Monthly Archive for September, 2009

La famosa volpe veloce…

All’improvviso la vita di grafici e tipografi acquisisce finalmente un senso.

Voler fare una cover di Creep ad ogni costo

Ci sono una serie di canzoni “alla Vasco”, che si prestano benissimo ad essere coverizzate da lui. Come diceva un gran bel blog che oggi non c’è più: urlano per essere coverizzate. Ora succede che in un abile mossa di marketing il nostro rocker di Zocca si sia andato a scegliere come cover uno dei brani internazionali più belli degli ultimi vent’anni, che per carità si presta benissimo allo stile Vasco.

Lo stile Vasco, per inciso, è: chitarra elettrica distorta ma tranquilla, strofa dolce e malinconica quasi parlata perchè la voce inizia a scarseggiare, testo da cucciolone che fa gli occhioni dolci, ritornello incazzato ora-ti-mostro-chi-porta-i-pantaloni-qui con parolacce random cazzo-figa-tette-culo, bridge, coro generale nanananaaaaa da urlare a perdifiato con centomila persone negli stadi di tutta Italia mentre il chitarrista sfattone improvvisa un assolo alla Jimi Hendrix. Facoltativo: chiusura con ripresa del tema, sussurrato, nuovamente dolce per dare la botta finale alla fan quindicenne.

E’ venuto il momento di dirvi che canzone ha scelto Vasco per essere coverizzata, casomai ancora non lo sapeste: Creep dei Radiohead, il loro primo singolo del 1993, incluso nel disco Pablo Honey. Il brano di Vasco però si chiama Ad ogni costo, e anche il testo è un po’ cambiato.
Ora vi sgomenterete per la notizia, vi accascerete al suolo sconcertati e fuggirete dal computer senza proseguire la lettura di questa in realtà interessante analisi. Oppure se siete fan di Vasco, vi rallegrerete per l’uscita del nuovo singolo perchè non avete probabilmente mai sentito Creep originale. Vi prego in ogni caso di andare oltre, almeno per rispetto verso un povero blogger che scrive una frase come la precedente tutta con i verbi al futuro della seconda persona plurale.

Tre considerazioni:
Primo: bisogna ammettere che Creep è una canzone perfetta per Vasco. Ci sta: è un brano alla Vasco. Quando ho appreso della notizia già mi vedevo il coro finale da cantare tutti abbracciati perchè Creep potenzialmente ha un finale che si presta, ed immancabilmente Vasco l’ha sfruttato. Furbo.
Secondo: il pezzo dei Radiohead ha un bel testo, è struggente e il coro suddetto è in realtà un lamento, un urlo, che diventa con Vasco la solita prova di virilità per urlare un po’ a casaccio per riempire quei 15-20 secondi di musica. Il testo di Vasco è invece deboluccio, e non ci aspettavamo molto di più visti i recenti successi; buone le parti musicali, testi piatti da ragazzina delle medie/sciampista (cfr. Vieni qui, una a caso). Non ci siamo.
Terzo: intere generazioni OGGI conosceranno un pezzo del Novecento così clamorosamente poetico e così dannatamente manifesto per un sacco di noi, ci canteranno su parole completamente diverse, vivranno emozioni completamente differenti, e alla fine dei giochi attribuiranno il merito a Vasco. (cfr. Geordie, per i nonni un pezzo tradizionale britannico, per i genitori un brano di De Andrè, per i pischelli un pezzo truzzo di Gabry Ponte). Questo non va bene.

Insomma alla fine il brano ci può anche stare, se non fosse svilito da una strofa davvero sofferta e povera. Il sound è invece identico all’originale, e dal minuto 2.30 in poi diventa gradevole come ogni pezzo di Vasco che finisce in nanananaaaa (ok, adoro i nananaaaa di Vasco).
Però ecco, poteva risparmiarselo. Avrebbe venduto lo stesso anche con la sua roba. Scomodare i Radiohead dall’alto della loro magnificenza musicale britannica per portarli nel Belpaese dandoli in pasto a quella marea umana che ascolta Vasco e non i Radiohead di oggi (così differenti da quel primo singolo!), ecco, non mi pare una grande idea. Esportare i Radiohead a colpi di suonerie e tvb. Decisamente non una grande idea.

