Archive for the 'Politica' Category

Polvere di stelle

La gente è stanca. Questo, è successo. Qualcuno più informato e calmo di me vi verrà a spiegare il tracollo di voti dei partiti, in direzione M5S, spiegherà l’unicità dell’operazione di Grillo, vorrà la testa dei dirigenti del Pd, vorrà insultare chi ancora si affida a un imbonitore come Berlusconi. Ma sono chiacchiere già sorpassate dal presente, sempre più reattivo di noi umani che un po’ arrogantemente lo viviamo. La gente è stanca. Nient’altro.

A crollare non è la “politica”, non stiamo assistendo a una “rivoluzione”, molto più banalmente: è il crollo, con dinamiche arruffate e istrioniche tipicamente italiche, delle sovrastrutture che finora in qualche modo avevano sorretto l’intera baracca. La gente è stanca, e non è più interessata (perlomeno nella sua maggioranza, entità che noi Buoni a torto riteniamo invisibile e invece dovremmo iniziare a concepirla come drammaticamente reale, molto più del nostro Singolo Agire) al “Presidente della Repubblica”, al “Semestre Bianco”, al “Governissimo”, alle “Riforme”, sento parlare di “Matteo Renzi”, ma la gente è stanca, e non è più interessata nemmeno alle singole figure.

Non accade soltanto nella nostra politica, prendete la Chiesa, per esempio: persino il papa, figura inamovibile per eccellenza, sente l’aria che tira e getta la spugna. La gente è stanca, e vuole che il prete faccia il prete, molto semplicemente, e sia povero tra i poveri, e anzi non vuole nemmeno più chiese, non vuole prediche, non vuole nemmeno pregare: sono tutte sovrastrutture, appunto, di un passato che ci sta avvelenando le tubature dell’acqua potabile. I tubi iniziano a creparsi, e qui e là l’acqua schizza e ci inzuppa con concetti anacrostici, sorpassati. Provate a pronunciare ad alta voce cose ormai astratte come “Stabilità della maggioranza”, scandite bene le parole per distaccarla dalla patina invisibile dell’Assimilato: sono termini, concetti, lontanissimi da una realtà che non è nemmeno diventata internet (internet è uno strumento e basta), non è diventata moderna, è soltanto tremendamente stanca.

La gente è stanca, e ha i riflessi molto più allentati, o irritati, comunque certamente alterati, come sempre quando siamo stanchi: fosse povera, soltanto, farebbe la rivoluzione, fosse cosciente, soltanto, avrebbe più senso civico. E’ stanca, invece, e vuole cose semplici e banali come i preti poveri tra i poveri, e i politici (poveri) tra la gente, anzi, vuole la gente al posto dei politici, vuole eliminare completamente ogni sovrastruttura che si interpone tra lei stessa, la gente, e il mondo: voglio una casa? Basta pagare le banche, Voglio fare qualcosa? Basta chiedere permessi allo Stato (chi?), Voglio l’acqua, il pane, le rose e le spine, qui, ora, a portata di mano, e non ho dannatamente voglia, dice sempre la suddetta gente stanca, di pensare ai “Semestri Bianchi” e allo “Spread”, quando torno a casa, alla sera, sono stanco, e non ho voglia di vestirmi bene per fare un colloquio, voglio direttamente il lavoro, pensate a Zuckeberg, il miliardario di Facebook, anche lui è stanco, e quando presenta i suoi prodotti lo fa in FELPA, senza la giacca e la cravatta che fanno così Novecento.

La gente torna a casa alla sera dopo milioni di giornate sprovviste di empatia, intimamente sola, e soprattutto stanca. Non averlo capito, o essersi sforzati tutti di non accettare questa stanchezza, di dannarsi l’anima per dimostrare anche a noi stessi (che stanchi non lo siamo e alcuni di noi sono addirittura i Buoni) che c’è un’alternativa, che bisogna “resistere”, è stato il primo errore di chi non si è accorto di vivere nel passato. Viene giù tutto, è già tutto finito: siamo stanchi, spogli delle sovrastrutture che ci hanno portato alla stanchezza, e non vogliamo altro, forse, credo, non vogliamo più nemmeno nulla. La gente deve fare la gente, e basta.

