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Polvere di stelle

La gente è stanca. Questo, è successo. Qualcuno più informato e calmo di me vi verrà a spiegare il tracollo di voti dei partiti, in direzione M5S, spiegherà l’unicità dell’operazione di Grillo, vorrà la testa dei dirigenti del Pd, vorrà insultare chi ancora si affida a un imbonitore come Berlusconi. Ma sono chiacchiere già sorpassate dal presente, sempre più reattivo di noi umani che un po’ arrogantemente lo viviamo. La gente è stanca. Nient’altro.

A crollare non è la “politica”, non stiamo assistendo a una “rivoluzione”, molto più banalmente: è il crollo, con dinamiche arruffate e istrioniche tipicamente italiche, delle sovrastrutture che finora in qualche modo avevano sorretto l’intera baracca. La gente è stanca, e non è più interessata (perlomeno nella sua maggioranza, entità che noi Buoni a torto riteniamo invisibile e invece dovremmo iniziare a concepirla come drammaticamente reale, molto più del nostro Singolo Agire) al “Presidente della Repubblica”, al “Semestre Bianco”, al “Governissimo”, alle “Riforme”, sento parlare di “Matteo Renzi”, ma la gente è stanca, e non è più interessata nemmeno alle singole figure.

Non accade soltanto nella nostra politica, prendete la Chiesa, per esempio: persino il papa, figura inamovibile per eccellenza, sente l’aria che tira e getta la spugna. La gente è stanca, e vuole che il prete faccia il prete, molto semplicemente, e sia povero tra i poveri, e anzi non vuole nemmeno più chiese, non vuole prediche, non vuole nemmeno pregare: sono tutte sovrastrutture, appunto, di un passato che ci sta avvelenando le tubature dell’acqua potabile. I tubi iniziano a creparsi, e qui e là l’acqua schizza e ci inzuppa con concetti anacrostici, sorpassati. Provate a pronunciare ad alta voce cose ormai astratte come “Stabilità della maggioranza”, scandite bene le parole per distaccarla dalla patina invisibile dell’Assimilato: sono termini, concetti, lontanissimi da una realtà che non è nemmeno diventata internet (internet è uno strumento e basta), non è diventata moderna, è soltanto tremendamente stanca.

La gente è stanca, e ha i riflessi molto più allentati, o irritati, comunque certamente alterati, come sempre quando siamo stanchi: fosse povera, soltanto, farebbe la rivoluzione, fosse cosciente, soltanto, avrebbe più senso civico. E’ stanca, invece, e vuole cose semplici e banali come i preti poveri tra i poveri, e i politici (poveri) tra la gente, anzi, vuole la gente al posto dei politici, vuole eliminare completamente ogni sovrastruttura che si interpone tra lei stessa, la gente, e il mondo: voglio una casa? Basta pagare le banche, Voglio fare qualcosa? Basta chiedere permessi allo Stato (chi?), Voglio l’acqua, il pane, le rose e le spine, qui, ora, a portata di mano, e non ho dannatamente voglia, dice sempre la suddetta gente stanca, di pensare ai “Semestri Bianchi” e allo “Spread”, quando torno a casa, alla sera, sono stanco, e non ho voglia di vestirmi bene per fare un colloquio, voglio direttamente il lavoro, pensate a Zuckeberg, il miliardario di Facebook, anche lui è stanco, e quando presenta i suoi prodotti lo fa in FELPA, senza la giacca e la cravatta che fanno così Novecento.

La gente torna a casa alla sera dopo milioni di giornate sprovviste di empatia, intimamente sola, e soprattutto stanca. Non averlo capito, o essersi sforzati tutti di non accettare questa stanchezza, di dannarsi l’anima per dimostrare anche a noi stessi (che stanchi non lo siamo e alcuni di noi sono addirittura i Buoni) che c’è un’alternativa, che bisogna “resistere”, è stato il primo errore di chi non si è accorto di vivere nel passato. Viene giù tutto, è già tutto finito: siamo stanchi, spogli delle sovrastrutture che ci hanno portato alla stanchezza, e non vogliamo altro, forse, credo, non vogliamo più nemmeno nulla. La gente deve fare la gente, e basta.

