Albina

Bina era una piccola signora che viveva ai margini della piazza, la sua storica rivendita numero uno di Sali e Tabacchi l'ultimo avamposto prima di finire tra i vicoli semi deserti del paese vecchio. L'ultimo baluardo di vita pubblica dove da bambini ci si spingeva per acquistare qualche sciocchezza con gli spiccioli rimediati dalla nonna, dall'aver servito a messa, dai risparmi delle feste.

Bina si chiamava in realtà Albina, ma io l'ho saputo che già ero grandicello, e mi faceva un po' ridere questo nome desueto, come desueto è il termine desueto. Una decina di anni fa, non ricordo di preciso, l'avevano persino nominata Cavaliere del Lavoro, che un po' come ricevere un Oscar alla carriera, un riconoscimento per il servizio reso al pubblico durante una vita. La sua piccola bottega era quasi una cantina, un grottino zeppo di oggetti e cibo, alcuni invenduti da anni, altri accostati quasi a casaccio tra i generi di prima necessità, i tabacchi e i liquori, oltre al nutrito reparto caramelle e dolciumi.

Da Bina ci andavi da bambino a comprare le gigomme, che nel nord italia chiamavamo cicche, o chewingum come gli americani. A volte ci andavo con Alfonso, che abitava poco distante: quando aveva fame si mangiava una gigomma e non si capiva di che si sfamasse visto che notoriamente le gomme da masticare non si dovevano ingoiare. Da Bina ci tornavi da ragazzino per le patatine o una lattina di bibita, e a volte nei sacchetti delle patatine trovavi la sorpresa, che non era il pupazzetto o l'anellino ma il fatto che erano scadute da qualche mese. Chissà da quanto tempo le teneva sotto il bancone! Poi da Bina ci andavi ancora da grande, per comprare le sigarette di nascosto, e tutto si basava sulla sua complicità, in un silenzio mantenuto con i genitori quando sarebbero passati di lì per comprare il latte o il caffè. Quante cose sapeva Bina.

Bina non teneva sempre aperta la sua rivendita: a volte nevicava molto, o non c'era nessuna signora che la veniva a trovare per fare due chiacchiere quando si era fuori stagione, e allora stare in negozio da sola era noioso. Bastava però bussare alla porta di casa, appena dall'altro lato della piccola strada per chiamarla e farla scendere ad aprire solo un momento. Eroica, ad ogni ora. Dopo pranzo, dopo cena, mentre faceva il riposino o era in bagno, Bina era sempre disponibile. Scendeva le scale a volte un po' contrariata chiedendo "Che devi piglià?" e quella frase mi suonava sempre come "Sicuro di averne proprio bisogno ora da venirmi a chiamare a casa?". Così rispondevo timidamente sperando che reputasse sensata la mia richiesta. Potevi chiamarla se avevi finito il latte, lo zucchero, di certo non per caramelle gommose o boeri. I boeri erano dei cioccolatini con il liquore dentro che quando li aprivi sull'involucro ti diceva se ne avevi vinto un altro o altri due. Per anni non mi ci sono avvicinato perché erano cioccolatini da grandi un po' alcolici. Poi quando ne ho provato uno il liquore non c'era mica, forse era evaporato nel tempo, chissà.

Bina teneva anche le cartoline. Era l'unico posto con le cartoline in paese, così quando veniva qualche parente o amico da Ferrara e voleva mandare delle cartoline lo si mandava da Bina. Poi tornava a casa un po' incredulo perché le uniche disponibili risalivano agli anni Sessanta, c'erano le Prinz parcheggiate in piazza, un sacco di gente e posti oramai chiusi. Addirittura alcune erano in bianco e nero, accartocciate dal sole e dall'umidità. Andavano alla grande in paese le cartoline! Più avanti è arrivato il Parco Nazionale, ne ha distribuite alcune di nuove con flora e fauna locale, le vedevi nel distributore in mezzo alle vecchie che pure resistevano, e a quel punto comprarle diventava perfino interessante: oggetti vintage da mercatino che oggi farebbero furore tra i collezionisti.

Bina era un po' un piccolo mondo pieno di meraviglie, una wunderkammer di ninnoli curiosi che poco ha a che fare con i moderni bazar dei cinesi. Se gli adulti facevano la spesa da Fioretta, i ragazzini avevano bisogno dei generi che vendeva Bina, e non mancavano di sostare ore in chiacchiere sui gradini sotto casa sua, quasi fosse un secondo bar, senza i vecchi che giocavano a carte e la puzza di fumo a rovinare gli amaretti esposti.

Ora che anche Bina riposa in cima alla salita dell'aia, con Fioretta, Diamante e gli altri personaggi che hanno riempito le nostre giornate negli anni Ottanta facendo la storia di un piccolo paese di montagna come Villa Santa Lucia, ci sentiamo tutti un po' più adulti e un po' più soli. Si chiude un'epoca: quella di quando eravamo piccoli noi e ci chiedevamo come sarebbe stato tra vent'anni questo posto. Dopo che anche il bar ha abbassato le serrande ora la piazza sembra vuota per davvero e a chi come il sottoscritto ha fatto in tempo a vederla ancora piena di persone, lascia un po' l'amaro in bocca.

249007_10200339456743474_2121534036_n

2 Responses to “Albina”


cribbio
Comments are currently closed.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)

Archivio