Monthly Archive for March, 2008

Un altro di quelli.

Tutti pazzi per Sarkozy. Sarkozy quà, Sarkozy là. Non è che voglia parlare di Sarkozy: non sarei in grado, non so nemmeno come la pensi, politicamente o che. Però impressione m’hanno fatto le enormi attenzioni mediatiche su quest’omino, e in particolare le ultime foto uscite, quelle in cui lui è a un ricevimento, le avrete viste, e prima guarda, si vede proprio che non resiste, la scollatura di non so quale mucca arrivata per l’occasione e travestita da essere umano con un bicchiere di martini appresso, e poi, in un’altra foto, sempre a un ricevimento, perché se c’è una cosa che questi uomini di potere fanno in grande quantità questa è proprio andare ai ricevimenti, al punto che viene lecito domandarsi quand’è che gli uomini di potere fanno le cose che gli uomini di potere dovrebbero fare, se stanno tutto il loro tempo a presiedere ai ricevimenti, ma non è questo il punto, il punto è la foto, perciò fatemi tornare a quella, alla foto dove si vede Sarkozy posare al ricevimento – nello specifico la visita ufficiale alla Regina Elisabetta – insieme alla sua bella Carla Bruni. Ecco, stanno tutti in fila, loro due, gli sposini novelli, e un sacco d’altra gente, in particolare delle vecchie bacucche ingioiellate con cappotti del secolo scorso e gli zigomi da beverly hills, e lui, Sarkozy, ha questa appuntitissima faccia da volpone, mentre si alza sulle punte per apparire alto quanto la sua bella.

Al che m’è venuto da pensare: eccolo qua, un altro di quelli. Eccolo qua! Un altro furbetto di cui si sentiva la mancanza, un altro vate dell’immagine politica, della promozione personale. Un altro esegeta della Confezione Perfetta: quanto mi stanno sul cazzo, se mi concedete il francesismo, giacché siamo in tema.

Quanto mi stanno sul cazzo questi tizietti bassi e piccoli incravattati che vanno ai ricevimenti e stringono mani e sorridono come in quelle scene dei film dove c’è il grande ricevimento e il protagonista si dimostra affabile con tutti epperò poi noialtri spettatori sappiamo eccome che c’è il trucco, cioè che a lui in realtà non gliene frega una cippa di nessuno, al protagonista, anzi se potesse vederli tutti morti e sepolti ne sarebbe più contento, lo sappiamo, certo, perché noi siamo gli spettatori e quello è un film, e quello che stringe mani e poi se le pulisce sul fianco della coscia non appena voltate le spalle si chiama Tom Cruise, George Clooney, conosciamo il meccanismo di queste cose, ne abbiamo viste tante e poi, suvvia, noi stessi, film o non film, nella realtà, li avremo passati quei due o tre natali o capidanno in compagnia di gente sconosciuta verso la quale, però, era necessario dimostrare grande attenzione e gentilezza, o no? Perciò non ci caschiamo più: lo sappiamo che il Grande Atteso del ricevimento puzza di pesce andato a male ancor prima di scendere la grande navata e inchinarsi all’applauso degli astanti. Lo sappiamo perché, in piccolo, in minuscolo, l’abbiamo scese anche noi quelle scale, ricevuti gli applausi da parenti e vecchi amici degli amici i cui nomi e cognomi c’erano sconosciuti e le cui mani da stringere ci apparivano come sogliole morte.

Per questo non riesco a capire a chi vorrebbe darla a bere, Sarkozy in quelle foto lì, mentre sorride a cento denti e si alza sulle punte delle sue scarpe già rialzate. Alla stampa? Agli elettori? Alla moglie stessa? Cosa dovrebbe avere uno così da insegnare a noi? Cos’ha di più? Perché mai dovremmo avere bisogno di tale gente, al mondo? Mi stanno sul cazzo quelli così: in più trovo che sia un’enorme mancanza di rispetto nei confronti di Carla Bruni stessa la quale, per carità, non sarà un mostro di simpatia, anzi, però perfino una così a me non sembra meriti l’onta di essere costretta a indossare ballerine ultrapiatte per non apparire troppo più alta del marito potente, ed ecco, è proprio questo gioco, un gioco al massacro, che mi sta sul cazzo, che mi fa pensare, guardando questo sgorbio francese danzare sulle punte come la Fracci, eccone un altro, un altro uguale ai suoi predecessori e che sta già facendo scuola per quelli che verranno.

