Monthly Archive for November, 2007

Carpe diem, trote gnam

babbo_arrampica_big.jpgCome ogni anno, tornano i Babbi Natale che si arrampicano sui balconi delle case.

Ladri, approfittatene. E' il momento giusto per comprarvi un costume da pochi euro e agire indisturbati anche in pieno giorno.

Poi la smetto…

...di ridere delle disgrazie altrui, promesso. Però come dicevo nel post qui sotto, a me pare che non ci state capendo un cazzo nemmeno voi.

Across the Beatles

Across the universeUn eventuale giudizio sul "film" Across the Universe sarebbe penalizzato da una trama abbastanza piatta, molto telefonata nello sviluppo quasi elementare delle ormai "classiche" vicende di ragazzi degli anni '60 (la ribellione giovanile, il Vietnam, le delusioni, il riscatto emotivo/sentimentale...). La scontatezza della struttura quasi impallidisce di fronte alle costruzioni visive che raffigurano ognuna delle 33 canzoni dei Beatles disseminate nel film, tanto da venire trascinati praticamente senza volerlo oltre il livello cinematografico. Tutto si consuma in un'esperienza sensoriale, un abbraccio sonico a perle del '900 che, ogni volta, ti sciolgono il cuore in una pioggia colorata. Per i fan come il sottoscritto, è manna dal cielo che mi fa arrendere quasi subito: vorresti che ne cantassero ancora, tutte quante.

Manuale del buon barista

Imparerai ad ascoltare, ché una persona che ascolta veramente vale oro (e lo sanno bene gli psicanalisti).

Nell'era della comunicazione globale tutti hanno opinioni così ben ponderate e bene informate da rendere inattaccabili le trincee dei singoli punti di vista. Nell'era del cellulare con internet, un uomo non riesce ad aprirsi con la propria moglie. Mi racconta dello schifo che prova per se stesso, per il suo lavoro, il gigolò, giocherellando con il pezzo di lime nel cuba, alla fine mi ringrazia, dice che tornerà l'indomani ma prima di andare mi fa promettere di non rivelare la sua confessione a sua moglie e ai suoi migliori amici.

Nell'era del 'salve' e 'arrivederci' in ascensore, sarai un'oasi per le frustrazioni, per l'indifferenza su scala industriale, per un consulente famigliare che ha rotto con la fidanzata, per un manager che si sente solo. Avrai la pazienza di consolare con gli occhi i sogni infranti di un esperto di comunicazione che all'ingresso del bar, lascerà la giacca e la maschera che è costretto a portare ogni giorno.

Curerai sempre la tua apparenza, perché tutti sono influenzati dall'apparenza, soprattutto dalla propria. Non giudicherai nessuno, neanche dopo averlo conosciuto, perché non sta a te.

Ti troverai in disaccordo con molti di loro, ma ti accorgerai che tutti hanno qualcosa in comune, che siamo (stati) divisi solo dalla testa in su, dalla nascita in poi. Rimarrai te stesso, non cercherai una soluzione comune a tutto, ma cercherai di non anestetizzarti verso le opinioni altrui, ma di guardare nella stessa direzione, non uno contro l'altro.

Vedrai la frustrazione e la tristezza di uno skinhead, la superficialità di un alternativo, e viceversa. Toccherai con orecchio l'influenza che ha su tutti l'informazione e la percezione del mondo acquisita col poco tempo ed energie che il lavoro concede. Capirai che la cosa peggiore cosa che fa l'informazione non è di nascondere i fatti, ma di invadere le nostre discussioni, cercando di disporci come soldatini di plastica armati di opinioni preconfezionate; che la cosa peggiore che fa un lavoro che non ci piace non è di usarci, ma trasformarci anche dopo l'orario di uscita.

Imparerai nella quotidianità che tutti ci possono insegnare qualcosa e che tutte le cose perdono di valore quando le diamo per scontate. Che la percezione generale è di poco superiore a quella di una farfalla che vive un giorno solo, ed è convinta che tutto rimanga sempre uguale. Capirai che il superfluo è essenziale. Il superfluo è per un povero spendere quei pochi soldi per un piacere fine a se stesso, per il ricco trovare una connessione umana che non c'entri nulla con il denaro e il lavoro.

