Monthly Archive for November, 2011

Un giorno sopra un ponte

Trascorrere una giornata sopra un ponte può essere estremamente noioso. Di novembre, poi, con il cielo grigio come le pareti dei palazzi che ti fanno compagnia attorno, già freddo anche se è ancora autunno, la noia sfuma col passare delle ore in fastidio. Eppure, dopo aver passato 24 ore, quando siamo tornati davanti al mac a riguardare tutte le foto che avevamo scattato, ci siamo accorti che sceglierne solo 24 era praticamente impossibile. Non che fossero tutte bellissime, anzi. Ma c’erano davvero troppe persone, troppi volti, troppi dettagli, che avrebbe meritato di finire nella rosa ‘finale’ delle 24 scelte per la mosta fotografica che Simone, Francesca, Eugenio e il sottoscritto avevano in mente.

Quindi no, smentisco subito: non è stato noioso stare 24 ore sopra un ponte. C’erano i ragazzi che andavano a piedi verso il Renfe, a ballare, che hanno voluto farsi fotografare, c’erano quei deliziosi involtini primavera mangiati direttamente dal cartoccio preso al ristorante poco distante, c’erano quegli enormi tubi luccicanti di alluminio che di sera, viste dalla riva del fiume, fanno sembrare il ponte non il semplice ponte di via Bologna, a Ferrara, ma che ne so, il Guggenheim di Bilbao. C’erano le macchine che rallentavano, scambiando le reflex sui cavalletti per autovelox, in una ritrosia e diffidenza così ferrarese che sì, non lo dico affatto con ironia, faceva un pelo scaldare il cuore. E poi le ritirate in casa di Simone, campo base della sporca faccenda, per scaldarci un tè o dormire mezzora, mentre a turno gli altri continuavano a presidiare la carreggiata. Con l’ordine opposto rispetto a una trincea: di qui devono passare tutti.

E al mattino sarebbero effettivamente passati tutti, piedi brulicanti a tambureggiare sul selciato o far girare pedali, un movimento asincrono che andava via via intasando la stretta ciclabile sul ponte. Ci sono finiti davvero tutti, sulle nostre foto, anziani bambini donne uomini coppiette che si abbracciano ragazzi che abbassano il capo per timidezza, mani che si scaldano guanti che colorano di rosso una giornata grigia, grigia come il fumo delle caldarroste che purtroppo non è finito impresso sulle foto ma tranquilli, erano davvero gustose.

24 è il racconto di quella volta in cui quattro amici ferraresi hanno deciso di trasformare il ponte in una specie (lo diciamo sottovoce) di ‘galleria d’arte’, di fare delle foto a un ponte ed esporle poi sul ponte stesso. Apre sabato 26 novembre, domani pomeriggio facciamo pure un brindisi, tanto per fare scena, e poi sperando che nessuno le porti via, rimarranno aggrappate alla ringhiera della ciclabile a ridosso del ponte fino all’11 dicembre. Quelle foto non si annoieranno nemmeno loro, in queste due settimane di freddo di grigio di nebbia e di sole, a specchiarsi nelle persone che, per caso o per volontà, si fermeranno a guardarle.

Freddie, oh dear!

Nel 1991 avevo 8 anni, e la mia collezione musicale era fatta in larga parte da cassette di fiabe narrate e raccolte sanremesi di mia nonna o dei miei genitori, se si esclude fortunatamente una cassettina dei Pink Floyd e qualcosa di Battisti, Baglioni e De Gregori molto rovinati dal tempo. Quando esattamente 20 anni fa morì Freddie Mercury non sapevo chi fosse e non ricordo affatto la notizia nei telegiornali o la disperazione dei milioni di fans nel mondo. Solo 3 anni più tardi ho bene in mente invece l’angoscia per la triste fine di Kurt Cobain, ma ero già alle medie e musicalmente un pelo più preparato.

Quello che però ricordo è che Matteo, all’epoca mio vicino di casa e compagno di giochi, poi chitarrista del mio gruppo ed oggi compagno di avventure nella gestione di un circolo Arci, mi portò pochissimo tempo dopo la scomparsa di Mercury, un paio di cassettine dei Queen (i due Greatest Hits per la precisione), per farmi conoscere il meglio del gruppo inglese. E che quelle cassettine le ho ascoltate per anni ed anni, consumandole all’inverosimile fino a dire in giro che i Queen erano il mio gruppo preferito, e fino a tenere appeso per anni in camera il poster di Freddie, ereditato sempre dal sopracitato Matteo, quando entrò nella fase Nirvana che un po’ tutti presto o tardi abbiamo avuto.