Inoltre la frase che sentiremo in tv “Scarica la suoneria di Vasco Ad ogni costo” è un messaggio subliminale un po’ scorretto, ma conto sul buon senso del Garante.

Osteria i 4 angeli

AVVISTATO: posto nuovo con prezzo amico e pancino felice. Segnatevi il nome per le vostre gite a Ferrara nel prossimo futuro: Osteria 4 angeli, in Piazza Castello, la stessa che avete bazzicato per i concerti di Ferrara sotto le Stelle. Si mangia cucina ferrarese, abbondante, prezzi decisamente contenuti in proporzione alla sazietà fornita.\nSolo per il fatto che vi sedete vi portano un tagliere omaggio con un bel salame campagnolo da tagliarvi nell’attesa. Le razioni sono da Grande Abbuffata e servite in bei piatti di coccio che fanno tanto tavola povera e rustica come piace a noi.\nAh, e prendete i Dolci: tutti. Per 5 euro vi vengono serviti a svenimento TUTTI i seguenti dolci: torta di formaggio, torta tenerina al cioccolato, piatto di mascarpone, zuppa inglese, ciotola di cioccolato fuso.

Suona, sveglia ladra!

Non lasciatevi fregare dalla vostra sveglia: per quanto nuova, bella e tecnologica essa non fara altro che assolvere il suo compito di rubarvi qualcosa. Il sonno.

Il pezzo dell’Estate

Ad un certo punto della serata mi chiedono di mettere su un po’ di musica, ma nessuno ha computer o stereo e allora usiamo il mio iPhone fighetto tuttofare. Io non è che vada in giro con in tasca una playlist da festa o da sottofondo per una serata di cazzeggio, o meglio cel’avrei ma non sono preparato e non si trova nel telefono in questo momento. Così metto su un po’ di roba random tra quella che piace a me, e chi mi conosce sa che ascolto davvero di tutto, quindi in pochi minuti passano alla carlona cose tipo System of a down, Alborosie, Giuliano Palma, Depeche Mode, un paio di gruppetti indie italiani, un paio di gruppetti indie stranieri, Daft Punk, Calvin Harris, Bloc Party… Vivaldi.

Mentre imbarazzato mi avvio ad interrompere il terzo movimento dell’Estate di Vivaldi, che seppure un fottuto capolavoro poco si addice al momento, una ragazza mi chiede:
– Cos’è questa?
– E’ un pezzo dell’Estate di Vivaldi…
– Ah, non conosco, non ho ascoltato molta radio quest’estate.

Come stai?

La frase di circostanza “come stai?” quando ci si incontra e ci si saluta è talmente inutile che la gente è solita formularla attendendosi indietro la risposta più comune: “bene”.
Ma che succede quando uno non sta bene? Si crea una sorta di cortocircuito nella conversazione che scade nell’imbarazzo per chi ha fatto la domanda scomoda e nella malinconia di chi deve giustificare tale risposta raccontando il proprio malessere, sia esso fisico o mentale.
Qualche tempo fa ho reincontrato un’ex alunna di mio padre che tutta sorridente mi ha chiesto per l’appunto come stesse mio padre che non vedeva dai tempi del liceo. “Non bene” le ho detto, alludendo all’ultimo anno molto faticoso per le conseguenze di un ictus che l’hanno portato alla pensione prima del previsto. La risposta disattesa ha ottenuto un “ah” di risposta sorridente, quasi non avesse nemmeno sentito la risposta, e siam passati immediatamente a parlare d’altro. Non mi ha dato fastidio, l’ho trovato anzi quasi buffo a conferma dell’inutilità di queste domande.