Una modesta proposta contro la corruzione in politica

Ci si candida a ricoprire una carica pubblica, qualunque essa sia, per il solo entusiasmo ed onore di servire la moltitudine, la città, il Paese. Per il bene comune e non per affar proprio. Per questa ragione si rinuncia completamente ad ogni forma di stipendio e benefit derivante dalla posizione assunta e si mantiene lo stesso status raggiunto in precedenza: per tutta la durata del mandato chi è eletto continua a percepire lo stipendio che aveva al momento della nomina, come se continuasse a svolgere il lavoro precedente invece del nuovo ruolo politico. Chi era un imprenditore rimarrà un imprenditore, chi un giornalista un giornalista. Chi uno spazzino resterà uno spazzino, in termini economici ovviamente. Niente privilegi in forma di denaro, nessuna comodità extra rispetto quelle in dotazione alla maggioranza degli uffici e diffusamente riconosciute come necessarie o importanti quali telefono gratis, auto aziendale con rimborso spese su presentazione di ricevute, rimborso pasti entro una diaria limite, eccetera.

Per gli anni in cui si è eletti insomma, non si deve muovere una foglia del patrimonio personale e degli interessi propri. Ci si dedica al bene comune. Se non si accetta questa semplice regola si lascia perdere del tutto la politica, che in fondo dovrebbe essere solo e soltanto questo. Poi ci sono altri modi in cui la corruzione può dilagare per abusi di potere, tangenti, appalti, eccetera. Ma iniziamo con cose semplici e si sa mai che diano il buon esempio a tutti.

Oscar Luigi Scalfaro e lo strano caso del prendisole

Tra le tante cose che questa mattina leggerete in giro sulla scomparsa del caro Presidente Scalfaro, forse la più incredibile sarà di quella volta che Oscar Luigi venne sfidato a duello (!) e fece incazzare Totò.

Considerato persona di rigide vedute in tema di morale fu protagonista il 20 luglio del 1950, all’inizio della sua attività parlamentare, di un episodio che fece molto scalpore, poi divenuto noto come “il caso del prendisole”.
Il fatto ebbe luogo nel ristorante romano “da Chiarina”, in via della Vite, quando insieme ai colleghi di partito Sampietro e Titomanlio Scalfaro ebbe un vivace alterco con una giovane signora, Edith Mingoni in Toussan, da lui pubblicamente ripresa in quanto il suo abbigliamento, a parere dell’onorevole, era sconveniente poiché ne mostrava le spalle nude.
Secondo una ricostruzione de Il Foglio, la signora si sarebbe tolta un bolerino a causa del caldo e Scalfaro avrebbe attraversato la sala per gridarle: «È uno schifo! Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti. Se è vestita a quel modo è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!». Sempre secondo questa fonte, Scalfaro sarebbe uscito dal locale e vi sarebbe rientrato con due poliziotti. L’episodio terminò perciò in questura, ove la donna, militante del Movimento Sociale Italiano, querelò Scalfaro ed il collega Sampietro per ingiurie.

La vicenda tenne banco sui giornali e riviste italiane per lungo tempo: la stampa laica accusava Scalfaro di “moralismo” e “bigottismo”, quella cattolica lo difendeva. […] Alla Camera furono presentate interrogazioni parlamentari nell’attesa di una delibera sull’autorizzazione a procedere (della cui competente Giunta Scalfaro stesso era membro) contro i due parlamentari a seguito della querela sporta dalla signora. Peraltro, poiché la Mingoni aveva dichiarato la sua militanza politica, nella richiesta di autorizzazione a procedere si afferma che dai parlamentari sarebbe stata chiamata “fascista” e minacciata di denuncia per apologia del fascismo. L’episodio fu raccontato dalla stampa anche in una versione secondo la quale Scalfaro avrebbe dato uno schiaffo alla signora.

Il padre della Mingoni in Toussan (un colonnello pluridecorato dell’aeronautica militare a riposo), ritenendo offensiva nei confronti della figlia una frase pronunciata da Scalfaro durante un dibattito parlamentare, lo sfidò a duello. Al padre subentrò poi come sfidante il marito della signora, anch’egli ufficiale dell’aeronautica. La sfida fu respinta, la qual cosa, risaputa pubblicamente, fece indignare il “principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis”, in arte Totò, del quale il quotidiano socialista Avanti! pubblicò una vibrante lettera aperta a Scalfaro. Nella missiva, il comico napoletano rimproverava a Scalfaro un comportamento prima villano e poi codardo.