Quella sensazione di normalità in politica

La straordinaria tempestività con cui un membro del Governo Monti, il sottosegretario Malinconico, si è dimesso a poche ore dallo scoppio di uno scandalo che lo riguarda ci fa applaudire un gesto che altresì dovremmo guardare con sdegno per il reato che in verità lo ha causato. Non siamo più abituati al buon senso, alla politica fatta di persone che sono capaci di fare un passo indietro quando è necessario, che non urlano, non vanno ai talk show sguaiati in televisione. Cose che in molti altri paesi europei sono la prassi minima dello stare in politica. I nuovi ministri hanno un rigore estraneo ai costumi soliti dell’italietta, sono colti e preparati, hanno brillanti carriere alle spalle e punti di eccellenza nelle loro competenze, tutto un altro mondo rispetto quanto ci aveva abituato la politica italiana degli ultimi vent’anni. Da tempo sostenevo la necessità di un esecutivo tecnico che fermasse la palla per un po’ di tempo e si prendesse cura del paese malato facendo tacere la rissa continua di dichiarazioni da tiggì a chi offende di più. Confesso che trovo tutto questo bellissimo.

Mi piace l’austerità di Monti, il suo humour british e posato, lo stile asciutto e serio del ministro del lavoro Fornero e il look tatcheriano di quello dell’Interno Cancellieri. Niente veline, niente giovanotti arroganti servi del potente di turno (ricordate Capezzone spuntare all’ora dei pasti?), niente barzellette, mortadelle in parlamento, cartelli, schiamazzi. Eppure questa gente è ancora tutta al suo posto in parlamento se non che – deo gratias – non la dobbiamo ascoltare tutti i santi giorni. Sarà davvero interessante vedere come l’Italia riuscirà a superare la fase Monti di lacrime e tasse, come potrà accantonare un domani tutto questo per tornare alle urne e votare di nuovo una delle solite facce della Seconda Repubblica tornando al vecchio modo populistico di fare politica. Sarà come aver fatto la dieta per un periodo e ritrovarsi costretti poi a dover mangiare al ristorante tutti i giorni piatti grassi e succulenti. Avremo lo stomaco chiuso da mesi di privazioni e non avremo più voglia di vedere ancora i politici da Vespa, a litigare al telegiornale, ad occuparsi le poltrone, a fare a cazzotti in parlamento e a fare i propri comodi in attesa del vitalizio d’oro. Ed è un vizio dell’intera classe dirigente italiana che oggi siede in Parlamento.

Forse per ripartire dopo Monti un domani, servirà azzerarla del tutto proponendo facce nuove, ma è noto che in Italia questo meccanismo non è mai avvenuto e per nostra natura mai avverrà. Tanto meglio allora avere al governo dei tecnici, esperti nei loro campi in grado di governare ed amministrare il Paese con serietà e non per proprio tornaconto. A chi affidereste il ministero della Difesa se non ad un esperto militare? A chi quello della giustizia se non ad un magistrato? Da chi preferite farvi tagliare il prosciutto: dal macellaio o dal benzinaio? I denti ve li cura un amico architetto o un dentista? Ad ognuno il suo mestiere. Io al primato della politica non ho mai creduto tanto.

Chiamare le cose col proprio nome e non vergognarsene

Lo sappiamo, che Santoro è un vittimista ammalato di protagonismo, che cavalca l’onda, che fa del populismo, che le sue trasmissioni le butta sempre in caciara. Sappiamo tutto. Ma sapere non basta. Santoro riesce a fare due cose: infastidire chi non la pensa come lui, e far commuovere chi la pensa come lui. Perché ieri sera, a vederlo paonazzo sputazzare il suo cazziatone memorabile contro Castelli, ma poteva esserci qualsiasi altro politico lì seduto, mi sono ‘commosso’: quella di Santoro di ieri sera si può chiamare soltanto con un semplice, chiaro e inequivocabile nome: frustrazione.
E non mi vergogno ad avere provato empatia verso di lui.

Esperimento politico

Sono venuto in possesso di una copiosa quantità di depliant informativi sul Referendum per l’Acqua del prossimo 12 giugno. Ho pensato allora di provare a fare un piccolissimo e inutile esperimento ‘politico’: ogni mattina li lascerò sul vagone del mio regionale per Venezia e vediamo quanti vengono raccolti e quanti invece lasciati abbrustolire dal sole nell’indifferenza generale.

Oggi, 0 depliant raccolti. Ma siamo persone molto pazienti, se vogliamo.