Eccone un altro: un altro di quelli che per sfondare non riesce a fare affidamento solo sulla qualità del pensiero e la bontà delle azioni, no, lui è un altro di quelli, l’ennesimo, che dev’essere alto più di tizio, bello più di caio, magro ben più di sempronio. Ecco un altro di quelli che necessita di piccole bugie per arrivare alla fine dei propri ragionamenti.

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Senza alcun ritegno

Si è un Attimo laureato
Attimo, come non l’avete mai visto.

MAI PIU’ (all’ombra del lungo camino)

1258434004_003bd0f983_o.jpgCi sono giorni nella vita di un uomo che rimangono impressi nella memoria per tutta la vita. Giorni nei quali la Storia si presenta alla porta e incide una tacca, pianta un paletto, pone una boa. La Storia che sarà scritta tra poche ore, in questo pomeriggio piovoso come solo un beffardo Destino poteva concepire, porrà la parola Fine a sette lunghi anni di fatica, a qualche gioia e molti dolori, ad un’epoca intera. Retorica a parte, che in casi come questi è ampiamente giustificata da tanti di quei discorsi e ragionamenti che nessuno capirà mai fino in fondo non avendoli vissuti in prima persona, la boa di oggi rappresenta la fine di un percorso tutto in salita, tra i meandri di una facoltà buia e postindustriale della Bassa padana.
Oggi, per farla breve, verrà consegnato al mondo del precariato e dei dottori in qualchecosa il nostro caro Fabietto, qui noto con il buffo nome di Attimo, troppo introverso e minimale nell’animo per postare qualche impressione di un momento, troppo preso per celebrarsi in modo adeguato anche online con qualche riflessione su un giorno così agognato da esser diventato, negli anni, quasi un incubo. Ed è arrivato quel giorno, chi l’avrebbe mai detto? Non solo è arrivato, ma ha fatto ovviamente piovere. Se mai un giorno toccherà al sottoscritto credo a questo punto che un’abbondante nevicata su Ferrara non ce la levi nessuno, per la gioia dei bimbi che faranno infine l’agognato pupazzo con il naso a carota.

Il coccodrillo alla facoltà di ingegneria narrerebbe dei primi anni incerti, muovendo timidi passi in un terreno che tanto quanto al sottoscritto non gli calzava a pennello, fino alla presa di coscienza di uno scoglio faticoso, una palude senza fine da cui dover uscire ad ogni costo e comunque da affrontare senza esitazioni di sorta. "Studiare qui sarà come mangiare il pesce di venerdì. Non sempre ne avremo voglia, ma comunque il venerdì il pesce ci sarà sempre" dispensava con saggezza vedendo i voti scadenti all’ennesimo test di elettronica digitale. Per non parlare del primo virgolettato che ricordi, a questo punto quasi un presagio: "Se non prendo 30 stavolta non lo prendo più", annunciava uscendo tronfio dal primo scritto del primo esame. Non lo prese in effetti quella volta, e nemmeno in futuro, a parte un celebre 29 mutato in 30, rubato per una svista alla bionda professoressa che proprio oggi lo cingerà d’alloro.

Voi dunque non potete capire quello che rappresenta il coronamento di un percorso simile. Non una laurea qualunque ma un faticoso percorso di vita lungo sette fottutissimi anni. Pomeriggi al caldo di una stanza a riempire di conti quaderni senza giungere ad un risultato (tra le lamentele parentali per i continui ritardi), compromessi raggiunti con le vacanze, i mondiali di calcio, i concerti persi per esami imminenti. Ritiri, fogli bianchi, bigliettini, jolly pescati all’ultimo, insinuazioni agli orali ("Ma lei è andato in vacanza o ha studiato?" – lol, ndR), pile di dispense fotocopiate e rilegate con pazienza per la pura soddisfazione che un cumulo di carta e la sicurezza di un libro possono dare. Un’esperienza da cui si esce duramente provati, che segna in maniera più o meno indelebile la coscienza privandola spesso della spensieratezza che si addice ad un giovane della nostra età.
Non vi chiedo comprensione per queste dure parole alle quali chi non ci conosce risponderebbe "Ecchessaramai, è una laurea come tutte!", ma lasciatemi celebrare un compagno che oggi vince, di misura, la partita, ed esce alfin a rivedere le stelle. Con il cuore gonfio di sconfitte ed umiliazioni e la certezza che la molta stoffa da vendere si vedrà solo adesso, libero di correre sulla prateria come sempre ha voluto fare. E soprattutto la sicurezza che tutto questo non accadrà più. Mai più.