Poi nel 1994 in Canada, il marito di una cugina con una collezione di dischi spropositata mi disse: chiedimi quello che vuoi che ti faccio delle cassette. Voglio i Queen, dissi. Tutto quello che hai. Solo i Queen? chiese sorpreso. Solo i Queen, confermai. Così tornai a casa con alcuni album in cassetta, ma scoprii negli anni seguenti che alcune erano raccolte per il mercato americano e un po’ differenti dalle tracklist che conoscevo. Ma ho continuato ad ascoltare quelle cassette per tanti anni, insieme alle prime due che già avevo. Nel 1994, ero un ragazzino con gli occhialini tondi che si usavano allora, e andavo in giro per i suburbs di Toronto in bici da corsa ascoltando ed imparando a memoria ogni secondo del Live at Wembley.

Nel 1998 ero in Inghilterra a studiare inglese e un giorno ci portarono a Londra regalandoci un pass giornaliero per la metropolitana. Andate dove volete, dissero. La mia meta non poteva che essere il numero 1 di Logan Place, a vedere la villa di Freddie a Kensington, e lasciare un ricordo sul muro. Era tutto graffitato e non c’era posto per scrivere niente. Non avevo ovviamente con me una bomboletta ma solo una penna Bic, così scrissi sul tondo di bronzo che sta intorno alla serratura del portoncino, convinto non l’avrebbero più pulita. Poi ho chiesto a Mattia, uno rosso di Reggio Emilia che avevo conosciuto al college, di farmi una foto davanti all’ingresso della villa, per ricordo. Io all’epoca non avevo una macchina fotografica quindi elemosinavo foto agli altri. Poi me la mandi, quando torniamo in Italia ok? Non me la mandò mai più ovviamente. Non c’era ancora internet e le sue comodità, e mi secca pensare a questo tizio che ha una mia foto di cui non si fa niente in qualche cassetto a prendere polvere, mentre io l’appenderei in salotto anche subito. Sempre a quel giro, in una bancarella di Camden Town comprai una maglietta con la grafica del Greatest Hits II, cioè blu con il logo dorato, litigandomela con Davide, un bolognese anche lui conosciuto al college che ora come me è passato al culto dei Radiohead e per fortuna ci sentiamo ancora. Un po’ kitsch la maglietta, ma la metto ancora come pigiamino ogni tanto, visto che è bucata e non sta bene andarci in giro.

Nel 2001, con l’avvento di Napster e derivati, ma prima ancora di avere una linea adsl a casa e solo con una linea flat 56k che non mi pareva vero di poter lasciare connessa ad oltranza, il mio primo pensiero fu di scaricare l’intera discografia dei Queen. Un chiodo fisso. Pazientemente per mesi ho raccolto uno ad uno i brani, poi i bootleg, le rarità, i live, eccetera. Poi negli anni ho comprato libri, ho studiato la biografia di Freddie, ho imparato i testi a memoria, e comprato gli spartiti per pianoforte per suonarmi Bohemian Rhapsody da solo, o Love of my life, che all’epoca avrei dedicato a qualunque ragazza di cui mi innamoravo.

Per dire che insomma, quando è morto non lo conoscevo affatto Freddie Mercury, ma che poi grazie alla scintilla iniziale di un paio di cassettine duplicate ho ampiamente recuperato. Rimane ancora oggi un’ispirazione per un sacco di cose che faccio e mi commuovo ogni volta a rivedere certi vecchi video. Qualsiasi cosa tu faccia, falla con stile, diceva.

Ci sto provando, Freddie, ci sto provando.

Qualche cosa che ho notato nel nuovo iPhone 4S

Premessa: ho utilizzato per 3 anni un iPhone 3G, motivo per il quale il passaggio al nuovo modello di melafonino mi è sembrato più clamoroso di un utente che aveva già il 4 o qualcosa di più recente. Fino a pochi giorni fa non avevo a disposizione funzioni come sfondo, multitasking, assistente vocale, notifiche push (se le attivavo la batteria durava un paio di ore). Ma veniamo alle cose che mi hanno colpito maggiormente:

– Esteriormente iPhone 4S è identico al 4, fatta eccezione per la posizione dei tagli sulla scocca di alluminio nei lati, che ora è simmetrica e più gradevole per i puristi dell’estetica. A mio avviso questo design a parallelepipedo è molto più bello dei precedenti e potrebbero tenerlo ancora per anni senza sfigurare più di tanto con la concorrenza HTC.