(Aggiornamenti, nel caso, su twitter)

Sporcarsi le mani fa bene alla salute e alla pelle

Quando parlo di “sporcarsi le mani”, intendo anche cose come queste:

Merita molta simpatia un ragazzo di vent’anni (Mattia Calise, grillino) che vuole fare il sindaco di Milano, disinteressatamente, spendendo per la sua campagna elettorale quello che Letizia Moratti spende per una messa in piega, e dichiara ai giornali, insieme a qualche comprensibile fesseria, anche molte cose giuste. Ma la simpatia non basta quando il ragazzo Mattia ripete la solfa (vecchia come il cucco) «destra e sinistra sono la stessa cosa», e mette sullo stesso piano Moratti e Pisapia, che sono due persone profondamente diverse in rappresentanza di culture diverse, interessi diversi, mondi diversi. Per i grillini tutto – tranne loro stessi – è “vecchia politica”, ma in questa macina indistinta e rozza tritano persone, esperienze, ideali, comunità che hanno qualche merito da spendere, e qualche esperienza da raccontare. Non voterei mai per un candidato minore (è il caso di Mattia) che rifiuta di dirmi con chi intende allearsi in un eventuale secondo turno di ballottaggio. Il voto non è solo una nobile testimonianza, è una monetina che serve, insieme a milioni di altre monetine, a formare un patrimonio. Si va in politica, si fa politica, per battersi e spesso anche per allearsi e compromettersi. «Destra e sinistra sono uguali» non è politica né antipolitica: è un lusso per presuntuosi. La politica è umile. E fa i conti con l’imperfezione.

(via albs)

Gli ultimi giorni dell’Impero

(Beh, forse ‘ultimi’ suona un po’ come un eufemismo)

Ora vi mostro una slide...

Vai avanti tu che a me scappa da piangere

Ieri sera il tg di Mentana mostrava un sondaggio sulle intenzioni di voto attuali. La lista di Nichi Vendola, SEL, sembrerebbe pigliarsi un consistente 7%. Senza la presenza di Vendola, la stessa lista credo prenderebbe circa lo 0%.
Oggi al mercato delle vacche in Parlamento anche un deputato dell’Italia dei Valori, tale Scipiqualcosa, non voglio nemmeno cercare il suo nome su Google, ha cambiato sponda. Di Pietro ha dragato un sacco di voti dal Pd proprio grazie alla sua figura personale: urlando, cianciando di “vera opposizione”, Di Pietro ha raggranellato voti su voti. Ma senza Di Pietro, quanti ne prenderebbe il suo partito? Un partito che, esattamente come tutti gli altri, ha al suo interno dei filibustieri? Già.
Poi prendiamo Fini e le sue cariatidi che dicono di guardare al futuro (guardassero al presente eviterebbero definitive figure di merda come quella odierna): Fini, la faccia seria della destra, ha cercato di staccarsi e formare un suo partito. Ma anche lì, mele marce sono spuntate dal terreno (arido, va detto). Futuro e Libertà senza Fini sarebbe quello che in effetti già è: un ossimoro, non esisterebbe.
Infine Berlusconi. E i suoi fedeli e servili scudieri. E tutta la gente che lo vota. Un partito che si annulla e coincide perfettamente con l’individuo.
Ora, quello che sto cercando di dire, a mente caldissima, è che i capipopolo, in Italia, alla fine si recuperano sempre: Berlusconi è un validissimo capo-popolo, e Fini, Di Pietro, Vendola eccetera, sono altri individui che riescono a radunare (pochi, lo so, ma non è questo il punto) voti attorno a loro. Ma dove sta la “base”? Dove stiamo noi?
Noi siamo quelli che poi ci facciamo comprare i nostri voti, che cambiamo idea alla notte, o che non cambiamo mai e poi mai, idea. Siamo quelli che voltano le spalle o chiudono gli occhi o allungano la mano sotto al tavolo. Dove sta la base? Cosa sarebbero i partiti in Italia oggi senza un capo-popolo? Agglomerati informi come il Pd, appunto.

Noi siamo peggio, di chi ci governa. Non esistiamo. I capipopolo, sappiamo produrre, e nemmeno troppo bene. Ma dove siamo noi? Assenti quando bisogna trovare responsabilità (come ci è finito Berlusconi lì? Da chi è stato tradito Fini? Chi si convincerà a votare per qualcuno di appena appena presentabile a sinistra invece di storcere il naso? Eccetera). Sarebbe il caso di farcene una ragione, mentre ci mettiamo in fila alla dogana con il passaporto nelle nostre mani infilate nei guanti. Che siano sporchi, o puliti, non fa molta differenza.

Il partito degli incazzati

Mentre Piemonte e Lazio scivolano via come foglie nel vento, personalmente ritengo più interessante, per capire che cosa ci aspetta nei prossimi anni, osservare come la somma di Astensionismo, Lega, Italia dei Valori e Grillo assuma dimensioni inquietanti, specie se confrontata con la somma dei voti a Pdl e Pd.

