Archivio per la categoria 'Sport'

Attilio Monetti ancora non si è ripreso

Ferragosto. Accendo la tv, vedo una pista d’atletica di un blu bellissimo, vedo l’Olympiastadium. Andiamo a Berlino, penso. Ma sono solo i mondiali di atletica leggera.

Poco male, penso. Atletica significa solo una cosa: le telecronache di Franco Bragagna. Uno dei pochi telecronisti per cui si segue lo sport più per quello che dice, che per quello che si vede.

E infatti. Sento la voce del fido Attilio Monetti, l’uomo enciclopedia capace di snocciolare solo dati e zero commenti. Sento la voce di altri inutili controfigure. Non sento la voce di Franco.

E’ Ferragosto, c’è l’atletica a Berlino in tv, c’è la pista in blu invece che in rosso. Eppure Bragagna non c’è.

UPDATE: Scralco nei commenti mi segnala che il mito Bragagna è ricomparso. Ferragosto è finito, Bragagna è tornato. Sotto coi 100 metri, allora.

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Calcio moderno

Il vero scudetto dell’Inter non si è celebrato sabato sera quando si è raggiunta la certezza matematica della vittoria. E nemmeno domenica, dopo la partita contro il Siena, quando si è celebrata la festa a San Siro con i tifosi.

La vittoria nerazzurra viene marchiata negli albi d’oro oggi pomeriggio, verso sera, quando con uno scarno comunicato la Juventus esonera il povero Ranieri, a due giornate dalla fine, affidando la panchina a una sua vecchia gloria, Ciro Ferrara.

Il calcio italiano ha attraversato lo specchio e ora (si) è ribaltato: l’Inter macina scudetti di fila, la Juve si arrabatta tra decisioni ridicole frutto di una società ridicola. Era così fino a nemmeno pochi anni fa, ma esattamente al contrario. Per chi è stato interista prima del 2006, sa perfettamente che la rivalsa maggiore (perché vincere, per un interista, anche e soprattutto di questo si tratta, oggi) è tutta contenuta nelle righe in cui viene congedato Ranieri.
Se ci fosse un’ipotetica bilancia, in uno sport ingiusto, bugiardo e crudele come il calcio, credo che ora sarebbe quasi (quasi), in equilibrio.

Categorie: Sport

Il calcio più bello del mondo

E’ uno sport dove si gioca in undici, con le maglie blaugrana, per una squadra che si chiama Barcellona.

E non esiste “Premier League”, “pubblico vicino al campo”, “erba perfetta”, “merchandising” e tutte le altre menate sul “modello del calcio inglese” che tenga. Poesia pura.

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Quando al posto delle lenzuola usavo le pagine della Gazzetta

Mi ricordo ancora le prime Gazzette della mia vita. 1994, mi pare ci fossero le Olimpiadi Invernali in corso, a Lillehamer, Silvio Fauner che vinse una memorabile medaglia al fotofinish battendo il norvegese di casa. Non mi vergogno ad ammettere che quei fogli rosa diventarono parte fondamentale della mia vita. Una persona, prima ancora che un quotidiano sportivo. La Bibbia, per chi idolatrava lo sport come me. La carta, il suo odore, le mani sporche dell’inchiostro nero.

All’epoca, direttore era Cannavò. Nell’ingenuità dell’epoca, lo ammiravo tantissimo, sia per cosa scriveva, sia per come lo spiegava. Poi, sono cresciuto, mi son fatto (sportivamente) più scaltro, e ho visto le tante sue magagne. Ma lo stile restava. Oggi non esiste più la sua Gazzetta, e non so se sia un bene. Chiudo con le parole di Settore:

Un pezzo di Cannavò era comunque un pezzo da leggere, al di là di come la si pensasse e di quanto si valutasse fané la prosa e il pensiero del vecchio direttore. Ma poi ti rendevi conto che da lì comunque c’era da spremere roba. Oggi, che è domenica, fate zapping fino alle due di notte, fate questo esperimento. E poi ditemi se non vi mancherà un Cannavò