«Ho appreso dai giornali che Ella ha respinto la sfida a duello inviataLe dal padre della signora Toussan, in seguito agli incidenti a Lei noti.
La motivazione del rifiuto di battersi da Lei adottata, cioè quella dei princìpi cristiani, ammetterà che è speciosa e infondata.
Il sentimento cristiano, prima di essere da Lei invocato per sottrarsi a un dovere che è patrimonio comune di tutti i gentiluomini, avrebbe dovuto impedire a Lei e ai Suoi Amici di fare apprezzamenti sulla persona di una Signora rispettabilissima.
Abusi del genere comportano l’obbligo di assumerne le conseguenze, specialmente per uomini responsabili, i quali hanno la discutibile prerogativa di essere segnalati all’attenzione pubblica, per ogni loro atto.
Non si pretende da Lei , dopo il rifiuto di battersi, una maggiore sensibilità, ma si ha il diritto di esigere che in incidenti del genere, le persone alle quali il sentimento della responsabilità morale e cavalleresca è ignoto, abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini, ai quali questi sentimenti e il coraggio civile dicono ancora qualcosa.
principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis»
(Avanti!, 23 novembre 1950)

Il processo per la querela non fu mai celebrato per l’amnistia del dicembre 1953.
(via Wikipedia)

Quella sensazione di normalità in politica

La straordinaria tempestività con cui un membro del Governo Monti, il sottosegretario Malinconico, si è dimesso a poche ore dallo scoppio di uno scandalo che lo riguarda ci fa applaudire un gesto che altresì dovremmo guardare con sdegno per il reato che in verità lo ha causato. Non siamo più abituati al buon senso, alla politica fatta di persone che sono capaci di fare un passo indietro quando è necessario, che non urlano, non vanno ai talk show sguaiati in televisione. Cose che in molti altri paesi europei sono la prassi minima dello stare in politica. I nuovi ministri hanno un rigore estraneo ai costumi soliti dell’italietta, sono colti e preparati, hanno brillanti carriere alle spalle e punti di eccellenza nelle loro competenze, tutto un altro mondo rispetto quanto ci aveva abituato la politica italiana degli ultimi vent’anni. Da tempo sostenevo la necessità di un esecutivo tecnico che fermasse la palla per un po’ di tempo e si prendesse cura del paese malato facendo tacere la rissa continua di dichiarazioni da tiggì a chi offende di più. Confesso che trovo tutto questo bellissimo.

Mi piace l’austerità di Monti, il suo humour british e posato, lo stile asciutto e serio del ministro del lavoro Fornero e il look tatcheriano di quello dell’Interno Cancellieri. Niente veline, niente giovanotti arroganti servi del potente di turno (ricordate Capezzone spuntare all’ora dei pasti?), niente barzellette, mortadelle in parlamento, cartelli, schiamazzi. Eppure questa gente è ancora tutta al suo posto in parlamento se non che – deo gratias – non la dobbiamo ascoltare tutti i santi giorni. Sarà davvero interessante vedere come l’Italia riuscirà a superare la fase Monti di lacrime e tasse, come potrà accantonare un domani tutto questo per tornare alle urne e votare di nuovo una delle solite facce della Seconda Repubblica tornando al vecchio modo populistico di fare politica. Sarà come aver fatto la dieta per un periodo e ritrovarsi costretti poi a dover mangiare al ristorante tutti i giorni piatti grassi e succulenti. Avremo lo stomaco chiuso da mesi di privazioni e non avremo più voglia di vedere ancora i politici da Vespa, a litigare al telegiornale, ad occuparsi le poltrone, a fare a cazzotti in parlamento e a fare i propri comodi in attesa del vitalizio d’oro. Ed è un vizio dell’intera classe dirigente italiana che oggi siede in Parlamento.

Forse per ripartire dopo Monti un domani, servirà azzerarla del tutto proponendo facce nuove, ma è noto che in Italia questo meccanismo non è mai avvenuto e per nostra natura mai avverrà. Tanto meglio allora avere al governo dei tecnici, esperti nei loro campi in grado di governare ed amministrare il Paese con serietà e non per proprio tornaconto. A chi affidereste il ministero della Difesa se non ad un esperto militare? A chi quello della giustizia se non ad un magistrato? Da chi preferite farvi tagliare il prosciutto: dal macellaio o dal benzinaio? I denti ve li cura un amico architetto o un dentista? Ad ognuno il suo mestiere. Io al primato della politica non ho mai creduto tanto.

Governo di Unità Nazionale

Se cade è a causa di eventi enormi, condotte eclatanti, puttanai strabilianti. Questo significa che uno leggermente meno incline ad eventi enormi, condotte eclatanti, puttanai strabilianti – uno così ma leggermente più presentabile – avrebbe potuto continuare a guidare quel paese. Ci sono quelli che non lo difendono più a causa di eventi enormi e condotte eclatanti, ma dategliene uno appena appena meglio e se lo faranno bastare.

