Monthly Archive for February, 2012

Che mi hai portato a fare sopra a San Marco se non mi vuoi più bene

Io dico che bisogna essere dei completi idioti se tra tutti i giorni del carnevale si sceglie proprio il martedì grasso per andare a Venezia in treno con i bambini piccoli. Per poi lamentarsi che non si riesce a salire perché è troppo pieno, dove per troppo pieno si intende che la gente dentro non occupa solo il corridoio centrale ma anche i posti tra i sedili dove di solito stanno le gambe delle persone sedute come me, che dormivo e un signore mi ha bellamente appoggiato il gomito in testa e io che sono una persona riservata ed educata e non mi piace fare polemica sui treni specie quando c’è già il caos e nervosismo diffuso ho solo alzato la testa guardandolo come dire ma-che-cazzo! E la gente che vuole salire lo stesso e vuole passare oltre – oltre dove signora? siamo tutti qui pressati non può andare oltre – e quello che sbuffa e la bambina si lamenta che ha caldo e non respira e ha già la mascherina addosso e si scioglie il trucco e io mi chiedo razza di genitore coglione come mai proprio oggi con tanti giorni che hai avuto per venire a questo benedetto Carnevale di Venezia o per mostrare Venezia ai tuoi figli, perché proprio il martedì grasso hai dovuto scegliere, quando la città è nel suo momento più orribile e caotico, ci sono i sensi unici di marcia a piedi, si gira in un unico serpentone in coda, i prezzi sono tutti gonfiati e le frittole con lo zabaione terminate.

Tutto questo per segnalare in realtà che mentre il treno arrivava tronfio a Padova e io mi pregustavo l’apocalisse di ulteriori mascherati che volevano salire forse spingendone fuori altre come certe scene di vecchi film, Trenitalia ha annunciato un treno aggiuntivo per Santa Lucia, in occasione del Carnevale. Sta a vedere che finalmente alcune piccole cose di buon senso in questo paese iniziano a succedere davvero. Forse doveva arrivare Monti per darci una sferzata.

Il capitano che cacciò Beppe

Questa mattina a colazione chiacchierando con mia nonna scopro infine il principale motivo per il quale sono nato e vivo a Ferrara, avendo metà parenti in Lombardia e metà in Abruzzo. E la storia ha dell’incredibile.

Mio nonno materno era nella Polizia Stradale, categoria che da bambino mi affascinava molto e dalla quale invece oggi mi guardo bene quando sono al volante, pensando sempre di commettere qualche errore o reato che mi costi multe salate. Erano gli anni ’50 e Beppe si trovava in servizio a Reggio Emilia. Guidava la moto, faceva i rilievi sulle statali, qualche incidente, multe da fare, cose così. Il ricordo che ho di mio nonno non combacia con quello di un poliziotto di oggi. Il rigore e la compostezza erano valori che gli appartenevano, ma in casa era sempre una persona buona e gentile, niente a che vedere con certa arroganza e prosopopea tipica da caserme e simili. Da certi atteggiamenti e chiacchiere all’interno della Polizia venne fuori che il Capitano del comando, il capo tra gli altri di Beppe, era ghéi. Dice proprio così la nonna raccontando, con la e aperta lombarda e una parola a lei insolita. Forse all’epoca avrebbero detto effeminato, tuttalpiù omosessuale.

Lo immagino discriminato e deriso il Capitano, in una società che non era pronta a certi atteggiamenti ancora oggi faticosamente vissuti in certi ambienti, figuriamoci tra la dirigenza di una centrale di Polizia negli anni ’50. Venne segnalato in maniera anonima alla sede centrale e questa cosa gli rese la vita più complicata perché un conto è una voce, un conto una chiacchiera o una burla, ma se qualcuno fa rapporto su un aspetto della vita privata di un uomo diventa una mezza verità. Diventa un outing non richiesto.
Forse per via che Beppe era nelle mire del Capitano e non ricambiava certi atteggiamenti e attenzioni venne tacciato insieme ad un collega di essere il responsabile della segnalazione ai piani alti, atto che tuttavia non aveva compiuto. Il Capitano ghèi decise per punizione di trasferirlo ad altra sede. Ferrara era una città di provincia decentrata ed ancora piccola, una sede che nessuno richiedeva e nessuno ambiva particolarmente, nonché città natale del Capitano. Lì venne mandato il nonno Beppe, con due figlie piccole, una moglie al seguito e quaranta giorni di tempo.

