Monthly Archive for June, 2007

Un attimo di pazienza ancora… (-3)

Il Gran Giorno è vicino e la tensione sale…

Le luci della centrale elettrica

"Mentre parecchi facevano l’università, alcuni si impiccavano in garage
lasciando come ultima volontà le poesie di Vian"

Ogni tanto capitano quelle canzoni che ti entrano in testa e non se ne vogliono uscire e nel bene o nel male segnano fortemente un periodo della tua vita perchè ne fanno da colonna sonora. Questo è circa quello che è capitato al sottoscritto dopo aver ascoltato La gigantesca scritta Coop dell’esordiente Le luci della centrale elettrica su consiglio della Sorella musicale, sempre attenta alle realtà emergenti in città.

Sarà che è di Ferrara, sarà che Vasco Brondi, in pratica anima e cuore di questo progetto cantautorale, lo conosciamo da una vita, quando giovane si esibiva sul palco del Liceo Ariosto ai concerti studenteschi con i Sadsmile e girava con le braghe larghe, talmente larghe che se le perdeva per strada nel tragitto aula-pausapaglia-macchinettadelcaffè, ma qui gli si vuole davvero bene. Chi è di queste parti probabilmente sarà passato anche nel suo locale: una piccola tavernetta in centro storico in puro stile Arancia meccanica a prezzi abbordabili: il Korova milk bar, ormai punto di ritrovo e locale di tendenza  specie per i più giovincelli ancora non patentati. Che altro aggiungere? A 22 anni (dovrebbe avere all’incirca un paio d’anni meno di me se non vado errato) dopo essersi tolto con creatività e originalità alcuni sfizi trova la via di questo progetto solista. Punk, sperimentale, incazzato, borderline. Bellissimo.

Il disco de Le luci della centrale elettrica non è musica per le vostre feste con i palloncini. Non vi farà ballare, non vi farà divertire, ma vi farà riflettere. I testi sono semplici e diretti, raccontano una Ferrara di provincia, una Ferrara che lotta contro i suoi spettri di disoccupazione e precariato, centrali turbogas e guai ambientali. E’ una Ferrara che parla di cessi e sigarette, di poesia, di studenti, di piccoli e grandi problemi di chi non si lascia stare, di chi lotta ora e sempre in nome della Vita ma è ancora giovane, inerme e spaurito dal peso delle responsabilità.

L’urlo di Vasco è strozzato, la sua musica è rapida come una chitarra è capace di essere, a volte più dolce, a volte riflessiva. Sembrerà di ascoltare i CCCP con la voce di Rino Gaetano a cui Le luci della centrale elettrica non nascondono di ispirarsi ed anzi omaggiano nelle performance dal vivo. Si sentono echi dei C.O.D., di Giorgio Canali, c’è la poesia di un De Andrè o un Brassens, e un po’ di quell’incauta joy de vivre di certi film francesi che non ci sono più. Sono piccole perle chitarra e voce, adatte ad una sera ubriachi al parco, sono frammenti senza pretese ma che incuriosiscono ed appassionano. Il resto lo fanno la rete, il passaparola e diverse date azzeccate in apertura di nomi importanti come Moltheni, Franklin Delano, Tre allegri ragazzi morti.
Le migliori cose per questo progetto di "canzoni da spiaggia deturpata", di "canzoni d’amore e di merda dalla provincia", di stomaco, fumo e corde di una chitarra. Ferrara genera mostri, ma a volte hanno la zazzera rassicurante e sanno far poesia e a noi non resta che goderceli.

Le luci della centrale elettrica – La gigantesca scritta COOP

Vai compagno Uolter!

Non ci giriamo troppo intorno. La candidatura di Walter Veltroni alla segreteria del nascente Partito Democratico è l’unica soluzione per rilanciare un progetto che stava morendo prima di vedere la luce. "Questo non è tempo di sogni, che non sono sufficienti: bisogna portare anche le risposte". Così il sindaco di Roma ieri ha anticipato il senso del discorso con cui oggi pomeriggio a Torino scioglierà la riserva. Potrà non piacere a molti Veltroni per via del suo cosiddetto buonismo, potrà suscitare le ire di chi va in motorino per il centro e maledice ogni buca in cui incappa, potrà far storcere il naso a quelli che credono che i fondi si trovino per le notti bianche e non per l’emergenza abitativa. Tuttavia ci troviamo di fronte a una personalità capace di unire anche le posizioni più diverse in nome della buona politica e del fare.