Evviva le persone normali“. Floris chiude così una puntata moscia di Ballarò, moscia per vari motivi, tra cui per esempio il fatto che Floris non sia uno come Santoro (Santoro avrebbe pescato a mani nude nella carne macinata uscita dall’insaccatrice del Parlamento, la smorfia di Berlusconi alla lettura dei risultati, il deputato che invece di votare va in bagno a pisciare, il vedo-nonvedo serale davanti alla moka di Napolitano), ci ha messo semplicemente la musica della Piovra, e qualche immagine di repertorio. Un altro motivo per giustificare la scarsa rilevanza emotiva della puntata di stasera di Ballarò consiste proprio nel rendersi conto di come i momenti che più mordevano lo stomaco, gira che ti rigira, erano appunto proprio le immagini di repertorio stesse, quelle delle dichiarazioni di Silvio, forse l’unico, in questi diecimila ultimi anni, a metterci (finto) sentimento. Ma il punto è un altro, il punto è che oggi si celebra l’inizio della Fine, vada come vada molto difficilmente vedremo ancora Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio. Quando accadrà, questa notte, domani, mai, è tutto sommato relativo: il punto è che riusciremo lo stesso a prendere sonno.

Ecco, e qui torno alla citazione iniziale dell’imprenscindibile Rafaeli, ed è questa la vera e definitiva e secolare vittoria di Berlusconi: stasera riusciremo comunque a prendere sonno. Incapaci, i più, di scorgere il “calcio dell’asino” (come l’ha definito Lucia Annunziata) che sta cercando di propinarci, indirizzando la Fine, sì, dove vuole lui (elezioni anticipate), ma soprattutto incapaci di renderci conto di constatare come ci siano voluti “eventi non prevedibili”, e fattori esterni al nostro paese, per costringerlo con le spalle al muro. C’era una gara, tra Silvio e i Buoni, e i Buoni non sono riusciti a vincerlo, un po’ come il fragile Andromeda alle prese con i Cavalieri d’Oro, alla fine toccava sempre al fratello Phoenix intervenire, sporcarsi le mani, e sbrigare la faccenda. I Buoni, ancora una volta, si sono dimostrati pavidi e inetti come Andromeda, soverchiati da un ribrezzo verso l’uomo e un inconfessabile e remotissimo senso di (paradossale)… rispetto (vogliamo chiamarlo così? soggezione, forse) verso il Drago dalle Mille Teste. Abbiamo perso tutti, noi buoni, negli anni ci siamo spogliati dell’armatura, ci siamo persino liberati dalle catene dei partiti e della politica, per provare a scalzare il Drago, ma ci voleva il fuoco per scacciarlo via, per rintanarlo da dove era venuto, dalla terra.

E così, con la tovaglia piena di tappi di champagne e di tasti F5 sparsi ovunque, a fine serata, non mi ricordo nemmeno più cosa ci sia da festeggiare oggi, o domani, o quanda sarà davvero compiuta, la Fine. La Fine è in atto dal suo Inizio, e probabilmente molto prima. La Fine è iniziata da quando abbiamo chiuso gli occhi, noi elettori di destra, e da quando abbiamo smesso di parlarci, noi elettori di sinistra, e poi si è allargata ed è uscita dalle urne vuote, per entrare nei nostri ristoranti pieni. Alcuni padri della patria oggi invocano un Governo di Unità Nazionale, che risollevi le nostre sorti. E come spesso mi accade, intravedo il presente tra i vagoni di un treno, forse uno degli ultimi avamposti in cui persone diverse sono costrette a stare assieme, a condividere aria, disagi, fortune e sfortune. Oggi, per dire, sono salito sul vagone, e di fianco a me c’era seduto un bisonte, stravaccato, con le sue gambe ostruiva il cestello dei rifiuti sotto al finestrino. Io, che sono timido e spaurito, ho preferito non ‘disturbare’ l’aggraziata postura del bisonte, e mi sono alzato per andare a gettare nel cestino del bagno il mio bicchiere di caffè da macchinetta a 80 sudati centesimi, lasciando sul mio sedile il mio zaino Invicta. Quando sono tornato, un signore si stava per sedere proprio lì, mentre il bisonte incurante continuava a guardare un filmato su Yahoo sul suo netbook, facendo finta di nulla, dimenticandosi che quello zaino era il mio, ovvero quello di sconosciuto: dunque perché ricordarsene? E poi sono arrivato in tempo, ho evitato il ‘sopruso’, mi sono seduto, e poi è salita una tipetta tutta entusiasta, che parlando al telefono raccontava all’amica che oggi “c’era il voto di fiducia sul governo”, e io stavo per dirle “ma no cretina, non era un voto di fiducia”, e invece di spiegarle pacatamente il senso della giornata, ho taciuto, tra la rabbia e la ragionevolezza ho scelto come sempre il silenzio, come aveva fatto poco prima il bisonte incurante del mio zaino segnaposto, e ho proseguito a origliare la telefonata (le famigerate intercettazioni?), facendomi investire dal suo entusiasmo: “Sai, sono davvero indignata, non si può andare avanti così, bisogna fare qualcosa di costruttivo, e allora ho deciso che parteciperò alla tendopoli che stanno tirando su in Prato della Valle, devi venirci anche tu, è strabello!”. Già.
Io, lei, il bisonte, tutti pronti, tutti vittime della sindrome “Guardo solo al Mio Giardino”, tutti possibili candidati per incarichi di responsabilità nel prossimo Governo di Unità Nazionale. Silvio già trema.

