Caro nanetto,
intanto te potrei dì che prima de parlà de Roma nostra dovresti sciacquatte la bocca. Ma però nun voglio esse così greve, anzi voglio aiutatte a capì quanto se vive bbene da ’ste parti. Secondo te noi semo la Capitale della droga, dell’emergenza abitativa, degli scippi e delle stangate? Innanzi de tutto te devo da fa ‘na premessa importante, perché me sembra che c’è ‘n concetto che te sfugge. Noi qua a Roma semo ‘na cifra. Semo come dieci città der nord tutte insieme, dentro ar Raccordo e se volemo tutti bbene, da Torpigna a Primavalle, dall’Eur a li Parioli, dar Quadraro ar Tufello, da Prati a Testaccio. Ogni rione fa storia a sé e c’avrebbe tanto da ‘nsegnatte perché, a te, è proprio la saggezza popolare che te manca.
Ma mò annamo ar dunque.
Continua a leggere ‘Figli di Romolo e Remolo’
ovvero: Affinità e divergenze tra una capitale mitteleuropea e il Sottoscritto
- prima puntata -
IL VIAGGIO IN TRENO
Quando partiamo verso ora di cena dalla stazione di Venezia, il treno che ci è stato assegnato ci balza subito agli occhi per la pulizia e l’ordine. Non è ovviamente di Trenitalia ma delle ferrovie austriache, almeno per la carrozza che ci riguarda. Il tragitto da compiere per portarci in terra boema prevede il passaggio per l’Austria e l’Ungheria, di conseguenza il treno è un puzzle di vagoni di stati differenti che nel corso del viaggio vengono staccati e spostati come pezzi Lego secondo la destinazione da raggiungere. Rachele ha fatto i panini con il pan carrè e lo speck e per viziarmi ha comprato le bottigliette di CocaCola da mezzo litro con il codice per la canzone di iTunes omaggio ma ci scordiamo completamente e le buttiamo quando finiscono.
La notte è un susseguirsi di "pass kontrolle" e di Polizei che bussano svegliandoci intontiti cercando di capire se siamo noi o meno quelli sulle carte di identità. Ho meno capelli che nel 2003, devono averlo notato anche loro osservandomi attentamente ma mi lasciano accedere al loro paese senza ulteriori complicazioni. Il treno frena, inchioda, riparte, decelera, si inclina e traballa pesantemente e io sogno Kafka, il Vicolo d’oro e il salame Lovecky e discuto con Marx di architetture liberty rigirandomi nello spazio angusto di una cuccetta.
L’ACCOGLIENZA
Arriviamo alle 11 del mattino seguente nella stazione di Praga e la nostra prima angoscia è quella dei borseggiatori. Le guide turistiche sono piene di queste minchiate per spaventare i turisti ma la verità è che Praga non ha ne più ne meno l’aspetto di una innocua capitale est europea. Chiaro, non è bene girare con borselli colmi di denaro in bella mostra, ma un briciolo di intelligenza credo risieda in ogni turista intelligente. Giro vestito da pezzente per non dare nell’occhio ma mi accorgo ben presto che in giro son tutti fighetti e mi notano proprio perchè vestito male ma palesemente turista. Urge rimettere nello zainetto la guida di Praga per meglio celarmi.
I mendicanti ai lati dei marciapiedi sono proni come se stessero pregando rivolti verso la Mecca in realtà con umiltà tengono in mano un piattino per le offerte miserabilmente vuoto. Nonostante il tentativo di celare anni e anni di fatica comunista girano pochi soldi nelle tasche dei cechi che però non si fanno mai mancare un costoso cellulare di ultima generazione. Il negozio Vodafone in piazza San Venceslao è il primo esempio dei luccichini occidentali che hanno rapito il cuore dei ragazzi boemi: una grandeur degna degli italiani maneggioni tra sms e videochiamami. Perfino le boutique di abbigliamento sono grandi store di firme americane o straniere.
Continua a leggere ‘Sarà che non c’è il mare a Praga’
Una premessa è fondamentale: non sono una terrorista. Non ho mai imbracciato il fucile. Mai avuto atti di violenza. Mai aderito ad alcun gruppo rivoluzionario.
So già che mi vedrò scagliare i cani contro a casa di quello che scriverò. Ma sono giorni che penso seriamente a una questione: perchè tanto accordo comune nel pensare che le Br abbiano per forza torto? Perchè parlare solo di persone incivili, di attacco allo stato democratico? Perchè dire semplicemente che "la violenza non è la risposta"?
