Monthly Archive for Febbraio, 2008

Andate al mare

Un quarto d'ora di cazzeggio in ufficio ed eccoci nella gallery di Repubblica. D'altronde Ciccsoft nel 2001 ne raccolse centinaia di manifesti taroccati... 🙂


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Dottori 2.0

Mentre ormai stavo per andarmene dal solito cliente, illustrissimo eccelentissimo stimatissimo superPrimario del nostro Arcispedale, dopo altrettanto solita riparazione di wireless e installazione di un multifunzione, arriva secca la domanda:
- Senta, ho letto sul sito di questa rivista di medicina francese di un sistema chiamato RSS. Che roba è? Come funziona?

Spiegaglielo tu in due parole... Evidentemente però i miei tentativi di glissare e rimandare ad eventuali spiegazioni con più calma non sono bastati:
- E il web 2.0? Ne leggo dovunque ma non ho mica capito cos'è?

Ho improvvisamente ricordato di un mezzo impegno con una zia e ho preso deciso la porta. Son mica cose da chiedere ahò... Non ci sono più i clienti di una volta.

Dire la cosa giusta a proposito di Cuba e di Fidel Castro

Come si fa a dire la cosa giusta su Fidel Castro e Cuba? Soprattutto: come può riuscirci uno come me che a Cuba ha trascorso i migliori anni della sua esistenza? Come potrei dirla, questa cosa giusta, senza per forza cedere alla tentazione del parere personale?

Io so solo che c'è un posto nel mondo, che si chiama Cuba, dove le persone si sentono prigioniere della loro stessa passione. Si sentono tradite, queste persone, dall'amore che i loro stessi cuori hanno spurgato cinquant'anni addietro. So solo questo: so che ci sono medici internazionalmente riconosciuti come "sommi scienziati" che oggi scaricano merce nei frigoriferi dei supermercati insieme alle mosche perché lo Stato ha tagliato loro i fondi per una ricerca importantissima che stava per salvare centinaia di bambini. So che quei bambini sono morti, oggi, in barba alle statistiche sulla mortalità infantile, so che quelle strutture ospedaliere sono oggi fatiscenti, a meno che non ti chiami Diego Armando Maradona, s'intende, e so che quel medico ricercatore, capo del laboratorio di medicina molecolare della Havana, e stimato professore a Roma, come in Venezuela e in mezzo Sud America, che ha insegnato a centinaia di medici la professione, oggi scarica carne.

Questo so. So che c'è questo posto, Cuba, dove, dicono loro, gli autoctoni, basta sputare un seme in terra per vederlo crescere, eppure è un posto dove puoi girare in macchina per centinaia e centinaia e centinaia di chilometri e trovarti davanti, fuori dai finestrini, sempre questa meravigliosa terra perennemente incolta, perché la propaganda deve poter dire che è colpa dell'embargo se manca questo o quello.

Quello che so è che il mio amico Sergio sta finendo la medicina contro la sua asma, medicina che io stesso gli ho dovuto mandare, mandare tramite interposta persona perché a Cuba la DHL è proibita, so che Sergio sta agli ultimi pacchi e che non se la può procurare se non così, tramite interposta persona, e so anche che l'asma non curata vale come il più terribile dei mali. L'ho visto Sergio, con questi occhi, che sembrava un cadavere, grigio, scavarsi l'anima a colpi di tosse e scostare il piatto da dove stava mangiando.

Questo so e lo stesso non ho difficoltà a credere che uno starnuto di Fidel contenga più molecole d'intelligenza del migliore dei nostri politici.

Questo so di Cuba, di questa terra unica al mondo, orgogliosa, resistente, indistruttibile, coloratissima e disperata: so che la "pensione" di Fidel rischia di diventare il più grande incubo, nel futuro prossimo, per tutti i turisti con il pancione che amano i cocktail a due dollari e le puttane lascive, ma so anche che potrebbe essere quella famosa curva oltre l'orizzonte sempre uguale davanti al quale i cubani da cinquant'anni nascono, crescono e poi impazziscono a forza di dirsi che Miami non è poi così distante. So che la maggioranza di quelli che si sono convinti stanno ancora dentro le prigioni della Jamaica, sorta di CPT de' noantri, perché il mare cambia direzione e ci vuole poco, una gradazione di rotta di qualche  grado, per confondere il il sogno con l'incubo, l'esilio con la prigionia.

So che Cuba è anche questo, insieme a tutte le altre cose che mi hanno fatto innamorare della migliore terra su cui io abbia mai poggiato i piedi e abitata dagli individui più degni d'essere conosciuti che si possano credere nati.



So che esiste un piccolo bar, alla Havana, sul Malecòn, che noi chiamiamo da anni "Il bar dei ragazzi" e che fa da bere e da mangiare a qualsiasi ora del giorno e della notte e so che da quel piccolo bar la vista è bellissima, struggente, se ti siedi guardando verso occidente, e bruttissima, fredda, se ti siedi osservando dalla parte opposta. So che è così che funziona la vita, ne ho sempre scritto, so che la questione sta tutta nei punti di vista, nella velocità e nei tempi con cui ciascuno approccia alle questioni massime o di tutti i giorni. Ti siedi in un modo e il mondo è incredibile; giri la seggiola èd è tutto il contrario.