Chiamare le cose col proprio nome e non vergognarsene

Lo sappiamo, che Santoro è un vittimista ammalato di protagonismo, che cavalca l’onda, che fa del populismo, che le sue trasmissioni le butta sempre in caciara. Sappiamo tutto. Ma sapere non basta. Santoro riesce a fare due cose: infastidire chi non la pensa come lui, e far commuovere chi la pensa come lui. Perché ieri sera, a vederlo paonazzo sputazzare il suo cazziatone memorabile contro Castelli, ma poteva esserci qualsiasi altro politico lì seduto, mi sono ‘commosso’: quella di Santoro di ieri sera si può chiamare soltanto con un semplice, chiaro e inequivocabile nome: frustrazione.
E non mi vergogno ad avere provato empatia verso di lui.

Esperimento politico

Sono venuto in possesso di una copiosa quantità di depliant informativi sul Referendum per l’Acqua del prossimo 12 giugno. Ho pensato allora di provare a fare un piccolissimo e inutile esperimento ‘politico’: ogni mattina li lascerò sul vagone del mio regionale per Venezia e vediamo quanti vengono raccolti e quanti invece lasciati abbrustolire dal sole nell’indifferenza generale.

Oggi, 0 depliant raccolti. Ma siamo persone molto pazienti, se vogliamo.

(Aggiornamenti, nel caso, su twitter)

Sporcarsi le mani fa bene alla salute e alla pelle

Quando parlo di “sporcarsi le mani”, intendo anche cose come queste:

Merita molta simpatia un ragazzo di vent’anni (Mattia Calise, grillino) che vuole fare il sindaco di Milano, disinteressatamente, spendendo per la sua campagna elettorale quello che Letizia Moratti spende per una messa in piega, e dichiara ai giornali, insieme a qualche comprensibile fesseria, anche molte cose giuste. Ma la simpatia non basta quando il ragazzo Mattia ripete la solfa (vecchia come il cucco) «destra e sinistra sono la stessa cosa», e mette sullo stesso piano Moratti e Pisapia, che sono due persone profondamente diverse in rappresentanza di culture diverse, interessi diversi, mondi diversi. Per i grillini tutto – tranne loro stessi – è “vecchia politica”, ma in questa macina indistinta e rozza tritano persone, esperienze, ideali, comunità che hanno qualche merito da spendere, e qualche esperienza da raccontare. Non voterei mai per un candidato minore (è il caso di Mattia) che rifiuta di dirmi con chi intende allearsi in un eventuale secondo turno di ballottaggio. Il voto non è solo una nobile testimonianza, è una monetina che serve, insieme a milioni di altre monetine, a formare un patrimonio. Si va in politica, si fa politica, per battersi e spesso anche per allearsi e compromettersi. «Destra e sinistra sono uguali» non è politica né antipolitica: è un lusso per presuntuosi. La politica è umile. E fa i conti con l’imperfezione.

(via albs)

Le cose succedono

Quando ogni tanto mi lascio prendere dallo sconforto pensando che Berlusconi non se ne andrà mai da questo paese e non morirà mai perchè si farà clonare o congelare o che ne so io, poi penso che in realtà le cose prima o poi succedono se sono in qualche modo previste. Non c’è fretta: basta attendere che la Storia faccia il suo corso ed anche avvenimenti improbabili (non impossibili, attenzione!) infine capitano.
Attimo ad esempio, alla volta del 25 marzo 2011, è capitolato passando al lato oscuro della forza.
Non so però se questo ragionamento mi porti quindi a concludere che anche Berlusconi prima o poi morirà, oppure se passerà a Mac.

 

150 anni di queste cose qui

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)