Archive for the 'Arte' Category

Breve galateo delle mostre d’arte

Alle mostre meglio andare da soli o in compagnia? E se si va in compagnia si guardano le cose insieme aspettando gli altri o ognuno va per conto proprio secondo il suo passo e i suoi gusti? Allora tanto vale andare da soli?

Se si va insieme poi ci si ferma davanti ai quadri a commentarli a voce alta? Non è che si disturba l’altra gente?

Se si commenta il quadro sostandovi davanti, a che distanza è meglio stare per non disturbare gli altri? Io vorrei vedere da vicino le pennellate di un quadro ma se mi avvicino troppo la gente dietro non vede niente e sbuffa, mi riprende, l’allarme suona e mi riprende, l’addetto auser della sala mi riprende.

Inoltre: da che lato si comincia a visitare una sala? Orario? Antiorario? C’è una regola precisa e sensata che è quella che l’allestimento dovrebbe suggerire (ma spesso non fa)?

Perché non si possono fare foto alle opere senza flash ma si può sostare con un taccuino per venti minuti e disegnare uno schizzo?


Questo mi è venuto in mente visitando ieri la mostra Gli anni folli a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, appena in tempo prima della chiusura. Le altre cose che volevo appuntare qui sono che è molto bella seppure come al solito piuttosto corta e gli spazi di Palazzo Diamanti a mio avviso scarsi, che vale la pena andarci nonostante la coda in questi giorni (chiude l’8 gennaio), che ho scoperto un autore che non conoscevo che si chiama Kees van Dongen e mi sono innamorato di un suo quadro che è questo qui, e che dovrei appuntarmi più spesso i nomi degli autori che mi piacciono mentre giro un museo. Un’altra opera bellissima che ho visto non la ritrovo nel sito della mostra ed ora andrà perduta come lacrime eccetera eccetera. Mi è altresì venuto in mente, girando per la mostra, che c’era un altro quadro che mi aveva colpito al Museo di arte contemporanea Filippo De Pisis e non mi ricordo autore né titolo. Toccherà tornarci quanto prima a vedere, se nel mentre chiarisco i dubbi di cui sopra.

Quando si dice avere molta pazienza

Mettere il cavalletto, sistemare la macchina fotografica e poi scattare. E poi lasciare aperto l’obiettivo per mesi. E poi aspettare anni.

Michael Weseley
Leggo dal blog di Sara Lando che Michael Wesely, fotografo tedesco, per fissare il passaggio del tempo ha scattato fotografie con una durata di esposizione anche di tre anni. Qualcosa di impressionante per me semplice possessore di reflex che al massimo ha osato spingersi fino a 30 secondi. Wesely invece ridefinisce non soltanto il concetto di tempo ma soprattutto quello di pazienza.

Dalì visto da qui

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la segnalazione della nostra amica e pittrice Marina:

af551-dali-il-viso-dellaL’avevano spacciato per il “grande ritorno” di Dalì a Milano. Invece no.  “Salvador Dalì: il sogno si avvicina” è la tanto plaudita mostra a Palazzo Reale del celebre pittore spagnolo, ma ad essere franchi si poteva fare di meglio. Poche le opere, troppa gente, troppo trambusto in sale per niente ampie e che di certo non assecondano una visita silenziosa e attenta.

Detto ciò, perché vale comunque la pena andare a vederla? Perché un quadro come il “Volto della guerra” squarcia in due il cuore, addentrandosi come solo Dalì sa fare nell’intimo dell’uomo, nell’inquietudine e nell’angoscia. Perché nonostante l’allestimento claustrofobico, le opere di Dalì sono in grado di introdurci in una dimensione parallela in cui ci si isola dal mondo, le voci assordanti si disperdono, il respiro si rasserena e si rimane soli di fronte a se stessi e ai propri sogni, ai propri incubi e ai propri deliri. I temi sono sempre gli stessi: il tempo, la solitudine, la dimensione onirica.

Allora se siete nei dintorni fateci un salto, vi auguro di non avere a che fare con scolaresche, guide chiassose, ma di potervi tuffare davvero nel sogno vostro e di Salvador Dalì.

Fino al 30 gennaio 2011, Milano, Palazzo Reale

ORARI:
Lun 14.30-19.30
Mar-Mer-Ven: 9.30-19.30
Gio: 9.30-23.30
Sab e Dom: 9.30-22.30

Stanotte vi faremo a fumetti

Una sera al Locomotiv, a Bologna, dove c’è chi disegna su una tela bianca, chi mette musica, chi guarda e chi balla. Poi i ruoli iniziano a confondersi, chi disegnava ora ancheggia in console, chi sceglieva la musica adesso sta disegnando. Chi guarda balla, chi balla si ferma a guardare.

Per il Bilbolbul, festival internazionale di fumetto, al Locomotiv sabato sera è andato in onda un “Picnic Party“:dieci disegnatori hanno portato pennarelli e pennelli, hanno steso la tovaglia bianca in mezzo alla pista, e hanno iniziato a disegnare.

