Dopo tre mesi di cammino a piedi dall’Umbria, Paolo De Guidiè arrivato ieri a Canterbury dopo aver percorso a ritroso tutta l’antica via Franchigena. E io che l’ho seguito con emozione dal primo giorno sul suo blog, giorno dopo giorno, passo dopo passo, sono contento per lui e mi pare di rivivere un po’ l’impresa di Simone e Marco di ormai tre anni fa. Non c’è cosa più bella di raggiungere finalmente la meta agognata (in questo caso una ragazza) conquistandola con tenacia e convinzione, cercando di superare i propri limiti e stravolgendo un po’ le proprie pigre abitudini quotidiane.
Alla fine al segretissimo concerto di Dente a Milano per la nuova edizione di Pronti al Peggio c’eravamo anche noi di Ciccsoft. Ammassati in un appartamento ben oltre la legale capienza, con le scorte di alcol e cibo (e ossigeno) finite prima ancora di iniziare a suonare, e tanta voglia di ascoltare il “miracolo” della canzone italiana: un cantautore ironico e romantico, acido e tenero, semplice quanto raffinato, che canta di amore anche se non è bello.
Un concentrato di doppi, tripli, quadrupli sensi (le cose che contano) riversati in una cucina milanese, che era Milano ma poteva essere Torino, Bari, Roma, Napoli: praticamente ovunque. E battere le mani viene spontaneo quanto scattare fotografie. Le nostre, qui sotto:
Pronti al Peggio ricomincia con il concerto casalingo di Dente, appunto. Una cosa bella, che sarebbe da riproporre dovunque ci sia voglia di spostare piante e divani e fare spazio per la buona musica. E se nessuno ci dedica una canzone, “sarebbe anche ora di chiedersi perché” (cit.).
Il McItaly fa miseria. Sembra un panino normale, con ottimo pane e ottima insalata (a differenza del solito è verdissima). La carne che dicevano migliore mi è sembrata solo più gommosa, e manca una qualsiasi salsa a fare da collante. Non è McDonald’s insomma ma qualcosa di troppo semplice e salutare. Ridatemi il pane col sesamo, il cetriolo nel mezzo, le salse rosa traboccanti dai lati. Viva il Burger King, viva il Whopper, viva l’America.
La verità è che a quella copia ci ero affezionato, quando compro un libro quel libro rimane mio per sempre, lo marco a fuoco con le mie impronte perché sia un territorio di nessun altro, ci pianto i semi della mia meraviglia. Sono restìo a condividere o a prestare le mie cose: sono geloso di tutto quello che mi appartiene.
Impronte lasciate sui libri, pagine che non ne vogliono più sapere di essere scritte.
Un racconto, in quattro puntate, ogni sabato. L’ha scritto Gaia.
Un paio di quelle frasi sono scappate anche a me: ecco il breviario dell’impeccabile indie-snob. Quello che sa trovare commerciale la band che per voi è sconosciuta. Quello che non si accontenta di un dj-set improvvisato con dieci inediti, perché non hanno fatto il pezzo del ‘94 registrato su una cassetta ormai smagnetizzata. Quello che comunque scegli, sarai sempre sfigato.
Un blog destinato comunque a rapido decadimento, perché a breve diventerà di moda essere indie-snob, e poi sarà di nuovo hype snobbare chi snobba, e snobbare chi snobba chi snobba, e snobbare chi snobba chi snobba chi snobba… ecc.
Correva l’anno 1997, eravamo pubescenti studenti liceali alle prese con le prime versioni di latino, che puntualmente non riuscivamo a concludere in tempo nelle due ore assegnate, così da far incazzare a morte l’insegnante che doveva girare tra i banchi strappandoci letteralmente i fogli da sotto il braccio. Per intimorirci maggiormente quando mancavano ancora quindici minuti alla consegna iniziava ad urlare “15 minutiii, poi ritiro i fogli e vado via. Chi c’è c’è, come la barzelletta!“. A forza di dirlo la nostra curiosità era salita alle stelle per questa fantomatica barzelletta, ma ogni volta che chiedevamo di raccontarcela la risposta era sempre del tipo: “quando sarete più grandi”, “in separata sede”, “un’altra volta”.
