Archive for the 'Mondo blog' Category

Il vecchio dilemma di Nanni Moretti

E’ già passata più di una settimana da quando questa notizia è stata pubblicata ma mi sono chiesto per lungo tempo se fosse il caso di segnalarla, fare finta di niente, ringraziare brevemente o fare lo gnorri passando per snob. Ma eccomi qui, alla fine hanno prevalso le buone maniere, come è giusto che sia.

Il racconto della mia notte del terremoto del 20 maggio, che si legge qui, è stato candidato ai Macchianera Italian Awards 2012, che per chi non è avvezzo al mondo dei blog sono un po’ i premi di riferimento per blogger e scribacchini della rete, gli oscar de noantri.

Il post, che si intitola “Novanta!” come la paura, è candidato nella categoria “Miglior articolo o post dell’anno” (la numero 9 sulla scheda). Per votarlo si può seguire il badge sopra di colore viola oppure direttamente qui sotto compilando il modulo di votazione per almeno 20 categorie su 40, pena l’annullamento del voto, entro e non oltre mercoledì 26 settembre. Lo so, è una bella noia, al Neri piacciono le cose complicate.

Tutto questo per dire che – posto che non si vince un bel niente se non una targa di plexiglass di quelle che si impolverano facilmente sulle mensole o in cantina – vorrei ringraziare le persone che hanno segnalato a mia totale insaputa il post, senz’altro più di una se mi trovo in nomination. Oltre che sorprendermi la cosa mi imbarazza un bel po’, trovandomi a dover fare i conti con giornalisti come Alessandro Gilioli dell’Espresso o scrittori adorabili come Mauro Zucconi. Quindi ecco qui questo breve post di segnalazione, che è uscito come al solito molto più lungo di quanto immaginassi. Se volete votarmi votatemi, se non avete tempo e voglia stiamo tutti bene uguale, tanto il vestito buono è da stirare e il 29 avrei pure un mezzo impegno. Grazie a tutti!

e.

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Chiedi cos’è (stato) Splinder

Per coloro che non hanno mai sentito parlare di Splinder, o sono sul web da troppo poco tempo, gli basti sapere che quella che chiude oggi i battenti dopo circa undici lunghi anni è stata la più grande piattaforma di pubblicazione per blog in Europa degli anni Zero. La più diffusa in Italia prima dell’avvento di WordPress, la più vasta community di scrittori in erba, appassionati, grafomani, giornalisti, scrittori e disperati. Tutti i blogger negli anni hanno a suo tempo iniziato a scrivere sulla rete aprendo un blog su Splinder prima di mettersi in proprio comprandosi un dominio nomecognome.net. Hanno passato le giornate a leggere blog su Splinder, commentare blog su Splinder, linkare blog su Splinder.
Per quel che mi riguarda si è trattato per anni della principale attività alternativa allo studio dell’Ingegneria, quella che ha causato notti insonni, appelli mancati, distrazioni in aula, chiacchiere al pub e organizzazione di eventi smandrappati.

Perché c’è stato un tempo – in cui non esistevano i social network e nemmeno YouTube – in cui ad un gruppo sempre più ampio di persone venne la mania di aprire un blog per raccontarsi e per raccontare qualcosa. Erano i primi anni del Duemila e come per incanto sulla rete si potevano intavolare discussioni bellissime, approfondire concetti, raccontare storie, aggregarle, mescolarle, ascoltando quello che i lettori avevano da dire e a loro volta da proporre nei rispettivi blog. Ognuno produceva contenuti e ne fruiva altri, in uno scambio enorme di conoscenza, sensazioni, idee messe nero su bianco.
Ovviamente all’inizio scriveva solo chi aveva qualcosa da dire, per lo più aspiranti scrittori ed addetti al mestiere come giornalisti o addetti stampa, ma anche molte ragazzine che tenevano un diario virtuale al posto di quello con il lucchetto nascosto in un cassetto. C’era parecchia qualità in giro, mescolata ad una buona dose di cosiddetta fuffa.
Ci si conosceva fuori dalla rete alle blogfest, alle blogcene, e ai blograduni, che sembrano nomi ridicoli ma dietro c’erano persone che nella vita reale abitavano in posti lontanissimi e quando si incontravano di persona quelle poche volte l’anno avevano un sacco di cose da dirsi perchè conoscevano l’uno dell’altro interi scampoli di esistenza letta tra le righe di un blog.