P.S. Dottore, dottore del buco del cul. Vaffancul, vaffancul. (rit, ad libitum)

Minchiata elettorale/3

Siamo alla terza puntata di Minchiata Elettorale. [Prima puntata e seconda puntata] Stavolta è il turno dei Socialisti di Boselli. I socialisti, devo confessarlo, mi son simpatici, sarà che vedere il partito di Turati e Anna Kuliscioff ridotto ai minimi termini, mi fa tenerezza. Comunque, non mi faccio impietosire e parto alla ricerca della minchiata perfetta. La trovo già in uno degli slogan: 

All’Italia della 194: non sarai mai sola
[era la Lazio, che sul prato verde vola]

Poi ci sono i manifesti: "sono un operaio e sono incazzato". sono un … e sono incazzato
[sono uno stronzo qualunque, e vi prego di mettervi in fila]

Poi leggo nel programma:
Se Turati nel 1929 sognava gli “Stati Uniti d’Europa”, oggi si possono sognare gli “Stati Uniti del mondo”
[a quando la fratellanza universale del sistema solare?]

vado avanti:
Un mondo senza tortura, senza sentenze capitali, senza censura né oppressione, senza doppi standard sui diritti umani tra Paesi ricchi e poveri sarà più sicuro, più ricco, più tollerante, multi-culturale e multi-etnico.
[ma anche no]

proseguo:
Occorre trasformare la perdita del lavoro da dramma a occasione di riqualificazione professionale.
[capito, caro Johnnydurelli!?]

insisto:
permettere alle persone transessuali di ottenere la rettifica del sesso con regole meno restrittive
[a Bosè, se ne stava interessando già Sircana]

e concludo:
L’Italia deve finalmente regolamentare tutti gli stranieri che hanno un lavoro stabile e che non hanno commesso reati.
[a Bosè: questo lo dice pure Fini] 

Minchiate elettorali, insomma, se ne trovano in tutti i programmi. Decidete di conseguenza. Nella prossima puntata, La Destra di Storace

«Così, tutti invecchiamo, non ce la facciamo più, e questo e quanto?»

Non ne posso più d’essere una brava persona. Che ne dite, per esempio, di drogarci tutti? Percorriamo la via dell’eroina, della cocaina, della droga pesante, non lo so, di queste cose qui, le cose che fanno le persone con le unghie sporche, con le case luride. Chi è con me? Chi è che è pure stufo d’essere a tal punto una persona morale, proba?

Signori, no no no, io non vi sto invitando ad alzarvi per fare la rivoluzione, anzi: tutto il contrario. Io, se lo credete, vi sto dicendo: sedetevi ancora di più, sprofondateci nelle vostre poltrone, non leggete più un libro, non vi documentate, non studiate, non costruitevi tutt’intorno quest’aura da persone squisite, in gamba, critiche, socialmente accettabilissime, perché non serve a un cazzo.

Restatevene lì seduti punto e basta.
Ingrassate, fate briciole e che queste briciole se ne restino per lunghe ore sulla bocca del vostro stomaco, immobili come esattamente immobili voi starete. Droghiamoci, scegliamoci un‘altra cosa rispetto alla vita, per dirla come Trainspotting.

Lasciamo perdere i nostri televisori, i nostri capi firmati, l’abbigliamento, le belle case, certe macchine, alcune scelte, le unghie limate, i capelli setolosi, i fidanzati e le fidanzate da cui non riusciamo a separarci definitivamente e facciamo così, proprio come si vede in Trainspotting fare: droghiamoci. Insensatamente. Non ci pensiamo più a tutta questa merda. Padri, madri, single: droghiamoci tutti insieme. Decidiamo un giorno alla settimana, lasciamo figli e figlie alla baby sitter, mariti e mogli all’amante e ubriachiamoci. Facciamoci riprendere dalle telecamere di sorveglianza a circuito chiuso di un grande centro commerciale mentre sottraiamo dagli scaffali beni di primissima necessità come ciocchini, pan di stelle, torroni, gin scadente e banane.