Così sono passati gli anni e io quella barzelletta non l’ho mai saputa perchè nessun altro che conoscessi me l’ha mai raccontata e all’epoca non c’era tutta questa abbondanza di risultati su Google per documentarsi. Chi era avanti al limite le ricerche le faceva su Encarta, gli altri ricopiavano a mano i volumi Utet. Ancora oggi mi viene da dirlo come un pappagallo: ogni volta che esclamo “chi c’è c’è”, aggiungo senza conoscerne la ragione “… come la barzelletta”. Almeno fino a ieri.
A ventisei anni suonati, ieri, nell’ultimo posto dove avrei mai immaginato succedesse, ho finalmente ascoltato per puro caso la barzelletta del chi-c’è-c’è. Non dalla mia insegnante di lettere ovviamente, ma da una bella ragazza brasiliana che di mestiere fa la cantante, così che non pensiate male quando leggerete la barzelletta.
Vista l’eccezionalità dell’evento, casomai qualche altro amico o amica del liceo si ricordi di questa storiella, questo post è per voi, ovunque voi siate finiti. Dopo anni di attesa, eccola qui:
“Tutto è già stato inventato?” Chissà, forse non è proprio così vero. Perchè se è vero che i musicisti suonano melodie già scritte, i designers tracciano linee già esistenti e che la moda non fa altro che guardarsi indietro negli anni, per questa volta, siamo a noi, a scegliere che cosa indossare.
Fallin’ infatti nasce per dare la possibilità, a designers, pittori, studenti, architetti e chiunque altro under 40, di esprimere la propria creatività, attraverso un contest di idee con tema “il design metropolitano”, conclusosi il 28 febbraio 2009, che ha portato poi alla realizzazione di 6 t-shirts. Un lusso cosciente, una produzione interamente made in Italy, disegni giovani, freschi ed accattivanti.
E’ così che forse, abbiamo l’occasione di estraniarci dall’omologazione impostaci dalla moda, o dallo sfoggio pacchiano di griffes, perchè infondo siamo tutti un po’ “metropolitani”; viviamo la città ad ogni ora del giorno, magari passeggiando con le cuffie di un i-pod alle orecchie sentendoci nostalgici dei 60’s, 70’s e 80’s (e i bei tempi che furono?), o magari sorseggiando una Coca-Cola, pensando alle strade della Grande Mela, o a un qualche altro scorcio di mondo.
Di certo non siamo “migliori” degli altri, ma ci sentiamo “diversi”, e vogliamo che si veda.
AVVISTATO: posto nuovo con prezzo amico e pancino felice. Segnatevi il nome per le vostre gite a Ferrara nel prossimo futuro: Osteria 4 angeli, in Piazza Castello, la stessa che avete bazzicato per i concerti di Ferrara sotto le Stelle. Si mangia cucina ferrarese, abbondante, prezzi decisamente contenuti in proporzione alla sazietà fornita.\nSolo per il fatto che vi sedete vi portano un tagliere omaggio con un bel salame campagnolo da tagliarvi nell’attesa. Le razioni sono da Grande Abbuffata e servite in bei piatti di coccio che fanno tanto tavola povera e rustica come piace a noi.\nAh, e prendete i Dolci: tutti. Per 5 euro vi vengono serviti a svenimento TUTTI i seguenti dolci: torta di formaggio, torta tenerina al cioccolato, piatto di mascarpone, zuppa inglese, ciotola di cioccolato fuso.
Come i vecchi che tutto di un botto rincoglioniscono, così la crisi, il futuro precario e il crollo della morale e del senso del limite portano a tutto questo. (Per inciso, se eticamente è disastroso, graficamente è spettacolare e di un’eleganza complessiva che Repubblica.it si sogna, con tutti quei caratteri di mille dimensioni diverse e le sottolineature grossolane, ma è solo questione di tempo e ci arrivano anche loro).
Cerco mani che battono e non le trovo. Ma gli applausi ci sono, escono da un altoparlante. Come in una sit com.
La visita di Berlusconi ad Onna per inauguare le nuove case dopo il terremoto. Tanto per mettere i puntini sulle i, sempre che non siano crollate pure quelle. L’altro racconto, lo trovate qui.