Noi nel nostro piccolo eravamo una piccola perla di blog, cari i miei quindici lettori. Ci leggevano in centinaia ogni giorno, avevamo un programma su una webradio, stampavamo un giornalino, andavamo ai raduni e ne abbiamo persino organizzato uno un po’ bucolico ai Giardini Margherita di Bologna dove si è finito per giocare a bandiera come quando eravamo ragazzini.
Eravamo quasi famosi. Una volta hanno riconosciuto me ed Attimo per strada a Bologna e la cosa ci aveva fatto parecchio ridere per quanto fosse assurda. La cosa che ci distingueva, fin dagli inizi quando eravamo ancora su Splinder, era avere un blog a più voci che unisse l’Italia da nord a sud. Idea certamente non nuova, ma siamo stati un po’ come il Parma di Scala, pieno di talenti incredibili che sono passati e negli anni hanno avuto successo e fortuna altrove.
Tra gli oltre 50 collaboratori persone che abbiamo avuto la fortuna di incontrare e con cui collaborare come Francesco Costa, oggi in forza al Post, Francesco Locane, conduttore di Radio Città del Capo, Margherita Ferrari, Mauro Zucconi, Marco Bertollini, Gabriele Capasso (che non ha un blog di riferimento ma oggi scrive per TvBlog e CalcioBlog) e tanti altri che negli anni sono passati da uno pseudonimo sulla rete a scrivere libri veri e propri o a collaborare per riviste e giornali vari. Questo grazie anche a Splinder, principale piazza di ritrovo in quegli anni.

Abbiamo intessuto relazioni tra persone, avuto opportunità di lavoro, incluse le attuali professioni per molti di noi, incluso il sottoscritto. Quello che era un gioco è diventato un lavoro a tempo pieno e una palestra dove esercitare l’arte del web design, del marketing, e in generale di ogni aspetto che ruota attorno alla comunicazione e all’informatica.
Abbiamo conosciuto ragazze, ci siamo fidanzati, mollati, desiderati, frequentati per un po’ e poi buttati via. Abbiamo fatto sognare qualcuno per quello che abbiamo scritto e abbiamo sognato una sconosciuta dalla penna tagliente per poi scoprire che nella vita reale eravamo entrambi anche qualcos’altro, con i nostri difetti e i nostri non detti.

Splinder insomma è stata lo specchio dei nostri anni Zero, quella che ha custodito i nostri pensieri più profondi e più sciocchi, il nostro desiderio di comunicare qualcosa con il mondo fuori, ma anche colei che ha costruito le nostre identità in rete, il nostro essere diversi a volte da come siamo nella realtà di tutti i giorni, in casa, al lavoro o con gli amici.
All’epoca sotto uno pseudonimo, oggi con nome e cognome come i moderni social impongono, molte delle nostre presenze online si sono costruite negli anni attraverso le parole che abbiamo scritto sui blog, le cose che abbiamo raccontato e quelle che abbiamo taciuto. Siamo diventati grandi insieme a Splinder e grazie a lei molti di noi ancora oggi adorano scrivere, raccontarsi e non buttarsi via. Rintanati da qualche parte al sicuro dietro uno schermo, proprio come allora.

Ci siamo ancora quasi tutti, sparsi qua e la come dieci anni fa, prima che arrivasse la grande onda dei blog e la piazza di Splinder a riunirci qualche anno per poi disperderci di nuovo. A voi il difficile compito di scoprire dove siamo finiti, come ci chiamiamo oggi, e se siamo ingrassati un po’.

A volte ritornano

 
Qui
la pagina dedicata. Qui l’evento su Facebook.