– Ho sempre letto che il vetro era trattato con materiale oleorepellente per evitare ditate e unto, e non ci ho mai creduto attribuendo il tutto a puro marketing. Ebbene: il nuovo terminale, rispetto il 3G, non si dita davvero mai e rimane sempre limpido e pulito. Davvero impressionante. Il tasto home invece è in plastica e quindi si riempie di ditate, che rimangono quindi circoscritte al solo bottone tondo.

– Il Retina Display ha una risoluzione straordinaria ormai dall’iPhone 4, e anche avvicinando il naso al vetro non si riesce a distinguere i pixel. Passato l’effetto wow i primi due giorni ci si fa l’abitudine e sembra di vedere il monitor HD di un computer. Forse addirittura meglio, tanto che si vedono meglio le cose sul display di iPhone che non sul computer. Tornare indietro è impossibile: ora i display dei modelli precedenti di iPhone mi risultano vergognosamente vecchi e sfuocati come fossero oggetti di tanti anni fa. Le app non ancora adattate al Retina display sono inguardabili e talmente sfuocate da risultare fastidiose. Disinstallate.

– Le notifiche push sono ovunque nel nuovo iOS5, e a differenza di prima che uscivano al centro con la consueta box blu, ora appaiono opzionalmente in alto come fascette bianche poco intrusive e dall’aspetto delizioso. Si viene notificati di ogni social network possibile, di mail, chiamate, sms, impegni e promemoria del calendario, o per notizie ultim’ora, goal della squadra di calcio, aggiornamenti meteo eccetera. Per i fanatici del realtime è il paradiso, per le batterie un po’ meno, anche se con tante notifiche attive arrivo tranquillamente a fine giornata con un avanzo residuo a volte anche del 20%. Niente problemi di autonomia quindi, ma ho dovuto disattivare molte funzioni di localizzazione inutili che usavano a sproposito il gps, come Calibrazione bussola, Diagnosi e uso, iAd di posizione, Imposto fuso orario (soprattutto!), Ricerca rete cellulare e Traffico.

– L’altoparlante interno ha un volume altissimo. Saranno contenti i marocchini, che girano per la strada ascoltando la musica in viva voce senza cuffie.

– Ruotandolo in landscape il nuovo iCal è deliziosamente uguale al fratellino maggiore del Mac.

– iCloud funziona alla perfezione e sincronizza tra i mac e il telefono: contatti, calendario, note, promemoria, preferiti. Il funzionamento è come al solito intuitivo e banale, se si affida tutto ad Apple. Con Google Calendar il sync fa un po’ casino al momento, e la sincronizzazione era comunque più lenta. Diciamo che iCloud fa quello che fa egregiamente Google sui terminali Android, ma anche per chi come me usa i servizi Gmail e Docs, conviene affidarsi ad iCloud per il sync su iOS e non Google. Dropbox rimane comunque un must-have per i documenti condivisi.

– (solo per fanatici) Il kerning della percentuale della batteria è fatto male, ma penso sia colpa del font Helvetica Neue, che presenta spesso questi scherzetti. Notare la spaziatura tra le cifre in questi due casi: Continue reading ‘Qualche cosa che ho notato nel nuovo iPhone 4S’

Governo di Unità Nazionale

Se cade è a causa di eventi enormi, condotte eclatanti, puttanai strabilianti. Questo significa che uno leggermente meno incline ad eventi enormi, condotte eclatanti, puttanai strabilianti – uno così ma leggermente più presentabile – avrebbe potuto continuare a guidare quel paese. Ci sono quelli che non lo difendono più a causa di eventi enormi e condotte eclatanti, ma dategliene uno appena appena meglio e se lo faranno bastare.

Evviva le persone normali“. Floris chiude così una puntata moscia di Ballarò, moscia per vari motivi, tra cui per esempio il fatto che Floris non sia uno come Santoro (Santoro avrebbe pescato a mani nude nella carne macinata uscita dall’insaccatrice del Parlamento, la smorfia di Berlusconi alla lettura dei risultati, il deputato che invece di votare va in bagno a pisciare, il vedo-nonvedo serale davanti alla moka di Napolitano), ci ha messo semplicemente la musica della Piovra, e qualche immagine di repertorio. Un altro motivo per giustificare la scarsa rilevanza emotiva della puntata di stasera di Ballarò consiste proprio nel rendersi conto di come i momenti che più mordevano lo stomaco, gira che ti rigira, erano appunto proprio le immagini di repertorio stesse, quelle delle dichiarazioni di Silvio, forse l’unico, in questi diecimila ultimi anni, a metterci (finto) sentimento. Ma il punto è un altro, il punto è che oggi si celebra l’inizio della Fine, vada come vada molto difficilmente vedremo ancora Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio. Quando accadrà, questa notte, domani, mai, è tutto sommato relativo: il punto è che riusciremo lo stesso a prendere sonno.

