Monthly Archive for October, 2012

Recensioni fuori tempo massimo

Poi prometto di smetterla con questi post da nerd ma volevo condividere questi pensieri e so che all'ascolto ci sono molti smanettoni.

Davvero per caso dopo le cose scritte un paio di giorni fa, ho avuto modo di avere tra le mani un iPad 2 per qualche tempo più lungo delle solite prove in negozio o da amici in velocità. Due giorni in cui ho sincronizzato le mie applicazioni, ho provato a farne un uso per quelli che sono i miei interessi con le cose che mi aspettavo di poter fare o non fare con un oggetto simile. Dovrebbe essere sempre così: il consumatore prova un prodotto svariate ore prima di comprarlo per rendersi conto davvero di come funziona per i suoi scopi. Premetto che iPad 2 è uscito nella primavera del 2011 quindi è ormai superato da ben due generazioni nuove che tuttavia non ne aumentano le potenzialità in termini di applicazioni che si possono utilizzare. Ecco i pensieri in ordine sparso sull'oggetto in questione:

1) Tutti i computer dovrebbero utilizzare un'interfaccia touch screen oltre alla tastiera. E' comoda per un'innumerevole serie di operazioni che facciamo quotidianamente con il mouse. La soluzione ibrida sarà la vera killer feature dei computer di domani. Passata la prima mezz'ora di adattamento si diventa dipendenti dalla semplicità con cui si fruiscono i contenuti con le dita, su uno schermo ben più grande di uno smartphone.

2) Le dimensioni dell'iPad non mi piacciono. E' troppo grande, pesante, ingrombrante, delicato. Non si sa come tenerlo sulle gambe, in mano, non si sa dove appoggiarlo. Senza una custodia che lo protegga ovunque è un oggetto troppo delicato per la vita reale e la sottigliezza e lo schermo grande lo rendono più vulnerabile dell'iPhone. Decisamente meglio quelli più piccini e magari con una base gommata.

3) La cornice bianca è bella solo per guardare cose con sfondo scuro. Per tutto il resto è più elegante nera. Eppure la versione bianca vende più del doppio perché iPad viene pubblicizzato più spesso così e sui bordi le ditate si notano meno. E di ditate se ne fanno davvero una marea.

4) La definizione dello schermo di iPad 2 non è Retina, quindi si notano i pixel in maniera piuttosto imbarazzante. Se ci si abitua al progresso e a monitor sempre più definiti in cui ormai non si sforzano più gli occhi per leggere testi piccoli e nitidissimi, non si può più accettare una risoluzione così bassa su uno schermo così grande. Nei tablet da 7 pollici a parità di risoluzione questo problema si perde quasi del tutto e i pixel si faticano a notare sui Galaxy Tab 7 e Google Nexus 7. Vedremo su iPad Mini, ma dovrebbe essere simile ai suoi fratelli di pari misura.

5) Le applicazioni per iPad sono le versioni comode di quelle per iPhone. E' come se ogni adorabile app per iPhone che usiamo quotidianamente per sveltire molte operazioni quando siamo in giro diventi più comoda e più funzionale, pur mantenendone un aspetto simile e familiare. E' come se il dispositivo finale che andava fatto fin dall'inizio fosse il tablet, mentre lo smartphone sia oggi un compromesso di portabilità con annesso un telefono. Non a caso i bozzetti e il brevetto di iPad è precedente a iPhone, ma venne accantonato temporaneamente per ragioni di convenienza e marketing.

6) Scrivere su una tastiera virtuale è difficile fino a che non la si usa davvero per un mesetto almeno. Se si è già abituati con smartphone e altre interfacce touch screen è difficile commettere errori ed anzi diventa quasi comodo non dover affrontare la corsa di ogni pulsante ma solo il "tap" sul vetro che risulta perfino "morbido" al tatto.

7) Il tablet come strumento di cazzeggio è micidiale e pienamente sostitutivo del portatile sul divano o a letto. Posto che risulta scomodo per le dimensioni, se si appoggia in maniera funzionale consente di usare posta, chat, social network, musica, youtube e quant'altro con interfacce più gradevoli e pratiche delle versioni per computer. Non si sente nessuna mancanza del computer e tutto funziona alla stessa maniera o meglio. Persino i filmati sui giornali online si vedono senza problemi, non essendo più legati all'odioso plugin di Flash. Persino Rai.tv sembra più interessante su un tablet.

8) No, per leggere i libri l'iPad è il male assoluto. Serve un'ebook o la cara vecchia carta o il mal di testa è assicurato.