 

Qualcuno 8, qualcuno 21, qualcuno 29

Forse a voi non sembrerà ma questo posto compie oggi 8 anni. Nella versione che conoscete, perché altrimenti esisteva da prima eccetera eccetera e vi risparmio anche questa volta tutta la storia. E’ stato aperto il 21 settembre del 2003, una data simbolica per festeggiare il compleanno di un suo autore doc, uno dei famosi Padri Fondatori che intraprese con me quel giorno questo cammino tutto da inventare e da scrivere. All’epoca Fabio (che qui si fa chiamare Attimo perchè all’epoca era un poeta estinto ma ormai lo chiama così forse solo una persona) compiva 21 anni, era più giovane e meno disilluso, o forse era quasi uguale ad oggi, tranne per il fatto che pensava di fare l’ingegnere, e questo posto qui, con il passare degli anni, ha finito per cambiare un po’ la sua vita, la mia e perfino quella di molti amici, fino a farci diventare le persone quasi adulte che siamo oggi. Se abbiamo conosciuto persone incredibili, ragazze bellissime, se ci sono state offerte opportunità, esperienze, momenti memorabili, è grazie anche a questo – come si chiamavano? – blog.
Fabio compiva 21 anni il 21 settembre, e quel 21 è un numero che gli piace tanto e ricorre un po’ ovunque nella sua vita passata e presente. Forse non è un caso che anche oggi che di anni ne festeggia 29, continui ad averne 21 di più di questa sua creatura. E così sarà il prossimo anno, e quello dopo ancora. Quando di festeggiare non ne avrà più voglia e forse non ne avrà mai avuta ed è per quello, in fondo, che abbiamo messo questa ricorrenza proprio il 21 settembre. Per fare la festa a Ciccsoft, gli auguri, i regali, le pacche sulle spalle ad un sito, mascherando l’augurio vero ad un vecchio amico.

Il solito pippone sui social network

Curioso notare come si passa una vita per uscire dalle dinamiche del Liceo, per poi ritrovarcisi ancora, e sempre con tutti e due i piedi ben infilati. Prendiamo ad esempio la giornata di oggi. Nella giornata di oggi alcune delle persone che seguo su Twitter hanno iniziato a vaticinare ambigui status riguardo a Diaspora. Che cos’è Diaspora? Ora ve lo spiego.

Diaspora è un social network open source che si pone in netta contrapposizione a Facebook. E’ ancora ad inviti, lo usano in pochissimi (nessuno), si basa su un concetto di privacy fortemente radicato che prevede dei filtri molto più selettivi e raffinati rispetto a Facebook. Decidi realmente tu cosa far vedere di quello che posti, e soprattutto a chi. Ma non è questo il punto. Diaspora potrebbe anche regalare sedute di sesso gratuite con Natalie Portman o scatenare una rivoluzione per spodestare Berlusconi. Non cambierebbe molto il senso del discorso. Diaspora è semplicemente un “altro” social network, di cui finora nessuno o quasi ha parlato.

Non so da voi, ma nella provincia in cui vivo, provincia più provinciale che mai, essendo della Bassa Emilia, vanno per la maggiore la musica commerciale e le discoteche (sì, le discoteche vere e proprie, non i ‘club’ o i ‘circoli’, quella è roba bolognese o milanese, no, le ‘discoteche’: house, gente laccata e pelle scoperta). Insomma, ce ne sono diverse, tutte praticamente uguali: cambia l’ubicazione, ma l’arredo, lo stile, la musica e la tipologia di persone che la frequentano è praticamente la stessa, clonata nei vari locali. Ora, succede che ogni anno ci sia 1 (una) discoteca che funzioni, a insindacabile giudizio della folla che si raduna unicamente lì dentro: le altre, vanno inderogabilmente a morire e perdono un giro. Ogni anno una discoteca sale alla ribalta e le altre soccombono irrimediabilmente. Il fenomeno è curioso ed emblematico per la sua totale casualità: non esiste un vero motivo per cui primeggi un locale rispetto a un altro, indipendentemente dal lavoro di marketing e promozione dei vari ‘staff’ delle discoteche. Sembra quasi che ad un certo punto le persone si mettano inconsciamente… telepaticamente, fate voi, d’accordo e decretino che quest’anno si andrà tutti a ballare , invece che .