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Io appartengo a chi mi paga di più

Kakà bada ai veri valoriKakà sta per essere scippato al Milan grazie a una vagonata di petrodollari, tale da far impallidire persino l’opulento Silvio. Facile ironizzare sui principi evangelici del buon Ricardino, che sarebbe ora pronto ad accettare l’esplosione del suo conto in banca grazie a cifre “immorali”, eppure di morale in questa vicenda non c’è assolutamente nulla. C’è un signore particolarmente ricco che vuole una cosa, la chiede a un signore un po’ meno ricco di lui, questi è (ma dai) disposto a concedergliela. Tutto legittimo, così come il desiderio di Kakà di guadagnare di più. A certe cifre forse è anche giusto vendere, considerando che potrebbe essere una delle ultime vacche grasse che innaffiano di latte nero i pascoli italiani: il Milan potrebbe cogliere l’occasione di rifarsi una squadra degna di tale nome.

L’aspetto che veramente stona in tutta la questione è la modesta caratura della destinazione di approdo, il Manchester City, noto ai più per essere la squadra tifata dagli Oasis, forse, che per le prestazioni sportive, difatti oggi si trova in zona-retrocessione. Kakà dunque non ha l’alibi che avrebbe in caso di fuga al Real Madrid (il blasone! la Storia! il palcoscenico prestigioso per regalarmi nuovi stimoli! ecc.), e la sua scelta è nuda come la ipocrisia: vado dove mi pagano di più.
E’ questo il dettaglio che stona nella vicenda, anche se mi viene in mente un fanta-parallelismo con Maradona, e il suo passaggio dal Barcellona (squadra tra le più ricche del mondo) al derelitto Napoli (lottava per non retrocedere) nel 1984, per la cifra di 14 miliardi di lire (più o meno 20 milioni di euro attuali). Non mi ricordo (avevo due anni) se all’epoca si gridasse allo scandalo, ci si strappasse le vesti in nome della dignità e del calcio svenduto al vil denaro. Anzi, a me è sempre sembrata una scelta molto naif, e in fondo consolante notare come anche una squadra di bassa-caratura potesse permettersi il Campione.
Oggi però parliamo di 110 milioni di euro, di un emiro che riesce nell’impresa di comprare i sogni di Berlusconi, e tutto appare più sproporzionato e sgraziato.

Certo, se Moratti domani mi compra Messi ad una cifra pari al prodotto interno lordo della Nigeria, sarebbe una geniale e oculata gestione delle risorse.

Categorie: Sport

Metti a Cassano!

Andavamo negli spogliatoi delle giovanili, spesso usavamo i lettini dei massaggi, ogni tanto se ne spaccava uno. Anche se lo scoprivano, non mi dicevano nulla, chiudevano un occhio. Anche perché spesso ho giocato grandi partite dopo aver fatto sesso. E’ uscita la biografia ufficiale del Fantantonio: ovviamente, si toccano vette di lirismo puro. This is football.

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Scherzi a parte

Tutta una stagione di Formula 1 condensata in questa gif, che riassume i 40 lunghissimi secondi tra l’arrivo dello sfigatissimo Massa e il sorpasso di Hamilton sull’Ispettore Glock. La faccia del padre di Felipe è già leggenda.

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Fermi tutti, arriva Mourinho

Prendete una tranquilla domenica pomeriggio, al termine delle partite del campionato. Dopo il fischio finale dell’arbitro, inizia la messa recitata delle interviste negli spogliatoi, con la sfilza di giornalisti a reggere il megafono ed amplificare “clamorose” dichiarazioni. Domande più lunghe della stessa risposta, contenenti già il commento che l’intervistatore di turno conferma placidamente:

Sì, è vero, è stata una partita sofferta ma con grande determinazione e con l’aiuto dei tifosi siamo riusciti ad ottenere un grande risultato.