Sarai conscio della tua funzione nel mondo, cioè quella di uno spacciatore di una droga legalizzata, ma non da questo ti farai limitare e cercherai di fare qualcosa di utile per le persone. Sarai valvola di sfogo per chi altrimenti esploderebbe, e cercherai quindi di riparare evitando loro di implodere nell'apatia. Conoscerai un sacco di muratori intelligentissimi e un sacco di miliardari stupidissimi, e viceversa.

Conoscerai un sacco di persone che non vuole crescere, che preferisce abbeverarsi di stupide illusioni piuttosto che vagare nel deserto della stabilità. Ma capirai che tutto è relativo ti verrà il dubbio e forse la felicità è nella normalità e nelle cose belle che abbiamo già. Conoscerai il vero popolo della notte, e lo conoscerai molto meglio di chi lo conosce di giorno. Probabilmente vivrai in tante città diverse, e ogni volta che lascerai qualcuno sarai triste, ma poi ti accorgerai che il tempo cura tutto, e che ciò che unisce le persone sono solo le esperienze condivise.

Assisterai spesso a episodi di violenza, e cercherai di evitare che degenerino, ma ti sarà chiaro che non nascono per caso nel bar (o allo stadio od ovunque), e che all'ingresso non si può confiscare la rabbia.



Per questo riderai delle leggi d'emergenza come sorridi di bambini che giocano agli astronauti per farsi vedere dalla mamma, perché invadono il tuo mondo parallelo, quello dove ognuno è se stesso e non si sente il rumore del traffico.

Riderai anche del tuo capo se ti tratta male, perché alla fine puoi trovare un lavoro in 12 ore e una mora fotonica di nome Sofia in fondo al banco sta aspettando te, non lui il tamarro che c'ha provato tutta la sera. (e comunque non te la cazzerai neanche tu, perché al momento del 'rigore a porta vuota' arriverà un amico seminudo - cioè solo la maglietta - a sparare una boiata delle sue rovinando tutto, ma va bene così)

Saprai di essere inutile ma anche di essere tutto per una ragazza che viene da te prima di andare a spogliarsi in uno strip-club di Bologna, ma ha bisogno di bere 8 vodke prima. Saprai di essere una pezza negli strappi della società ma anche che storicamente i bar e i café stanno alla democrazia come le nuvole alla pioggia.

Arriverai 5 ore prima sul posto di lavoro, perché la preparazione è tutto, ma nei momenti cruciali solo l'istinto potrà indicarti la cosa giusta da fare. Noterai che essenzialmente tutta l'umanità è accomunata dal desiderio di divertirsi, nel senso latino del termine, volgersi altrove, perché a prescindere da come la pensiamo, sentiamo che c'è qualcosa di sbagliato, che la normalità ha reso irraggiungibili le cose per noi veramente importanti.

Offrirai quindi vodka-redbull a due skinhead di Bolzano, evitando per un pelo risse e arresti, perché a differenza della polizia hai la chiave per parlare veramente con loro, perché sei diverso e utile e ascolti non solo per aspettare il tuo turno di parlare. Così avrai il tempo di capire quello che sta dietro le parole, cioè cosa pensano e perché.

Servirai le persone ma senza essere loro servo, come il mondo serve l'uomo, ma non è suo servo. Lascerai il posto di lavoro almeno 3 ore dopo la chiusura, e quelli saranno i momenti migliori: tra birre, sigarette e sorrisi stanchi non c'è motivo di essere falsi. Ti sentirai un po' speciale, uscendo all'alba, nel vedere gli impiegati e gli studenti con gli occhi abbottonati bersi un caffè di corsa e andare via incazzati di triste invidia, mentre tu sei lì con un whisky e sei l'unico a parlare con la barista Erica, che è sempre allegra anche se si veglia alle 4 di notte per prendere delle brioche (ehm...).

Conoscerai un popolo intero di emigranti e viaggiatori, intelligenti e stupidi, filosofi e tossici, ravers e yuppies ma che in ogni caso non riescono a scendere a compromessi con la loro coscienza, con la vocina che gli dice di partire e di non essere una vittima.

Se sceglierai la libertà pagherai con l'instabilità, ti ritroverai spesso senza una lira e spesso ricchissimo. Quando ti ritroverai pieno di soldi, non scorderai gli amici, quando sarai con le pezze al culo, spenderai tutto per qualcosa di inutile, tipo un sigaro cohiba, ché non si può perdere la speranza e la dignità con un sigaro in bocca.

