Author Archive for Attimo

Sensibile

Oggi ho letto un annuncio di lavoro di una ricerca di “tirocinanti con esperienza“. L’annuncio non mi interessava, il punto non è esporci per le cose che ci interessano, il punto è che basta. Armato di Treccani, ho iniziato oggi a rispondere, a questi annunci, sventolandogli nella loro casella di posta elettronica la definizione di ‘tirocinio’ data dalla Treccani stessa. Perché basta. Ci rimane solo il vocabolario, per difenderci.

Questa la mia risposta, e buongiorno e buonafortuna.

Leggo il vostro annuncio di ricerca tirocinanti e mi assale un dubbio. Lo rileggo:

XXX ricerca due figure per TIROCINIO RETRIBUITO.
La prima figura riguarda […], con esperienza alle spalle, passione per […], e con massima flessibilità di orario.

Metto a fuoco un passaggio in particolare. E mi chiedo: qual è il senso di proporre ‘tirocini’ per persone (cito dal vostro annuncio) “con esperienza alle spalle”? O forse la Treccani si sbaglia? Qui si può leggere la definizione di Tirocinio:

E beninteso, non sto cercando lavoro, nè conosco qualcuno interessato alla vostra ricerca. Il mio è solo un appunto all’uso dell’italiano, se mi è concesso.

Mi scuso dell’intrusione, in ogni caso.

Buona giornata.

Un anno dopo c’è ancora il Bayern in finale

bayern2012

 

Sarebbe consolatorio e molto più accettabile poter tracciare una linea per terra e stabilire un Prima e un Dopo. Sarebbe infinitamente più comprensibile, sopportabile, mettersi per terra e delimitare un confine tra quello che eravamo e quello che ora siamo. La verità è che a tracciare linee per terra non siamo stati noi, ma le fratture di un tempo che nessuno, nemmeno i più onesti e indipendenti e artigiani conoscitori del territorio potevano prevedere. E che il disegno di queste fratture non è per niente netto, definitivo, tranciante: la frattura è nervosa come molti noi quella domenica mattina, scende in strada, no risale, chiama al telefono, accende la tv. Non si capisce da dove sbuchi, fin dove arrivi, che piega prenderà. Quel disegno non riesce nemmeno lui a tramutarsi in punto fermo, per quanto tragico, per quanto sinistramente notturno, per quanto ci scarichi addosso, a noi pasciuti abitanti della Bassa, l’inadeguatezza della sorpresa, e il coraggio e la dignità del Riprendersi. Quel diagramma, ed è questa la mia personalissima verità che dopo un anno credo di essere riuscito a rammendare, non sa essere giudice, condanna, rivalsa: non c’è, un prima e un dopo, tutto è fluido e interrotto come soltanto il dondolio della tua auto in una piazzola di sosta alle 4 del mattino. Nulla scrissi, un anno fa, per una serie finita di motivi. Un anno dopo, mentre tutti linkano lodevoli e meritevoli video commemorativi, infarciti però di musiche inoppurtanamente pop (come se un terremoto fosse la vittoria dei Mondiali, maledetta sindrome da YouTube), decido ancora di non raccontare. Fu qualcosa di così invisibile, per chi ebbe la fortuna di trovarsi appena qualche km fuori dall’epicentro, e proprio per questo se n’è parlato per giorni, settimane, mesi. Tentavamo tutti di acchiappare la parafrasi giusta che illuminasse quella parte buissima in cui siamo finiti, per qualche secondo, noi pasciuti abitanti della Bassa appena qualche km fuori dall’epicentro: non ci crollò nulla in testa, e quello che abbiamo vissuto è talmente invisibile che raccontarlo lo tramuterebbe in Altro. Cosa rimane, allora? Circa 10 minuti dopo la scossa entrai in un autogrill, ero solo, ancora faceva buio. Mi ritrovai circondato da tifosi bavaresi del Bayern Monaco, qualche ora prima avevano perso la finale di Coppa dei Campioni a casa loro. E confesso, per qualche secondo, la cosa più straniante del terremoto non fu il terremoto ma il ritrovarmi tifosi bavaresi in un autogrill. Nessuno di loro pensava alla scossa, e anche le cassiere del bar proseguivano inermi a servire caffè. Quando un terremoto viene a trovarti e tu sei da solo, non ti sembra un terremoto, ma un modo di ricordarti dove eri finito. Io ero in un autogrill, da solo, abbastanza lontano da casa. Più che un punto, furono due punti: e tre, e quattro, e tutti quelli che ci cadono addosso dai cornicioni tutte le volte che proviamo a tornare a casa, nell’unico modo che conosciamo: tremando.