Dispiace per la sconfitta, ma direi che tutto sommato non abbiamo demeritato.

Un pareggio è utile a smuovere la classifica.

Sono contento di aver segnato.

L’arbitro ha condizionato la gara.

Eccetera eccetera. Da anni la liturgia delle dichiarazioni pre-confezionate, prive di qualsiasi originalità ma soprattutto della personalità di chi le serve tiepide per i raggelati microfoni dei tele-tifosi, viene rispettata minuziosamente. Un canovaccio sicuro e affidabile che nessuno (calciatori, allenatori e dirigenti, salvo sparute e instabili eccezioni) si azzarda a smentire.
Prendete ora quella stessa tranquilla domenica pomeriggio, sempre al termine delle partite, e inserite in quel contesto appena descritto un elemento estraneo: straniero, nel vero senso della parola. Un allenatore più allenatore degli altri, portoghese però con trascorsi in Inghilterra, che i soprannomi se li conferisce da solo, dotato di carisma e arroganza, ma soprattutto di una lingua scioltissima. I giornalisti sportivi italiani, abituati a compilarsi da soli le interviste sfogliando il “Prontuario delle Dichiarazioni nel Calcio Italiano” (pare lo rilascino ai giocatori quando firmano un contratto e agli allenatori quando ritirano il patentino), si trovano spiazzati e impreparati ad affrontare una testa pensante, e iniziano a reagire negli unici due modi possibili per chi è refrattario alla critica equilibrata: l’Adorazione o la Maledizione.

L’allenatore che “non si sente il migliore del mondo, ma sicuramente pensa di essere migliore degli altri” si chiama Josè Mourinho, e da ormai quattro mesi viene stipendiato profumatamente dall’Inter Campione d’Italia. Sbarca dall’Inghilterra, dove alla prima conferenza da allenatore del Chelsea si definì “special one”, e fu solo l’inizio di una lunga serie di perle autocelebrative e aggressive. Prima ancora, aveva vinto tutto, compresa una Coppa dei Campioni con i portoghesi del Porto, diventando culto nazionale: “Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bellissima sedia blu, una Champions in bacheca, Dio e dopo Dio il sottoscritto“.

Oggi è in Italia, non ha ancora vinto niente, la sua squadra pur essendo prima in classifica non brilla certamente per la qualità del gioco espresso, eppure è dilagata un’autentica mania per quello che dice; per quello che è, in un ambiente, il calcio italiano, in cui si pensa e si parla per sottrazione, annichilendo le personalità e uniformandosi al pensiero comune: ed ecco spiegato come sia potuto nascere il Ciclone Mourinho.

Mourinho sbanca il calcio italiano

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Categorie: Sport

AAA Cercasi perditempo

Per il terzo anno consecutivo stiamo organizzando il Fantacalcio tra blogger. Il Segretario ci ha richiamato tutti all’ordine, ma non abbiamo ancora raggiunto il “numero legale” per disputare una stagione come si deve. Stiamo quindi cercando validi volenterosi che sappiano apprezzare il gioco più divertente del mondo (dopo il calcio), pronti a sfidarsi in aste popolate da squali e a battagliare ogni domenica a colpi di 4-3-3 e formazioni bistrattate.

Se avete tempo da perdere (è richiesta costanza settimanale nell’invio della formazione da qui fino a fine maggio) mandate la vostra “candidatura” via mail a questo indirizzo: fazek@ciccsoft.com. Vi faremo sapere…

UPDATE: L’abbiamo trovati, grazie per la solidarietà!