Il fare. Voglio insistere su questo punto perché a mio avviso è quello in cui la sinistra ha maggiormente peccato negli ultimi anni, troppo spesso prigioniera di ideologie fuori dal tempo o, peggio ancora, immobilizzata dai rapporti compromettenti con i poteri forti. Meglio non scontentare questo, meglio non scontentare quell’altro e intanto il consenso se ne andava. Veltroni è un politico che fa le cose. Questo è incontestabile. Vi racconto la sua giornata di lunedì: è stato a Corviale per l’inaugurazione di un nuovo campo da rugby, poi a Ostia per la presentazione del nuovo trenino Roma-Lido, ricco di tantissimi servizi. E non pensate che questa sia una veltronata, perché quella tratta ogni giorno è attraversata da oltre 160 mila pendolari. Poi, dopo essere stato a Torino ha fatto un salto a Bucarest per parlare dei Rom. Attenzione per parlare delle soluzioni al problema Rom, non per dire: "I rom sono un problema". Veltroni avrà sì rapporti con i cosiddetti palazzinari, considerati dai più (e anche da me) i padroni di Roma. Ma Uolter dai padroni di Roma, in cambio del piano regolatore, si sta facendo costruire tutto il Raccordo a tre corsie. Uolter ha concluso il sottopasso che unisce la Pineta Sacchetti all’Olimpico, Uolter ha demolito i ponti del Laurentino 38, Uolter ha intensificato la lotta agli insediamenti abusivi (dall’inizio dell’anno sono stati sgomberati quasi dieci campi).

Il decisionismo di Veltroni è la qualità che maggiormente apprezzo in lui. Ma torniamo un momento alla visita a Bucarest: i punti d’intesa raggiunti sono a mio avviso innovativi ed eccezionali. Ne cito giusto qualcuno: polizia rumena in appoggio ai vigili urbani per la sorveglianza dei campi rom presenti a Roma, incentivi per gli imprenditori italiani che investono in Romania affinché assumano gli emigranti rom e rumeni per favorire un loro rientro, e poi – magari questa sì una veltronata – una serie di iniziative per favorire lo scambio culturale tra i due paesi, con mostre, concerti e visite guidate.

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L’orgoglio dei ghei, i progressisti, le madonne piangenti sperma

Facetemi capire, se i ghei organizzano il ghei pride e vogliono sfilare a Roma, e se nel ghei pride si radunano centinaia di trans con le tette al vento che si leccano in ogni dove, se poi fanno sfilare dei puttanoni di due metri travestiti da suore o che simulano l’amplesso sessuale, se tanti ghei (non uno o due, tanti) decidono di travestirsi da Papa, magari col culo di fuori e col frustino in mano, se i ghei in questa manifestazione che si chiama ghei pride, quindi orgoglio dei ghei (e non “tette-di-fuori pride” oppure “culi-al-vento pride” e neanche “drag queen pride” e neanche “affanculo-al-Papa pride”) se questi urlano cori blasfemi contro la Chiesa, e mimano volgarità e si strusciano contro i pali della luce, se i ghei fanno tutto questo nelle strade di Roma a ritmo di techno, tutto questo va bene? Tutto questo si può accettare?

Io penso che si può benissimo accettare, anche se ciò è molto volgare e offensivo nei confronti dei credenti. Io dico che dobbiamo accettarlo perché vogliamo la libertà di espressione, e la libertà di espressione deve valere per tutti.

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La destra è contenta e i noglobal preparano striscioni

Da domani Antonio Manganelli sarà il nuovo capo della Polizia. Finalmente l’uomo giusto al posto giusto.

