

Categorie: Musica, Segnalazioni

Questo non è il peggio ma la strada è giusta

Pronti al PeggioLe novità, per di più valide, vanno segnalate.
Quindi doverosa citazione per il nuovo progetto di web-tv musicale nato dalla mente di Andrea Girolami: Pronti al Peggio. Dentro si possono trovare, tra le altre cose, concerti casalinghi, come quello d’esordio con i Casino Royale.

Come progetto mi ricorda concettualmente l’idea della francese Blogothèque, che registra concerti fatti più o meno o dove capita (andate a vedervi l’archivio, uno migliore dell’altro, io vi segnalo quello delizioso degli Yeasayer), Pronti al peggio propone anche altre rubriche, tra cui quella gustosa che va alla scoperta di come vivono i membri dei piccoli gruppi indipendenti in Italia. Gente che quando non suona, per dire, fa l’autista sui monti dietro Genova.

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