Da una parte c'è l'insenatura del Golfo del Messico che dopo le sette della sera irradia d'arancione i palazzi coloniali semidistrutti: lì il sole va a tramontare. Dall'altra parte, nello stesso istante, l'insenatura del Golfo del Messico si chiude su un porticciolo squallido e puzzolente, dove i cani magri vanno a cercare i rifiuti e i cessi chimici imputridiscono la pavimentazione. Lì le puttane si nascondono per prenderlo in bocca ai clienti e gli scoli delle cucine dei locali si uniscono al catrame degli ormeggi e delle vecchie ancòre ossidate. E' lo stesso identico posto, dipinto in un modo o nell'altro solo dalla direzione che si sceglie di dare allo sguardo.

So che c'è questo angolo, nel mondo, una piccola isola che per cinquant'anni ne ha subite di tutti i colori, commettendo tantissimi errori e tuttavia  macchiandosi di crimini o reati certamente non secondi a quelli perpetrati da altre cosiddette DEMOCRAZIE, le quali hanno dalla loro la tranquillità, per lo meno, di non dover rispondere quotidianamente all'accusa d'essere delle dittature.

C'è questo posto, esiste, a circa ottomila chilometri di distanza dai Suv, da D'Alema e Lele Mora, dove la gente ti dà le sue pillole contro la diarrea, pure se il barattolo è mezzo vuoto e non sarà mai più possibile comprarne uno nuovo. C'è questo posto dove i cubani, teoricamente i padroni di casa, non possono andare dove vogliono, perché dove vorrebbero andare ci sono troppi turisti e troppe antenne paraboliche e troppi telegiornali e troppa Verità e allora esistono delle specie di dogane, con le sbarre bianche e rosse, dove però a te, straniero, basta un cenno del capo per passare e invece a loro, gli autoctoni no, al massimo possono nascondersi dentro grossi bauli, come gli assassini.

C'è questo posto, nel bellissimo mare, che ha fatto la rivoluzione e che poi l'ha rinchiusa in un museo, dietro delle solide teche di cristallo che la gente paga per vedere. C'è questo posto dove gli uomini e le donne invecchiano senza aspettative, perché le aspettative sono state tutte tagliate all'altezza delle caviglie: questi uomini e queste donne si dondolano dalla mattina alla sera su sedie di paglia e guardano in televisione tiggì di regime in cui Fidel può parlare anche per sei ore filate. Semmai provano a vendere sigari falsi ai turisti, oppure la propria figlia per sei dollari. C'è questo posto in cui la pubblica sicurezza non ti permette nemmeno di sederti sui marciapiedi, perché è degradante, però, poi, quella stessa pubblica sicurezza la corrompi con dodici dollari e una pacca sulla spalla se per caso ti dovesse venire in mente di infrangere la legge, da turista s'intende, in qualsiasi maniera tu voglia.

Questo posto qui, dipende da come ti siedi, è straordinario, bellissimo, anche se la gente non ha più alcuna voglia di fare niente, al punto che neanche fanno la fatica di centrare i cassonetti quando devono buttare i rifiuti. I giovani suonano i più svariati generi musicali, in questo posto qui, che io so esistere, sono dei talenti comprovati nel pop, nel rock, nel rap e nel raggae, solo che l'arte è illegale, proibita. Se li vai a leggere, i testi di questi giovani, che amano il loro paese, raccontano tutti una storia diversa da quella che si legge sui cartelloni propagandistici. Devono suonare con batterie rabberciate e con chitarre messe su coi pezzi di ricambio: però suonano e se tanta voglia creativa, se tanta disumana forza artistica, venisse liberata per il mondo, io non so bene cosa accadrebbe, ma di certo ci sarebbe tanto così di guadagnato.

Io non so dire la cosa giusta, in proposito.
Non chiedetetemi di non essere malinconico, di non essere retorico, di non essere compassato nei toni o espansivo nelle emozioni. E' come se stessi mettendo a dormire un bambino nella culla. Non chiedetemi di dire la cosa giusta: questa è Cuba. Una striscia di terra lunga 700 km in mezzo a un mare geopoliticamente decisivo dove l'aria sa tutto il giorno di spazzatura, metano, scarichi di vecchissime auto e bucce di banane marcite al sole. Non chiedetemi di camminare dritto: sono un ubriaco e mi gira tutto intorno.

La cosa giusta chiedetela alla storia.

Havana
[La prima foto che abbia mai scattato a Cuba - luglio 2004]

A che serve essere intelligenti?

Non mi ricordo bene in merito a che cosa ma un bel giorno ho sentito in televisione qualcuno dire questa frase:

"Il bello dell'intelligenza è che..."

Questo qualcuno ha poi seguitato con lo spiegare alcuni concetti relativi, appunto, al bello, secondo lui, dell'essere intelligenti.