Polvere di stelle

La gente è stanca. Questo, è successo. Qualcuno più informato e calmo di me vi verrà a spiegare il tracollo di voti dei partiti, in direzione M5S, spiegherà l’unicità dell’operazione di Grillo, vorrà la testa dei dirigenti del Pd, vorrà insultare chi ancora si affida a un imbonitore come Berlusconi. Ma sono chiacchiere già sorpassate dal presente, sempre più reattivo di noi umani che un po’ arrogantemente lo viviamo. La gente è stanca. Nient’altro.

A crollare non è la “politica”, non stiamo assistendo a una “rivoluzione”, molto più banalmente: è il crollo, con dinamiche arruffate e istrioniche tipicamente italiche, delle sovrastrutture che finora in qualche modo avevano sorretto l’intera baracca. La gente è stanca, e non è più interessata (perlomeno nella sua maggioranza, entità che noi Buoni a torto riteniamo invisibile e invece dovremmo iniziare a concepirla come drammaticamente reale, molto più del nostro Singolo Agire) al “Presidente della Repubblica”, al “Semestre Bianco”, al “Governissimo”, alle “Riforme”, sento parlare di “Matteo Renzi”, ma la gente è stanca, e non è più interessata nemmeno alle singole figure.

Non accade soltanto nella nostra politica, prendete la Chiesa, per esempio: persino il papa, figura inamovibile per eccellenza, sente l’aria che tira e getta la spugna. La gente è stanca, e vuole che il prete faccia il prete, molto semplicemente, e sia povero tra i poveri, e anzi non vuole nemmeno più chiese, non vuole prediche, non vuole nemmeno pregare: sono tutte sovrastrutture, appunto, di un passato che ci sta avvelenando le tubature dell’acqua potabile. I tubi iniziano a creparsi, e qui e là l’acqua schizza e ci inzuppa con concetti anacrostici, sorpassati. Provate a pronunciare ad alta voce cose ormai astratte come “Stabilità della maggioranza”, scandite bene le parole per distaccarla dalla patina invisibile dell’Assimilato: sono termini, concetti, lontanissimi da una realtà che non è nemmeno diventata internet (internet è uno strumento e basta), non è diventata moderna, è soltanto tremendamente stanca.

La gente è stanca, e ha i riflessi molto più allentati, o irritati, comunque certamente alterati, come sempre quando siamo stanchi: fosse povera, soltanto, farebbe la rivoluzione, fosse cosciente, soltanto, avrebbe più senso civico. E’ stanca, invece, e vuole cose semplici e banali come i preti poveri tra i poveri, e i politici (poveri) tra la gente, anzi, vuole la gente al posto dei politici, vuole eliminare completamente ogni sovrastruttura che si interpone tra lei stessa, la gente, e il mondo: voglio una casa? Basta pagare le banche, Voglio fare qualcosa? Basta chiedere permessi allo Stato (chi?), Voglio l’acqua, il pane, le rose e le spine, qui, ora, a portata di mano, e non ho dannatamente voglia, dice sempre la suddetta gente stanca, di pensare ai “Semestri Bianchi” e allo “Spread”, quando torno a casa, alla sera, sono stanco, e non ho voglia di vestirmi bene per fare un colloquio, voglio direttamente il lavoro, pensate a Zuckeberg, il miliardario di Facebook, anche lui è stanco, e quando presenta i suoi prodotti lo fa in FELPA, senza la giacca e la cravatta che fanno così Novecento.

La gente torna a casa alla sera dopo milioni di giornate sprovviste di empatia, intimamente sola, e soprattutto stanca. Non averlo capito, o essersi sforzati tutti di non accettare questa stanchezza, di dannarsi l’anima per dimostrare anche a noi stessi (che stanchi non lo siamo e alcuni di noi sono addirittura i Buoni) che c’è un’alternativa, che bisogna “resistere”, è stato il primo errore di chi non si è accorto di vivere nel passato. Viene giù tutto, è già tutto finito: siamo stanchi, spogli delle sovrastrutture che ci hanno portato alla stanchezza, e non vogliamo altro, forse, credo, non vogliamo più nemmeno nulla. La gente deve fare la gente, e basta.

Il mercato del lavoro in Italia

Una cosa che nessuno dice, tanto per esaudire subito il mio bisogno annuale di populismo gratuito e pressapochista e scontato: la flessibilità nel mercato del lavoro è un becero luogo comune, in realtà non serve a nulla, se non a piegarsi la schiena nelle svariate ore passate al computer nella ricerca di una nuova occupazione.