Lì nacqui io, quasi trent’anni dopo. Ferrarese per colpa di un capitano ghèi.

Hell vetica!

“Hai visto che ho usato anche l’Helvetica? Che brava eh?”

Sms, mail, segnalazioni sui social network di casi d’uso e tesi sull’argomento. Questa mia mania per il carattere Helvetica inizia ad essere nota anche ai sassi. Mi aspetto da un momento all’altro che anche mia nonna scelga i biscotti per la mia colazione mattutina sulla base dei font sulla confezione. Mi rendo conto di essere una persona orribile quando trovo le cose scritte in Helvetica Neue e faccio gli occhi a cuoricino, o quando spiego agli amici come riconoscere Helvetica dall’Arial guardando i particolari di alcune lettere. O quando trovo scritte in Comic Sans e mi lamento a voce alta come se avessi trovato una mosca nella minestra o mi avessero fatto uno sgarbo gravissimo. Per tutti quelli che hanno vissuto quei momenti, mi scuso per gli episodi passati e per quelli che verranno, almeno fino a quando Microsoft non ritirerà da questo pianeta il suo font peggio riuscito di sempre.

Fare l’eternauta

Mi piace camminare nella neve, pensavo ieri recandomi nel lungo tratto tra casa e ufficio: circa cinque minuti di pensieri congelati in solitaria guardando le nuvolette di alito e le signore anziane fare piano per non cadere sui lastroni di ghiaccio. Mi piace camminare nella neve con gli scarponi che metti una volta ogni qualche anno, se vai in montagna a fare la settimana bianca, ma tanto chi ci va più. Mi piace fare stomp stomp stomp e lasciare le impronte sulle croste ghiacciate, sulla neve fresca, su quella sporca e quella battuta da altri piedi e troppe macchine.

Stomp stomp stomp.

Vestito come un pellegrino con i pantaloni di lana pesantissimi che metti una volta all’anno quando c’è neve o troppo freddo per i jeans. E lo zaino in spalla, la berretta che fa di me un imbacuccato ridicolo cui improvvisamente non interessa più niente di chi c’è in giro, chi si potrebbe incontrare, chi passa di fianco. Testa bassa a guardare dove mettere i piedi.

Stomp stomp stomp.

Sembro l’Eternauta, che si fa largo nella neve sfidando il vento e i fiocchi che cadono leggeri e silenziosi. Perchè i fiocchi non fanno rumore e rubano anche quelli degli altri. Forse li mangiano. Infatti non vola una mosca ed è tutto ovattato, persino le macchine fanno sfrush sfrush e scivolano morbide come il pinguino nella caverna di fight club. Alcune hanno le catene e fanno crac crac crac spezzettando il ghiaccio sottostante in finissimo mojito, passasse qualcuno subito dietro con rum e mentuccia.

Stomp stomp stomp.

Davanti all’ufficio i ragazzini giocano a palle di neve – e non potrebbero fare altrimenti visto quanta ce n’è – così vengo preso dal raptus di fermarmi a giocare un momento con loro. Non capirebbero. Darei fastidio. La signora spala la neve dal terrazzo, non è che me la presta? Quando passo sotto il suo balcone si ferma per un attimo, per evitare di ricoprirmi buttandola giù. Mi ricopra pure, signora, così mi sveglio!

Stomp stomp stomp.

Il generale nella neve ha completato la sua breve ma onesta missione. Entra trionfante nel fortino. Non volevo inzaccherare tutto l’androne, penseranno senz’altro che sono stato io. Come hanno fatto gli altri ad entrare oggi senza sporcare? Forse dormono ancora tutti.

Plotch plotch plotch.

Lascio gli scarponi fuori a fianco dello zerbino. Ho lasciato acceso il riscaldamento un giorno e mezzo in mia assenza e appena entro gli occhiali si appannano che sembra di stare in piscina. Il vetro ha fatto persino la condensa. Devo avere esagerato, il pavimento è tutto bello caldo che concilia il sonno. In calzini, concedo un pisolino ai piedi.

Buffet

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trovate a Londra

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Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
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Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)