Proviamo la via dell’autodistruzione, del vizio, del vezzo, della dissolutezza: ubriachiamoci seminudi sbracati su divani di pelle in compagnia di altri di cui non ricordiamo affatto nome o provenienza. Facciamo scattare antifurti e che la nostra corsa veloce sia cadenzata dalle urla del prossimo, terrorizzato prossimo; e poi fottiamolo questo prossimo, superiamo a destra, cerchiamo anche noi una scorciatoia.

Non dico di assassinare, no, sarebbe troppo impegnativo, faticoso, invece questo vorrebbe essere un manifesto realistico di propaganda al vizio, per cui lasciamo da parte gli omicidi, ché quelli presuppongono una certa attitudine alla scaltrezza, alla precisione, alla puntualità, quindi alla non-pigrizia, tutte cose che non ci interessano adesso, in quanto quello che vogliamo diventare, e cioè persone meramente pessime e moralmente corrotte, non ha a che fare con la fatica, se non quella che sarà richiesta agli altri i quali vanamente insisteranno per riportarci sulla retta via.

Limitiamoci a guidare cantando nella notte, rispettando mai i limiti di velocità, invertendo il rosso col verde del semaforo; fumiamo marijuana, iniettiamoci sostanze pazzesche nelle vene, diventiamo ben abili con cucchiaini, siringhe, eccetera eccetera, facciamoci trovare dai soccorritori riversi in stanze putride, mezzi morti affogati nel nostro stesso vomito, facciamo impensierire mamma e papà, scappiamo da ospedali psichiatrici, centri di recupero, penitenziari, bruciamoci le narici e le corde vocali, facciamo in modo che i vigili, per la strada, incontrandoci, avvicinino il loro palmo di mano alle berette d’ordinanza, vaghiamo per ore, il giorno dopo, perché non ci ricordiamo dove abbiamo parcheggiato la macchina, essù, dai, facciamo irruzione nelle drogherie con una calzamaglia calata sulla faccia, ma soprattutto smettiamola con l’essere persone che rigano dritto. A cosa ci ha portato l’essere brava gente, se non davanti all’ennesimo bicchiere di oban?

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Pirati della stampa.

Le hai prese in pieno, le hai sfilate fisicamente dalle scarpe che indossavano, hai accartocciato le lamiere della tua auto contro il peso soffice, ma moltiplicato all’infinito, dei fianchi femminili delle irlandesi turiste, il giorno di San Patrizio, patrono d’Irlanda, pensa che sfiga: il giorno successivo, se l’avessi scelto tra i tanti plausibili, non avresti trovato nessuno ad attraversare quel punto di strada. Le hai fatte fuori, ti sei fermato, hai visto il macello, hai bestemmiato gesucristo onnipotente, sei tornato in macchina, sei ripartito, t’hanno beccato, t’hanno arrestato, t’hanno rilasciato, ora ti rimettono dentro.

Io, devi sapere, ce l’ho proprio a morte con quelli come te, quelli che per sbadataggine o incuria, ammazzano e poi cercano di farla franca, perché, dall’alto del mio comodissimo divano, penso sempre di potere, in qualche modo perverso, essere migliore, migliore di così, e quindi, calandomi per un momento, per gioco, perpetrando quell’immortale motivetto del "what if", nei panni di quelli come te, io mi dico con certezza matematica che NO, io mi fermerei, io soccorrerei, io affronterei le conseguenze.

Però, caro amico mio, che hai ucciso, mezzo ubriaco, due irlandesi, io stavolta sono dalla parte tua, perché t’ho visto in quel video, che la stampa d’Italia ha apostrofato con termini quali (cito testualmente)

"disgustoso",
"sconvolgente",
"della follia",

t’ho visto, ed è stato come guardarmi allo specchio, barba incolta compresa, espressione da imbecille anche.