È sbagliato spiegare le proprie teorie usando casi personali, lo so. Ma nel mio piccolo e parzialissimo microcosmo, e dopo qualche anno che navigo nel mercato del lavoro, ho notato sulla mia pelle come diversificarsi sia un boomerang, per chi è alla ricerca dell’unica cosa che conta, nell’ottica di un’Indipendenza: uno stipendio normale. Essere flessibili, io ho anche provato ad esserlo: ho studiato una cosa, e ho scelto di farne un’altra, e poi un’altra ancora, imparando sempre a mie spese in termini di tempo, denaro e stress mentale. Ho lavorato sia nella città dove abito, sia come pendolare. Ho fatto tirocini, e contratti più stabili. Ho imparato a fare più cose, ma non mi sono mai (ecco la parolina magica) specializzato.

E intanto il tempo passava, e oggi mi ritrovo con un’età non più appettibile per provare nuove sperimentazioni, dal punto di vista contrattuale e del datore di lavoro, un’età in cui “saper fare un po’ di tutto”, invece che “bene una cosa sola” si trasforma da pregio elastico a marmoreo sintomo di indecisione e vaghezza e, soprattutto, non appetibilità.

Ecco, nel mio piccolo microcosmo vedo che chi ha saputo scegliere, oggi si ritrova più libero di costruirsi qualcosa che possa quantomeno assomigliare a un “futuro”. Chi invece, vuoi per indole personale, vuoi per le circostanze, ha provato a imboccare strade differenti, è condannato a un eterno presente dove persino la curiosità (scambiata da molti per “puzza sotto il naso”) è diventata esecrabile. Ce n’è abbastanza per emigrare non in un altro paese, ma da se stessi.

2012 Poi salterò nel tuo stress

Il 2012 (a Ferrara e non solo) è stato anche l’anno in cui abbiamo imparato a stare fermi, tremando.

We’ll let you sapere

Ricevo questa missiva dopo una trafila di colloqui vari. Colpisce l’uso sapiente di un italiano very smart:

Buongiorno,
ci tenevo a darle un riscontro relativo al processo selettivo a cui ha preso parte: purtroppo il cliente l’ha ritenuta troppo junior a livello di competenze.

Alla base c’è il calcio

E’ già ottobre e per la prima volta da sempre, credo, non ho ancora visto una sola partita di calcio del campionato. Allora ho messo tutto insieme e ho scritto una cosa per Someone still loves you, Bruno Pizzul.

Ottobre mi piove addosso senza che io abbia ancora visto una partita che sia una del campionato italiano di calcio. Ho sbirciato dal buco della serratura qualche gol (che so, il tiro al volo di Miccoli da 30 metri, o la rovesciata di Osvaldo), ho intravisto dal finestrino la parata con colpo di tacco di Agliardi o tutta la rugosa perplessità di Zeman, ho letto seduto sul water del siparietto di Allegri e Inzaghi o dell’insopportabile postura da studente di master di Stramaccioni, che invitava non so bene chi a sciacquarsi la bocca. Poi, nient’altro. Ottobre mi piove addosso, e per asciugarmi ho soltanto qualche pagina di Televideo (le solite, peraltro, da piccolo ne imparai prima la numerazione che le tabelline a scuola) rubata a colazioni sempre più assonate, per aggiornarmi sui risultati.

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Le stelle sopra Ferrara

In Piazza Castello, a Ferrara, siamo tutti nati e poi morti e poi rinati e poi concepiti e poi dimenticati e di nuovo, da capo, tutta una serie di cose che hanno molto a che fare con la pancia e i ciottoli che perforano i piedi e quel sole che si apre sempre come una arancia matura contro i mattoni del Castello colando dentro al Fossato, poco prima dell’inizio dei concerti. Piazza Castello, a Ferrara, d’estate, da svariati anni rappresenta il centro d’accoglienza per i nostri sogni clandestini o semplicemente le velleità di stare bene, e basta, almeno per due ore, d’estate. Piazza Castello, di Ferrara, rappresenta il cuore, di giorno non c’è mai nulla però, si riempie forse per il Palio e sicuramente per Ferrara Sotto Le Stelle, che è quella cosa che porta la musica bella in questa città dove non cresce più erba sui campi di calcio e le squadre falliscono, e francamente si fa davvero fatica a ricordare che cosa ci sia rimasto in mano, a noi ferraresi.

