Monthly Archive for May, 2012

Novanta!

Mi sveglio all’improvviso per un tuono. Non so che ore sono, mi siedo sul letto. Il tuono non smette, è lungo e fa un rumore fortissimo. Trema tutto. Come fai a capire che trema tutto quando c’è buio, mi son sempre chiesto quando mi hanno raccontato dei terremoti? Ora lo so.

Merda!

Dico forte, e non so che altro fare, cos’altro dire. Merda, merda, merda, dico continuamente io che raramente utilizzo questo vocabolo. Non riesco ad alzarmi a gridare, non riesco a correre sotto un tavolo, come attratto da un macigno che mi tiene inchiodato a guardare il vuoto ascoltando il frastuono agghiacciante da un intorno a me indefinito. Attonito, immobile. Per istinto ti prendo per mano ma non dici niente, non capisco se hai paura ma voglio farti coraggio, o voglio cercare qualcuno da stringere forte finchè tutto non sarà finito. Però non finisce in fretta, saranno passati minuti interi nella mia testa invece che una ventina di secondi nel mondo reale. Fai in tempo a pensare un sacco di cose in venti secondi, ed è esattamente il mio incubo peggiore, quando ti restano pochi secondi di vita e non sai cosa fare se non pensare a mille cose inutili e sciocche.

Penso al tetto che ora crolla, ci crollerà in testa da un momento all’altro perché la scossa è troppo forte e siamo all’ultimo piano, e finiremo sul piano sotto e quello sotto su quello sotto ancora, come nei fumetti, dove si alza la nuvola di polvere e alla fine c’è un cumulo di macerie e noi due sul letto in cima ai detriti con i cerotti in testa e le bruciature sulle guance. Saremo precipitati insieme, in silenzio, con la mano destra stretta forte nella tua e la sinistra premuta contro la libreria perché non ci cada addosso.

A quasi ventinove anni per la prima volta in vita mia ho creduto di morire, e rassegnato al mio destino ho atteso senza fare nulla che tutto si compisse tenendoti per mano. Come se andarsene in quel modo alla fine fosse bellissimo e giusto. Come se nel momento tragico la pillola fosse meno amara se presa in buona compagnia. Non è forse questo il senso di tutto alla fine? Tenersi per mano, aver vicino le persone care quando capita qualcosa di brutto. Non essere soli. Poi vada come vada, in fondo non lo decidiamo noi.

Quando tutto finisce sembra un film di JJ Abrams, con la telecamera girata a mano e scene concitate nella penombra della luna che filtra dalle tapparelle abbassate. Non si possono aprire, sono elettriche ed è saltata la luce. Uso l’iPhone per farmi luce, tiro su l’orologio a pendolo caduto, sistemo il computer con lo schermo enorme di vetro che incredibilmente si è piegato fino ad un pelo dal crollare distruggendosi, accendo il cellulare per chiamare i familiari ma le linee sono intasate. Vado su Repubblica e INGV dal cellulare a leggere notizie di quanto è successo ma sono intasati e non si aprono. Appena due minuti dopo la scossa, invece di uscire in strada e mettermi al sicuro, sono ancora dentro casa che tergiverso e voglio sapere, capire cosa è successo. So che quando aprirò le tapparelle perché sarà tornata la luce troverò uno scenario infernale: case crollate, cumuli di macerie. Il mio pessimismo a volte dipinge scenari catastrofici e forse è un bene che non si possa aprire per vedere l’accaduto.

Usciamo di casa con straordinaria lentezza, radunando le cose importanti da salvare in uno zaino, vestendoci con le uniche cose a portata di mano: abiti da cerimonia di un matrimonio di un amico la sera precedente. E così eleganti vaghiamo storditi per i corridoi, diamo sostegno all’anziana vicina di casa con i ninnoli di porcellana rovinati a terra, consoliamo una giovane donna in lacrime con i gatti impazziti, scendiamo in strada come due alieni in mezzo a pigiami imbarazzanti, coperte di lana, cellulari intasati. Ovunque intorno gente che gira impazzita, sirene, macchine, persone in bici e il sottoscritto in giacca e scarpe con i tacchi che attraversa la città per andare a controllare come sta la nonna che soffre di cuore, ma che ha fatto la guerra e non si fa certo intimidire da una scossetta come suo nipote che in vita sua ha visto solo l’avvento dei computer, e di internet, ma non sa come sono fatti i bunker, non sa cosa vuol dire avere paura, perdere tutto, stringere la cinghia.

Lungo il corso principale della città ci sono macchine schiacciate da capitelli e calcinacci, aree transennate, vigili del fuoco già all’opera. Nel tempo in cui mi infilavo due calzini e un completo elegante la macchina organizzativa era già ampiamente in moto, twitter era già pieno di racconti da ogni dove, le agenzie battevano notizie in rapida successione e la gente per strada raccontava cose a vanvera con il passaparola che ingigantisce sempre tutto. Qualcuno dice che ci sono crolli in centro, molti morti, qualcuno che è niente in confronto al Friuli, qualcuno che sono crollati i ponti e non si può raggiungere certi paesi verso Bologna, qualcuno giura che ad un certo punto ha segnato anche Zoff, di testa su calcio d’angolo.

Il mondo là fuori

Ieri mi trovavo a spiegare un po’ la storia della comunicazione sulla rete, come si è evoluta la conversazione nelle varie forme che progresso e mode hanno via via messo a disposizione, da Usenet ai social passando per i blog, a un gruppo di circa 25 volontari del Servizio Civile del Comune di Ferrara, impegnati per larga parte in asili, musei, biblioteche o comunque in ruoli non strettamente connessi all’uso del web. Età variabile tra i venti e i ventotto anni suppergiù.

Nessuno dei presenti aveva internet alla fine degli anni Novanta.

Nessuno ha mai sentito parlare dei Gruppi di discussione Usenet.

Nessuno ha un account su Ferraraforum, il forum più popolare della mia città fino almeno al 2008.

Due hanno/hanno avuto un blog.

Nessuno ha mai usato un feed rss.

Tutti hanno un account Facebook tranne tre.

Solo in tre hanno un account Twitter.

Niente di nuovo forse, anche se le proporzioni mi hanno in parte stupito. Lo scrivo qui per ricordare a voi smanettoni dell’Internet che c’è tutto un mondo la fuori che non sa cosa sono i trending topics, i meme, i LOAL e le trollface, i viral e tutte queste menate. E vive bene lo stesso.

Pensateci un po’ quando dite che quel film è stupendo perché ne han parlato bene i vostri quattro twitteri di riferimento, o che il nuovo disco della band indie è molto figo perché ha avuto buone recensioni sui blog musicali.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)