Ecco, se prendiamo ora i social network, o comunque ‘internet’, e li consideriamo come se fossero l’insieme di tutte le discoteche della Bassa, le dinamiche per cui funzioni un sito piuttosto che un altro sono altrettanto insindacabili (non è proprio così, ovvio, ma sto volutamente estremizzando). Un sito funziona quando una quantità discreta di persone inizia ad utilizzarlo, trascinandosi con sè tutto il resto della massa-utenti: ma se chiedete a ciascuno di loro, singolarmente e chiusi al buio di una sala interrogatorio, isolati dal mondo, “perché” hanno iniziato a utilizzarlo, nessuno vi saprà dare una spiegazione soddisfacente. Accade, “così”, per una sorta di armonia collettiva stile invasione aliena che pervade improvvisamente e in modo immanente un certo quantitativo di persone. E così, da un giorno all’altro, “quest’anno si va tutti a ballare lì, invece che là”. Si va tutti a postare lì, invece che là.

Non credo che per Diaspora accadrà la stessa cosa, Facebook è troppo immanente nelle nostre vite internaute per essere soppiantato (è come inventare un sostituto dell’acqua, impossibile). Eppure osservando il fiorire del termine ‘Diaspora’ in molti status della mia timeline su Twitter, infilate in affermazioni critiche di gente che tutto sommato non capiva cosa stava succedendo (vedi il sottoscritto) e gente che invece aveva capito tutto e dunque taceva, mi son venute in mente le dinamiche del liceo. E se dico liceo, o scuola superiore, o scuola, tutti noi sappiamo perfettamente cosa vogliono dire.

Sappiamo che esistono un io, un tu e un loro, mentre il noi è quanto mai relativo. Abbiamo un cortile dove tutti, più o meno, giochiamo, o fumiamo la nostra paglia nell’intervallo. Ma ad un certo punto quell’angolo dietro la palestra, o il marciapiede sul viale secondario diventa un nuovo polo d’attrazione. Il ‘mistero’ di Diaspora è uno dei casi possibili di parallelismi. Eviterò di elencarvi le restanti similitudini tra vita liceale e vita sui social network, lasciando sottinteso che ‘voi’ sappiate esattamente a cosa mi stia riferendo: anche ammiccare per riconoscersi tra simili fa parte dei rituali liceali. Noi e loro. Tu ed io. Gli altri.

Ci abbiamo messo anni, anni di università e di lavoro su noi stessi, prima di tutto, per sfuggire alle logiche di Tapparella e di Come te nessuno mai. Eppure ci siamo di nuovo finiti dentro. L’unica vera ma non decisiva differenza (tra poco vi spiego perché non decisiva) rispetto al liceo è che scompare con internet la dimensione corporea, scompaiono le nostre facce (le nostre foto sono solo avatar, non scherziamo) e finalmente ‘si parte tutti alla pari’. Ma così come c’era una vita in classe, con i bigliettini scritti a mano e passati tra i banchi come ora si scambiano messaggi privati su Twitter o Facebook, poi arriva inevitabilmente il momento del Sabato Sera, della Festa, del viaggio post diploma, arriva ovvero il momento in cui fa irruzione il Paese Reale, ed è lì che si decide davvero se sei buono o cattivo, se sei con noi o con gli altri. E nel Paese Reale le ascelle tornano a essere pezzate, la voce torna traballante, il sarcasmo ricomincia a infastidire invece che portare nuovi follower, stringere la mano ricomincia a costare fatica, quella tipa che non ricambia il tuo innocente sguardo è di nuovo il sacro fuoco per emanciparti. E prometterti che con loro non ci giochi più, che in gita dormirai in stanza con altri, che dopo la maturità chi li risente più. Fino ai prossimi compagni di gioco, quelli che sì, loro sì, questa volta ti ascolteranno.

La pagina ufficiale di Ciccsoft su Facebook

Questo sito, se non ve lo sapete ve lo dico ora, ha più di dieci anni. Se aprissimo oggi una cosa simile a Ciccsoft, molto probabilmente lo chiameremmo, con la stessa logica, ‘Ciccbook‘. Direi che suonerebbe lo stesso incomprensibile.