Piazza Castello, e Ferrara, hanno tremato, un po’ di tempo fa, lo sapete, lo sappiamo, e per quest’anno i concerti estivi si terranno al Motovelodromo, dove di solito ci gioca la squadra locale di football americano, le Aquile, e ci sono le curve sopraelevate della pista di ciclismo dal calcestruzzo ormai sgualcito. Piazza Castello, quest’anno, non si chiamerà ‘estate’, e rimarrà vuota, e noi saremo a saltare baciarci dimenticarci là dove volano le Aquile, nelle domeniche invernali, in una transumanza al contrario. Così, noi di Ciccsoft, che prima di tutto siamo ferraresi, ci siamo chiesti se era il caso di lasciare Piazza Castello vuota, anche nell’estate del 2012, soprattutto nell’estate del 2012, e ci siamo detti che no, non si poteva proprio, lasciarla lì a tremare da sola.

Così, quest’anno, Piazza Castello sarà vuota, eppure piena, per un istante, o per sempre, dipende. Abbiamo deciso di immaginarci otto concerti diversi, scegliendo otto gruppi/cantanti diversi, ancora in attività. Sono venuti fuori otto cose che sembrano racconti, recensioni, storie di qualcosa che poteva essere, e che non è stato, o sarà, o non sarà mai, ma è la risposta alle piazze vuote, è la nostra riconoscenza verso chi ci ha sempre riempito i cuori o la testa, e stavolta toccava a Piazza Castello saltare un po’ sulle nostre stelle.

Otto stelle diverse, ci è finito dentro Grignani ma ci sono i Perturbazione, c’è Max Pezzali che chi l’avrebbe mai detto, a Ferrara Sotto le Stelle, e invece, c’è Colapesce e ci sono gli Amor Fou, e poi i Gaslight Anthem, gli Stars e i mammasantissima Blur insieme ai Grandaddy. Perché non ci sono schemi, regole, mafie, pose da rispettare, quando si usa la fantasia, quasi pateticamente, per riempire un posto che è il cuore della città e quindi di noi, insomma. Questi otto concerti sono stati messi sopra delle tavole grazie alle parole di Accento Svedese, Agata, Davide, Evelina, Enver, Fran, Eugenio e il sottoscritto. Più i disegni di _Disordine. Poi abbiamo stampato tutto su carta, che i sogni ci piace toccarli, ogni tanto. E poi li abbiamo legati con lo spago colorato, per provare a tenere insieme tutte queste cose diverse.

E poi, stasera, dopo il concerto di Bon Iver, e i prossimi a venire di Soap&Skin, Afterhours e Damien Rice, esporremo i poster di questo festival che non esiste in Piazza Castello, per riempirla appunto un attimo, oppure mai, boh, decidiamo noi.

Scarica i pdf delle tavole

Grazie a quelli che hanno scritto, disegnato, sostenuto, criticato, posteggiato ecc. questa cosa qui. Qualcuno sa il perché.

Chi vuole una copia delle tavole, lo scriva nei commenti e poi ve la spediamo.

Nei prossimi giorni, sempre a sorpresa, metteremo i racconti anche sul sito. Intanto, ognuno si provi a immaginare il suo concerto che non esiste.

I 4 colpi

E’ già tutto irrimediabilmente compromesso quando la palla viene blandamente respinta dalla difesa azzurra, sciolta come tanti cubetti di ghiaccio disseminati sul prato e dimenticati al sole, e inizia a planare verso il centrocampo. Siamo già nel secondo tempo, e siamo già affondati sotto le pugnalate della Spagna. Il pallone rinviato in qualche modo da Barzagli sembra un dirigibile forato, lascia dietro di sè una lunga scia di amarezza, e come una foglia morta, la palla cade flaccida nella zona di Andrea Pirlo, circondato da avversari molto più in forma di lui. Pirlo osserva il pallone con gli occhi spenti, una sfera che ancora non si adagia sul campo impedendogli di fare forse l’unica cosa che potrebbe salvare le sorti della nostra Nazionale: toccarlo con i piedi. Invece il pallone rimane sollevato da terra, sospinto da immanenti campo magnetici spagnoli che trascendono la gravità e i limiti umani, e così non può ascoltare le promesse che i piedi di Pirlo sarebbero pronti a fargli: “cadi pallone, e io ti porterò ancora una volta in spazi aperti, cadi pallone, lasciati prendere tra le mie gambe stanche e ancora una volta, forse l’ultima, io saprò ancora dirti le parole che vuoi sentirti dire”. Invece il pallone cadrà lontano, disegnando una parabola inutile su cui andranno ad appendersi gli occhi di Pirlo e le nostre speranze, bagnate come vestiti centrifugati, ed è in quel preciso momento che si manifesta tutta l’impotenza dell’Italia contro la Spagna. Perderemo 4 a 0, quattro(cento) colpi ai nostri sogni covati durante giugno che non hanno saputo resistere all’estate. Primule sfiorite.