Ci sono un’intera categoria di conoscenti poi, con i quali il massimo della conversazione che puoi avere è proprio “come stai”?
Ci si incontra per strada e non ci si ferma a parlare ma si tira dritto con un ciao tirato via. In alcuni casi straordinariamente idioti dopo che entrambe le persone hanno tirato dritto uno dei due aggiunge girandosi: “tutto bene”? A quel punto dovete deglutire, tirare un lungo sospiro e girandovi a vostra volta gridare: “si grazie e tu”? E chissà se la distanza sarà ancora sufficiente a proseguire la conversazione. Ma soprattutto: metti caso che il vostro amico vi dica: “no”, che fate? Tornate indietro per approfondire? E lui si fermerebbe di botto se gli urlaste: “sto morendo!”?

In conclusione, quando camminate per strada, o siete in coda alle poste, o siete in giro in piazza, cercate di stare sempre bene, per amor del cielo.

Corriere ha saltato lo squalo

Come i vecchi che tutto di un botto rincoglioniscono, così la crisi, il futuro precario e il crollo della morale e del senso del limite portano a tutto questo. (Per inciso, se eticamente è disastroso, graficamente è spettacolare e di un’eleganza complessiva che Repubblica.it si sogna, con tutti quei caratteri di mille dimensioni diverse e le sottolineature grossolane, ma è solo questione di tempo e ci arrivano anche loro).

La nuova homepage di Corriere.it

La nuova homepage di Corriere.it

. aria fritta

nessuno di noi può immaginarsi quanto siano collegate tra loro le parti del corpo. la funzione dei nervi la intuiamo solo quando si infiammano e ci fanno male, quando non riusciamo nemmeno a cuocere un uovo per via di un dolore ad un fianco, ci rendiamo conto che siamo semplicemente una centrale elettrica con molti fili che hanno a che fare l’un con l’altro. così è anche per le persone che se ne vanno. non intendo dire che partono all’areoporto, o che muoiono: parlo di quelle che scelgono di andarsene con coscienza, che non fanno fatica a racimolare la loro roba, e che non si voltano indietro quando varcano la porta di casa (anche metaforicamente parlando). non ci rendiamo conto dell’esistenza di una persona, o di quanto quella persona conta per noi, di quanto ci ascolta o di quanto ci fa piacere averla intorno, finché non se n’è andata. é un concetto fritto e rifritto, ma è la verità. ellen page in juno diceva: non mi rendo conto di quanto mi piace stare a casa mia finché non vado in un posto diverso per un po’. anche questa, è un’affermazione abbastanza già sentita, ma quando vidi il film mi colpì molto. a proposito di cose trite e ritrite, stamattina di buon’ora sono andata in libreria, ho perfino parcheggiato di fronte alle porte scorrevoli, cosa che in vent’anni di vita in cui frequento quel posto, non mi era mai capitata (ho spento la macchina e ho pensato: dovrò scriverlo sul mio blog, non dimenticarmi che è successo). questa, per esempio, é una cosa originale: trovare parcheggio davanti alla libreria di ponte san giovanni. poi ho fatto qualche passo, e come ho messo piede dentro mi sono resa conto di due cose. la prima (che mi succede sempre), era che ero di nuovo capitata in un posto, forse l’unico, in cui mi sentivo a casa mia; la seconda, che c’è ancora un mucchio di persone che non vogliono arrendersi al fatto che tutto é stato scritto o detto, e che ci provano, facendo spesso e volentieri la parte dei coglioni, a scrivere un romanzo. queste persone, che a me piace considerare amici anche se non ci siamo mai visti e mai parlati, sono tutte lì che si danno la mano. calvino guarda buzzati da sotto a sopra stringendogli la mano, i libri di marek van der jagt salutano quelli di arnon grunberg, ignari che il loro autore sia la stessa persona; e infine ci sono i signori nessuno – la maggioranza, in verità, gente che ha scritto libri per passatempo, o chi l’ha fatto solo una volta e poi mai più; quelli che gli é bastato provare, quelli che stampano ancora roba ma non vendono, quelli che vendono esageratamente, quelli che stuprano il mestiere, quelli che fanno vergognare la categoria, quelli che meriterebbero di stare sul banco degli “scelti per te”, ma che non vengono mai scelti. non lo so perchè ho iniziato parlando delle parti del corpo e sto finendo per parlare di librerie e libri – una risposta plausibile potrebbe essere che sono il mio argomento preferito, o un’altra risposta accattivante potrebbe essere che metaforicamente parlando i libri fanno parte di me come parti del corpo o che mi si infiammano le ghiandole quando non riesco a leggere libri; ad ogni modo tutti questi signori nessuno, a parte certe categorie, sono tutti miei amici, e per un attimo mi viene da ridere pensando che se é vero che gli amici sono nati per aiutarsi, in questo momento avrei bisogno di un massaggio al fianco sinistro: mi immagino tutte le coppie di mani che ci sono in una libreria, tolti i commessi e i clienti, che mi fanno un massaggio per farmi passare il dolore. non ho mai riflettuto a quante paia di mani potessero co-esistere in una libreria sola, anche se di modeste dimensioni: chissà quanti modi di impastare, di toccare, di massaggiare diversi si potrebbero incontrare. ci sarebbe lo scrittore di libri un po’ sporchi che cerca di allungare le mani, lo scrittore di saggi di medicina che insiste per sapere bene dov’è localizzato il dolore. e alla fine, un mucchio di persone che massaggiano come sanno fare, che muovono le mani allo stesso modo di quando tengono in mano una penna o pigiano sui tasti dei loro portatili: in maniera personale e a volte goffa, troppo frettolosa, e per niente speciale, semplicemente veloce, perchè urgente è scrivere. credo sarebbero i miei preferiti.