Lì m'è venuto da pensare, porca miseria. Ma, diciamoci la verità, che ci sarà mai di così vantaggioso nell'essere intelligenti? Essere intelligenti ha tutti gli svantaggi possibili: ti rende emotivamente partecipe a un sacco di cose, ti fa arrivare prima degli altri alle conclusioni, ti permette di essere altamente selettivo nei confronti del prossimo e delle cose che questo prossimo vorrebbe sbolognarti. L'intelligenza, peggiore dei mali possibili, certe volte ti consente, niente meno, di farti una carriera onorevole e profittevole e io, che sostanzialmente preferisco non fare niente al fare qualsiasi altra cosa, ho idea che una carriera onorevole e profittevole nasconda tantissime insidie, una su tutte la fatica che ci vuole per costruirsela.

Questo ragionamento, da solo, il quale mi consente di costruire l'equazione intelligenza=fatica, basterebbe per farmi prendere le distanze dall'intelligenza o, quanto meno, dalla falsità secondo la quale ci sarebbe del bello nell'essere intelligenti.

Essere intelligenti è una condanna abissale: pensandoci su un attimo, posso dire di non aver mai conosciuto una persona intelligente perfettamente felice. Tutti i felici che io conosco sono cretini. Oppure hanno fatto una brutta fine. Preferirei non fare nomi, naturalmente, ma posso dire che questa felicità assoluta professata in alcune canzoni cantautoriali italiane sia una puttanata. Oppure un colossale affare, a patto che, in cambio, venga consegnata alla natura, appunto, la propria intelligenza: il tipico intelligente è condannato all'infelicità permanente. Li riconosci per la strada, gli intelligenti: non ci sono cascati, in quanto intelligenti, e perciò non guidano alcun ridicolo SUV, però sono stanchi, hanno le borse sotto gli occhi e non godono del fatto che, grazie alla loro intelligenza, possono avere tutte le donne e le amicizie che vogliono. Non ne godono perché, in genere, non resta loro alcun tempo per potersi avvantaggiare di tale privilegio.

Lavorano, hanno responsabilità e molte volte una targhetta d'ottone recante il proprio nome sulla scrivania. Essere intelligenti è un investimento veramente poco conveniente in questa terra in cui vince chi ne sa di meno in assoluto: sfondare con la propria intelligenza costa una fatica incredibile, invece diventare immortali solo grazie alla propria cretinaggine è facilissimo e, soprattutto, molto più apprezzato.

Io non credo che grazie all'intelligenza uno possa arrivare dove ha deciso di andare in tempi molto più brevi, anzi. Credo che sia vero il contrario: perché l'intelligente, spesse volte, arriva ingenuamente a farsi scrupoli, invece il cretino no e mica per cattiveria: il cretino non ci pensa punto e basta. Perciò io, dovendo scegliere, e pur non avendo ancora capito molto bene di quale categoria faccia parte, preferirei di gran lunga essere un cretino. Me lo scriverei ben volentieri sul petto: "Perfetto cretino". Senza contare che i cretini hanno molti più amici degli intelligenti: la vita dell'intelligente, secondo me, parafrasando Stefano Benni quando parla del puntuale, è un universo di solitudini immeritate. L'intelligente, parliamoci chiaro, fa anche un po' di paura: uno ha sempre timore che questo intelligente qui, inevitabilmente, calato in un gruppo, spicchi, tenda a farsi notare, a discapito degli altri, i cretini, la maggioranza, e per questo, tac, manco viene invitato, lo si lascia più volentieri a casa.

Per tutte queste ragioni, e molte altre, non ho ancora ben capito cosa ci sia di bello nell'essere intelligenti. Io, potendo scegliere tra tutte le variabili possibili, vorrei essere uno di cui tutti riconoscono solo e solamente il gran culo.

I love you

Nel tripudio orgiastico della festa dell'amore, mentre frotte di coppiette festeggiavano in locali di dubbio gusto scambiandosi rose (c'è la schiavitù dietro la coltivazione delle rose, sappiatelo) e cioccolatini (vi andrà sui fianchi, sul culo, sulle guance butterate, ostruirà le vostre vene, carierà i vostri denti) (ma quanto sono buoni, cazzo), mentre coppie simulavano indifferenza verso una festa commerciale ma, sotto sotto, maledicevano il partner per non avergli portato neanche un microscopico regalino; in mezzo a tutto questo, ci stavo io. Seduto su una panchina. Non la panchina degli innamorati di Peynet, ma quella della palestra durante una partita (ovviamente, c'erano dubbi?). Non trovassi la felicità dentro di me, avrei di che odiarVi, bastardi!

E a ricordarmi che il 14 febbraio è la festa degli innamorati, ci ha pensato iTunes con una compilation creata per l'occasione. Infatti è 'na merda.


Ecco a voi la compilation I love you, adeguatamente commentata.

1) Pictures of You - The Last Goodnight: canzonetta molto in voga sulle radio e in televisione. Personalmente la trovo insopportabile e noiosa, loro sono agghindati come punkabbestia ma abbastanza carini da piacere alle ragazze emo. Il testo non sarebbe male se non li schifassi a priori (so che non è bello ma è un lusso che mi piace concedermi).

2) Per me è importante - Tiromancino: bellissima canzone stracciamutande. Zampaglione sa come conquistare i nostri cuori e i nostri portafogli. All'epoca ho pure comprato il cd. Ma come si dice? Mo'basta!