Meno sette

Sta per arrivare il momento…

Sabato siamo a pranzo con Silvio Berlusconi

Sveliamo l’arcano. Venerdì saremo a Milano per il concerto di Vasco Rossi. Ma sapete con chi abbiamo appuntamento sabato a pranzo, in qualità di bloggers? Con Silvietto nostro. Ci saranno rimasti male Macchianera, Luca Sofri e tutti gli altri. Ma è stato proprio Silvio a scegliere noi. Lo ha fatto dopo la lettera in romanesco che gli dedicammo qualche mese fa e soprattutto dopo tutto lo spazio che gli abbiamo concesso in campagna elettorale violando ogni norma in merito. Possiamo affermare che il recupero delle ultime settimane prima delle elezioni è tutto merito nostro. E Silvietto lo sa.

Il 16 giugno La Stampa ha pubblicato una notizia che ha gettato nel panico la blogosfera:

"Nei giorni scorsi il capo dell’opposizione ha preso appuntamento a Milano con uno dei più importanti ideatori di blog che gravitano attorno alla grande casa madre che fa capo alla sua famiglia, la Mondadori".

Bene, siamo noi. La notizia sulla Mondadori è stata usata solo per depistaggio. Del resto ce lo meritiamo: gli abbiamo dedicato tanti e tanti di quei post. Una volta lo abbiamo pure rimpianto, nel mitico post aridatece il nanetto. Abbiamo già pronti alcuni appunti da fargli, ma se avete qualche curiosità scrivetele nei commenti: per prima cosa gli diremo di togliere l’oroscopo e la descrizione della sua personalità dal sito di Forza Italia perché fa ridere:

"Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29 settembre 1936, Bilancia. Come la maggior parte dei nati sotto questo segno è un personaggio comunicativo, capace di forti passioni e amori profondi. Carismatico, grazie alla grande adattabilità e al talento innato, spicca in attività che lo portano di fronte al grande pubblico, ha ottime capacità di giudizio, di analisi e di sintesi, costruisce ogni ragionamento con logica stringente, riesce a conferire chiarezza a ogni argomento".

Gli chiederemo se alla fine si è convinto che le elezioni le abbia vinte davvero il centrosinistra visto che il riconteggio dei voti ha stabilito che quelli di distacco sono di più di quelli dichiarati dal Viminale. Poi ci dovrebbe spiegare come sarebbe stato possibile un golpe Dell’opposizione, un po’ difficile insomma. E poi caro Silvietto, visto che adesso si è separato pure Fini vogliamo farla finita di fare i moralisti cattolici e magari la smettiamo di leccare il culo ai vescovi?

Una volta puntualizzate tutte queste cose però (magari anche una parolina su Previti e Dell’Utri, va…) dovrò anche fargli le mie scuse perché aveva ragione: insomma non che se tornassi indietro voterei lui, anzi rifarei quello che ho fatto nella cabina elettorale. Però aveva ragione a dire che quelli sono un disastro: sono un disastro perché fanno esattamente quello che faceva lui, però lo fanno in maniera subdola. Alla fine del pranzo gli chiederò di dare lavoro in tv a un paio di persone in gamba che conosco, anzi gli dirò di affidargli proprio tutto il palinsesto. E poi non lo so, perché alla fine da un pranzo con Silvietto può venire fuori di tutto, magari ci presenta la figlia. E chissà che non vada d’accordo con Ste (sapevo che anche lui amava i tacchi, soprattutto quelli che indossa per sembrare più alto), che non decida di venire a Cuba con noi il prossimo Capodanno e che magari si compri la Lazio, ma su quest’ultima forse mi metterei in mezzo. Ovviamente il conto sarà cosa nostra

Glutei tatuati con codice di riconoscimento per combattere la piaga dei furbastri all’autovelox

Furbastri a 300 kmh davati autoveloxE’ la proposta shocking avanzata dal viceministro dei trasporti Cesare de Piccoli, per ovviare al problema dei burloni all’autovelox, che sfrecciano a 300 kmh mostrando i glutei (non di rado i propri) e coprendo la targa con una mano, o con gli stessi glutei, riducendo così una foto di ordine pubblico in un pessimo prodotto di erotismo outdoor.
 La legge è passata con 145 votanti favorevoli e due pressappoco. Entrerà in vigore non appena posso, ha fatto sapere il viceministro. Intanto tutti i possessori di autoveicoli dovranno presentarsi alla motorizzazione locale entro le 21:00 di oggi, dove verrà loro tatuato un codice segreto di riconoscimento. In pratica si tratta di una stringa alfanumerica di 8 caratteri, abbastanza grande da essere leggibile fino a 100 mt. Quando il goliardico automobilista mostrerà i glutei all’autovelox, sarà facile risalire immediatamente ad esso, e multarlo, oltre che per eccesso di velocità, per danni pornografici ai danni dello stato e dell’A.N.A.S.