9) Non fatevi fregare dalla versione Wifi+3G se avete già uno smartphone. Comprate solo wifi e abilitate il tethering sul cellulare per fare da ponte e condividere la connessione tra i due oggetti o son soldi buttati. Si paga l'operatore telefonico una volta sola e lo si sfrutta due.

10) Riassunto delle categorie sociali cui un oggetto simile è utile: manager come agenda, bambini come gioco ed intrattenimento educativo, gamers per giochini e passatempo più semplici delle console più potenti, pendolari con molte ore da buttare. Ma in generale per tutte queste persone salvo bambini e anziani con problemi di vista: la misura migliore e più pratica per godere appieno della potenza delle app per tablet senza il compromesso dello schermo piccolo sono secondo me i 7 pollici. iPad e altre tavolette da 10'' sono comodi solo per l'uso sopra un tavolo e allora addio mobilità.

Spero che ritorni presto l’era del portatile bianco

C'è stato un momento preciso nel 2008, nei mesi che vanno dalla primavera al tardo autunno, in cui tutti gli amici e i conoscenti con cui parlavo avevano appena aperto un account Facebook. La moda del social network blu era scoppiata anche in Italia con leggero ritardo sugli States e nel giro di un annetto si sono affacciate e ritrovate sulla rete le persone più improbabili, sull'onda della moda e del passaparola.

Martedì sera Apple ha presentato il suo "iPad Mini" negli States. E' un tablet, una di quelle tavolette che fanno tutto e niente comode da portare in giro per avere internet sempre con te, come gli smartphone, ma con schermo più grande. E' un invenzione che ha circa tre anni nella forma che conosciamo oggi ma nell'ultimo anno stanno prendendo piede modelli con schermo più piccolo e prezzo più accessibile per tutti, con la conseguente maggiore penetrazione sul mercato consumer. Chi non si intende di economia, web e hi-tech, trascuri tranquillamente la frase "maggiore penetrazione sul mercato consumer".

Mercoledì mattina mi chiama la "signora dei biscotti", da cui vado saltuariamente a sistemare il pc quando qualcosa non funziona. Dice che ha un errore all'avvio e che non sa se riparare un vecchio computer solo per videochiamare la nipotina che vive a Milano. Ha sentito parlare dei tablet e ne vuole comprare uno "che abbia Skype" e buonanotte.
Un'ora più tardi sono da un cliente che dice di voler comprare un tablet per mostrare dei lavori finiti quando va dai fornitori e mi chiede consiglio su quale modello faccia al suo caso.
Nel pomeriggio di mercoledì chiama F. che ribadisce di voler comprare un tablet per i suoi frequenti viaggi a Londra, ma l'iPad mini costa troppo e si guarderà intorno ancora un poco.
Mercoledì sera R. dice che invece lo comprerà per Natale.
Questa mattina - siamo a venerdì - sono da un altro cliente in un negozio di prossima apertura. Per mostrarmi delle bozze di un logo estrae dalla tasca interna della giacca un tablet su cui smanetta allegramente come se lo sapesse usare da una vita.

Ecco, io non so se ci sia un nesso tra queste storie, se sia una casualità, o il mercato ci stia imponendo questo tipo di oggetti e in molti li accettino ed utilizzino per moda più che per necessità. Ma penso di non sbagliarmi se dico che in Italia il 2013 sarà l'anno dei tablet, come il 2008 lo era stato per l'adozione di Facebook. L'era post-pc è ormai arrivata anche da noi. Vedremo in quale maniera cafona e nostrana si manifesterà. Vedendo la gente ai concerti scattare le foto con questi aggeggi ho già un po' paura.

Una modesta proposta contro la corruzione in politica

Ci si candida a ricoprire una carica pubblica, qualunque essa sia, per il solo entusiasmo ed onore di servire la moltitudine, la città, il Paese. Per il bene comune e non per affar proprio. Per questa ragione si rinuncia completamente ad ogni forma di stipendio e benefit derivante dalla posizione assunta e si mantiene lo stesso status raggiunto in precedenza: per tutta la durata del mandato chi è eletto continua a percepire lo stipendio che aveva al momento della nomina, come se continuasse a svolgere il lavoro precedente invece del nuovo ruolo politico. Chi era un imprenditore rimarrà un imprenditore, chi un giornalista un giornalista. Chi uno spazzino resterà uno spazzino, in termini economici ovviamente. Niente privilegi in forma di denaro, nessuna comodità extra rispetto quelle in dotazione alla maggioranza degli uffici e diffusamente riconosciute come necessarie o importanti quali telefono gratis, auto aziendale con rimborso spese su presentazione di ricevute, rimborso pasti entro una diaria limite, eccetera.