Continua a leggere ‘Brigate Rosse’
Come nella stupenda canzone "Tatranky" degli Offlaga Disco Pax, anche io e Rachele abbiamo ripercorso le tappe della rapsodia boema narrata nel testo. Con qualche somiglianza e qualche stravoglimento che fanno di questo post qualcosa di strambo e poco sensato, per chi non conosce l’originale.
Praga. Praga è una città dove sopravvive poco di quaranta anni di guerra fredda: nessuna falce e martello (fatto salvo nei negozi di souvenir), statua, monumento ricorda ciò che era fino a quindici anni fa. Una rimozione obbligata all’entrata nell’Unione Europea.
Ripulita dal grigiore brezneviano Praga splende nei suoi palazzi barocchi e liberty pieni di baracchini vendi wurstel e turisti più o meno italiani, e appare piccola, silenziosa e decadente nonostante gli sforzi di mostrare un’economia in espansione.
Dormo in un palazzone in centro: niente ascensore, aspetto pulito ma vecchio, enormi somiglianze con i quartieri del centro storico italiani degli anni cinquanta, solo esternamente più gradevoli. Miseria in giro meno che a Milano la notte e i mendicanti sono tranquillamente proni in terra con aspetto supplichevole.
Esordisco nella vita notturna al Lucerna, un club sotterraneo nominato nella canzone degli Offlaga. C’è una serata anni ottanta e l’entrata oggi costa 3 euro. Come al solito, alle undici di sera c’è già strapieno. Nello schermo ad un lato della pista passano i video delle canzoni, ma gli anni ottanta di Praga sono meno rigorosi dei nostri e la scaletta oltre che sforare nei settanta e nei novanta non è trash. Di più.
I Rednex, Dj Oetzi, Barry White, gli Army of Lovers e via così fino a un inatteso regalo: parte You’re my mate di Right Said Fred.
La cantano tutti, e mi sento un imbecille a non conoscerla. Mi rendo conto solo adesso che l’eredità del comunismo non va cercata nell’architettura e nei simboli, ma nell’anima di un popolo. Ed eccola qua l’anima negli anni novanta dei cecoslovacchi: un ragazzo pelato che canta una hit occidentale e il suo video allegro che parla di amicizia e divertimento mentre in Boemia tutto è fermo, mentre in Boemia tutto è immobile.
Anche ora c’è una strana euforia, tutti sembrano divertirsi, anche la ragazza dietro di me che balla con il cappotto addosso. Sarà che è gente fredda, sarà che non c’è il mare a Praga sarà che non ha i soldi per il guardaroba gratuito. Per fortuna che all’uscita un gruppo di ragazzi italiani burini ci chiedono di scattare una foto alle loro polo con il colletto in su e le cinture d&g: basta poco per sentirmi maledettamente a casa.
Dubcek direbbe che poteva andare diversamente e almeno lui ha fatto in tempo a vedere la differenza a volta astratta tra un regime imposto con i carri armati ed uno imposto più sottilmente col dollaro, i Mac Donald’s, le multinazionali. In un negozio di giocattoli ci siamo comprati perfino la Skoda. La macchinina!
Per gli amici ho preso 10 confezioni di wafer Tatranky, pacchetti tipo Loacker ma molto più scadenti.
Abbiamo subito notato un marchio nemmeno troppo nascosto: Danone.
Ci hanno veramente preso tutto. Abbiamo davvero preso tutto.
Dodici punti o non dodici punti i senatori che servirebbero a garantire stabilità a un governo non ci sono.
Non si può governare tenendo in formalina sette ottuagenari o affidandosi ai tiramenti di Follini o di Pallaro, Governare ha un altro significato. Ora piuttosto diciamoci la verità, sono attaccati alle poltrone come cozze e non sanno neppure mantenersele in maniera decente. Eccoli là i puri di cuore, quelli che davano alte lezioni di morale.
E’ quel che più contesto alla sinistra, la sua scarsissima dignità e l’attaccamento alla poltrona degno della prima Repubblica.
Poi va bene, raccontiamoci pure una caterva di stronzate, aguzziamo la fantasia e proviamo a credere che che Prodi stia tornando alle camere con "rinnovato slancio" e tutto il resto. Facciamo finta di ignorare che tra sei mesi saremo da capo. La verità è che questa sinistra, o meglio quest’accozzaglia di braccia rubate all’agricoltura che si fa chiamare sinistra, non è in grado di governare. Solo opposizione sa fare, e neppure troppo bene. Non riesco più a considerare credibile uno schieramento che come sua unica forma di coesione ha "non riconsegnamo il paese alla destra"/"teniamoci attaccati alle poltrone per due anni e mezzo così poi prendiamo la pensione".