Conoscerai il brivido di un biglietto di sola andata per una città sconosciuta, e la innata bontà degli uomini quando chiederai informazioni, cercando di salvare te stesso e altri dagli stronzi che si annidano ovunque.

Alla fine, guardando e ascoltando migliaia di persone, riuscirai a guardare dentro te stesso.

E, se vuoi un consiglio, non scordarti mai dei tre requisiti fondamentali:
3) Resistenza psico-fisica
2) Amore per ciò che fai
1) Un buon paio di scarpe

Ma questo, forse, vale per chiunque.

Il Re è nudo

Come mai mamma, disse il bambino indicando l'ex Presidente ignudo, fino al mese scorso diceva che i sondaggi li davano in testa, e che sarebbero tornati al potere, e che avrebbero mandato a casa Prodi e che erano la maggioranza nel paese ed ora invece che la sua coalizione era una palla al piede, "degli ectoplasmi", dei parassiti, che i voti li ha lui, che li farà tornare nelle fogne? Sai che buffo, mamma, se fosse caduto davvero Prodi e fossero dovuti andare alle elezioni tutti uniti? Sai che fregatura? Meno male che è passata la Finanziaria...

A parte tutto mi piacerebbe davvero sapere, a livello di indagine sociologica, cosa ne pensa l'elettorato di destra di questi colpi di testa. A sinistra riflettono, ponderano, meditano e fanno le cose dopo troppi anni, che nel mentre sono stati avvertiti pure i vecchietti. A destra si svegliano un giorno e il loro principale alleato li rinnega e diventa un nemico. Un po' come se in una coppia perfetta di colpo si sveglia il marito e dice: "cara ti lascio, non ho un'altra ma ti abbandono. Ciao." Che pesci pigliare? Come comportarsi? Come la prende un elettore di AN o della Lega? Qualcuno mi spieghi, non posso pensare che davvero son tutti soldatini: si, eccomi, no, cattivo Silvio! Magari l'elettorato di FI si, ma tutti gli altri di destra? Se qualche lettore di destra è in ascolto mi dica, che son curioso.