Per gli anni in cui si è eletti insomma, non si deve muovere una foglia del patrimonio personale e degli interessi propri. Ci si dedica al bene comune. Se non si accetta questa semplice regola si lascia perdere del tutto la politica, che in fondo dovrebbe essere solo e soltanto questo. Poi ci sono altri modi in cui la corruzione può dilagare per abusi di potere, tangenti, appalti, eccetera. Ma iniziamo con cose semplici e si sa mai che diano il buon esempio a tutti.

Alla base c’è il calcio

E' già ottobre e per la prima volta da sempre, credo, non ho ancora visto una sola partita di calcio del campionato. Allora ho messo tutto insieme e ho scritto una cosa per Someone still loves you, Bruno Pizzul.

Ottobre mi piove addosso senza che io abbia ancora visto una partita che sia una del campionato italiano di calcio. Ho sbirciato dal buco della serratura qualche gol (che so, il tiro al volo di Miccoli da 30 metri, o la rovesciata di Osvaldo), ho intravisto dal finestrino la parata con colpo di tacco di Agliardi o tutta la rugosa perplessità di Zeman, ho letto seduto sul water del siparietto di Allegri e Inzaghi o dell'insopportabile postura da studente di master di Stramaccioni, che invitava non so bene chi a sciacquarsi la bocca. Poi, nient'altro. Ottobre mi piove addosso, e per asciugarmi ho soltanto qualche pagina di Televideo (le solite, peraltro, da piccolo ne imparai prima la numerazione che le tabelline a scuola) rubata a colazioni sempre più assonate, per aggiornarmi sui risultati.

Si può vivere il calcio non dico senza giocarlo, ma pure senza nemmeno guardarlo? Me lo sto chiedendo ora, mentre ottobre mi bagna le scarpe, mentre sto imparando a conoscere una città in equilibrio sugli estremi come Napoli, e mi tornano in mente tutte le scritte sui muri o sulle saracinesche abbassate dove il calcio non è uno sport e nemmeno una fede, quanto, semmai, una "consuetudine", un elemento della natura come lo sono i pomodorini o la striscia di smog che si vede sotto al Vesuvio. Mi tornano in mente le scritte degli ultras, quelle sentenze colorate di blu e impresse sui muri da mani molto ferme e molto limpide, a insegnare il verbo del calcio in una città che ha visto Dio Diego nascere e poi morire, che ha visto tutto e mangiato anche il niente, che tratta questo sport come fosse una tazza di caffè (da bere rigorosamente senza zucchero), o i taralli sul lungo mare o ancora, la cortesia quasi impicciona tra sconosciuti alle fermate sempre affollate dell'autobus. Mai come un figlio, però, perché sia chiaro, esiste il calcio, e poi, e prima e durante, soprattutto durante, esiste IL Napoli. Quelle scritte quasi rassicuranti, da far impallidire per la loro caparbietà e ubiquità il più ribollente tifo ordinato di uno stadio inglese, "Ci siamo ma non ci tesseriamo", "la Fede prima di tutto", per arrivare alla definitiva "Alla base c'è il calcio" che si vede solo sulla fiancata di un'edicola chiusa, mi pare di ricordare, dove ho lasciato il cuore, poco prima di entrare in Piazza Dante.

Non ho visto ancora una partita, ma ho sicuramente respirato più calcio rispetto a qualsiasi gara rinviata per ordine pubblico durante la sera di Bulgaria-Italia, mentre ricoperto di sudore e con gli occhi stanchi per averli tenuti sbarrati tutto il giorno, aspettavo un panino che avrebbe alterato per sempre l'equilibrio del mio fegato, e rubavo minuti della partita dalla televisione del chioschetto di girarrosto, quando poi un passante è entrato assieme alla moglie incinta, cui era improvvisamente sopraggiunta voglia di girarrosto, e non appena si è accorto della Nazionale in tv la prima cosa che ha chiesto non è stata il risultato ma se Insigne (di Frattamaggiore) era sceso in campo.