" I problemi si affrontano con serietà e lungimiranza"

ha detto con un certo autocompiacimento il ministro

" Il fenomeno dei glutei esibiti all’autovelox sta diventando epidemico. Ormai si va veloci non per arrivare prima, non per fare gli sboroni, ma per questa mania di esibire poi il fondoschiena nudo all’autovelox. E’ diventato il passatempo preferito degli italiani. Ma attenzione, non è solo un problema di ordine morale. L’automobilista che si sporge dal finestrino con i glutei discinti, non di rado ha in quel momento un controllo precario del mezzo, e molto spesso va a sbattere e muore. Mi dica lei se è bello presentarsi a Dio con le braghe calate."

La febbre

Quando hai la febbre hai finalmente tempo per trascorrere intere giornate senza fare niente, fregandotene dello studio e dei lavori. Pancia in su, pensieri sparsi, silenzio e tante dormite che non fanno mai male.
Quando hai la febbre non sai dove sbattere la testa e non prendi sonno, così spesso il cervello produce mostri. Due notti fa ho cercato di capire quale fosse il sistema di assi cartesiani utilizzato per i calcoli economici e quale sistema operativo utilizzassero in borsa (???). Stanotte invece cercavo di rubare un appezzamento di terreno (una parte del lenzuolo) ad altra gente finchè non mi è stato gentilmente regalato verso le 4 del mattino lasciandomi prendere sonno.
Quando hai la febbre sono tutti gentili con te e pieni di amorevoli cure: vuoi un po’ d’acqua, vuoi un biscotto, vuoi una coperta?
Quando hai la febbre ti piazzi sul divano ed accendi la tv, ma ahimè sono le sette del mattino (perchè non hai dormito) e non c’è niente di niente. Il primo programma interessante che la guida tv ti segnala è il Telegiornale dell’una e mezza quindi scatta la videocassetta. Niente dvd, divx o diavolerie varie: tradizione vuole che da malati ci si guardi una vecchia videocassetta di qualche film che conosco a memoria, registrato in gioventù.
Quando hai la febbre finalmente compaiono in casa succhi di frutta, coca cola, thè al limone, gelati in abbondanza.
Quando hai la febbre hai la pelle elettrica, le ossa che fanno male, sei sudacchiato, con barba e capelli incolti, che ti fai schifo un po’ anche tu.
Quando hai la febbre mangi poco o niente. Crackers, grana, crackers, yogurt, cose così.
Quando hai la febbre è noioso riprendere la vita normale: se vai a scuola devi farti dare dai compagni tutto quello che è stato fatto, se lavori devi riprendere il filo di quello che avevi interrotto giorni prima e ti sembra tutto faticoso.
La verità è che quando hai la febbre purtroppo hai la febbre. Non c’è molto da spaziare in frizzi e lazzi. Specie dopo 3 giorni di febbre a 39 in pieno giugno. Cose che capitano solo al sottoscritto. Almeno dopo aver preso un’insolazione con i fiocchi stando al sole dall’una alle tre del pomeriggio. Cose appunto, che solo il sottoscritto pirla è in grado di fare.

E’ solo un pretesto

Carlo PastoreE’ quantomeno strano che su Ciccsoft sia praticamente assente un abbozzo di "filone musicale" (sulla falsa riga dei post macchisti di TheEgo, per intenderci), nonostante gli autori siano divoratori (senza strafare) di mp3. Riflettevo su come iniziare a colmare questa grave lacuna, e mi è venuto spontaneo partire dal Baraccone Indie Italiano, per far esplorare anche a chi non è avezzo all’Indieverso le dinamiche che lo attraversano. Si potrebbe procedere per strati, da sbucciare come una cipolla, iniziando a delimitare le cellule geografiche: la Culla Bolognese, il Centro Mediatico-Economico Milanese, le Resistenze Piemontesi, la Cintura Veneta. Si potrebbe, infatti, ma già solo il racimolare dei vari link mi ha fatto desistere e soprattutto chiedere: perchè?