Alberto

Non è Alberto, non è colpa sua, ammesso che possa chiamarsi colpa una cosa così, però fa specie, fa paura, se vogliamo, orrore, in qualche modo, vederlo, vedere Alberto, Alberto Stasi, quello che forse, chi lo sa, ha ammazzato la fidanzata, ma probabilmente no - di sicuro l'ha trovata squartata sul pavimento, la fidanzata, meno di tre mesi fa, e s'è fatto pure qualche giorno di carcere - fa impressione, dicevo, fa specie, vedere questa persona, a tre mesi da quel giorno, e tuttora in piena bailamme, visto che resta l'unico indagato per l'omicidio di Garlasco, fa spavento vedere Alberto paparazzato come un divo del teleschermo in giro per locali pubblici, insieme ad amici, amiche e, forse, anche qui ci vuole il periodo ipotetico, una nuova fidanzata, una ragazza sorridente proprio com'era sorridente Chiara Poggi prima che qualcuno, non si sa ancora chi, pensasse di allargarglielo da orecchio a orecchio quel sorriso, una ragazza nuova, eccola qui, che fa quello che le ragazze fanno, vale a dire stanno insieme al loro accompagnatore con garbo, rispetto e, nel caso della nuova fidanzata di Alberto, anche una certa aria da first lady, perché quello, dico quello, mica è uno qualunque, è A l b e r t o S t a s i, e oggi non sei nessuno, nessuno, se non puoi vantare un omicidio efferato nel curriculum, sia tu vittima, sia tu carnefice, o sia tu semplice spettatore coinvolto, perciò questa ragazza nuova qui, accanto al suo Alberto, sembra proprio una di quelle lì, una di quelle famose di fama riflessa, non soltanto perché le foto in questione portano il bollino di un noto settimanale di pettegolezzo, quello dove di solito - o un tempo - finivano calciatori e starlettine, ma anche perché ha quell'espressione tipica, la ragazza, quell'ammiccamento esperto da chi sa dove guardare mentre deflagra il flash, ecco perché la signorina in questione, insieme ad Alberto Stasi e ai suoi amici, fa impressione tanto quanto lui, anche se - abbiamo detto - non è colpa sua, di Alberto o di chicchessia, perché anche lui, in attesa dei tempi della nostra giustizia, ha il diritto di andarsi a divertire in qualche locale pubblico, va bene, tuttavia a me fa impressione ugualmente vedere uno con la storia di Alberto andarsene in giro così, come se fosse acqua fresca, e se volete dire che la colpa è mia, d'accordo, lo ammetto, capirai, io che non riesco nemmeno a guardare la televisione se sono un po' abbacchiato, figuriamoci se, scavalcando un muro in agosto, mi trovassi davanti allo spettacolo della mia fidanzata in una pozza di sangue, ciò non toglie che impressione mi fa sapere di paparazzi appostati dietro le macchine e sopra gli alberi pronti a catturare la sua storia di giovane qualunque, con una sigaretta in bocca, la giacca alla moda e un poco di alcol nelle vene, impressione mi fa immaginare la gente alle edicole che indica il settimanale in questione col dito indice, perché manco sa come si chiama, l'importante è che in copertina ci sia il mostro, o la vittima, a fare bella mostra di sé, ecco mi fa impressione pure questo, mi fa impressione tutto il giro, i matrix, i porta a porta, i maurizi costanzo, mi fa venire un principio di voltastomaco testimoniare come tutto - tutto - debba essere sempre lucignolizzato, mi fa spavento guardare Alberto Stasi che sta dentro un locale qualsiasi a ridere, perché di questo si tratta, di ridere, è di questo che stiamo parlando, parliamo di un tizio che tre mesi fa era nell'incubo e che oggi assomiglia perfettamente a me e questo, voi direte, è normale, è la vita, che vuoi che faccia uno così?, vuoi che si rintani per sempre dentro una camera a morire a sua volta?, e io lo ammetto, va bene, avete ragione, è un ragionamento sbagliato il mio, però ugualmente non riesco a levarmi dalla testa che mentre lui si diverte, e attenzione che questa è pura retorica, mentre lui sta a bere con gli amici, e i giornalisti lo paparazzano e ci fanno su le didascalie cazzeggione tipo ecco alberto stasi in salute, sorridente e perfino ingrassato, mentre tutto questo avviene ci sono i genitori della morta che ancora stanno seduti sui divani a domandarsi perché sia morta e come e per mano di chi. E questa è una quisquilia, però come si dice? Non lo so come si dice. Salute, Alberto. Cheers.

Mettergliela nel culo a Telecom

Scusate la volgarità ma non riesco a trovare un'espressione migliore per descrivere quanto mi è successo.

Suona il telefono ed è il solito call-center Telecom che mi vuole abbindolare:
- Buongiorno lei è il Sig. TheEgo?
- Si, buongiorno.
- Ci risulta che lei è passato l'anno scorso ad un altro operatore. Telecom sta facendo una campagna promozionale per offrirvi condizioni vantaggiose per ritornare con noi. Quanto spende ora per curiosità?
- La metà di prima, 40 euro al mese, con chiamate locali e extraurbane e adsl a 20mbit incluse.

A questo punto c'è una pausa durante la quale penso: ora mi dirà che spendo meno con loro staavedere e avrà sicuramente un'offerta per ogni cifra che gli avrei detto. La povera malcapitata ripassa la lezioncina e consulta un foglietto con tutte le offerte quindi parte in quarta:

- bla bla bla, modem gratis, adsl e telefonate incluse, voip, aladino cordless, bla bla bla, linea libera, con la possibilità bla bla bla. Il tutto per soli 33,95 euro al mese.

Non appena prende fiato la interrompo:
- Ah ecco appunto, quindi spenderei di più con voi.
- Ma no, le ho detto 33.95, lei non mi ha detto che spende 40 al mese?
- Si ma a quel prezzo con voi devo aggiungere il canone Telecom, giusto? E quindi spenderei di più.

Touchè. La ragazza ride divertita, come se l'avessi scoperta con le mani nella marmellata e con voce furbetta si affretta:
- Ha ragione, grazie arrivederci!
E mette giù.

Voi non avete idea dela soddisfazione. Bugiardi schifosi.

Ma come ci riesce?

Di questo passo tra una settimana circa avranno votato tutti e 52 i milioni di italiani. A quel punto Romano non potrà proprio ignorare questa gigantesca massa critica. Class action per tutti!