Da qualche giorno è attiva la pagina ufficiale di Ciccsoft su Facebook, visto che non potevamo mancare pure noi.
Arriviamo ultimi perché ci piace la lentezza, che è un modo elegante per dire non abbiamo tempo per queste cazzate. Non che ora il tempo abbondi, anzi, tutt’altro, però le cazzate, come i suoni incomprensibili che bisogna fermarsi un attimo per scandirli bene, continuano ancora a piacerci, anche svariati anni dopo.

Insomma, ora potete trovare Ciccsoft anche su Facebook: segnalazioni di nuovi post, ma non solo. Sapete cosa fare, insomma: cliccare qui:

La pagina ufficiale di Ciccsoft su Facebook: diventa fanhttp://www.facebook.com/ciccsoft

E’ tempo di scoprire un po’ il fianco

La verità è che a quella copia ci ero affezionato, quando compro un libro quel libro rimane mio per sempre, lo marco a fuoco con le mie impronte perché sia un territorio di nessun altro, ci pianto i semi della mia meraviglia. Sono restìo a condividere o a prestare le mie cose: sono geloso di tutto quello che mi appartiene.

Impronte lasciate sui libri, pagine che non ne vogliono più sapere di essere scritte.

Un racconto, in quattro puntate, ogni sabato. L’ha scritto Gaia.

Sono come noi ma si sentono meglio

Un paio di quelle frasi sono scappate anche a me: ecco il breviario dell’impeccabile indie-snob. Quello che sa trovare commerciale la band che per voi è sconosciuta. Quello che non si accontenta di un dj-set improvvisato con dieci inediti, perché non hanno fatto il pezzo del ’94 registrato su una cassetta ormai smagnetizzata. Quello che comunque scegli, sarai sempre sfigato.

Un blog destinato comunque a rapido decadimento, perché a breve diventerà di moda essere indie-snob, e poi sarà di nuovo hype snobbare chi snobba, e snobbare chi snobba chi snobba, e snobbare chi snobba chi snobba chi snobba… ecc.

(via dietnam)

Notizie che non lo erano

Luca Sofri è il tenutario (come ama definirsi) di uno dei blog più longevi e al contempo interessanti dello stanco panorama italiano, che ogni tanto prende qualche fissazione per un argomento in particolare e finisce a parlarne molto spesso, complice un pubblico con gli stessi gusti in materia. Il PD, Obama, iPod e iPhone, ora il Kindle e in genere molti gingilli tecnologici che affascinano in fin dei conti un po’ tutti. C’è un’altro giocattolo che ha scoperto relativamente tardi e da quando lo usa è sempre li a decantarne le lodi. Si è affezionato a Friendfeed, un social network per chi scrive, fotografa, aggrega e produce molte cose diverse su internet. Qualcosa che insomma i vostri amici non blogger non hanno di certo perchè nella vita reale di solito uno ha tempo per Facebook e morta li, non essendo tenutario di niente in rete.

Annunciandola come una piccola rivoluzione, ieri sul suo blog Sofri racconta come

Ultimamente sta invece diventando una consuetudine diffusa la visione solitaria delle serate televisive – siano Annozero, Ballarò o Porta a porta – ma commentata simultameamente su FriendFeed.

Finisce che uno si incuriosisce e va a vedere questa abitudine diffusa di cui si parla: è vero ci sono 982 commenti generati nel corso di una sola puntata di Annozero. Peccato che a scriverli siano non più di una quindicina di persone.
Per capirci: è come se organizzassi una serata con una dozzina di studenti di ingegneria per preparare insieme un esame, e scrivessi che è consuetudine diffusa radunarsi la sera per risolvere equazioni differenziali.

Fine della bolla 2.0

Era ora, dai. Non ne potevo più di tutte ste startup con servizi inutili e nomi senza le vocali. Va bene che ha inventato il SUV ma l’uomo non può essere rincoglionito fino a sto punto.

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Web 2.0 2005-2009 (società fallite o acquisite)

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)