Le foto della serata (clicca sulla miniatura per vedere l’immagine ingrandita):

Untitled 1996

Il 29 novembre 1997 fu inaugurata nella Chiesa di Santa Maria Annunciata a Milano la prima opera d’arte contemporanea installata permanentemente in un edificio religioso.
Finanziata dalla Fondazione Prada e voluta dalla comunità parrocchiale, Untitled 1996 di Dan Flavin si inserisce in un contesto particolare, sia dal punto di vista artistico che sociale.
La chiesa, denominata Chiesa Rossa dal nome del quartiere dove si trova, risale al 1932, costruita da Giovanni Muzio, glorioso architetto del razionalismo milanese, che volle l’edificio religioso spoglio e rigoroso, senza affreschi o altri tipi di abbellimenti architettonici.
Il quartiere Chiesa Rossa si trova alla periferia sud di Milano, in una zona  che è stata meta di immigrazione, spesso clandestina, dove le forze dell’ordine sono intervenute raramente per arginare la deliquenza locale.
La domanda che molti si pongono è: cosa ci fa l’ultima opera di Dan Flavin, il grande maestro del minimalismo americano, in una chiesa "sperduta" della periferia milanese?
Le risposte possono essere molteplici:
- abbellisce e perfeziona una struttura architettonica già di notevole pregio;
- cerca di rendere la zona meta turistica di massa, richiamando turisti stranieri e studiosi da tutto il mondo;
- rappresenta l’atto di una fondazione che tenta di veicolare un marchio e che si fa carico dei bisogni sociali di una città di cui si sente parte.
Io credo che prima di tutto Untitled 1996 TESTIMONI.
L’opera testimonia un riavvicinamento fra la Chiesa e l’arte contemporanea, una amicizia del passato ritrovata nel presente.
Testimonia il coraggio di una comunità religiosa e laica che crede ancora che l’arte possa avvicinare a Dio e che, senza l’appoggio delle istituzioni, si è impegnati in un progetto ambizioso e pericoloso.
Testimonia la grandezza di un artista, che ormai malato, progetta un’installazione da lontano, senza muoversi dalla sua casa di New York, servendosi solo di video e fotografie.

… e un altro se ne è andato…

Kurt

Noi non pisciamo nei vostri posacenere,
Perciò siete pregati di non gettare sigarette nei nostri pisciatoi.

Kurt Vonnegut 1922-2007

Blackout

Tutto ha inizio con una canzoncina fischiettata, tra un pensiero sconcio, la sete di sangue e la voglia di portarsi nel retro di un bagno la prima ragazzina incontrata. Artista: Elvis Presley. Esecutore: Aldo Ferro. Proprietario di tre locali, marito integerrimo. Un soggetto con un certo successo. E come hobby, senza che nessuno lo sappia, lo squartare e mantenere vivi più possibile, ragazzi pescati nei modi più disparati. Nel momento in cui lo incontriamo, ha in un capannone adibito ai divertimenti assassini, un ragazzino a cui ha strappato la faccia, riattaccandogliela al contrario. Con i chiodi. Sta per tornare a casa.

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La traviata

Margherita non ha mai avuto un primo amore. Le prime passeggiate, i primi baci appassionati, la piccola quotidianeità che rende speciale la vita insieme. Margherita ha sempre fatto tutto per soldi, l’amore non era altro che una transazione, uno sporco affare.
Ma questa volta no. Questa volta, per Alfredo, è diverso. Potrebbe morire per lui. E, in effetti, sarà quello il suo destino. Perchè Alfredo ha affrontato la socieetà, per stare con lei. Non ha ascoltato il padre, gentiluomo di altri tempi, che lo ammoniva di lasciarla. Perchè certe donne vanno PAGATE, non amate. Ma loro, ora, dell’Universo Immemore vivono quasi nel ciel…

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Paolini – Teatro di Vita

Ascoltare e immaginare, solo in alcuni casi, diventano un’azione automatica e ipnotica. Quando l’oratore è particolarmente attento ai particolari, quando gesti, parole, sguardi, sorrisi vengono utilizzati completamente per raggiungere l’arte sublime del raccontare, solo allora, il pubblico rimane esterefatto. Non parla, non ride, non piange. Rimane semplicemente fermo, bloccato.Come sospeso tra due universi comunicanti. Non si rende nemmeno più conto di avere smesso di respirare, milioni di secondi fa. Gli occhi sono contornati da lacrime che non riescono a scendere, intimorite da quel silenzio quasi sacrale, preoccupate di creare un disequilibrio tra quegli spiriti che si stanno toccando, senza nemmeno immaginarlo. Un Oratore e una Platea. Un uomo che cattura l’immaginario collettivo, il Cuore delle sensazioni più intime del Corteo di emozioni camminanti verso di lui.

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Che cos’è l’amor?

Non è l’amor che fa soffrire, ma la sua assenza. Alessandro Morandotti.

Che cos’è l’amor? Forse è poter dire, con tono deciso e netto, “Io sto come mi pare”. Perché dalla Liberà nascono i fiori più belli, più colorati e gioiosi. Poco importa se il fiore ha vita breve. Chi dice che il segreto della felicità sia la durevolezza? Già la parola stessa, “durevolezza” non è scorrevole. Quasi aspra, poco serena. Molto cruda.

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Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Comunque lui rimane il migliore

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)