Interessa anche voi

Finito, non finito o un errore?

La Pietà Rondanini, l’ultima opera di Michelangelo Buonarroti, è esposta nella sala conclusiva del percorso museale del Castello Sforzesco di Milano. Il museo, pur non essendo molto grande, è ben organizzato, dispone di fogli illustrativi delle opere che il visitatore può consultare senza restituirli. Sono presenti molti reperti dell’epoca romana e longobarda, arazzi dei tempi degli Sforza e alcune sculture medievali di artisti milanesi e lombardi, ma l’opera d’arte che più rimane impressa nella mente del fruitore è sicuramente quella di Michelangelo. È una scultura alta 195 centimetri, lavorata dall’artista dal 1552 al 1564, fino a quattro giorni prima della morte. È un’opera dalla grande carica emotiva, anche senza conoscerne la genesi e la storia si rimane impressionati dai sentimenti che sprigiona quel pezzo di marmo, che dopo il restauro ha ritrovato il suo candore naturale. Si prova dolore nel guardare i volti dei due personaggi, sono ancora allo stato grezzo, la loro forma è appena abbozzata, ma nonostante ciò sono carichi di una tensione emotiva particolare. Quasi commuove il corpo del Cristo così accasciato su quello della Vergine, come se volesse rientrare nel ventre materno, e fa tenerezza la posizione della Madre che sorregge il Figlio con fatica e dolore.
La scultura evidenzia anche un cambio di stile effettuato dall’artista, in essa non ritroviamo più la venustà formale, il virtuosismo anatomico e la contrapposizione delle membra tipiche delle sue precedenti opere.
Ripensando alle sculture romane di Michelangelo e guardando la Pietà Rondanini possono nascere diverse domande: come possono essere state scolpite dalla stessa mano la Pietà che si può ammirare nella Basilica di San Pietro in Vaticano e questa? era intenzione di Michelangelo terminare la scultura in questo modo? Il braccio staccato dal corpo e le gambe levigate del Redentore, completamente diverse sono frutto di un errore? La volontà di lasciare le teste e il busto della Madonna grezze deriva dalla sua teoria del non finito o dalla morte che gli ha impedito di ultimarle?

Forse è il caso di spiegare un minimo la poetica di Michelangelo: egli andava personalmente a scegliere il marmo a Carrara, era convinto che in ogni blocco fosse già contenuta la scultura e che il vero compito dell’artista fosse solo quello di aiutarla ad emergere. Dalle sue parole si può capire meglio la sua idea: "Non ha l’ottimo artista alcun concetto ch’un marmo solo in sé non circoscriva col suo cuperchio, e solo a quello arriva la man che ubbidisce all’intelletto." L’attività artistica risulta anche un impegno etico, essa assomiglia un po’ alla lotta titanica dell’uomo per liberarsi dal peso della materia, riassumendo la concezione neoplatonica della forma imprigionata nel marmo come l’anima nel corpo. Il non finito deriva appunto da questa sua convinzione: alcune figure non avevano abbastanza spinta per uscire del tutto dal marmo e quindi rimanevano imprigionate in alcune parti, senza che l’artista potesse fare nulla, in queste sculture vi è un evidente contrasto tra il moto vitale della forma e l’immota  pesantezza del marmo.
La Pietà Rondanini è frutto tuttavia di molti ripensamenti e non sembra fare parte di quella serie di opere non finite. Michelangelo è ormai vecchio e nella scultura si possono distinguere due fasi precise: dal 1552 al 1554 di cui rimangono come testimonianza il braccio destro del Cristo e un frammento, ritrovato recentemente, che raffigura la testa e la sommità della spalla destra  e combacia perfettamente con il braccio troncato; e una seconda fase, elaborata dopo il 1555, che vede lo spostamento delle figure indietro e i due personaggi che si toccano.
L’opera è frutto di vari ripensamenti, non si tratta né di un errore dell’artista né di un non finito.  Le varie fasi delle intenzioni di Michelangelo sono testimoniate da vari disegni autografi ora raccolti all’Ashmolean Museum di Oxford. L’ultima versione della scultura rappresenta uno stadio di riflessione religiosa, l’artista aveva raggiunto la fede e ormai ai confini della vita riflette sulla morte e sul sacrificio di Cristo ed elabora l’umano pensiero della fine dell’esistenza come un ritorno alla madre. È per questo che il corpo del Cristo è così ritratto verso l’indietro e quasi viene assorbito dal ventre della Madonna. Una visione circolare della vita che affascina e allo stesso tempo consola, non contraddice la riflessione religiosa, ma la incarna in una metafora spirituale di universale significato.
Al di là di qualsiasi interpretazione la Pietà Rondanini è un’opera di eccellenza, trasmette nel fruitore tutto il suo carico di passione e dolore, si distacca da qualsiasi altra opera di Michelangelo e testimonia un’evoluzione dell’artista impressionante. Il fatto che essa sia stata composta senza committenza ne fa un unicum, in quanto l’idea dell’artista che dipinge o scolpisce per sé, per il suo piacere, è tipica dell’età moderna.  

2 Responses to “Interessa anche voi”


  • Mi ha sempre molto colpito la Pietà Rondanini, così come le opere tarde di altri grandi dell’arte. Ricordo una Natività di Tiziano dipinta poco prima della morte (è ai Musei dell’Accademia), ormai quasi cieco usò direttamente le dita per stendere il colore: sembra un quadro espressionista. E’ come se nella loro lunga vita costoro arrivassero a compiere il prcorso che l’arte avrebbe sviluppato attraverso i seccoli. Come se la loro continua ricerca li conducesse all’essenza dell’arte, oltre il disegno, la teoria del colore, la forma. L’essenza assoluta, o dell’Assoluto.

cribbio
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