T’ho visto e mi sono rivisto io, ho rivisto tutti i miei amici, uno dopo l’altro, quelli a cui voglio bene, quelli che sono i miei punti fermi, unici insieme a mamma e papà, quando in macchina, in viaggio, durante una delle nostre innocenti scorribande per la città o per l’Italia, verso un concerto, verso una femmina, verso una partita, verso un weekend lontano da casa e dai cazzi, facciamo esattamente così, con la musica in sottofondo, a un volume insostenibile, con quelle facce lì, digrignando i denti, sollevando le sopracciglia, cantandoci addosso le parole che ricordiamo e soffiando inintellegibilmente quelle di cui non siamo sicuri, facciamo così, anche noi, faccio così io, parlo al telefono, mi metto al volante dopo un bicchiere di troppo, stando poi attentissimo, certo, e questo, forse, questa attenzione che io presterei – e ho prestato – confrontata con la tua dimostrata incuria, segna una profonda linea di demarcazione tra quello che sono io e quello che sei tu, sfortunato neo-pirata, ecco cosa faccio in macchina, spesso e volentieri, raccolgo da terra una monetina caduta, mollo per un istante o due le mani dal volante, e giammai penso di essere "disgustoso", "sconvolgente", "folle", anche perché sta proprio in questo la severa moralità del "grande fratello", dell’occhio della telecamera perpetuamente puntato sulla nostra esistenza: cogliere per forza di cose, prima o poi, il peggio di noi, anche se "noi" siamo il meglio della società civile.

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Minchiata elettorale/2

Cari amici, bentrovati alla seconda puntata di Minchiata Elettorale. [qui la prima] Oggi, come promesso, è di scena il Pdl di Berlusconi. Lui, lo sapete, è un vero artista della Minchiata, basti pensare a tutte quelle che ha infilato nelle ultime due settimane, quindi, pensavo, "non avrò problemi a trovarne nel programma". Mi sbagliavo, perché il programma è scritto per punti, per slogan, per missioni [dev’essere un fanatico di Ogame, il Berlusca]. Quindi, enucleare LA minchiata è stato un po’ più difficile rispetto al programma del Pd, che invece è lungo e articolato [come abbiamo visto la volta scorsa, il fatto che un testo sia lungo e articolato, non lo mette affatto in salvo dalla possibilità che esso contenga una minchiata, anzi]. E dunque, stavo quasi disperando dalla mia impresa di cercatore conto terzi di minchiate elettorali, quando ho trovato questa: 

liberalizzazione delle telecomunicazioni e diffusione universale della larga banda
[mi stavo giustappunto chiedendo come mai mancasse il wireless nella Via Lattea]poi, scorrendo ancora il testo, mi sono imbattuto in questa:

 utilizzo delle Poste Italiane per servizi sociali a domicilio
[vista la lentezza, arriveranno quando sarete già in decomposizione]

 e ancora:

Contrasto all’insediamento abusivo di nomadi e allontanamento di tutti coloro che risultino privi di mezzi di sostentamento legali e di regolare residenza
[se siete disoccupati e la casa è intestata a vostra moglie che è francese, potete anche espatriare]

 e poi:

ripresa nella scuola, per alunni e insegnanti, delle "3 i": inglese, impresa, informatica
[un grande classico che ritorna. Peccato che i nostri ragazzi non sappiano una beata mazza di storia e di letteratura e che i licei per cui eravamo famosi son diventati delle ciofèche]

 e quindi:

legge quadro per lo spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza) e per promuovere la
creatività italiana in tutti i campi dello spettacolo, dell’arte e della multimedialità
[questa gliela deve aver suggerita Uòlter: inciucio!]

 e infine, la più bella, la più esaltante, quella contenuta nello slogan:

Rialzati, Italia!
[c’è pronto un tacco finto anche per te].

Come vedete, la Minchiata Elettorale è sempre lì, in agguato, tra le righe. Basta leggere. Appuntamento alla terza puntata in cui sminchieremo il programma dei Socialisti di Boselli.

L’imbarazzo della scelta

Rallegratevi! Abbiamo finalmente la lista completa dei candidati premier per questo Paese. Ripetete a voce alta e coglietene il significato: Primo Ministro, Presidente del Consiglio, Capo del Governo italiano. Mica cotiche.