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Cinque cose che forse già sapete su Euro 2012

Cinque-cose-cinque che forse alcuni di voi non avranno notato sull’Europeo in corso in Polonia e Ucraina, lanciato dal dignitoso esordio dell’Italia di ieri contro lo Spagna:

1) Prima di Russia-Rep.Ceca, con i calciatori schierati nel sottopassaggio in attesa di entrare in campo, i diffusori dello stadio hanno sparato niente meno che un pezzo degli XX. In generale si avverte un uso leggermente meno scontato della musica, quanto mai presente in tutti i momenti morti della partita: prima, dopo e durante. Ma vado a sensazioni, anche perché il becerume tipico da Grandi Eventi Commerciali riemerge prepontemente dopo i gol di Spagna-Italia di ieri, quando è stato sparato dalle casse il jingle di Seven Nation Army, non solo per gli Azzurri ma anche per gli spagnoli, che senza fare una piega l’hanno intonato esultanti.

2) Nella lista dei Tormentoni da Grandi Eventi Calcistici, se compare saldamente in testa l’Inadeguatezza dei cronisti Rai, oltre agli occhiali di Marco Mazzocchi, sembra latitare un po’ a sorpresa quello relativo al Pallone, negli ultimi anni diventato palla rotante degna di Holly e Benji, con traiettorie confuse come l’inglese di Trapattoni e dai colori improbabili. Forse tornare (almeno) al design del glorioso Tango è servito a realizzare palloni decenti? La forma prima di tutto.

3) Capitolo Maglie: il colletto dell’Italia con tricolore invertito si commenta da solo. La Spagna rinuncia inspiegabilmente a mostrare la toppa da Campione del Mondo sul petto. Vince per sobrietà e pulizia delle linee la divisa del Portogallo, in attesa di ammirare la maglia dei francesi, totalmente blu e ispirata a canoni buoni per un abbigliamento da strada che alla reale storia calcistica dei galletti.

4) All’improvviso lo striming. L’esclusiva della Rai ha portato non solo svantaggi giornalistici derivati dall’imbarazzante stato di preparazione dei cronisti parastatali, ma anche il vantaggio non indifferente di poter seguire le partite *davvero* ovunque: tv, radio, tablet, iphone, web. Ma il tempo di latenza della trasmissione su internet riporta in auge il ritardo sulla visione, già segnalato ai tempi della coesistenza Rai-etere / Sky-satellite: il segnale arriva dopo, e le persone che seguono su internet hanno il non indifferente problema di esultare dopo. Che fare? Fingere lo stesso gioia, seppure postuma, oppure cedere alla frustrazione da coito ritardato?
Aggiungo una nota tecnica per i più malati. Sulla piattaforma video della Rai è possibile rivedere le partite per intiero. Ok, farebbero comodo anche pratici “highlights” da una botta e via (come Sky e Mediaset sanno saggiamente fare), ma uno scatto nel futuro comunque c’è: a lato della finestra video, infatti, c’è un menu con l’elenco delle azioni salienti. Una serie di segnalibri che consentono di saltare direttamente all’azione incriminata, un modo interattivo, perlomeno, di godersi la visione della partita e costruirsi in proprio, seppure artigianalmente, il proprio ’90 minuto’.

5) Il calcio al tempo dei social network: forse è davvero il primo grande evento calcistico seguito con un adeguato equipaggiamento di smartphone tra la popolazione. Proliferano, alimentate anche dai ragazzi di SSLYBP e il buon Enver, le dirette testuali delle partite (vedi hashtag #lira2012). Almeno, per me si tratta della prima volta, e posso assicurare che seguire i commenti su Twitter E allo stesso tempo guardare la partita, è quasi impossibile. Carenze mie di multitasking? Sta di fatto che al termine del primo tempo, tra un commento sulla partita e un pacchetto di Pai d’oro da aprire, ho scelto la seconda. Se non hai le dita sporche di patatine non è calcio (semicit.)

(questo post l’ho scritto per Someone Still Loves You Bruno Pizzul, il blog a più piedi dove si parla di calcio non parlandone, o viceversa)

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
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Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)