Siamo pronti a gettarci nelle mani del partito che accumuna ricchi e poveri, borghesi ed operai, dirigenti e studenti, vecchi e giovani. Il partito di chi è deluso, arrabbiato, esasperato. Il partito di chi ha una fottuta paura di praticamente ogni cosa: le sorti di se stesso, della sua famiglia, del suo quartiere, del suo conto in banca. Del suo conto in banca, soprattutto. Il partito di chi fa fatica a dormire la sera, perché le voci in strada o nella sua mente gli rovinano il sonno.Chi non vota, chi vota Lega, chi sceglie Di Pietro e Grillo, è il popolo di chi ha i coglioni frantumati. Chi di noi può dire di non averceli, in fondo?

Non si può più fare politica in Italia. Lo so, nemmeno quella del Pdl e del Pd la si può definire tale, ma ha rappresentato quella parte d’Italia che si sforzava di rendersi presentabile. Di fingere che c’era ancora spazio di intervento, in un modo autoritario e fascista oppure progressista e indolente. Era l’Italia degli ultimi ventanni, divisa tra berlusconiani e depressi in cerca di alternativa.

Ora la politica non esiste più nemmeno sul vocabolario. Cancellata colpevolmente da quell’Italia che faceva finta di, da ipocrisie e scandali, e adesso si rutta davanti alla televisione, si sbarrano le finestre, si aprono pagine su facebook, si organizzano raccolte firme. Dopo vent’anni di un nano pelato, ce ne attendono altrettanti di palle fumanti che girano sulle nostre teste.

Predicare bene

Da un’Ansa delle 14.05:

Con in mano i volantini per difendere il crocifisso, un attivista della Lega Nord Liguria si e’ fatto scappare una serie di bestemmie stamani a Genova durante una animata discussione con un passante che la pensava diversamente.

Il Pelo e lo Stomaco

La frase più grottesca della conferenza stampa di Berlusconi appena terminata, non è tanto quella in cui afferma che “Eluana potrebbe fare figli“, e nemmena la memorabile chiosa finale, “I formalismi, quando si tratta di una vita umana, non ci devono fermare“, che basterebbe da sola per smascherare tutta l’ipocrisia (c’è gente che muore ogni giorno e il Governo non muove un dito).
No, il punto sublime dell’intera faccenda è quando si erge a portabandiera della “Maggioranza degli Italiani“. Meglio precisare: a fianco degli Italiani in quanto popolo, vi sta una nuova entità, la cosidetta “Maggioranza degli Italiani“, un monolite comodo da incartare e ottimo preservativo per le penetrazioni anali inflitte a questa controfigura di Paese quale unanimamente siamo ridotti.

Chi sarebbe, questa “Maggioranza degli Italiani” che è dalla parte della decisione del Governo di continuare a mantenere in vita Eluana? La stessa “Maggioranza degli Italiani” tirata in ballo dai commenti esaltatissimi dei prelati (non ve li riporto, andateveli a leggere voi su repubblica.it o dovunque, non farete fatica a trovarli).
La genialità, il Grottesco, consiste nel fatto che questa “Maggioranza degli Italianinon esiste. E’ un fantoccio, un capro-espiatorio, una giustificazione, una coperta di Linus. Perchè non esistono proprio gli “Italiani”. Non esiste coscienza, dunque siamo esattamente un corpo che permane in stato vegetativo.

Chi è Eluana? Una notizia. E cosa fa notizia in questo Paese? Intendo: cosa riesce a mutare gli esiti delle nostre vicende comuni? Niente. Dunque l’abuso indegno dello Stato su una vita umana, privata, e la cancellazione della sentenza di un organo indipendente, che riscontro può avere in –questo– scenario? Nessuno. Perchè gli Italiani non esistono, esiste solo la loro “Maggioranza”. Che tace, dato che la pensa come chi agisce. Strana coincidenza, questa comunione d’intenti che si verifica puntuale ad ogni decisione, di qualsiasi stampo sia.
La vera notizia, oggi, non è il Colpo di Stato appena eseguito, quanto l’assoluta conferma della Professionalità di questi Signori del Male (Governo e Chiesa, meglio specificare), gente che ha piantagioni di pelo sullo stomaco, anzi, che non ce l’ha proprio, uno stomaco. Questi sanno cosa vogliono, sanno come ottenerla, e la ottengono. Questa, se mai ce n’era bisogno, è la vera lezione alla base di tutto. Lo diceva pure Corrado Guzzanti.

Banda Bassotti

Questi agiscono, inflessibili. Lezione memorabile. E lasciano i poveracci senza Patria come noi ad abbaiare alla luna, mentre la “Maggioranza degli Italiani” pensa che anche oggi è stata una brutta giornata: maledetta pioggia.

Buffet

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Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)