La prima reazione di molti amici quando abbiamo lanciato la scorsa settimana il sondaggio .Zero per trovare le migliori canzoni dal duemila ad oggi è stata: troppo difficile, non riesco. In effetti un simile sondaggio può essere vissuto in due modi a seconda di quanto vi fate coinvolgere: come un gioco, rispondendo in maniera piuttosto rapida seguendo l’ispirazione del momento (e finendo per votare brani degli ultimissimi anni), oppure andando a scartabellare nella vostra libreria musicale per ore indecisi su cosa mettere nemmeno fosse il ballo di fine anno.
Io appartengo ovviamente alla seconda categoria, e nel momento in cui abbiamo deciso di creare questo giocone di fine decennio ho passato più di una serata sgomento per la scelta che avrei dovuto affrontare e che probabilmente non affronterò prima del 24 dicembre, quando per forza di cose dovrò buttare giù dalla rupe Tarpea qualcuna delle mie superfavorite. Mi nutro perciò volentieri delle vostre scelte, con la curiosità di un bambino che dopo la lettura di Alta fedeltà di Hornby non riesce più a fare a meno delle top-qualcosa, con l’ansia di sapere da voi quali siano i brani che ricorderemo degli anni zero, perchè da solo non ce la posso fare e mi scoppia la testa.
Ogni lunedì vi terremo aggiornati sulla classifica, a partire da oggi,
con questi primi risultati ancora molto vaghi ma che comunque già premiano brani e dischi che effettivamente hanno lasciato un segno notevole in questo decennio digitale.
P.S. Ci è stato detto che manca la categoria “miglior colonna sonora”, ma credo che eleggere direttamente “Il favoloso mondo di Amelie” sia scontato, no?
Cara Redazione,
ho notato che nel fossato intorno il Castello del Palazzo Ducale a Mantova ci sono un sacco di palloni Supertele che galleggiano. I Gonzava amavano il calcio?
Gigia
Cara Gigia,
non preoccuparti, i Gonzaga non conoscevano il gioco del calcio però i ragazzi mantovani negli anni duemila amano sollazzarsi facendo due tiri nel prato intorno al fossato. Ora, come ben sai, il Mantova non gioca in serie A, quindi non ha dei gran campioni nella rosa,e se ci fossero dei mantovani che sanno giocare bene a pallone giocherebbero nel Mantova e il Mantova sarebbe in Champions League. Quindi come avrai capito, i mantovani fanno due tiri vicino al castello, sbagliano mira non essendo bravi calciatori e la questione è risolta. Piuttosto viene da chiedersi perchè non paghino nessuno per ripulire l’acqua che ristagna. In confronto persino il Castello Estense con i suoi rombi morti è più pulita.
con affetto
A Milano c’è un posto, più d’uno a dire il vero, dove i prezzi sono fatti in base alla tua provenienza.
Anche a Venezia comunque la situazione è la stessa.
Non lasciatevi fregare dalla vostra sveglia: per quanto nuova, bella e tecnologica essa non fara altro che assolvere il suo compito di rubarvi qualcosa. Il sonno.
Pur in un contesto poco felice e per assolvere a doveri istituzionali, ma quanto avrà esultato la presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane a farsi le foto con George Clooney e Barack Obama? Io sarei ancora sotto choc, figuriamoci una signora di mezz’età con due miti viventi del genere a disposizione per un’oretta. Chissà quanta bava le sue amiche, tra l’altro.
Copiate questi link sul vostro blog. Oppure usate la mail, o qualsiasi altro social network o mezzo vi faccia piacere. Si dice sempre che siamo in pochissimi, "noi blogger", e forse è vero. Siamo un 3%? Si dice anche che siamo bravissimi a fare catene sui libri che leggiamo o i dischi che ascoltiamo. Adesso facciamo una catena diversa, se vi va.
Spot
Dicono di noi
Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)
Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)
Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)
Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)
L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)
Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)
Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)
Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)
Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
(Topolino)
Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente
ben raccontate.
(PC professionale)
Un altro blog è possibile.
(Diario)
Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai
quadri del Dovigo.
(Ciak)
Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)
Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)
Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)
I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)