3) Right Here Waiting - Richard Marx: e vai di anni ottanta! Classicone straziante, solo ad ascoltarla cresce la petta ai capelli e sogni di correre da lei in Harley sulle strade della California.

4) Nothing Compares 2 U - Sinéad O'Connor: niente sa farti odiare una bella canzone come sentirla cantare da tutte le tue compagne di scuola sul pullman durante una gita scolastica. Anche Sinéad ha sofferto molto per questa cosa. Lo so per certo.

5) Save a Prayer - Duran Duran: ascoltavo il disco Arena da bambino di nascosto. Nessuno doveva sapere che mi piacevano i Duran. E nessuno lo saprà mai. Neanche voi. E comunque Save a prayer ha sempre sofferto per essere la traccia prima di The wild boys. Meritava di più. Meritava soprattutto un video migliore.

6) A chi mi dice - Blue: la devo pure commentare?

7) Eternal Flame - Atomic Kitten: fa sembrare bella la canzone precedente. E tutto dire.

8) Missing You - John Waite: come per la traccia tre. Dobbiamo ancora continuare a idolatrare gli anni ottanta? (se l'AIDS è arrivata in quegli anni un motivo ci sarà stato) (ma si sa, basta dire "anni ottanta" e la merda diventa cioccolata).

9) (I Just) Died In Your Arms - Cutting Crew: come per la tre e la otto (sono stato troppo duro con gli ottanta, mi dispiace) (in effetti sono stati gli anni di Magic Johnson) (che infatti ha preso l'HIV).

10) I'd Do Anything for Love (But I Won't Do That) - Meat Loaf: lo vedete? Vogliono commuoverci con questi drammoni strappalacrime. Si aspettano che noi diciamo "Uh... quanti ricordi con questa canzone!". No! E poi Meat Loaf è un ciccione. Ve lo ricordate in Fight Club? Era quello ciccione ovviamente. Non potevate confonderlo con Brad Pitt. Era quello con le tette che abbracciava Edward Norton.

11) Nobody Does It Better - Carly Simon: l'inferno ha la sua colonna sonora. È questa.

12) Slave to Love - Bryan Ferry: il massimo interprete degli anni ottanta. Nel senso che ha proprio interpretato quegli anni al massimo. E quante scopate è riuscito a farsi con questa canzone ("Ciao, sono Bryan Ferry, quello di Slave to love!" – sbran! e se le ritrovava già nude e distese).

13) Is This Love - Whitesnake: l'inferno esigeva anche un lato b.

14) Innamorarsi ancora - Stadio: Gaetano Curreri è sicuramente un grande autore di canzoni. Ma a volte – consentitemi – la fa fuori dal vaso. Come in questo caso.

15) Feelings - Morris Albert: oh Signore, dammi la forza.

1) (eh, sì. Compilation doppia) Please Don't Go - KC & The Sunshine Band: e si ricomincia subito alla grande. Ve la ricordate mentre le ragazze di Non è la rai ci ballavano sopra? Devo aggiungere altro?

2) Why Can't We Live Together - Timmy Thomas: nei trenta secondi di ascolto su iTunes non ho sentito una parola. Ma mi è bastato per non andarla a cercare altrove.

3) You Are So Beautiful - Al Green: uh, questa mi piace, dev'essere finita qui per caso.

4) Tutto quello che un uomo - Sergio Cammariere: che succede? Seconda canzone consecutiva. Se continua così dovrò comprarmi il disco.

5) Never Back Down - Novastar: 13 euro e 99 centesimi. Dovrò cominciare a pensarci. Mi piace la voce di questo gruppo.

6) Stop - Jamelia: ah, ecco. Siamo tornati sul solito standard. Se li possono sognare i miei soldi. Jamelia è quella che ha cantato in duetto con Tiziano Ferro. Ehi, dov'è Tiziano Ferro? Merita di comparire in questa compilation.

7) Sweet Surrender - Amalia Grè: con quella voce fa sembrare interessante anche l'elenco del telefono. Ma non avranno lo stesso i miei soldi.

8) I Got You Babe (feat. Chrissie Hynde) - UB40: in questa compilation ci sta un po' come i cavoli a merenda. Infatti merita.

9) Love Don't Live Here Anymore - Jimmy Nail: questa invece ci sta a fagiolo.

10) Rush, Rush - Paula Abdul: questa poi supera la precedente. Indecente.

11) Ti sento - Matia Bazar: bella. Ma in effetti comprare nel 2008 una compilation con Ti sento dei Matia Bazar e regalarla ad una fidanzata mi sembra un tantinello demodé.

12) China In Your Hand - T'Pau: e se le fate pure sentire questa minchiata l'avrete persa per sempre.

13) We Have All the Time In the World - Fun Lovin' Criminals: furboni, quando ricominci a pensare a quanto schifo faccia questo disco, se ne escono con un pezzo come questo. E potrete giustificarvi con la fidanzata dicendo che gliel'avete regalata per questa.

14) Quell'angolo di vita - Milagro: ma come cazzo si fa a fare una cosa del genere?

1) (oh no, compilation tripla) True - Spandau Ballet: se sono finiti in malora ci sarà un perché. Ma anche loro se la sono spassata nei magici anni ottanta.