Eternity

Erika arrivò davanti al Padreterno e si tolse gli occhiali da sole.
Dio la osservò riporli nella borsetta e sputare il chewin gum nel pugno chiuso della mano. Poi Erika avanzò e nella stanza perfettamente bianca ci fu solo un rumore e questo rumore era lo scalpiccìo prodotto dai suoi tacchi. Dio onnipotente si raddrizzò sul Trono facendo leva con le mani inanellate sui braccioli di legno importante: la Sua figura era ovvia, con la barba bianca e una veste dello stesso colore tanto liscia da non presentare nemmeno un'ombra, non una sfumatura. Quando i piedi di Erika, avvolti dentro deliziosi sandali allacciati alla schiava, si arrestarono la distanza tra i due era ridotta a mezzo metro scarso.

- Dio...
- ... Tu sei Erika – la interruppe l'Onnipotente in maniera perentoria, senza manifestare dubbio.
- Sì... – acconsentì la creatura mortale davanti a Lui abbassando il capo, ma solo per controllarsi la scollatura. – Sono Erika e ho chiesto udienza per appellarmi alla Tua Infinita Grazia e Giustizia… -. La voce della ragazza diventò esile in quell'ambiente a tal punto vasto che i confini non si riuscivano a distinguere. Erika alzò di nuovo gli occhi su quelli del Signore e le lunghissime ciglia nere le solleticarono la pelle appena sotto le sopracciglia. Dio sembrò riflettere: non respirava, non emetteva alcun suono tipico della vita. Il Suo costato non si sollevava, non aveva vene sulle mani né altrove: Dio onnipotente era qualcosa di completamente neutro. Lisciandosi la minigonna blu sui fianchi, Erika pensò che quella... Cosa davanti a sé non recava nulla a immagine e somiglianza degli uomini della Terra.

- Erika... - sentenziò ancora Dio seguendo il protocollo -. Il tuo assassino brutale verrà giudicato a tempo debito. La tua innocenza non sarà violata e il ricordo della tua vita sarà serbata nella memoria dei superstiti con tutto l'amore necessario... – Così Dio salmodiò parole a Lui abituali e con quello credette d'aver finito il compito. Gli occhi Onnipotenti non si discostarono mai da quelli della creatura che lo fissava, nemmeno quando questa fece oscillare con un movimento del capo le due treccine bionde all'indiana che s'era acconciata.

- Dio... - riprese Erika. Io... Sono venuta a domandarTi umilmente di essere rimandata sulla Terra nuovamente in vita. Perché ritengo che il mio compito non sia terminato...

Fu allora che Dio azzardò un'impercettibile emozione: la Sua fronte tradì qualcosa di interrogativo che Erika riconobbe come autentica esternazione umana. La ragazza mosse un altro passo verso di Lui, piccolo ma decisissimo, e in quell'attimo Dio onnipotente abbassò lo sguardo incuriosito dal rumore ticchettante dei tacchi alti e scoprì dieci piccoli indiani spuntare nudi dalle scarpe e smaltati di vernice rossissima. Erika ne approfittò per salire sull'unico gradino su cui era adagiato il Trono. Dio trasalì aderendo con la schiena allo schienale ma senza emettere un fiato.



- Dio... Sono stata vilmente ammazzata da un extracomunitario clandestino di colore. Brutalizzata e gettata in un fosso a soli 19 anni e con una vita davanti. E... Dio... Sono qui, umilissimamente, per domandarti la Grazia. Rimandami sulla Terra ad esaurire il mio... Compito.

Il Signore avvertì un profumo di albicocca provenire dal lucidalabbra che Erika aveva azzardato prima d'entrare. Mai quelle narici nobilissime e giuste avevano saggiato fragranze così, nemmeno durante la Creazione, neanche il giorno in cui plasmò la donna stessa, Dio si risolse a concepire un simile trucco seduttivo e ingannevole: più della celeberrima mela, quell'odore d'albicocca posticcio incarnava l'essenza caduca degli uomini, l'abominio della razza umana, l'indole naturale al peccato assoluto. Dio trasalì innanzi al riassunto del Suo stesso fallimento ma contemporaneamente non poté fare a meno di inalare con curiosità quell'ardore fatto sostanza che si mischiava ad altri pigmenti, ad altre minuscole particelle d'essenza di cui nemmeno Egli riusciva a dare conto perché, fuori da ogni dubbio, non era stato Lui a inventarle.