Ebbene potrete scegliere addirittura fra 12 personalità di spicco, sicuramente adattissime a guidare il Paese con sapienza ed efficienza. Esse sono:

Silvio e Walter, evvabbè fin qui niente di nuovo. Li conosciamo entrambi fin troppo bene: uno è quello che strappa i fogli e svende il figlio, l’altro è quello che gira in pullman e prende le multe, che ha candidato un operaio, uno studente raccomandato, un vescovo, un navigatore, un pilota di formula uno, eccetera… pure il vostro vicino è coinvolto.
Fausto Bertinotti, immarcescibile, verso la fine della carriera politica, sempre dritto come un fuso con i suoi ideali, il suo cashmere e il portaocchiali. Un Presidente d’esperienza.
Pierferdi. Allo sbaraglio, con la Chiesa dalla sua parte, almeno quella con la C maiuscola, che il resto dei cattolici chissà dove sono finiti, un po’ di qua e un po’ di là. Fondamentale per votare le leggi, pecorella smarrita prossima al rientro all’ovile a urne chiuse.
Daniela Santanchè, donna cazzuta come le facevano una volta, l’unica peraltro in corsa tra i big, e che per questo dovrebbe rappresentare da sola l’altra metà del cielo. Donna Daniela presidente assicurerebbe ministri quali Briatore, Smaila, Simona Ventura, e si configura quindi benissimo come candidata per chi vuol vivere leggero, tra reality e champagne.
Boselli. Ah già, lo SDI che ora è diventato partito Socialista. Quello che fa campagna elettorale con le parolacce. Sono "incazzati neri", ma spariranno come lacrime tra la pioggia, come sempre del resto.
Stefano Montanari, della lista "Per il bene comune", è uno che merita il vostro voto solo per l’intento. Lui non è corrotto, non cerca poltrone o privilegi da Casta. Non è di sinistra o di destra. Vuole il vostro bene, dei vostri figli. Uno così dovrebbe prendere il 99% no?
Bruno De Vita, dell’Unione democratica per i consumatori, se eletto presidente, metterà una Coop ad ogni angolo, un Billa vicino allo stadio, alla farmacia, un’Esselunga a lato del benzinaio. I prezzi scenderanno per concorrenza, la frutta e il pane saranno finalmente un bene per tutti come l’acqua. Per un’Italia del benessere. Per un’Italia dalla parte di chi consuma. Ma chi produrrà più?
Flavia D’Angeli, della Sinistra critica, è scettica su questa Sinistra arcobaleno. Lei aveva proposto falce e martello verde e tricolore per contentare tutte le anime della coalizione, ma han preferito quello stupido simbolo arlecchino. Fatela Presidente e renderà più critico il modo di far politica, senza quaraquaqua e poltrone facili. Discutiamone con lei.
Stefano De Luca, del Pli, per chi si sente ancora liberale, ma non crede in Silvio e nella visione tutta sua di libertà tinta di azzurro. Cilindro Montanelli, da lassù, approverebbe?
Marco Ferrando, del Pcl, se eletto presidente spazzerà via ogni dubbio. La salma di Trotsky verrà riesumata definitivamente e resa venerabile in Vaticano. I lavoratori costituiranno un governo popolare che occuperà simbolicamente il paese. Probabile l’instaurazione di un ministero per gli scioperi e un sussidio che accompagni i nuovi nati dall’età dell’asilo a quella dell’ingresso in fabbrica.
Renzo Rabellino rappresenta infine la Lista dei grilli parlanti. Verbosità al potere. Se lo eleggerete presidente occuperà la fascia preserale dopo il tiggì parlandovi dei risultati del Governo, giorno per giorno, al posto delle estrazioni del Lotto. Beppe Grillo tornerà in tv con un varietà e condurrà Sanremo mettendo al centro tematiche sociali e letture di post ad alta voce tratti dal suo celeberrimo blog. Mantellini sarà finalmente ministro delle comunicazioni, Gianluca Neri quello degli spettacoli, Giulia Blasi delle pari opportunità. Un presidente per tutelare la rete e i suoi adepti, al grido di "più banda per tutti!".

Meanwhile, in another part of the world…

Qualcuno scopre solo oggi che tra un mese si andrà a votare, e che a gennaio è caduto il Gogogoverno. Beata innocenza.

Ma anche no

Dice che le candidature del PD sono un primo esempio di traduzione concreta del “ma anche” veltroniano: l’imprenditore un po’ becero ma anche il sopravvissuto della Thyssen-Krupp, il teorico (uno dei teorici) dell’abrogazione dell’articolo 18 ma anche la precaria del call center. Mi pare invece che tradiscano, nella sostanza, un’inclinazione politica tutto sommato unidirezionale.

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Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)