Più interessante, sarebbe distinguere i vari gradi di appartanenza in cui (ci) si divide. Qualsiasi comportamento o stile viene subito assorbito e catalogato. La smania di etichettare qualsiasi devianza musicale contagia anche la classificazione non solo sociale ma pure nei tic nervosi o nel numero di righe orizzontali sulle magliette. Qualcosa di molto simile a quello che capita nel metal con i suoi miliardi di sottogeneri, ma in questo caso il principio viene applicato non solo alla musica ma alle persone. Qualcuno li chiamerebbe clichè, e tutti tentono di smarcarsi da questa pericolosissima gabbia, con il risultato di creare esponenzialmente altri clichè che alimentano altri clichè in un circolo virtuoso senza fine. Nessuno può sostanzialmente definirsi illibato, vergine, veramente di nicchia.
Alcuni esempi: ci sono quelli che definiscono con ironia e sarcasmo le pecularità dell’essere indie, tenendo a sottolineare di essere perfettamente consapevoli di possedere i difetti che scherniscono. A casa mia questa si chiamerebbe "captatio benevolentiae" (o paraculismo, in senso buono), io stesso la uso in quasi tutti i miei post, eppure passa come uno scarto di sagacia. E diventa stile, riproducibile. Poi ci sono quelli che leggendo questi elenchi sorridono sereni, e tengono a sancire il loro distacco (se non riesci ad essere come loro, devi essere orgoglioso di non esserlo, l’importante è essere orgoglioso di qualcosa, non importa cosa, pena il Limbo perenne). Il sottoscritto per esempio fa così, ma dietro al sorriso si cela anche una sorta di mini-rimpianto per non riuscire a entrare nei Gangli.
Ma per un comune mortale è impossibile entrarci. Ci sono troppi dischi da ascoltare, ci sono troppi riferimenti ai dischi del passato da assimilare, troppi post da scrivere e troppi siti da visitare tra forum, webzine, mblog americani o canadesi, concerti e viaggi lungo il NordItalia e NordEuropa (è tutto molto nordico) da affrontare per partecipare a tutti i festival (?). Ho il sospetto che ci sia un vero e proprio staff dietro a ciascun personaggio dell’Indie italico, ognuno dedito a qualche settore: io mi sorbisco gli ep di Comaneci e Micecars (ottimi, tra l’altro), tu ti trovi un lavoro, tu scarichi altri mp3 e intanto compri qualche cd originale (non comprare cd originali, per chi scarica a manetta, è grave peccato, quasi quanto mostrarsi invidiosi di Carlo Pastore. Inutile dire che un pizzico di invidia per Carlo Pastore ce l’avrei, se almeno avessi capito chi sia).
Poi ci sono quelli che dicono che (esempio a caso) l’ultimo degli Editors è osceno, quelli che si spingono a dire che è pattumiera, e piano piano si torna indietro e si arriva a quelli che dicono che l’ultimo degli Editors ha dei singoloni clamorosi. Risultato: non si capisce se l’ultimo degli Editors meriti o meno, ma soprattutto schierarsi a favore o contro rappresenta una sostanziale scelta di campo, e creerà uno spostamento di consensi e di affluenze nelle diverse fazioni. Sa molto di politica, dove ogni dichiarazione viene soppesata e usata per venire inquadrati, e la rettifica alla Berlusconi non viene altrettanto cagata. Per dire, si "pontifica" (senso ironico ON) sul nuovo album degli Interpol quando nessuno l’ha ancora ascoltato (esce il 9 luglio): non oso immaginare cosa potrà accadere dopo l’uscita.

Ovviamente l’Indie (parola diventata ormai tabù) è solo un pretesto per parlare di qualcosa di molto più grande: la scena italiana, oserei dire, frammentata come uno specchio rotto, afflitta dal fenomeno del frangettismo, seviziata dai gusti dei giovani e tutte queste menate parasociali.
Tutto quanto, ormai, è solo un pretesto.

continua?

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)