2) Everything I Own - Boy George: ehi, ho detto "spassata" e arriva Boy George! Eddai Boy, tu sei pure sopravvissuto. Ti è andata di lusso.

3) Eurasian Eyes - Corey Hart: questa è "brutta in modo assurdo".

4) We've Got Tonight - Kenny Rogers & Sheena Easton: e se trovate brutta questa, dovete ancora sentire le versioni di Gianni Morandi e Amii Stewart e di Giorgia e Ronan Keating.

5) How Deep Is Your Love - Cristina Donà: la buona Cristina prova a far dimenticare la versione dei Take That.

6) Lovin' You - Minnie Riperton: lallalallalà, dubidubidun...

7) Estate - Bruno Martino: e questa che ci sta a fare qui? Stesso discorso fatto per i Matia Bazar.

8) What You Won't Do for Love - Natalie Cole & Peabo Bryson: per usare un francesismo, potrei definirla "una cagata pazzesca".

9) It's All Coming Back to Me Now - Pandora's Box: ma questa è anche peggio. Questa puzza.

10) (Where Do I Begin) Love Story - Shirley Bassey: la voce inconfondibile di Shirley interpreta l'intramontabile Love Story. Proprio quello di cui tutti sentivamo il bisogno.

11) Jealous Guy - Roxy Music: sempre Bryan Ferry, prima di scoprire che da solo avrebbe scopato di più.

12) Love Is a Battlefield - Pat Benatar: l'amore è un campo di battaglia. La sapeva lunga la bella Pat.

13) Only the Lonely - The Motels: Ormai stanno ravanando nell'immondizia.

14) Every Rose Has Its Thorn - Poison: appunto.

15) Kayleigh - Marillion: ed ecco il classico colpo di coda. Lasciamoci così, perdendoci nei nostri ricordi. Quando vestivamo buffi ed eravamo felici. Quando credevamo che con una compilation personalizzata l'avremmo conquistata. Non con questa.

Con queste facce qui

Aiuto mamma, mi spengono la fiamma.
Tra il goliardico e il nostalgico, questo sms che ho ricevuto l'altra sera da un amico inquadra al meglio lo stato d'animo di quelli che vengono descritti come attaccati alle ideologie. Mi chiedo: a cos'altro dovremmo essere attaccati se non alle ideologie e ai simboli? Alla facce trite e ritrite di chi in questi mesi ha prima cercato di convincere la popolazione che era necessaria un'altra legge elettorale - cambia il vestito ma non la sostanza - oppure a quelli che oggi dicono che le coalizioni eterogenee non possono stare insieme, ma fino a ieri sì? In questi anni di fiori, ulivi, margherite, rose bianche, rose rosse, rose nel pugno è piuttosto comprensibile che i Verdi non siano riusciti a scavarsi una nicchia consistente nell'elettorato. Oggi ci si è messo pure Bertinotti a parlare dell'inquinamento: non buttate cartacce in terra, chiudete il rubinetto mentre vi lavate i denti, al semaforo mettete l'auto in folle e non pigiate sull'acceleratore. Ma per avere un minimo di senso civico ed educazione è necessario stare in un partito?

Ma non facciamo confusione, andiamo per ordine: del Pd abbiamo già detto in passato. Ha scelto il suicidio politico e continua a strizzare l'occhio a Berlusconi. Fa ricadere sulla sinistra colpe che non ha, tanto che le contraddizioni erano tutte al suo interno. Il faccione di Walter oggi cerca consenso in giro per l'Italia partendo dal cuore verde dell'Umbria. Probabilmente raccoglierà anche di più di quello che si possa pensare. Soprattutto se lui e Silvio - di comune accordo - continueranno a dichiarare: "Se non votate me, almeno votate lui". Insomma, se la cantano e se la suonano, altro che democrazia, altro che rigore a porta vuota. Chi lo ha fischiato il penalty per Silvio, chi votò l'accozzaglia dell'Unione oppure il Partito Democratico stesso andandoci a trattare prima della caduta del Governo? Il Pdl è ovviamente la peggior sciagura che possa capitare al Paese. Se pensate poi che i cosiddetti meno peggio (vedi Tabacci) continuano ad abbandonare la barca di re Silvio c'è poco da sperare. Incredibile il voltafaccia di Fini, che ha sciolto Alleanza Nazionale senza avere il coraggio di annunciarlo. Anche perché alla sua destra un imbufalito Storace continua a dirgliene di tutti i colori. Casini fa tenerezza: nell'Udc è rimasto solo lui (Folliini, Giovanardi, Baccini, ecc..., ecc...). Tutti dicevano che bisognava interrompere la frammentazione dell'arco parlamentare, ma continuano a nascere o a resistere formazioni politiche di una o due persone: vedi i Radicali, i vari socialisti, la Rosa Bianca, la Destra, l'Udc stessa, l'Unione Democratica (qualcuno sa chi sono?). Senza citare i vari De Gregorio, Rotondi & Co.