- Dio... Signore... - Erika disse poggiando entrambe le mani sopra le ginocchia di Dio. – Dio, io... Avevo solo 19 anni quando sono stata... E non ho mai... Non ho mai fatto in tempo a... - Rimase quella "a" a mezza altezza, sospesa come un palloncino gommoso tra la bocca profumata di Erika e quella secca di Dio. Dio respirò l'aria che lo separava dalla creatura femminile e quella "a" vischiosa Gli si infilò nelle narici: era il suo alito, era l'odor di albicocca, era il profumo che s'era messa sul collo usando l'indice destro. Dio chiuse gli occhi per la prima volta in oltre 4mila anni e poi li riaprì di scatto. Erika sentì la tensione e sollevò immediatamente le mani dalle ginocchia del Creatore. - Dio... a tutti è concessa una seconda possibilità... E io sono qui... Sono qui, innanzi al tuo cospetto... Per... Chiederti questa seconda possibilità...

Le mani di Erika tornarono sulle ginocchia di Dio e abbassandosi così, per la seconda volta in pochi secondi, il Padreterno conobbe a Sue spese il significato profondo dell'enigma che c'è dietro ogni femmina dell'Universo. Gli occhi azzurrissimi di Dio Onnipotente si soffermarono per un secondo di troppo sulle due coppe rosa e morbide che si celavano dietro la stoffa sottile del top rosa di Erika. La ragazza s'accorse, avvezza a quel vezzo dei maschi, del peccato di Dio e i suoi occhi si fecero morbidi e pieni di complicità: - Padre... Tu ci hai create così... La donna è composta da tanti e tali elementi di bellezza visiva che non può esserci dubbio circa il fatto che sia stata inventata da un uomo... Tu sei un uomo, Dio...?

Dio non rispose, non perché senza parole, ma perché come un uomo in terra straniera capisce a sufficienza ciò che gli viene detto ma non dispone degli elementi linguistici giusti per rispondere a tono, così Lui non poté fare altro che stare a sentire e stare a guardare, privato dei meccanismi logici per fornire risposte degne e sensate.

– Dio... - continuò Erika che sollevò una mano dal ginocchio del Creatore solo per togliersi un filo sottile di capelli che gli si era impigliato all'angolo della bocca. – Dio... Rimandami sulla Terra. Tu lo puoi fare e il mio cadavere non è ancora stato trovato. Rimandami lì... Tutto ha un prezzo, è la lezione che l'umanità ha insegnato a se stessa nell'arco dei millenni. Dimmi: qual è il Tuo prezzo?

Dio, immobile e solo nella Sua stanza Totale, non rispose una sillaba. Sotto di Sé la vita scorreva e migliaia di uomini morivano e nascevano rispondendo a un meccanismo misterioso ed eterno. Erika davanti a Lui respirò più a fondo perché sapeva benissimo che facendo così il suo seno risaltava come monti di pan di spagna: non indossava alcun reggiseno e i due capezzoli furono perfettamente visibili, appuntiti, come baionette puntate, distanti solo pochi millimetri dalla stoffa interna della maglietta. Fu in quell'esatto momento che Dio onnipotente, Signore del cielo e della terra, conobbe la Sua prima erezione.

Erika sorrise di quel sorriso che fanno le donne quando hanno deciso che faranno l'amore. Sollevò le mani dalle ginocchia di Dio e Gli si sedette in grembo, accavallando le gambe. Adesso alla destra del trono di Dio non c'era nessuno e lo spirito santo s'era incarnato sottoforma di sangue che scorreva potente all'altezza dell'inguine sacro.

- Dio... - Erika soffiò nella bocca di Dio. Poi Gli prese una mano e il tocco della pelle dell'Onnipotente le procurò un brivido elettrico lungo la spina dorsale... - Dio... - disse di nuovo, solo che non era più un'invocazione divina, ma l'esclamazione più ovvia che fanno le persone quando sentono l'eccitazione sessuale arrivare. Accompagnò la mano di Dio sulla sua gamba e la accompagnò in un movimento regolare che andava dal ginocchio al lembo della gonna che, in quella posizione, era risalita fino all'attaccatura della coscia. Dio saggiò il significato della parola "liscio" e si lasciò guidare dall'abilità che la giovane sembrava ostentare. Poi, proprio quando Gli cominciò veramente a piacere, Erika arrestò il movimento e si alzò un'altra volta. Immobile davanti a Dio, si sollevò il top proponendo a quel bianco accecante il dono del suo seno da adolescente, gonfio e sodo abbastanza da rimanere sollevato da solo.