Non riesco a tollerare che chi fa politica davvero all’interno dello schieramento venga sommerso dalle stronzate di quattro idioti con smania di protagonismo e la dichiarazione facile sempre in canna. Undici partiti e troppe, troppe "veline della politica". Andassero a fare il Grande Fratello, con la Carlucci, tanto il livello è lo stesso.
Detto questo mi appresto ad assistere alla decadenza che ci attende nei prossimi mesi.
Tristezza estrema.


Un governo che cade senza perdere il voto di fiducia, con un ministro che come "iniziativa personale" e tramite giornale richiama alla "responsabilità" un ramo del parlamento in cui ha mezzo voto di vantaggio (scarso) ad esprimersi su una mozione controversa. Un governo guidato da due partiti (forse uno? uno e mezzo? boh) che pretendono di imporre una politica estera (e non) di centrodestra pur governando grazie ai partiti della sinistra e della estrema-sinistra. Un equivoco, voluto dall’incompetenza, dalla protervia e dalla presunzione del suddetto ministro e dagli italiani che hanno costruito con il loro voto questo parlamento, vittime complici del clima di normalizzazione antidemocratica generato dal berlusconismo e sul quale il prodismo ha comodamente piazzato le sue flaccide chiappe.
Bene (?) che ci va verranno fuori le "larghe intese" che costituiranno le basi del mostruoso grande-centro, male che ci va torna silvio, che a vederlo da qui sembrava pure che non ne avesse questa gran voglia. Un capolavoro, roba che al confronto Riccardo Ferri nel derby del ‘87 (Inter-Milan 0-1, suo autogol bellissimo) non ha poi fatto niente di così grave.
La prossima vado al mare, anche se si vota a gennaio.
Mancano 5 giorni al Festival e nessuno ha ancora scritto un post apposito. A me fa schifo e mi rifiuto di esprimere opinioni, però ho già fatto scorta di film prevedendo un palinsesto degno della settimana centrale di Agosto.


Dichiarazione del Ministro degli Interni 1: ”In Val di Susa c’è oggi una miscela preoccupante di legittima protesta popolare, speculazione politica ed intrusioni eversive che rischia di esplodere da un giorno all’altro”.
Dichiarazione del Ministro degli Interni 2: "La manifestazione di Vicenza potrebbe essere l’occasione cercata da alcuni per saldare gli spezzoni di ostilità contro le forze dell’ordine".
Mi vien da pensare: ma tutti quelli che hanno arrestato, quelli delle “nuove BR” ma che hanno dentro il cervello?
Ora, mi sforzo di capire per esempio quelli di 50 anni, e mi dico: avere venti anni nel settantasette per qualcuno è stato un danno, e va bene. Ma quelli giovani? Quelli mi stupiscono. Rapinare banche, sparare alle case, immaginarsi esplosioni, uccidere, tutto mischiato tra fantasia e realtà, tutto condito da circolari clandestine interne alle cellule, appostamenti, espedienti di piccola elettronica e mitra rivoluzionari. Gli infiltrati “nelle file del Movimento”.
Continua a leggere ‘Prigionieri politici’
Allora c’è questa promozione che per ogni bottiglietta di CocaCola da 50cl ti regala una canzone omaggio (legale!) su iTunes. Che culo, dico io, che ne acquisto una circa ogni pomeriggio che mi trovo in facoltà, quindi attualmente tre giorni a settimana. Così mi rigiravo tra le mani questo codice stampigliato sul retro della fascetta rossa che ha per l’occasione cambiato grafica.
Torno a casa e mi fiondo su iTunes arrovellandomi il gulliver per cercare una canzone che veramente sia non bella, di più, e che valga la pena di essere "sprecata" con la cartuccia omaggio. Giro e giro per lo store di Apple e non trovo altro che pop commerciale, robaccia inascoltabile d’oltreoceano o raccolte di poco valore di artisti famosi che già possiedo. Trascorro mezz’ora alla ricerca di qualcosa che sia all’altezza del suo valore, quindi quel GRATIS che parimenti mi consente un download illegale di musica sulla rete di Emule. Perchè scegliere iTunes Store quando si ha tutto a disposizione altrove?