Capitolo sinistra: iniziativa tardiva. A parte la depressione che la faccia di Diliberto non riesce proprio a celare, in questa maniera la formazione è nata di riflesso al Partito Democratico, quindi sembra più una mossa difensiva che altro. Costruire una nuova sinistra dall'opposizione tuttavia sarà più semplice che farlo dal Governo. Bisogna solo che Bertinotti se ne renda conto. Per quanto mi riguarda in questo momento propendo per l'astensionismo. Perché in tutto 'sto bordello: dove sta la falce col martello?
 Falce e Martello

C’è un adolescente che non ha sognato di suonare in una band?

A quindici anni ce ne stavamo seduti sui gradini. Il pomeriggio lo passavamo in parrocchia, ore e ore a giocare a ping pong. Il Gesù Cristo sulla parete muoveva la testa a destra e sinistra per rimirare giocate da brivido. Arrivavamo sudati fradici al bar, orgogliosi della nostra partita e ci facevamo belli davanti alle coetanee. Coetanee che annusavano l'aria commentando con "Cos'è questa puzza di sudore?".


I sabati sera li passavamo a correre in bicicletta per la città, sperando che prima o poi uno di noi cadesse per poterci sbellicare dalle risate fino a lunedì. Il lunedì di quasi vent'anni dopo, perché ancora oggi ci raccontiamo delle nostre cadute. Non c'è niente da fare, c'è al mondo qualcosa che fa ridere come uno che cade?
Poi tutti a casa dell'amico, pizza e stereo a manetta. Le cassettine vuote per doppiarsi la musica. Videomusic e i Guns'n'Roses con Live in Tokyo. Slash e la sua Gibson.

Noi come Slash.

Cominciammo a suonare un sabato in una cantina. Io presi la chitarra acustica di mio padre, una Yamaha. Come Eddie Lawson, solo che non aveva le ruote. Francesco una chitarra elettrica, una Lead nuova fiammante. Paolo un set di cassette di legno, pentole e il braccialetto regalato dalla fidanzata su un coperchio a fare da charleston. C'era tutto tranne il nome.
La cantina era umida è stimolava di tutto tranne che la nostra fantasia. E venne naturale: Colica.

Signore e signori: i Colica.

Tutto il sabato per imparare tre accordi ed eravamo già pronti per il tour. Colica: Live in via Cosmè Tura. Il nostro primo concerto a casa di un amico per un pubblico d'eccezione: l'amico, la sorella e le sue amichette. Scatenate groupies adoranti appena uscite dalle scuole elementari.
"Grazie ancora! Questa era Don't cry!"
"A me sembrava uguale a quella di prima!"
"... perché ci sono due versioni di Don't cry!"

Il gruppo si allarga.

Il successo ci aprì le prime porte. Così come la primavera che ci permise di aprire finalmente la porta della cantina e respirare aria più salubre.
Arrivò la prima vera batteria per Paolo. E arrivarono Michele e Marcello con le loro chitarre e Stefano con la sua tastiera. La prima cosa professionale mai vista dai Colica. I primi spartiti. Le canzoni degli u2. Dovresti prendere lezioni di chitarra come noi! Qualcuno dovrebbe cominciare a suonare il basso! Perché guardate tutti me?

La crisi.

I ritmi insostenibili cominciarono a pesarmi. Le registrazioni della prima cassettina e il successivo tour sfiancarono le mie dita e il mio morale. Le date in via Cosmè Tura si susseguivano una dietro l'altra. La passione si era affievolita, volevo ancora far parte della band?
Ci furono momenti di tensione. Durante una tappa del tour, la cinquecento rossa era carica all'inverosimile dalla band e i suoi strumenti. Le chitarre spuntavano dai finestrini e dal tettuccio. All'arrivo ci mettemmo quasi mezz'ora solo per uscire dai sedili posteriori.
"Scusa ma il mio ampli dov'è?"
"Non lo so, è il tuo di ampli."
"Prima di partire non hai detto – È tuo questo ampli?"
"Sì, però non ho detto che lo caricavo in macchina."
Per la cronaca l'amplificatore non fu più ritrovato.

Durante un pomeriggio di prove avvenne poi lo strappo definitivo. Il nuovo tastierista insisteva per provare a ripetizione "Wild world" di Cat Stevens. Io e i miei spartiti degli u2 non trovavamo più spazio.
"Ooh, baby, baby, it's a wild world..."
"Scusate... Non puoi abbassare un po' il tuo ampli, non mi si sente!"
"No, è al livello giusto. Ooh, baby, baby, it's a wild world..."
"Scusate... Non possiamo provare anche qualcos'altro?"
"Prima dobbiamo imparare bene questa. Ooh, baby, baby, it's a wild world..."
"No! Scusate eh... ma così non mi va! A questo punto decidete: o me, o mister wild world!"
"Ooh, baby, baby, it's a wild world..."

Addio cantina. La mia stagione nei Colica finì così.

Il concerto. Quello vero.

Qualche tempo dopo arrivò anche la grande occasione. Un concerto vero, su un palco, con un pubblico che non si sarebbe sentito in obbligo di ascoltare per educazione o amicizia e addirittura con la SIAE da pagare. Trattasi niente poco di meno de La festa della birra di un paesino nel bolognese. Poteva essere l'evento che avrebbe scatenato in loro la voglia di tentare il grande passo, provare a fare veramente musica. Fare concerti veri e registrare dischi veri. Oppure poteva essere l'occasione per chiudere un periodo della vita e iniziare le cose serie.