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Pensieri a margine di un’Olimpiade

Premetto che ho guardato quest’olimpiade come mai in vita mia: avere a fianco una ragazza maniaca per i giochi olimpici ha fatto di me un appassionato persino del taekwondo e delle bmx. Non fino al punto da svegliarmi di notte per seguire le gare (lei per una batteria della Pellegrini l’ha addirittura fatto i primi giorni) ma ogni giorno, complice delle ferie non ferie senza vacanze precise, ci siamo sorbiti dalle dieci alle quattro del pomeriggio un mix di sport che raramente si vede in tv. Devo ammettere che mi ha divertito, nonostante fino a un mese fa contemplassi nelle imprescindibilità sportive solo il binomio europeidicalcio-mondialidicalcio e dunque attendessi Sudafrica 2010 come se Pechino 2008 proprio non esistesse.

Tuttavia lasciatemi buttar giù qualche osservazione curiosa che proprio non ho capito guardando queste due settimane di varia umanità.
La prima riguarda la scherma: perchè mai ad ogni stoccata vincente le ragazze gridano come checche isteriche? Non c’è lo sforzo tipico del tennis (dove peraltro l’urlo è differente e ricorda invece un orgasmo) ma solo una tensione nervosa che si scarica e rende pressochè inevitabile ad ogni schermidora di lasciarsi andare a versi animaleschi. Non vi fa impressione?

La seconda è sul judo o sulla lotta greco romana. Davvero possibile che questi sport assegnino un vincitore spesso soltanto per penalizzazioni dell’avversario o per sorteggio, come nella finale di Mingozzi, dove se non era per un gesto incredibile a pochi secondi dal termine, avremmo perso l’oro per un puro sorteggio di palline colorate? L’idea non mi convince, non rende giustizia ad uno sport a prescindere, qualunque esso sia.

La terza ingenuità che ho da dire è sul tiro con l’arco. Perchè quel cappellino alla pescatora? Quello da baseball non va bene? Una berrettina ad uncinetto? Una visierina corta? Cosa c’entrano le trote con l’arco e le frecce?

Se vi siete stancati non leggete oltre, pian piano scadiamo nel ridicolo e si palesa la mia ignoranza sportiva, ma proprio non capisco perchè ad ogni cambio palla o punto nel beach volley (e non vorrei dire una fesseria anche nella pallavolo e altri sport di squadra) parte la musica? Mica un sottofondo, macchè, brani da hit parade degli ultimi anni noiosi e fuori luogo. Ma non distraggono gli atleti?

Infine un’altra curiosità che mi rode ancora più delle altre: perchè sul podio al momento degli inni gli atleti si girano di fianco orientandosi verso le bandiere? Non potrebbero piazzare le bandiere davanti al podio, o girare il podio in direzione delle bandiere?

Si, insomma, non facevo meglio a continuare a seguire solo il calcio?

Categorie: Sport

Olimpiche emozioni (l’ho rubata dalla rai)

Quattro anni e molte vicissitudini dopo mi ritrovo nuovamente davanti alla televisione per seguire l’intera cerimonia di apertura delle Olimpiadi (voto 7).
Se ad Atene (9) ha prevalso la commozione questa volta per tutta la prima parte della cerimonia ha prevalso lo stupore per la coordinazione (10) quasi militare che ha caratterizzato le coreografie volte a ripercorrere per "fotografie" la storia e la cultura cinese.
Tuttavia quest’eccesso di precisione ha reso il complesso piuttosto freddino.

Nessuna contestazione di alcun tipo, non un capello fuori posto né un fischio a Hu Jintao (2) che se la godeva beato come niente fosse.
Eterna la sfilata delle delegazioni, retoricissimo il commento dei telecronisti RAI (6); un po’ triste la sensazione che ogni singolo gesto fosse pilotato (5), dagli applausi alle delegazioni degli stati meno fortunati ai fasci di luce agitati ritmicamente da parte del pubblico.
Nel complesso la tanto decantata parte coreografica della cerimonia per quanto spettacolare a me è sembrata una dimostrazione forte, "bellica", di un regime (2) che in questo momento può parlare di "Cina del mondo" solo in virtù della potenza economica e numerica che rappresenta.
Leggendo qua e là peraltro mi sa tanto che i giornalisti inviati racconteranno concordi tutti la stessa pappardella (4), non che ne dubitassi ma speravo in qualche colpo di scena.
Da oggi il via alle gare che la sottoscritta seguirà compulsivamente immergendosi come ogni quattro anni nello spirito olimpico reso forse un po’ meno olimpico dal contesto.