Comunque. Opto per Battiato, l’ultimo singolo "Il vuoto", mi sembra carino al preascolto. Finalmente clicco su "Inserisci il codice". Digito, ricontrollo, premo OK. Codice scaduto. Ridigito, ricontrollo, premo ok. Codice scaduto. Cazzo.
Apro Emule, cerco "Franco Battiato - Il vuoto". Parte il download. Tiro un respiro di sollievo, sollevato dal gravoso compito di fare per forza compere su iTunes Store. Grazie Apple, sarà per un’altra volta.
Luca e Massimo si accorgono che ci sono sempre meno reti wireless aperte girando per la strada, seppure il loro numero complessivo aumenti ogni giorno che passa. E’ vero: le famiglie italiane hanno preso molto a cuore il fattore sicurezza e sono terrorizzate all’idea che qualcuno si intrufoli nei loro computer. La prima cosa che mi chiedono ormai anche le vecchiette, quando installo un nuovo modem Adsl, è di criptarne il segnale.
La colpa però è nostra, che abbiamo insinuato l’idea nei navigatori italiani che condividere una connessione equivalga a dire "mi entrano nel computer e mi leggono la posta". Niente di più sbagliato, ed ora ne paghiamo tutti le conseguenze.
A tal proposito però è da far notare che nelle piazze italiane o in generale in luoghi dove si affacciano numerose attività pubbliche o piccoli negozi, è ancora molto facile trovare reti senza fili aperte, anche in città dell’ordine di centinaia di migliaia di abitanti.
Infine, Dio lo benedica, c’è Fon. E per chi non sapesse cos’è rimando a questo pezzo che ho scritto tempo fa in proposito. Ecco: se tutti lasciassimo una rete senza fili aperta con Fon, andremmo in giro all’estero senza dover pagare internet cafè guardando l’orologio per usare un sudicio messenger, e condivideremmo una risorsa preziosa per altri senza che ci costi niente, nemmeno in termini di sicurezza.
Post Office. Ovvero: come cercare di rimanere a galla trascorrendo dodici anni alle poste.
Il Signor Chinaski è un mezzo alcolizzato, un po’ volgare e depresso che si ritrova, suo malgrado, a entrare a far parte delle Poste Americane. Interminabili turni di lavoro, massacranti trattamenti, stupidià estreme saranno gli ostacoli che dovrà affrontare. Nel frattempo, delle storie di semi-amore si succedono, qualcuno muore, un po’ di rabbia e frustrazione viene accumulata.
Il Signor Chinaski è un genio delle corse dei cavalli e il suo sogno è quello di mantenersi con quello. Anzi, il suo obiettivo è: lavorare sempre meno. Anche se, leggendo il romanzo, a volte ci si mangia le mani per le scelte tutt’altro che logiche che compie.
Chinaski, in realtà. è l’alter ego di Bukowski in persona. Rappresenta le sue idee più torbide, la sua stanchezza per la lotta alla sopravvivenza e l’insofferenza verso il prossimo.
Divertente e deprimente, nello stesso tempo. DA LEGGERE.
Caro Claudio Amendola, mi sono chiesto per giorni che cosa ti avesse mai combinato Paris Hilton per farti dire: ”Lo spot con Paris Hilton è stato il lavoro più faticoso della mia carriera. Mi sono imposto ormai da tre mesi di non parlare dell’argomento” (da tgcom.it del 16/1/2007). Che la ragazza sia un peperino è fuori di dubbio. E’ invece poco credibile che un gladiatore come te (o cesarone che dir si voglia) si faccia impepare. Quella tua ritrosia a parlare delle fatiche a cui la Hilton ti avrebbe costretto resta un mistero. Un mistero che potresti svelarci ora che Paris negli spot recita (si fa per dire) senza di te. Certo c’è la possibilità che quei pubblicitari burloni abbiano preso alla lettera il loro slogan; così oltre al danno (le fatiche) avresti pure la beffa (mellio cambiare Amendola con Paris Hilton, no?). Caro Claudio Amendola, ne sono certo. Presto l’effetto Paris svanirà. Tornerà a spopolare dalle sue parti e i videofonini riprenderanno quell’atmosfera all’ amatriciana con te come chef. Già ti vedo in canottiera seduto al tavolo della cucina come Alberto Sordi a denigrare il cibo "zozzeria" americano e pronto a pronuciare il nuovo slogan: mejo nun cambià, a-ò!