Probabilmente voi non avete mai sentito parlare dei Colica. Ma c'è ancora in giro una videocassetta che testimonia il loro unico vero concerto. Quel video lo girai io.

Duri e puri

Giuliano Ferrara ci sta dicendo che mai, nella sua vita, ha avuto rapporti sessuali non finalizzati a procreare. Se così non fosse, che senso avrebbe la sua posizione di maschio antiabortista?

Come non ci fosse nient’altro cui pensare

La polizia a Napoli è intervenuta per un presunto feticidio.
Su Repubblica e Corriere si parla di "aborto terapeutico alla quarta settimana", vorrei precisare che alla quarta settimana non si vede neppure l'eventuale battito ed è già tanto intravedere una camera gestazionale.
Ritengo più plausibile quello che ha detto il responsabile cioè che "è stata praticata l´interruzione di gravidanza terapeutica nel secondo trimestre", tanto più che si parlava di "Feto non vitale".
Generare confusione su questi particolari può essere pericolosissimo in questo clima liberticida dove oramai tra la Binetti da una parte e Berlusconi dall'altra penso che la mia tessera elettorale non possa che essere utilizzata per fare filtrini.
Qualsiasi cosa ci sia a quattro settimane NON E' un feto, è doveroso a mio parere precisarlo.

Ora se si è arrivati a tanto la situazione è più grave di quanto pensassi; posto anche che ci sia dietro qualche motivo interno politico o qualche procuratore in cerca di pubblicità secondo me sarebbe ora che la si smettesse di fare disinformazione e di creare gran polveroni attorno a una legge che sarà un po' vecchiotta ma è fatta in maniera da tutelare allo stesso modo sia la madre che decide di tenere il bambino sia quella che sceglie con dolore di non tenerlo?
In caso di feto vitale peraltro la 194 già di suo impone ai medici di rianimare il feto e di fare il possibile per tenerlo in vita.
Quindi di che feticidio o ipotesi di feticidio van cianciando questi?

Comunque sia mi chiedo cosa possa giustificare l'utilizzo di sette uomini in divisa per torturare una donna probabilmente già sotto choc; una donna che venti minuti prima aveva perso suo figlio per colpa di una malformazione, che aveva appena affrontato il dolore del suo parto senza culla.
Si parla di denuncia anonima, prego signori, fatevi avanti, si parla la caccia alle streghe è riaperta, è tutto uno show, è la "loro" campagna elettorale, trasversale, senza bandiera.
Ma è dei nostri diritti che si parla.

Provider X

Sapete come ci chiamano, a noi (me e quelli come me; voi non siete necessariamente inclusi), alcuni di quei signori che ne capiscono di economia e di finanza? Ci chiamano “il parco buoi”.


Siamo quelli che, ad esempio, fanno un investimento in titoli e poi stanno lì a guardarlo, sia quel che sia, pacifici come una mandria di bovini che osserva passare un treno. Quella fissità vacua nello sguardo, quell’immobilità nelle membra. Se il nostro investimento finisce progressivamente in malora, non siamo comunque in grado di uscirne: un po’ per inconsapevolezza; un po’ perchè è obiettivamente più difficile dire “ok, mollo qui, ho perso abbastanza” quando quel poco che avevi l’hai investito per intero, o quasi, e ora non ti rimane che sperare in una ripresa (la gestione dinamica del portafogli è roba da ricchi); ma soprattutto per una certa indolenza generalizzata nei confronti della vita, per l’abitudine a lasciarsi trasportare. Tranquilli, ché i signori di cui sopra non ci ringrazieranno mai abbastanza. E’ anche grazie al parco buoi, che in fondo funziona come una rete di sicurezza per trapezisti, che alcuni di loro possono speculare sugli andamenti delle quotazioni e realizzare dei guadagni. Il parco buoi non staziona soltanto nei mercati finanziari, ma più in genere in tutti i contesti economici nei quali è necessario fare scelte e modificare comportamenti in funzione di una maggiore efficienza. Qualche esemplare si trova sempre. C’è chi ha lo stesso gestore di telefonia mobile, e magari la stessa tariffa, dal 1998 (You&Me: scegli il numero della fidanzata, e le chiamate verso quel cellulare ti costano un bel po’ di meno; solo che nel frattempo hai cambiato due o tre donne; sto parlando di un tizio che esiste davvero, lo conosco di persona). C’è chi compra ogni nuovo modello della Golf, e solo quello, perchè negli anni ‘70 s’era trovato così bene, e rimorchiava pure. Non li scolleresti dal solito supermercato neanche regalando una forma di parmigiano ai primi mille clienti.