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Wien ne va plus

Il presentimento che si faceva strada nel corso di questo Europeo diventa indelebile certezza a Vienna, quando Fabregas con tutta la freschezza dei suoi 20 anni mette dentro il rigore decisivo. Si rientra nell’alveo della Storia Recente, abitata dai fantasmi dei rigori e partite giocate completamente sui nervi. Tornano a vincere gli Altri, noi riprendiamo a cambiare ct, illudendoci che basti un colpo di spugna per lavare via i graffi del tempo. Quando invece i segni sulle nostre corazze arruginite si fanno più che mai sentire.
La Spagna ha meritato di batterci dopo secoli quasi più idealmente che per reali meriti sul campo. Partita bruttina, loro mantenevano il possesso palla mentre l’Italia sbuffava, sudava, arrabbattava, prolungava un’agonia mascherata da Dignitosa Resistenza. La verità che pochi di noi, sbavosi di vincere comunque, riuscivano a vedere, era quella di una squadra a scartamento ridotto, con molti giocatori impresentabili o caricati di speranze ma non istruiti a dovere. Si è perso per un rigore, quella questione di centimetri che due anni fa ci fece Grandi e ora ci rende naturalmente Normali: uno scartamento apparentemente ridotto quando in realtà nasconde un principio di indeterminazione atomica. Dove è facile confondersi, credere di essere vincenti (o perdenti, come stasera), trovare la consapevolezza di cosa si è assistito.

Spagna vince ai rigori, l'Italia va a casa

Questa Nazionale versione Donadoni ci ha lasciato una piccola "lezione di vita", il problema è che avvenuto in modo inconsapevole, istintivo. Nonostante avessero un luminoso futuro dietro le spalle, hanno tentato stoicamente (utopisticamente) di spostare più in avanti l’inevitabile cartello "Game Over". Logori, stanchi e disorganizzati, hanno tuttavia reagito alle critiche, mettendo in campo la Voglia di Vincere e la Passione Cieca e Assoluta per il proprio Mestiere, armi che possediamo da sempre e che sopravanzano anche quella classe e bravura che in parte possediamo. Eppure il Presente era a corta gittata, e sono finiti per sbattere contro il cielo colorato di rosso. Abbiamo sfidato ancora una volta il Tempo, l’abbiamo prima subìto (Olanda), poi ripreso per i capelli (Romania, Francia), e infine ci siamo ridotti a sfidarlo di nuovo sul suo terreno più congeniale. I calci di rigore: la Casualità mascherata da Destino, il Destino celato dalle Circostanze. Costretti dalla nostra stessa casualità di squadra, con i giocatori che questa volta non si sono abbracciati durante la visione dei rigori, sono rimasti soli ognuno alle prese con le proprie personali rese dei conti. Stavolta era un’Italia più disunita e confusa, e il Tempo ha vinto.

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La volpe e l’uva

Mettiamola così, il ragionamento è molto semplice:

- L’Europa è un sottoinsieme del Mondo
- La dicitura Campioni d’Europa non ha molto valore se c’è già qualcuno che è Campione del Mondo
(é come essere un gradino sotto, Papa-Vescovi, Preside-Insegnanti, Presidente-CapoReparto…)
- Siamo i Campioni del Mondo
- Dunque siamo anche Campioni d’Europa

Corollario: Non ha alcuna importanza quanto è accaduto ieri sera. Alcuna.