Il presidente suda

Cerco mani che battono e non le trovo. Ma gli applausi ci sono, escono da un altoparlante. Come in una sit com.

La visita di Berlusconi ad Onna per inauguare le nuove case dopo il terremoto. Tanto per mettere i puntini sulle i, sempre che non siano crollate pure quelle. L’altro racconto, lo trovate qui.

Andate avanti voi che a me scappa da ridere

puntozeroLa prima reazione di molti amici quando abbiamo lanciato la scorsa settimana il sondaggio .Zero per trovare le migliori canzoni dal duemila ad oggi è stata: troppo difficile, non riesco. In effetti un simile sondaggio può essere vissuto in due modi a seconda di quanto vi fate coinvolgere: come un gioco, rispondendo in maniera piuttosto rapida seguendo l’ispirazione del momento (e finendo per votare brani degli ultimissimi anni), oppure andando a scartabellare nella vostra libreria musicale per ore indecisi su cosa mettere nemmeno fosse il ballo di fine anno.

Io appartengo ovviamente alla seconda categoria, e nel momento in cui abbiamo deciso di creare questo giocone di fine decennio ho passato più di una serata sgomento per la scelta che avrei dovuto affrontare e che probabilmente non affronterò prima del 24 dicembre, quando per forza di cose dovrò buttare giù dalla rupe Tarpea qualcuna delle mie superfavorite.  Mi nutro perciò volentieri delle vostre scelte, con la curiosità di un bambino che dopo la lettura di Alta fedeltà di Hornby non riesce più a fare a meno delle top-qualcosa, con l’ansia di sapere da voi quali siano i brani che ricorderemo degli anni zero, perchè da solo non ce la posso fare e mi scoppia la testa.

Ogni lunedì vi terremo aggiornati sulla classifica, a partire da oggi,
con questi primi risultati ancora molto vaghi ma che comunque già premiano brani e dischi che effettivamente hanno lasciato un segno notevole in questo decennio digitale.

P.S. Ci è stato detto che manca la categoria “miglior colonna sonora”, ma credo che eleggere direttamente “Il favoloso mondo di Amelie” sia scontato, no?

–> CLASSIFICA PARZIALE E LINK PER VOTARE

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)