Ecco, e qui torno alla citazione iniziale dell’imprenscindibile Rafaeli, ed è questa la vera e definitiva e secolare vittoria di Berlusconi: stasera riusciremo comunque a prendere sonno. Incapaci, i più, di scorgere il “calcio dell’asino” (come l’ha definito Lucia Annunziata) che sta cercando di propinarci, indirizzando la Fine, sì, dove vuole lui (elezioni anticipate), ma soprattutto incapaci di renderci conto di constatare come ci siano voluti “eventi non prevedibili”, e fattori esterni al nostro paese, per costringerlo con le spalle al muro. C’era una gara, tra Silvio e i Buoni, e i Buoni non sono riusciti a vincerlo, un po’ come il fragile Andromeda alle prese con i Cavalieri d’Oro, alla fine toccava sempre al fratello Phoenix intervenire, sporcarsi le mani, e sbrigare la faccenda. I Buoni, ancora una volta, si sono dimostrati pavidi e inetti come Andromeda, soverchiati da un ribrezzo verso l’uomo e un inconfessabile e remotissimo senso di (paradossale)… rispetto (vogliamo chiamarlo così? soggezione, forse) verso il Drago dalle Mille Teste. Abbiamo perso tutti, noi buoni, negli anni ci siamo spogliati dell’armatura, ci siamo persino liberati dalle catene dei partiti e della politica, per provare a scalzare il Drago, ma ci voleva il fuoco per scacciarlo via, per rintanarlo da dove era venuto, dalla terra.

E così, con la tovaglia piena di tappi di champagne e di tasti F5 sparsi ovunque, a fine serata, non mi ricordo nemmeno più cosa ci sia da festeggiare oggi, o domani, o quanda sarà davvero compiuta, la Fine. La Fine è in atto dal suo Inizio, e probabilmente molto prima. La Fine è iniziata da quando abbiamo chiuso gli occhi, noi elettori di destra, e da quando abbiamo smesso di parlarci, noi elettori di sinistra, e poi si è allargata ed è uscita dalle urne vuote, per entrare nei nostri ristoranti pieni. Alcuni padri della patria oggi invocano un Governo di Unità Nazionale, che risollevi le nostre sorti. E come spesso mi accade, intravedo il presente tra i vagoni di un treno, forse uno degli ultimi avamposti in cui persone diverse sono costrette a stare assieme, a condividere aria, disagi, fortune e sfortune. Oggi, per dire, sono salito sul vagone, e di fianco a me c’era seduto un bisonte, stravaccato, con le sue gambe ostruiva il cestello dei rifiuti sotto al finestrino. Io, che sono timido e spaurito, ho preferito non ‘disturbare’ l’aggraziata postura del bisonte, e mi sono alzato per andare a gettare nel cestino del bagno il mio bicchiere di caffè da macchinetta a 80 sudati centesimi, lasciando sul mio sedile il mio zaino Invicta. Quando sono tornato, un signore si stava per sedere proprio lì, mentre il bisonte incurante continuava a guardare un filmato su Yahoo sul suo netbook, facendo finta di nulla, dimenticandosi che quello zaino era il mio, ovvero quello di sconosciuto: dunque perché ricordarsene? E poi sono arrivato in tempo, ho evitato il ‘sopruso’, mi sono seduto, e poi è salita una tipetta tutta entusiasta, che parlando al telefono raccontava all’amica che oggi “c’era il voto di fiducia sul governo”, e io stavo per dirle “ma no cretina, non era un voto di fiducia”, e invece di spiegarle pacatamente il senso della giornata, ho taciuto, tra la rabbia e la ragionevolezza ho scelto come sempre il silenzio, come aveva fatto poco prima il bisonte incurante del mio zaino segnaposto, e ho proseguito a origliare la telefonata (le famigerate intercettazioni?), facendomi investire dal suo entusiasmo: “Sai, sono davvero indignata, non si può andare avanti così, bisogna fare qualcosa di costruttivo, e allora ho deciso che parteciperò alla tendopoli che stanno tirando su in Prato della Valle, devi venirci anche tu, è strabello!”. Già.
Io, lei, il bisonte, tutti pronti, tutti vittime della sindrome “Guardo solo al Mio Giardino”, tutti possibili candidati per incarichi di responsabilità nel prossimo Governo di Unità Nazionale. Silvio già trema.

Buffet

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Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)