È calcio anche girare per le strade durante una partita del Napoli, è scoprire il risultato calcolando il numero di volte in cui hai sentito suonare i clacson, è uno scudetto sbiadito, uno dei tanti, dipinto su un muro di un vicolo, uno dei tanti, accanto ai panni stesi e a tavoli dal compensato ormai divelto. E' calcio non tanto le statuette subito aggiornate di Ibrahimovic al PSG nei presepi di via San Gregorio (quello semmai potrebbe essere classificato come folklore) quanto il fiume azzurro di persone che invade la metro al termine della partita a Fuorigrotta, sono calcio i commenti di una signora in abito elegante di fronte a un hotel di lusso sui risultati del Milan la sera prima, perché appunto, il calcio si mastica, si impasta, esce dai rubinetti nelle case, lo si indossa come un vezzo o una necessità o un modo di vivere. E' calcio, soprattutto, il vecchietto che porta a spasso una bicicletta (o viceversa?) alle tre di una silente domenica pomeriggio, con il sole che picchia come ad agosto anche se è già settembre, mette giù il cavalletto, fermandosi in una piazzetta della provincia campana di fronte ai bar ancora o appena chiusi, appoggiando la radiolina modello transistor sintonizzata su Tutto il Calcio minuto per minuto all'interno del cestello di vimini, pieno di stracci, come se dovesse rimboccare le coperte a un bambino. E' calcio il suono discreto della voce dei radiocronisti, che attira i passanti, comprese madri di famiglia che chiedono "quanto stanno?" con la stessa anonima naturalezza con cui si chiede a tuo padre a tavola di passarti il sale. O ancora, il ristoratore a Sorrento che precisa al turista un po' troppo facilone che non esiste solo il Napoli, ma pure il Sorrento, appunto, è calcio il brulicare di differenze e di interessi di cortile anche in pochi chilometri quadrati.

E mentre ottobre mi buca le ruote della bici, e mentre il calcio sparisce dai nostri stadi e dalle tv in chiaro, io vedo calcio ovunque, in questo paese, e nella mia vita, anche. L'irrefrenabile impulso a sbirciare i titoli della Gazzetta in mano a un signore seduto su una panchina al parco, l'irrestibile richiamo di una vetrina di maglie ufficiali da gioco, che fanno sembrare le divise sociali modelli di Armani o Gucci, con la voglia di scoprire quel ricamo, quelle righe più strette o più larghe, che la nuova stagione autunno-inverno propone. E ancora, è calcio la volante della Municipale che chiude via Ortigara, alla domenica pomeriggio mentre sfreccio in bici poco distante, e butto la coda dell'occhio sulla rinascita di un mito cittadino defunto, la Spal ora caduta tra i dilettanti, eppure le porte dello stadio si aprono ancora, e le vie al traffico vengono chiuse, anche se riguardano un'area dolorosamente più ristretta rispetto a nemmeno pochi anni fa. Sento tutto il peso del calcio mentre tento di tenere in piedi la mia vita nella sala d'aspetto ormai abbandonata di una stazione della mia provincia, polverosa, con porte e infissi divelti, dove entra sempre il vento e dove Napoli arriva pure lì, sulle scritte dei muri che ormai nessuno si prende la cura di riverniciare. Sento il peso del calcio, mentre abbraccio la mia vita e vedo sulla panca di legno graffiato di fronte a me una fila interminabile di piccole figurine, scorgo il volto di Aldair, è calcio rompere la nuvola di tristezza pronunciando improvvisamente il nome di Aldair, e poi risalire, dai tagli delle maglie, a che stagione fosse, e provare a indovinare i volti dei calciatori ormai erosi dal tempo, che fanno sembrare il Bierhoff del 2000 un Piola in bianco e nero. Ottobre ci piove addosso, e sento il calcio che divide famiglie e amici ma avvicina pianeti e sistemi solari diversi sul divano di un sabato sera, come se fosse la cosa più ovvia del mondo, avvicinarsi, dico, ma pure guardare una partita insieme. Non ho ancora visto una partita di calcio, ma mi sembra comunque di viverlo abbastanza spesso, come quando ho provato a spiegare dove ho imparato la pazienza tifando per una squadra di calcio, appunto, o dove ho cercato di farti capire chi sono citando Alvaro Recoba e il suo esordio contro il Brescia, e le sue figuracce in Champions League, dove ho usato il calcio per raccontarti di quando ero piccolo, per far sembrare il passato quello che in fondo è, qualcosa di distante e che non torna, anche se continuo a guardare il Televideo, ma su un'applicazione per il mio iPhone. E' già ottobre e mi sento quasi nudo e sperduto, senza 90 minuti negli occhi, ma ho dovuto fare spazio per guardarti mentre leggevi spontaneamente la Gazzetta e mi sono ricordato, dopo averlo perso, che cosa fosse davvero il calcio e anche respirare, sì.

Buffet

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Si comincia!

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Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)