Io pascolo nel parco buoi del mio provider, la compagnia che mi fornisce la connessione adsl. Si tratta di una piccola società, è probabile che non la conosciate neppure. Per convenienza la chiameremo X. Già all’atto della stipulazione si poteva prevedere che genere di cliente sarei diventato: non sono stato io a scegliere il provider, me l’ha consigliato il commesso del negozio di computer, probabilmente dietro provvigione. Tanto che vuoi che sia, uno vale l’altro. Da allora sono cambiate parecchie cose: gli altri provider hanno rafforzato e diversificato i loro servizi, c’è stata un’esplosione di tariffe per tutti i gusti, nella mia città è arrivata Fastweb, il telemarketing mi ha martellato di offerte, il mio provider dev’essere stato oggetto di qualche giro di valzer in termini di acquisizioni e cessioni (in effetti oggi non si chiama più X, ma, credo, Y). Tuttavia, io sono sempre rimasto fedele alla linea (ma come mi vengono? la verità è che ho un talento comico sottovalutato). E tutto ciò nonostante abbia la chiara percezione che ci siano in giro tariffe più convenienti per servizi migliori, basterebbe solo guardarsi attorno. Come no. Fase uno: disdire l’abbonamento attuale mediante lettera raccomandata a.r. Sbattimento. Fase due: rispedire al mittente il modem che ho ricevuto in comodato con la stipula del primo contratto. Sbattimento. Fase tre: orientarsi nella selva delle offerte per cercarne una che faccia davvero al caso mio. Sbattimento. Fase quattro: attendere l’attivazione della nuova linea, e magari nel frattempo rimanere senza adsl per chissà quanto. Sbattimento inaccettabile. Però negli ultimi tempi sono successe un paio di cose: la prima mi ha spinto verso il cambiamento, la seconda mi ha confuso.

E’ capitato che la mia linea adsl rimanesse al palo per un intero week end. La connessione è sparita il sabato mattina e ricomparsa il lunedì. Guardacaso, durante il fine settimana non funziona neppure il numero verde del centro assistenza clienti del mio piccolo (grande? non so, dopo le trasformazioni societarie di cui dicevo ho perso d’occhio la situazione) provider. Mi pare di sentirli: non siamo mica Telecom, vuoi che mettiamo uno a rispondere al telefono anche la domenica? E lo stipendio glielo paghi tu? Perciò non ho chiamato, non mi sono informato sulle cause del disservizio, quando tutto è rientrato nella normalità ho semplicemente lasciato perdere. Poi è successa la stessa cosa, un secondo week end. Poi un terzo. Poi ancora e ancora. Ad un certo punto basta. Ci sono delle cose che trasformano anche un bue in una tigre. Li ho chiamati un lunedì.
- Centro assistenza clienti X, buongiorno. Dica pure.
- Sto. Sclerando.
Il resto della conversazione lo lascio alla vostra immaginazione, e a quella poca conoscenza che avete di me. Il fatto è che se esiste un momento in cui mi godo internet, è il fine settimana. E’ durante il week end che navigo per il puro piacere di farlo: cazzeggio sui siti scemi, faccio shopping on line, leggo i vostri blog, evito i post di Facci, scrivo le sciocchezze che verranno pubblicate la settimana successiva (questo post lo sto battendo su un foglio di Word anzichè direttamente sul pannello di pubblicazione, perchè è domenica mattina e indovinate un po’ la mia adsl? esatto). A me, internet, il sabato e la domenica, serve. Non mi va di farne a meno un fine settimana sì e uno no. Quindi vai che si cambia. Prendo il loro indirizzo, gli spedisco una bella raccomandata, e mando a monte tutto. Il modem, che se lo riprendano. Glielo tiro dietro. A proposito, dov’è il loro benedetto indirizzo? Sulla ricevuta che mi mandano a casa ogni mese ci sarà scritto per forza. Adesso che ci penso, è da qualche tempo che non mi arriva un bel niente. Ora, dovete sapere che io sarò pure un consumatore irrazionale, ma su certe cose sono rigoroso e pedante come un pensionato. Conservo tutto: ricevute dei versamenti fatti all’ufficio postale, fatture, scontrini, tutto. Casomai sorgano contestazioni, sapete. Conservo anche gli estratti conto della banca, dove sarà quanto meno segnalato l’addebito diretto della tariffa adsl. Funziona così, no? Pagamento tramite rid. E invece non c’è traccia di prelievi a loro favore. Controllo gli estratti conto dei mesi passati. Niente. La notizia è questa: da (come minimo) sei mesi sto sfruttando a babbo morto una linea adsl. Ho trovato una falla nelle pieghe del fottuto sistema, anche se sarebbe più corretto dire che lei ha trovato me. E non so più cosa fare. Avete presente quella scena tipica dei cartoni animati americani, quando sopra le spalle del personaggio spuntano un diavolo e un angelo in miniatura, e lo consigliano secondo la buona e la cattiva coscienza? Ecco, io mi sento più o meno così. Da una parte c’è il diavolo che mi dice: fregatene se il servizio è scadente, è gratis! Non ti beccheranno mai! Dall’altra c’è l’angelo che mi dice: fregatene se il servizio è scadente, è gratis! Non ti beccheranno mai! La verità è che questa cosa prima o poi salterà fuori, e mi ritroverò a pagare anni di connessione in una volta sola, con gli interessi. E poi, in fondo, sono una persona onesta. Perciò domani chiamerò il provider X e lo informerò di quello che pare stia succedendo. Ma nel frattempo, sembra che per una volta la filosofia del parco buoi si sia rivelata vincente.

Buffet

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(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
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Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
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parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)

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