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Negli arcobaleni a Milano Nord

Al contrario di due anni fa, quando mi chiedevo come diavolo potessero rinunciare ad Italia Germania i fans dei Sigur Ros accorsi a Ferrara per il loro concerto, domani non sarò nella consueta saletta Ciccsoft a guastarmi il fegato con Italia-Francia.
Sarò a godermi lo Spettacolo qui, mentre voi patirete come cani dietro 11 scarponi ormai da pensione. Nel caso vada di culo, mi unirò al chiasso festoso per le strade di Milano, altrimenti almeno il sottoscritto tornerà a casa soddisfatto. In bocca al lupo!

P.S. Che poi giusto un popolo di boccaloni come noi può credere ancora che una squadra che perde dall’Olanda e pareggia dalla Romania batta la Francia.

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La Partita della Vitissima

Tutto mi è stato più chiaro mentre rimiravo orde ubriache di olandesi che bevevano a canna dalle botti di birra. Il clima europeo da "fan-zone" piombava inaspettatamente anche nelle strette vie del centro di Ferrara, mentre a Berna l’Olanda seppelliva l’altra Grande Vecchia del calcio mondiale, l’odiata Francia. Le insopportabili urla arancioni mi strappavano comunque un sorriso, e la consapevolezza che non è più la nostra ora, che a questo giro tocca a qualcun’altro. Il senso dell’irripetibile si tingeva di azzurro sbiadito.
Dopo una partita come Italia-Romania, il trionfo dell’approssimazione e dell’incertezza, la vittoria mondiale assume contorni ancora più mitici. Germania 2006 è stato davvero l’ultima possibilità per salire sul treno della Gloria per una generazione di calciatori che molto prometteva, e che ora non sa più mantenere. Qui in Svizzera invece le congiunzioni astrali favorevoli ci hanno abbandonato, riportandoci su un piano molto più terreno. Avversarie toste, fresche e pimpanti come l’Olanda o guardinghe e quadrate come la Romania; condizione fisica precaria, boccheggiante e arraccante; motivazioni incerte, un muro pieno di autunnali crepe emotive. Stiamo scivolando fuori dall’Europeo, eppure stiamo regalando le partite più vibranti della manifestazione, proprio perchè riempite da tutti i nostri umani limiti. Sfilacciati, privi di una collosa coesione che ci trasformi in squadra organizzata, l’evidenza di non essere i più forti offre prestazioni raffazzonate, che sollevano molta polvere ma lasciano con poco in mano. Comunque vada, non c’è futuro per questa Nazionale, che può strappare con i denti e con la fortuna solo ulteriori scampoli di luce presente fuori tempo massimo.

Italia-Romania

Dato che il Calcio delle Nazionali (e il Calcio in generale) va aldilà dei semplici gol regolari non assegnati o dei rigori miracolosamente parati, la questione centrale che è scoppiata ieri a Zurigo è un’altra. Quale clamorosa goduria inconscia ci sta offrendo il girone dell’Italia? Una sceneggiatura a mio avviso commovente con scenari grotteschi. Le due finaliste mondiali subiscono entrambe un pareggio con le badanti rumene, e vengono sonoramente sculacciate dalle arancie terribili. Ora si ritrovano ad affrontare uno scontro fratricida con la terribile consapevolezza che potrebbe comunque risultare inutile. Questa è autentica "droga" per i tifosi della Nazionale di Calcio, abituati a patetici intrecci che rimandano l’accettazione della Realtà e prolungano la dolce agonia televisiva. Ieri sono piovute dosi nelle vene calcistiche, e di nuovo sono qui a idolatrare questo calcio internazionale di giugno, così pasticcione, approssimato, fresco e adrenalico e, soprattutto, sospettosamente casuale. Salta la logica, ci si perde in calcoli da astrofisici sulle millemila possibilità di combinazioni dei risultati, disperatamente aggrappati a quella piccola percentuale che il nostro spacciatore di fiducia possa concederci ancora un’altra dose tagliata male.

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