Si inginocchiò tra le gambe del Padre e Gli sorrise dal basso in alto con la complicità necessaria perché Lui capisse a cosa si riferisse. Entrambi guardarono il bozzo che s'era formato, evidente e tonante, sotto la stoffa bianchissima della Sua Sacra Veste. Erika seppe in quel momento preciso che Dio non indossava mutande.

- Dio... Qual è... Il Tuo prezzo? – Domandò Erika prendendo a massaggiare, con la lentezza di una processione all'altare, il membro irrigidito dell'Onnipotente attraverso la stoffa. – Io sono giovane, Dio... E voglio vivere ancora... Sono sicura che tu... Dio... Troverai maggiore vantaggio nell'accontentarmi adesso piuttosto che nel punire il colpevole in seguito... - Dio rovesciò la testa all'indietro come per una risata, solo che non ci fu nessuna risata, e la Sua barba lunghissima Lo accompagnò nel gesto. Erika si sollevò, fece il giro del Trono e prese la testa di Dio tra le mani. Quindi si abbassò leggermente al Suo livello e Gli fece assaggiare la consistenza del seno sul volto. Affondato nelle tette di Erika, l'Onnipotente bofonchiò qualcosa di incomprensibile e tale enigmaticità fu senza dubbio interpretata da un cattolico praticante come incomprensibile testimonianza del dogma della fede.

– Dio... - disse ancora Erika, adesso anche lei a occhi chiusi, sentendo tra le tette il calore del respiro di Dio e la lanosità della Sua lunghissima barba. – Rimandami sulla terra... So che lo vuoi fare. So che puoi... - Quindi la giovane donna tornò al Suo cospetto e si chinò nuovamente. Stavolta Gli sollevò la tunica bianca e quello che vide fu il riassunto simbolico di millenni di evoluzione sessuale, dalla lotta delle donne alle guerre per i diritti degli omosessuali, fino allo sdoganamento dei costumi su Internet: milioni di chili di passione, ammesso che la passione possa misurarsi in chili, riversati in unico membro, il primo, quello Assoluto: il Cazzo di Dio.

Erika fece quello doveva fare, stordendo a tal punto Dio che quest'ultimo esaudì a casaccio mille preghiere. Mentre saggiava e suggeva, disse: - Dio... Io faccio mio il Tuo insegnamento e perdono il colpevole del mio assassinio. Ma voglio che tu... Mi rimandi sulla Terra... Perché io non ho mai... Ancora... A 19 anni... Non ho mai... Sai... Scopato... E tutte le mie amiche... - Erika continuò a riempirsi la bocca di parole e di Dio, producendo un osceno rumore liquido di salivazione. – Rimandami... Sulla terra... Dio... Dammi la possibilità di scoprire... Come tu stai scoprendo ora... Tali piaceri... Di...

Non fece in tempo a finire la frase perché la disabitudine di Dio a tali pratiche o, se vogliamo, l'accumulo di millenni di astinenza, portò all'eruzione anticipata del vulcano, così che la bocca di Erika fu tappata prima del tempo dalla lava di Dio. La giovane donna lo lasciò ultimare serrando gli occhi, sollevando, alla fine, lo sguardo sul Suo viso contrito che in pochi minuti sembrava aver perduto la ruvidezza della vecchiaia di millenni.

- Dio... - disse Dio in un filo di voce.
Quando un'ora più tardi entrò San Pietro con un plico di fogli per farGli firmare il Permesso Speciale, Lo trovò che fumava.

Silvio: infine la senescenza

Son scemo io oppure quest'uomo è definitivamente bollito e si sta scavando finalmente la fossa con le sue mani? Quale somma puttanata è questo "Partito del Popolo"? E gli alleati? E la coalizione? E tutti quei coretti carini che si facevano con "forza italia", gli sfottò, le bandiere tricolori eccetera... più niente? Maddai, è solo una boutade. Domani mi sveglio e il solito Silvio dirà di essere stato frainteso come sempre. Vero?

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)